Diciamo la verità, l’umanità ha sempre amato la paura. Romanzi gotici, spettacoli teatrali e adesso film e video con contenuti spaventosi hanno sempre trovato buona accoglienza in un pubblico disposto a farsi terrorizzare. In origine furono rappresentazioni religiose, spesso tenute in chiese o cripte, che avevano lo scopo di spingere le persone verso la virtù e la religione, come mezzi salvifici contro gli orrori della morte e dell’oltretomba. Tra il XVIII e il XIX secolo, queste rappresentazioni subirono un’evoluzione tramite uno strumento già noto da un paio di secoli, e probabilmente importato dalla Cina: la Lanterna Magica. La Lanterna Magica è uno strumento che proietta immagini, dipinte su lastre, su una parete o uno schermo, tramite una scatola chiusa contenente una candela che emana la sua luce attraverso un foro, sul quale è applicata una [lente](https://it.wikipedia.org/wiki/Lente). Un po' come un proiettore di diapositive. Chissà, forse fu la necessità che lo strumento fosse utilizzato in una sala buia, ma fin dall’inizio la Lanterna Magica fu impiegata per proiettare immagini spaventose: scheletri, fantasmi, fuoco dell’inferno... Leggenda vuole che il padre gesuita Kircher (il primo a descrivere in un testo una Lanterna Magica) la usasse per inviare immagini della Morte armata di falce nelle finestre degli apostati, per spingerli a tornare alla religione. Dapprima queste immagini erano fisse, come fotografie, ma in seguito acquisirono un certo movimento con l’uso di più lastre in contemporanea. Insomma, siamo ai primordi del cinematografo! Come si capisce, presunti maghi e ciarlatani vari non potevano farsi scappare l’occasione di usare questo strumento nei loro spettacoli, che fossero di tipo teatrale o più privati, come... sedute spiritiche. Anche il famoso Cagliostro si servì della lanterna per le sue attività esoteriche. Nel XVIII secolo la lanterna subì un’ulteriore evoluzione grazie, dapprima, a Paul Philidor che fu probabilmente il primo a usare il termine Fantasmagoria nei suoi spettacoli, e poi a Étienne Gaspard Robert, più noto come Robertson, a Parigi. Usando varie lanterne mobili, in grado di avvicinare e allontanare, ingrandire o rimpicciolire le immagini, e abbinando fumo e suoni agghiaccianti, Robertson creava degli spettacoli così spaventosi che il pubblico spesso dimenticava che non erano reali. Benché presentasse il suo spettacolo come un esperimento di fisica, si offriva comunque di evocare i morti, a richiesta. Ed era talmente realistico che, temendo che potesse in effetti riportare in vita Luigi XVI, le autorità fecero chiudere il suo spettacolo. Quando si trasferì nel convento abbandonato dei Cappuccini, per raggiungerlo il pubblico doveva attraversare un cimitero di notte. All'interno, tra incenso e il suono spettrale di una armonica a bicchieri (glassarmonica), Robertson accoglieva gli ospiti in una cripta, che veniva scossa da tuoni e campane a morto. Quindi, appariva la Morte in persona, che fluttuava tra il pubblico con una falce in mano. Per quanto terrificanti, queste esibizioni continuarono per decenni ad attirare spettatori, e non poteva essere diversamente in un periodo in cui le atmosfere cupe e gotiche furono particolarmente apprezzate sia nella letteratura che nell’architettura. Viene da chiedersi perché gli esseri umani amino tanto essere spaventati. Scaramanzia, sublimazione... chissà. Ma la realtà è che terrore e piacere sono alla base del successo di questi spettacoli ancora oggi.
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