Charlotte Gordon era una nobildonna scozzese la cui fama è dovuta essenzialmente al celebre ballo che organizzò il 15 giugno 1815, alla vigilia di una battaglia tra le più sanguinose e celebrate: Waterloo.
Non ci sono molte notizie sulla duchessa di Richmond e Lennox, solo quelle relative al ruolo ufficiale di moglie del Duca suo marito. Evidentemente la sua personalità, le aspirazioni personali, i sogni di questa signora vissuta in epoca Regency, non hanno invogliato i biografi a scavare nella sua privacy, limitandosi alla posizione in ambito pubblico, e il lato umano contasse meno di zero. Più verosimilmente, la figura di lei era subordinata a quella del marito.
Lei vide la luce a Gordon Castle, circondata dall’agiatezza e dai privilegi riservati all’aristocrazia, quali il blasone, la ricchezza, il prestigio sociale. Davanti alla neonata si snodava un’esistenza del tutto priva di affanni e difficoltà: un percorso tracciato dal primo vagito. Quella di Charlotte sarà stata un’infanzia caratterizzata, più che dai giochi, da tate stipendiate per prepararla al futuro di ereditiera, e inculcarle i dettami che l’esserlo comporta. Avrà avuto armadi traboccanti di vestiti consoni all’ambiente altolocato cui apparteneva, e gioielli favolosi, stuoli di domestici pronti a esaudire ogni richiesta, ma la contropartita sul piatto della bilancia è la mancanza di qualunque forma di libertà. Una donna di rango, a quei tempi doveva mostrarsi obbediente e ligia al dovere. È scontato che sarà oggetto dell’invidia di chi invece si trova dall’altra parte della barricata, sotto una stella non altrettanto generosa. Le nozze con il Duca di Richmond, sicuramente pianificate dalle famiglie, la pose tra gli esponenti più di spicco dei titolati inglesi: la coppia non rientrava certo tra le landes gentry — visconti e baroni — per cui Charlotte e consorte non passavano inosservati. Lei, per dire, era Sua Grazia la Duchessa di Lennox, Contessa d’Aubigny, Contessa March, Contessa di Darnley, nonché Baronessa Settrington e infine Lady Torbolton.
Premesso questo, mi sono chiesta che persona fosse… era grata al destino per essere ciò che era, una Gordon a cui la sorte offrì tutto su un vassoio d’argento? O aveva la consapevolezza di rappresentare un potere semplicemente figurativo, senza alcuna facoltà di decisione in quanto femmina? Nell’elitario mondo della nobiltà le figlie valevano oro, erano pedine di scambio con nessuna voce in capitolo, perciò è logico desumere che i genitori la utilizzarono proficuamente allo scopo di stringere alleanze accuratamente studiate e sottoscritte, al cospetto di legali che conoscevano ogni cavillo sui matrimoni di tale livello. Gli interessi dei rispettivi casati dovevano equivalersi, ciascuno doveva trarne vantaggi e ulteriori benefici in termini materiali. I sentimenti degli sposi erano l’ultimo dei dettagli da considerare nel contratto nuziale. Mi domando a questo punto se oltre lo scintillio dello sfarzo e della munificenza, Charlotte, sia mai stata felice, e che genere di unione coniugale sia stata la sua con il Duca. Lei gli diede ben 14 figli.
Quattordici, e già solo per questo, tanto di cappello!
Era una squadra di calcio con le riserve in panchina! Accantonando le battute, credo sia stata una donna, una moglie e una madre all’altezza di ciò che tutti si aspettavano da una Gordon maritata Richmond Lennox. Partorire tutti quegli eredi non deve essere stata una passeggiatina all’insegna della spensieratezza, e indubbiamente lei contribuì largamente a garantire la successione di una stirpe che discendeva da Carlo II Stuart, Re di Inghilterra e di Irlanda. Carlo II volle conferire quel titolo al figlio illegittimo, avuto da Luisa de Querouaille.
da una nutrita schiera di servi, da balie, istitutrici e precettori, quei figli dovettero 14 piccoli Richmond Lennox da seguire, educare (e da amare, ne sono persuasa) e sebbene supportata comportare un impegno materno tutt’altro che risibile per Charlotte. Non scordiamoci neppure le ferree e rigide regole di etichetta cui una nobildonna doveva assoggettarsi.
Charlotte viene tuttavia citata soprattutto per l’affollato ballo che, appunto, precedette Waterloo, mentre il suo vissuto resta abbastanza defilato e in ombra. Probabilmente non poteva immaginare che il ricevimento riscuotesse un tale interesse agli occhi dei cronisti suoi contemporanei. A Bruxelles si limitò ad approntare una grande festa in onore dell’esercito britannico stanziato sul continente europeo per le ultime battaglie napoleoniche, tra cui Waterloo, alla quale partecipò la maggior parte degli ufficiali al seguito del Duca di Wellington. Tra loro c’era anche il suo primogenito, Charles, futuro V Duca di Richmond e Lennox, aiutante in campo del Principe d’Orange, che si distinse per valore. Probabilmente nelle intenzioni della Duchessa di Richmond, ci scommetterei, quella doveva essere null’altro che una serata speciale dedicata a quei giovani uomini che si apprestavano a combattere contro i francesi.
Sì, sono davvero convinta che Charlotte la allestì con l’intento di farli divertire, prima che affrontassero Napoleone e il massacro che costò migliaia di vite, l’indomani di quel ballo che la Storia ricorda tuttora.
Forse il più famoso di quel secolo.
Il Magazine RomanceApp è un blog editoriale, non una testata giornalistica registrata (L. 47/1948). I contenuti sono opinioni editoriali ai sensi dell'art. 21 Cost. — T&C Art. 2-bis
L'immagine è realizzata con ausilio AI