SFATIAMO I FALSI MITI: IL PLAGIO NON SI MISURA IN PERCENTUALE
Nell’affrontare i falsi miti legati al diritto d’autore, uno dei più ricorrenti è quello per cui finché lo scopiazzamento rimane inferiore a una certa percentuale del testo originale è perdonabile, quasi lecito, una specie di peccato veniale: “Ti ho copiato ma, in realtà, sono rimasto nei limiti”.
Semplicemente, non è vero.
La legge italiana sul diritto d'autore italiana (Legge 633/1941) non stabilisce alcuna soglia quantitativa di lecito/illecito.
E la giurisprudenza che si è sviluppata negli anni, in primis quella della Corte di Cassazione, ha sempre ribadito questo principio: il plagio va valutato tenendo conto della riproduzione degli elementi creativi essenziali dell’opera, non certo in base alla quantità di testo copiato.
Ne deriva che un plagio può esistere anche se il testo copiato è breve, ma concerne proprio la parte creativa centrale.
Al contrario, il plagio potrebbe essere escluso quando vi sono due parti lunghe molto simili (ovvio: se sono identiche, il discorso è diverso!), che però non sono così creative.
Un esempio: scrivo un college romance con la protagonista che va in mensa, segue le lezioni e assiste alle partite della squadra del cuore di hockey su ghiaccio.
Paola la Furbona pubblica un secondo romanzo contenente due pagine di descrizione di una mensa universitaria, tre pagine di scena di dispetti e sguardi infuocati durante le lezioni in aula e due pagine di partite di hockey.
Le probabilità che le mie accuse di plagio risultino fondate sono scarse, perché le descrizioni di una mensa, di un’aula scolastica e di una partita della squadra del cuore sono veramente tante, soprattutto se ricadiamo nel genere sport romance.
Supponiamo invece che io abbia pubblicato un contemporaneo office romance con protagonista una manager e che Paola faccia uscire un college romance. Il contesto è diverso, i nomi dei personaggi sono diversi.
Tuttavia, mi accorgo che la scena chiave del secondo romanzo è identica (nel mio libro, si scopre che il padre della protagonista è stato ucciso dal capo dell’ufficio con cui la protagonista aveva una relazione segreta e che aveva stipulato una polizza sulla vita di suo padre, a sua saputa, mettendola come beneficiaria; nel romanzo di Paola, il padre della protagonista è stato ucciso dal preside con cui la protagonista aveva una relazione segreta e che aveva stipulato una polizza sulla vita di suo padre, a sua saputa, mettendola come beneficiaria), così come sono sovrapponibili il dialogo centrale tra i protagonisti e il monologo finale del cattivo che l’amava e viene condotto via in manette.
Magari sono venti pagine in totale su duecento, però costituiscono il cuore creativo del primo romanzo e possono essere motivo per accogliere l’accusa di plagio.
Tra l’altro, ricordiamo che la giurisprudenza ha chiarito che potrebbe esistere anche un plagio “camuffato”, quando la copia del cuore dell’opera è mascherata sotto modifiche meramente formali o stilistiche: si tratta del plagio evolutivo, visto nella puntata #1.
Ma torniamo alle famose percentuali del plagio (alcuni parlano di 60%, altri di 70%, ogni volta che scoppia un caso, in rete ciascuno propone con sicurezza una quantità salva-autore): da dove deriva questo falso mito?
In realtà, non si è riusciti a rintracciare un’origine certa di quello che resta un passaparola. Anche andando a vedere la percentuale ammessa dalla legge per le fotocopie di libri protetti da diritto d’autore, essa è di molto inferiore, così come diverse sono le regole in tema di plagio accademico.
Gli stessi software antiplagio si limitano a segnalare percentuali di somiglianza, ma non stabiliscono il plagio effettivo: una percentuale bassa potrebbe comunque nascondere plagio grave, come abbiamo visto, mentre un testo con alte percentuali di frasi simili potrebbe contenere delle citazioni con i riferimenti corretti agli autori citati.
Alla fine, la regola pratica per uno scrittore consiste in questo: prendere ispirazione è lecito, copiare l’espressione concreta di un’opera non è lecito.
Basta fare il giochino dell’eliminazione, ovvero prendere un manoscritto e togliere i nomi dei personaggi e dei luoghi. Se la trama resta ancora fortemente riconducibile a un’altra opera conosciuta, il rischio potenziale è alto.
Se resta simile soltanto l’idea, il tema o qualche archetipo narrativo, possiamo ancora parlare di omaggio o ispirazione non contestabile.
*Nota: questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce consulenza legale. Eventuali esempi riportati sono frutto di fantasia e non si riferiscono a soggetti o casi reali.
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