Un viaggio nella dura vita delle debuttanti in epoca Regency e dei poracci che dovevano farsi presentare a corte.
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La stagione sociale ("social season") per noi è sinonimo di stagione londinese. La London Season, infatti, è certo la più ambita e popolare per le debuttanti in quanto è quella a cui partecipano le persone più importanti e socialmente elevate; inoltre è fra le debuttanti londinesi che si trovano quelle che avranno l'onore di essere presentate alla Regina, evento che corona le début delle signorine delle famiglie migliori. Ma chi erano queste debuttanti e che cosa dovevano fare?
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PERCHÉ È COSÌ FAMOSA LA LONDON SEASON?
Come abbiamo già visto nell'articolo sulla Stagione Londinese, è un'antica tradizione, quella della Stagione: nei secoli XVII e XVIII era il periodo in cui l'élite sociale inglese organizzava il ballo delle debuttanti ed eventi di beneficenza a favore di Londra.
La Season coincideva col periodo di apertura del Parlamento, ed era il momento in cui le figlie della nobiltà accedevano per la prima volta a corte: per loro era l'inizio della comparsa ufficiale nella scena pubblica e quindi sul mercato matrimoniale.
Il debutto in società non è solo inglese; proprio in Inghilterra dal 1958 è stato ufficialmente abolito perdendo l'evento principale, ossia la presentazione a corte. Rimangono ancora oggi però balli molto chic nei quali le fanciulle possono sognare e inserirsi nell'antica tradizione, danzando con ufficiali e partecipando a feste estremamente codificate.
Fino al 1958, dunque, il cuore della stagione era la presentazione a corte.
L'unico modo per essere presentati a corte era avere l'appoggio di una dama a sua volta già presentata a Corte, ossia era necessaria una madrina appartenente al Ton che a sua volta fosse stata introdotta al cospetto del re o della regina.
La presentazione a corte non era ambita solo dalle debuttanti: anche un buon numero di uomini e donne, scapoli e ammogliati, sognavano di accedere a questo grande onore.
Per gli uomini, valeva una regola simile a quella delle donne: entravano insieme a qualcuno già accolto, oppure grazie a particolari meriti o incarichi ricevuti. Insieme a questi uomini arrivavano le mogli, a loro volta presentate al re o alla regina.
Sir William Lucas era stato in precedenza commerciante a Meryton, dove aveva accumulato una discreta fortuna, ed era stato elevato all'onore del cavalierato a seguito di un discorso indirizzato al re, quando era sindaco. Al riconoscimento era stata forse attribuita un po' troppa importanza. (…)
Per sua natura inoffensivo, affabile e premuroso, la presentazione a corte lo aveva reso raffinato. (Orgoglio e Pregiudizio, vol.1 cap. 5, trad. Giuseppe Ierolli)
Anche in La fiera delle Vanità, l'ambiziosa Becky Sharp arriva, partendo da un'infanzia nella povertà accanto al padre pittore, ad assurgere insieme al marito alle glorie di un'apparizione a corte, riuscendo addirittura a intrufolarsi nel ton diventandone una stella.
Andare a corte era dispendioso in termini di denaro e di tempo, ma apriva molte porte: le vere relazioni si intessevano lì, bastava anche una sola comparsata per aver garantite le conoscenze giuste… bastava saperci fare.
In ogni caso, un ingresso a Corte elevava socialmente la persona.
Non solo le ragazze desideravano accedere a corte: se per loro era pensato un evento ufficiale, i giovanotti di buone speranze partecipavano agli stessi eventi per migliorare il loro stato sociale senza escludere le nozze con una delle sopra citate signorine come mezzo.
I giochi erano facili: le ragazze cercavano fidanzati possibilmente ricchi e titolati; i maschietti, idem. Se non capitava quella cosa terribile che si chiama innamoramento, si procedeva per esclusione di partiti non adeguati e si cercava l'avvicinamento di quelli adeguati o ottimi.
Non mancavano arrampicatori sociali, così come compromessi accettabili che facevano accoppiare possessori di titoli e terre a possessori di patrimoni adeguati al mantenimento di uno status sociale all'altezza. Il problema era che i titoli erano abbinati a grandi proprietà inalienabili, che spesso risultavano più una perdita di denaro che una fonte di ricchezza. Una moglie che potesse rimpinguare le casse era un sistema molto in voga in epoca Regency.
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LE REGOLE DI CORTE
Ogni corte è bella a mamma sua. Ogni corte ha le sue regole, dal rigidissimo cerimoniale spagnolo a declinazioni più easy: esiste un codice molto preciso di comportamento e abbigliamento a cui attenersi dettagliatamente per chi vuole destreggiarsi nei corridoi del palazzo reale.
Il cerimoniale appartiene a tutte le culture, fa parte del linguaggio del corpo che permette di comprendersi e deve essere noto a chi deve farne uso: chi vuole accedere a corte, lo deve conoscere.
Davanti a un re e a una regina occorre (anche oggi) seguire un protocollo di comportamento: l'inchino ha sue regole, ai re e alle regine non si voltano mai le spalle, alla regina ci si rivolge con determinati appellativi… chi non fa così, è out.
Ancora oggi, come ai tempi di Vittoria e prima ancora, quando a tavola la regina termina di mangiare, tutti i commensali vengono privati dei piatti. Ai tempi di Vittoria era un bel dramma, perché lei era velocissima e capitava che gli ultimi a essere serviti potessero a malapena assaggiare la vivanda.
L'abbigliamento era un'altra nota dolente per le casse delle famiglie che orbitavano attorno alla corte. Oggi non è molto diverso… avete idea di quanto costano i cappelli che indossa la gente ad Ascot?
In linea di massima, in epoca Regency e successiva, l'abbigliamento per la corte era un abbigliamento retrò. Fino a tutta l'epoca vittoriana, per gli uomini era d'obbligo indossare pantaloni al ginocchio, con calza a vista e scarpa bassa: gli abiti in voga quasi un secolo prima.
Per le donne la preziosità era d'obbligo. Per tutta l'epoca Regency a corte si sono indossati abiti con il cerchio, più simili a quelli settecenteschi che a quelli leggiadri e vaporosi delle immagini imperiali francesi. Privilegiate le stoffe pesanti, le sete, impreziosite da ricami e pietre preziose. Lo strascico lo troviamo in quasi tutti gli abiti inglesi da corte.
Si trattava di abiti piuttosto scomodi, perché univano la moda della vita alta a quella dei cerchi per strutturare le gonne, allo strascico da portarsi dietro… ma erano spettacolari, sia per stoffe che per forma.
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LA REGINA CHARLOTTE DECIDE TUTTO
A stabilire le regole di abbigliamento a corte era la regina Charlotte, amatissima moglie di Giorgio III e mamma del reggente Giorgio (poi Giorgio IV). Dopo di lei si è dovuto aspettare un po' per avere di nuovo una regina come si deve, e le regole rimasero le sue fino a che la mitica Vicky non stabilì le sue. Presenzì fino al 1818 a tutti gli eventi mondani: dopo no, perché morì…
Lo stile quindi rimase pressoché settecentesco, con la vita degli abiti che salì più in alto per un po' e poi riprese a discendere. Per arrivare ad abiti meno gonfi bisogna aspettare il 1818-1820, quando da Reggente Giorgio diventa Re Giorgio IV e abolisce gli enormi gabbioni delle signore.
L'era georgiana aveva introdotto corsetti stretti quasi quanto quelli vittoriani, abbinati a gabbie molto larghe ai lati – panier, lo stile di Maria Antonietta, per capirci – il remix con la moda neoclassica è uno strano ibrido che nelle fashion plate ci lascia oggi un po' perplessi. Visto nei musei, però, sembra meno ridicolo…
Le scollature erano ammesse la sera, mai durante il giorno. I gioielli, invece, necessari. Perle, soprattutto.
Le acconciature del periodo erano molto imponenti; in voga soprattutto le torreggianti piume, di airone, struzzo (il più apprezzato), Uccello del Paradiso, fagiano e ara.
Dopo il matrimonio di sua Altezza Reale la Principessa di Galles, la Marchesa di Townshend, nominata Mistress of the Robes, divenne la regina della moda di corte. (Bell's Court Fashionable Magazine, La Belle Assemblée, Vol 1, Part 1, p. 17-18)
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I COLORI DELLE DEBUTTANTI IN EPOCA REGENCY A CORTE
Indovina che colore indossavano a corte le debuttanti in epoca Regency. Se hai detto bianco, hai indovinato. Le donne sposate, anche quando venivano invitate alla presentazione del sovrano, potevano spaziare su altre tinte; le fanciulle, allora come in tutti i secoli futuri, vestivano solo di bianco.
Anche oggi, ai balli delle debuttanti, il bianco è il colore principale delle fanciulle, mentre per le scarpe non c'è una tinta comune: le debuttanti alla Venaria Reale per esempio indossano scarpette rosse, fornite tutte uguali, così come gli abiti, tutti disegnati da un unico stilista per l'occasione in fogge leggermente diverse.
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CHE COSA DEVE SAPER FARE UNA DEBUTTANTE?
Una debuttante deve saper danzare. I balli sono le country dance; poi in epoca vittoriana vediamo arrivare anche il valzer a corte con il fascinoso Albert.
Oltre al ballo, le fanciulle devono conoscere benissimo le regole di comportamento: devono sapersi inchinare con grazia, camminare con grazia, scivolare all'indietro con grazia nel caso si incrociasse la regina.
La vita a corte è un ginepraio di regole, motivo per cui dopo una presentazione di solito la vita sociale si sposta in altri luoghi. Meno complicati da gestire!
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