Spin off del romance “Nel tormento l’estasi”
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Adora sentire sul volto lo schiaffo del vento gelido, mentre corre con i pattini d’argento sullo stagno gelato di Eaglethorpe Manor.
Charlotte Ranney si sente libera, viva, eccitata come non mai, mentre le falde del cappottino di lana e seta rosa carico ondeggiano al vento di gennaio, così come i capelli rossi indomabili e selvaggi, completamente evasi dalla costrizione delle forcine, perse ormai chissà dove.
Due bottoncini sono pure saltati dalla pettorina del vestito, e forse ora si vede qualcosa di troppo sulla scollatura. È scarmigliata, selvaggia. Potente.
Nessuna preoccupazione per il corpo, che nel volteggio le sembra leggero, senza peso.
“Coraggio Mel, facciamo una bella corsa insieme!”
Apre le braccia all’indirizzo di Melisande, amica carissima di quindici anni nonché sua futura cognata. Solo sei anni, in realtà, le separano, ma in momenti come questi tornano insieme bambine. Respira a pieni polmoni la purezza dell’aria. È un momento bellissimo, perfetto. Vorrebbe davvero vivere così per sempre, con il corpo vivo e vibrante di passione.
Volge lo sguardo a Eaglethorpe, il castello immerso in uno sterminato parco secolare che suo padre Tobias ha comprato per lei dai decaduti conti Larkenwood con i conti in rosso, dopo aver accumulato una fortuna immensa grazie alla sua catena di pasticcerie, da Lacerby fino a Londra. E si prospetta l’apertura di altri negozi della catena Ranney. Papà è sempre al lavoro, come quest’oggi. Sempre più ricco. Non lo vede praticamente mai. Ormai vive da tanti anni lì con lui e zia Betsabea, che le fa da chaperon. Suo padre ha concesso ai precedenti proprietari, i conti Larkenwood, di rimanere a vivere qui in affitto nell’ala ovest. A suggellare l’accordo, però, ha imposto il contratto di matrimonio che lega lei al conte Alasdair, con la tipica, implacabile volontà di ferro da borghese arricchito che più di ogni altra cosa al mondo esige che la
sua unica figlia divenga contessa. Denaro in cambio di un titolo. Né più, né meno. Per fortuna Alasdair è un uomo buono e gentile, sereno e affascinante! Non potrebbe essere più fortunata!
Un movimento dietro la tenda della biblioteca.
L’ha visto chiaramente. No! Edgard l’ha appena individuata. Di sicuro! Non poteva avere maggior sfortuna. Lui non sopporta che lei si diverta. Anzi, per dirla tutta, lui non la sopporta proprio. Sentimento reciproco, avvocato Larkenwood, cosa credi? Sei l’individuo più insopportabile che conosca, sempre sepolto tra la biblioteca e lo studio con le tue scartoffie, tentando di risollevare i conti di famiglia finché questi non saranno finalmente risanati dall’entrata della mia dote! E nel frattempo non smetti mai di guardarmi con quell’acido cipiglio, non è forse vero?
Le torna vivo in mente un episodio di qualche mese prima, l’estate precedente, proprio in prossimità di questo stagno. Lei e Melisande si divertivano ad acchiappare farfalle con le loro reti. Dopo averne catturata una, subito la disegnavano nei loro quaderni, per poi lasciarla libera e ricominciare daccapo. Era stato un bellissimo pomeriggio spensierato. Al rientro al castello, a sera, Edgard l’aveva fatta convocare in biblioteca per rimproverarla, a causa del suo comportamento disdicevole. L’aveva guardata in modo davvero strano, che ancora le dà i brividi, a ripensarci. Le aveva detto, lo ricorda con esattezza micidiale come se lo sentisse ora per la prima volta: “Tutta sudata e scarmigliata. Fortuna che tuo padre ti ha già trovato un fidanzato, un disgraziato costretto a sposarti. Se così non fosse, ed io avessi invitato qui oggi i miei amici, ognuno di loro ora ti cancellerebbe all’istante dalla lista di possibili fidanzate. Nessuno di certo ti vorrebbe. Che faresti, allora?”
E ricorda con orgoglio immenso la risposta che gli aveva dato, spiazzandolo completamente: “Oh, avrei un paio di amiche a cui chiedere validi suggerimenti. Donne in gamba, che sono riuscite ad affermarsi anche senza un padre facoltoso e che potrebbero insegnarmi ad essere come loro. Una di loro è la duchessa Rose Maher Fitzroy che mi onora della sua stima, pensa un po’. Non ti dico il nome dell’altra, o ti verrebbe un infarto all’istante!” Aveva usato questa immagine sapendo Edgard ipersensibile al tema, essendo suo padre deceduto proprio per un infarto improvviso. Mentre Eddie sbiancava, aveva aggiunto: “Mi hanno detto che ci sono uomini che preferiscono in segreto
donne con la mia fisicità. Donne in carne. Donne per le quali sarebbero disposti a fare qualsiasi cosa, soprattutto in camera da letto! Sì caro mio, non sono una pudica debuttante aristocratica, un pallido giunco filiforme di quelli che ti piacciono tanto, ma una figlia del popolo, che parla chiaro e non accetta più vessazioni gratuite al solo scopo di ferire! Non sono inferiore a nessuno, io! Sono una stimata studiosa in lettere classiche e futura contessa Larkenwood!”
Eddie si era aggrappato alla tenda della grande portafinestra per non cadere. Lo sguardo scurissimo come l’Inferno. Il riferimento al successo negli studi all’Accademia di Perfezionamento per Signorine di Londra e alla presunta libertà sessuale, impraticabile per qualsiasi gentildonna, l’avevano ferito mortalmente. Ma a lei non importava, ormai stufa di lui, dopo tanti anni di battute e vessazioni.
L’ondata di ricordi è interrotta dall’arrivo di Alasdair.
Il sorriso del suo fidanzato, il conte, illumina la già splendida giornata. Una gara di corsa sui pattini con lei? Ma certo, niente di più bello!
“Al, facciamo a chi arriva prima a quel salice laggiù! Mel stabilirà il vincitore!” Charlotte si lancia a perdifiato sul ghiaccio, consapevole del fatto che la lunga falcata di Alasdair, almeno il doppio della sua in ampiezza, non le permetterà mai di vincere. Ma non importa. Con Alasdair è sempre tempo di gioia e
risate. Ad un certo punto lui la afferra, la solleva e la fa volteggiare. Un vero cavaliere, Alasdair. Che però non può trattenersi troppo, per un non ben
precisato impegno. E’ così, Alasdair. Affascinante ed elusivo. Appare e
scompare nella loro vita con un alone immancabile di allegria e benevolenza. Di innata bontà e generosità. Un conte, peraltro bellissimo, dai gusti semplici, un’anima limpida dedita ai piaceri mondani più consueti, che trova alimento nell’approvazione incondizionata dei suoi pari e nell’affetto senza ombre della fidanzata e dei fratelli, a cui vuole un gran bene. Si vede. Le lascia entrambe con un bacio in testa e via. È già ripartito.
È ora di rientrare a Eaglethorpe.
Non fa in tempo a varcare la soglia dell’atrio immenso in marmi policromi, che già Mr Manners, il maggiordomo, la incalza: “Miss Charlotte, l’avvocato l’attende con urgenza nel suo studio.”
Ecco, se l’aspettava. Una convocazione di Edgard per un rimprovero, per l’ennesima discussione.
Bussa discretamente alla porta dello studio. Un colpo di tosse che è come un ringhio la invita ad entrare. Lui è seduto alla scrivania, stracolma di libri e carte da studiare. Sempre a lavorare, l’avvocato. Eppure il tempo per vederla dalla finestra mentre si dava alla pazza gioia sui pattini deve averlo trovato e non vuole di certo perdere tempo a rimproverarla.
Non alza subito lo sguardo su di lei, che si accomoda sulla sedia dinnanzi al tavolo, quella degli ospiti visitatori. Le sembra stanco, affaticato. I capelli scuri sono arruffati, e così diversi da quelli biondi sempre in perfetto ordine di Alasdair; il naso leggermente aquilino sul volto affilato, così distante dal limpido volto sereno dai ridenti occhi azzurri del suo fidanzato, è gravato da un paio di occhiali con lenti montate in un filo di sottile, lucido oro a contornare occhi neri, acuti, penetranti.
Che a volte, anzi spesso, anzi sempre le danno i brividi.
In un attimo l’uomo alza dalle carte proprio quello sguardo che si inchioda su di lei, con biasimo evidente. Oscuro e affilato: promette tempesta.
Prende un rumoroso respiro, prima dell’arringa punitiva che le rivolgerà, come di consueto, con la sua potente voce baritonale.
“Charlotte.”
Scuote la testa.
“Stamattina hai interrotto la lezione di Melisande sulle disequazioni fratte. Mrs Clutchard non credeva ai suoi occhi, quando ti ha visto entrare nello studiolo da lezione e portarla via con te al grido È una giornata troppo bella per non andare a pattinare, sovvertendo così qualsiasi ordine e disciplina, di cui una giovane dama come Meli ha assai bisogno.”
Irreprensibile.
Lezione di matematica saltata. Disequazioni fratte.
Come si può sopravvivere senza?
Forse usare la diplomazia, come insegnava il buon Cicerone, potrebbe essere per lei la scelta migliore. Per calmarsi un istante si guarda attorno, come se il luogo le fosse estraneo. Vuole comunicare all’avversario una serenità che, al momento, in lei scricchiola un po’, anche se non lo ammetterebbe mai, né con se stessa, né con altri.
Lo sguardo vola alla grande libreria alle spalle di lui, dove troneggia in evidenza, ben archiviata con cura, la grande cartella in pelle rossa e fregi in oro che contiene il contratto di fidanzamento tra lei e il conte, firmato da suo padre e Alasdair in persona, all’epoca ventenne. Edgard è custode, qui, di tutti i documenti e gli affari di famiglia. Sulle altre pareti, librerie fitte di volumi. Migliaia di volumi. Non sa, l’avvocato Larkenwood, che spesso lei entra qui, da sola, a rubarglieli per poterli leggere. Ha letto tutti i suoi classici latini, così tante volte, al punto da saperne citare più d’uno a memoria.
Oh, avvocato Larkenwood, com’era consumata la pagina del quarto libro dell’Eneide con l’amplesso tra Didone ed Enea nella foresta, non è vero, caro il mio integerrimo avvocato? Vorrebbe urlargli di rimando.
Chi ha letto il brano più volte, lei oppure… l’avvocato stesso?
Ma!
Cos’è questo libro in pelle blu che all’improvviso nota sulla scrivania? È nuovo, di certo non l’ha mai visto prima.
Lui coglie subito la direzione del suo sguardo e, perfido, si affretta a metterlo via, nel suo cassetto personale, chiudendolo a chiave, non prima che lei, però, abbia visto il titolo in fregi in oro: Canti, di Gaio Valerio Catullo.
Il suo autore latino preferito! Adesso sa che in casa c’è una nuova edizione critica su cui lei dovrà assolutamente mettere le mani, giura a se stessa. E, come
sempre, l’avvocato non lo scoprirà mai. È il suo personalissimo modo di vendicarsi delle vessazioni e del disprezzo che continuamente subisce da lui.
Charlotte sospira, stanca per questa ruggine tra loro che si trascina da anni. Razionalmente, però, riesce anche a comprenderlo, il signor avvocato.
Edgard non sopporta che suo fratello, il conte Larkenwood di Eaglethorpe, sia stato costretto a fidanzarsi con una borghese, la figlia di un parvenu arricchito: lei, la grassa e sgraziata Charlotte dai ribelli e volgari capelli rossi, senza la finezza e quella noblesse oblige che aveva la loro mamma, prematuramente morta di parto nel mettere al mondo Melisande.
Senza alternative, senza possibilità di scelta, il conte Alasdair Larkenwood. Proprio lui che avrebbe potuto ambire alla mano di una nobildonna, un
diamante della più bell’acqua, come Violet Fitzroy e Celeste Claremont, ormai spose, o Aurore Delacourt, la contessina ancora libera ma completamente inarrivabile.
Costretto a causa di un’ingiusta, immeritata rovina finanziaria che, nel corso degli anni, i Larkenwood hanno subìto per l’inefficiente amministrazione del loro padre, un uomo buono ma poco accorto, prima che costui morisse d’infarto, esattamente un decennio prima.
Da quel momento, Alasdair ed Edgard si sono occupati da soli della sorellina, che all’epoca aveva solo cinque anni. Per Melisande, i due fratelli maggiori sono di fatto come due padri: Alasdair, allegro e scapestrato, complice compagno di giochi ed avventure. Edgard invece è quello burbero e severo, intransigente. Ma dal grande cuore, verso Melisande. Che ama incondizionatamente. Così come ama Alasdair, di cui non sembra invidiare in alcun modo bellezza, fascino e posizione d’erede. Edgard è come una roccia esposta al vento del deserto. Il vento la corrode, forse, ma non la sposta.
Chissà cosa ne sarebbe stato di loro se Tobias Ranney non fosse intervenuto acquistando Eaglethorpe, risanando i conti in rosso e permettendo a loro tre di vivere qui, in affitto, grazie ai guadagni, invero piuttosto ingenti, derivanti dall’attività di avvocato di Eddie che, come secondogenito del casato, ha dovuto studiare e affermarsi con fatica ed impegno.
“Perdonami, Edgard. Hai ragione. Ho sbagliato.” L’ammissione sembra calmarlo un po’. Bene.
“Charlie, sai bene che Melisande deve studiare, deve prepararsi al meglio per il debutto in società. È destinata al matrimonio, come ogni vera nobildonna. Io ed Alasdair di certo selezioneremo i pretendenti alla sua mano, ma poi sarà lei a dover scegliere tra loro. Nessuno obbligherà mai Melisande a sposare un uomo che lei non desideri. E come potrà scegliere senza le capacità critiche e le competenze che solo uno studio rigoroso può darle?”
Vera nobildonna.
Nessuno obbligherà mai Melisande e sposare un uomo che lei non desideri?
Un groppo in gola, per Charlotte. Leggero, ma ben percepibile.
Non c’era forse un tono caustico nel rivolgerle proprio queste precise parole, per ferirla, per farla sentire un peso, tollerabile sì, ma di sicuro sgradito, nella loro famiglia?
Deve resistere. Non lasciarsi confondere da lui che sa parlar bene, che sa manipolare.
Poi, se ne accorge: lo sguardo di Edgard è fisso sul suo seno, più incupito che mai.
Oddio, si è sporcata il vestito con la cioccolata stamattina a colazione e adesso è in estremo disordine?
Abbassa lo sguardo.
No, non c’è traccia di cioccolata, per fortuna.
Ma i bottoncini della pettorina, saltati mentre lei pattinava selvaggia, hanno lasciato una consistente porzione di seno esposta.
Dovrebbe richiudere i lembi dell’abito con le mani, discretamente. Ma lui noterebbe un tremore sospetto e ne godrebbe. Quindi no. Charlotte Ranney mantiene la posizione a testa alta.
Anzi, incrocia le braccia e il seno si gonfia pure un po’, minacciando di traboccare dal vestito.
La trova volgare e inelegante? Che sopporti pure un altro po’ questa vista! Negli occhi dell’avvocato, per un attimo, passa un bagliore sinistro.
A causa del quale Charlotte sente i capezzoli inturgidirsi e le gote arrossire. Perché mai, maledizione?
Prendere tempo, cambiare discorso. Non le resta altro da fare. Per smorzare la tensione che ormai è evidentissima, tra loro. “Verrai stasera al ballo, a Crannor, Eddie?”
“Sì Charlie.”
“E… ecco, accompagnerai qualche signorina?” “Sì.”
Lapidario.
Ora lei dovrebbe salutare e andar via, orgogliosa e regale. Soffocando il bisogno disperato di sapere.
“Chi?”
Lui è tornato a guardare le sue carte. Mentalmente, sembra averla già congedata.
“Stasera, per la prima volta dopo dieci anni, Rothram rimetterà piede a Crannor, al ballo pretenzioso dato dai Turkson, quei volgari borghesi arricchiti. È mio dovere di amico esserci a sostenerlo. Sto lavorando per lui, alla ricerca di testimoni che Turkson, attuale proprietario, abbia barato al gioco con suo padre, per portargli via la proprietà. Jonas verrà con Lady Audrey Moore, la contessa vedova, sua cara amica. Sarà per lui una grande prova di coraggio, di quelle che farebbero cadere il cuore a chiunque. Dovrò stare in guardia. Impedirgli di fare qualche sciocchezza come ad esempio frantumare le ossa di Turkson direttamente nel grande salone da ballo, davanti a tutti. Potrebbe
anche accadere, se Turkson scoprisse che Jonas si porta a letto quella sgualdrina di Ljuba, sua moglie.”
D’accordo.
Edgard non le ha risposto.
Lei non si abbasserà a chiederglielo un’altra volta, con chi verrà al ballo stasera. Punto e basta.
“Molto bene.”
Gli sorride, perfino.
Si alza e in un attimo è alla porta.
“Ah, io accompagnerò Miss Sybille Lovingdon.” Perfido e lapidario.
Charlotte non si volta.
Finge di cercare sul tappeto un fermacapelli immaginario, appena caduto.
Per ascoltare il resto che sta per arrivare e che vuole sentire, maledizione, senza però dargli alcuna soddisfazione di saperla interessata. Infatti, lui non tarda ad infierire: “Sybille. Come moglie non sarebbe affatto male. Con quel fisico slanciato da giunco filifome come piace tanto a me. Anche se non ho alcuna fretta di sposarmi, beninteso, essendo un secondogenito.”
Il cuore di Charlotte perde un colpo.
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