⏱ ~10 min · 2057 parole
La città era un’accozzaglia di gente d’ogni tipo. Nick fece scorrere lo sguardo sulla via affollata, mormoni, irlandesi, ex schiavi di colore, prostitute, tutti stretti nelle loro giacche, il fiato in sbuffi di vapore e gli occhi bassi per non incrociare sguardi che promettevano guai. Poco più di un’ora prima c’era stato l’ennesimo omicidio, proprio a un passo dalla casa da gioco, e sapeva bene quanto pericolosa fosse la vita da quelle parti, soprattutto per uno come lui.
Un giocatore d’azzardo.
Un baro.
Lasciò scivolare le dita sul calcio della pistola e si domandò se sarebbe mai giunto il momento di usarla ancora. Lo aveva fatto in passato, per difendere Rachel e se stesso. E lo aveva fatto anche Rachel. Saper maneggiare un’arma aveva salvato la vita a entrambi più di una volta e c’era da scommettere che altre occasioni non sarebbero mancate in quell’inferno.
Si voltò per osservare Hope impegnata a rassettare la stanza e si accigliò, preoccupato. Era tesa, lo capiva dallo sguardo cupo che aveva assunto dopo l’uccisione di quella mattina. Non era preparata a simili avvenimenti. Poteva essere cresciuta nel peggior quartiere di New York, ma dubitava fosse pronta a difendersi in un luogo come quello.
Hope non aveva portato armi con sé, lo aveva scoperto frugando tra le sue cose, e non ne portava addosso. Lo aveva scoperto frugando sotto ai suoi abiti.
Gli sfuggì un sorriso al ricordo del bacio che si erano scambiati qualche giorno addietro, a come lei si era lasciata travolgere dalla passione appena l’aveva sfiorata. Se non fossero stati interrotti da Rachel avrebbero approfondito di sicuro la conoscenza, invece non gli era rimasto che immaginare cosa sarebbe potuto accadere e il solo pensiero gli incendiava il sangue.
Scosse il capo, meglio non pensarci per il momento, altrimenti avrebbe ripreso il discorso dove lo avevano interrotto, e c’erano cose più importanti a cui badare.
Abbandonò l’uscio per raggiungere il baule dal quale estrasse una pistola e alcune munizioni, poi si fermò a un passo da Hope occupata a rifare il letto.
«Vieni con me, bellezza.» Afferrò il cappotto e glielo porse sotto lo sguardo interrogativo che vagava da lui alle armi ancora in pugno. «Ti insegno a sparare» la informò, ottenendo lo sgranarsi di due occhi da gatta.
«Non so come si fa!»
«Per questo ti devo insegnare.» Le poggiò il cappotto sulle spalle, aiutandola a indossarlo. «Se vuoi restare, sarà meglio che impari in fretta.»
«Non crederai ch’io possa uccidere qualcuno!» una protesta pronunciata mentre lui infilava alcune lattine vuote nella sacca che si gettò sulle spalle. «O anche solo ferirlo!»
«Ti assicuro che da queste parti non sempre si può scegliere.» Meglio che lei lo capisse subito. La prese per mano e la trascinò con sé fuori dalla casa da gioco.
«E chi dovrei uccidere, io?» Hope gli diede uno strattone così deciso che Nick si fermò nel mezzo della via.
Si voltò per osservare lo sguardo con cui lei lo stava sfidando. Era strano come il mondo attorno a loro sembrasse essersi arrestato, nello stesso istante in cui si era tuffato tra il miscuglio di colori di quelle iridi ammaliatrici.
C’era qualcosa in lei che lo rapiva ogni volta un po’ di più, si insinuava nelle vene e metteva il petto in subbuglio. Era così che si sentiva da quando l’aveva baciata, alla mercé di qualcosa di sconosciuto, capace di estasiarlo e intimorirlo, ma attraente quanto il luccichio dell’oro sul fondo di un burrone.
Ecco perché non l’aveva più sfiorata, anche se lo aveva desiderato ogni istante.
«Allora, chi dovrei uccidere? Sentiamo!» lo incalzò, le mani sui fianchi e l’aria impaziente.
«Forse qualcuno deciso a prendersi qualcosa che non vuoi concedere, dopo che ti sei spogliata davanti a lui?» Sbuffò, era stato troppo brusco e se ne dispiacque, per questo si sforzò di assumere un’aria più rilassata. «Hope, tutte le ragazze del bordello sanno maneggiare una pistola, Rachel compresa, e devo sapere che anche tu saprai difenderti, perché questa non è New York. Certi uomini non si fanno scrupoli con quelle come te.»
L’alterigia svanì dal volto di Hope per lasciare il posto alla delusione. Era abbastanza intelligente da capire che lui aveva ragione, questo Nick lo sapeva.
«Suppongo sia come dici tu» mormorò, mesta.
«Quando ti ho proposto di restare, mi sono assunto la responsabilità di difenderti, e ciò significa anche darti la possibilità di farlo da sola.» La vide annuire e tese la mano perché lei l’afferrasse. Un palmo morbido e dita delicate che un giorno, ne era certo, avrebbe sentito sulla propria pelle.
Scacciò quel pensiero, mentre riprendevano il cammino verso la stalla dove sellò il suo morello sotto lo sguardo di Hope. Movimenti che conosceva da una vita intera, così come il montare in sella con agilità. Il modo in cui lei lo guardò quando le offrì la mano perché salisse a sua volta, però, lo fece accigliare.
«Non sei mai salita su un cavallo, per caso?» domandò, stranito.
«È così grave?» Timore e imbarazzo erano dipinti sul bel volto arrossato. «Non ho mai avuto occasione di montare in sella, prima d’ora.»
«Vorrà dire che ti insegnerò anche questo.» Le offrì di nuovo la mano e questa volta lei accettò. «Il piede nella staffa, al resto penso io.» Era così leggera che la issò in sella quasi senza sforzo.
«Non avevo motivo di usare un cavallo a New York, né la possibilità di averne uno.» Sembrava quasi volersi scusare per quella mancanza.
«Forse un giorno ne possederai uno. Io non avevo nulla prima di giungere qui.» Strinse le redini e guidò il cavallo fuori dalla stalla, verso il margine della città, là dove il North Platte e il South Platte si congiungevano in un rapido confluire delle acque, nella quiete di una prateria infinita.
Era stata una passeggiata piacevole, con lei rilassata contro il suo petto, nella natura selvaggia tra erba e cielo. Il silenzio interrotto solo dal sibilo del vento e lo scrosciare delle acque. Una tranquillità capace di placare le turbolente tempeste dell’anima. Nick quasi si rammaricò di aver raggiunto la loro meta tanto in fretta.
«Non c’è nulla qui attorno» osservò Hope appena posò i piedi a terra, l’espressione preoccupata a increspare le sopracciglia.
«Stai tranquilla, i Sioux sono impegnati a danneggiare i binari e a scagliare frecce contro i rilevatori e gli operai della ferrovia.» Controllò il tamburo della pistola e gliela porse con un sorriso. «Qui non c’è nulla di interessante per loro.» Aprì la sacca e tirò fuori le lattine che andò a posizionare su un masso.
«Trovi giusto che la ferrovia passi proprio nei loro territori di caccia?»
«La loro è una realtà destinata a finire. Per quanto sia brutto, è così che stanno le cose.» Si avvicinò a Hope e le si mise alle spalle. Una mano sollevò il braccio armato della ragazza, l’altra la cinse per la vita. «La civiltà avanza e loro sono in mezzo al suo cammino. Devono decidere se adeguarsi a noi o cercare inutilmente di mandarci via.»
«Ma questa è la loro terra.»
«Questa è l’America, tesoro. Giusto o no, la sete di potere non guarderà in faccia nessuno e noi siamo parte della girandola di persone che guadagna dalla ferrovia.» Le fece aggiustare la posizione del braccio con un gesto lieve della mano. «Ora solleva il cane, prendi bene la mira e, quando ti senti sicura, premi il grilletto.»
La sentì farsi più tesa, la linea del collo flettersi per mirare meglio, lo sguardo dritto su una delle lattine e, infine, la deflagrazione echeggiò nell’aria tersa del mattino.
«Non l’ho colpita!» Hope abbassò l’arma, sconfitta.
«Hai mirato troppo in alto. Riprova.»
Le fece sollevare di nuovo il braccio e prese la mira insieme a lei. Corpo contro corpo, il suo respiro a sfiorare il collo che avrebbe voluto tempestare di baci fin giù, verso la scollatura che mostrava l’incavo dei seni floridi.
Era impossibile concentrarsi in quel modo. Una parte di sé gli suggeriva di gettare al vento la pistola e prendersi da lei tutto il piacere che desiderava, ma non vi diede ascolto. C’era un momento per tutto, e lui era deciso a gustarsi fino in fondo quel gioco tra loro.
Il dito scivolò su quello di Hope e premette il grilletto con decisione, facendo esplodere il proiettile che colpì la lattina nel suo centro esatto.
«Ora lo dovrai fare da sola» le sussurrò all’orecchio, prima di posarle un bacio sulla guancia e scostarsi da lei.
Le mani in tasca, la solita aria insolente intrappolata negli abiti eleganti. Hope spese un istante a osservarlo e intanto avvertiva il calore del bacio palpitare ancora sulla pelle.
«Hai portato qui tutte le ragazze del bordello?» lo stuzzicò, mentre tornava a prendere la mira.
A essere onesta, iniziava a piacerle il peso dell’arma tra le mani, dava un senso di sicurezza sapere di potersi difendere da sola. Chiuse un occhio e puntò l’altro su uno dei barattoli rimasti. Poteva riuscirci, bastava mantenere la mira mentre si premeva il grilletto. Il rinculo fece sollevare la pistola nel frastuono dello sparo, ma il barattolo finì a terra, anche se colpito di striscio.
Iniziava a essere divertente.
«Brava, la prossima volta andrà ancora meglio.» Fece un gesto della mano per invitarla a riprovare.
Non si fece attendere, ma la troppa sicurezza questa volta fu una cattiva consigliera, e il proiettile finì nelle acque del Platte di fronte a lei.
«Devi concentrarti meglio sul bersaglio.» Nick si ficcò un filo di paglia in bocca ed estrasse la propria pistola. Un movimento così fluido che Hope ebbe appena il tempo di rendersene conto e già due barattoli erano schizzati in aria. «Ed esercitarti a essere precisa.» Ripose l’arma, con aria compiaciuta.
Le ci sarebbe voluta una vita intera per fare una cosa simile.
«Al momento mi basta saper premere il grilletto e far fuoco.»
«Per oggi può bastare, in effetti.» Le si avvicinò per disarmarla, indugiando un attimo nel tenere le dita sulla sua mano. «Ma torneremo qui tutti i giorni, fin quando non farai un buco in ogni barattolo.»
«Come vuoi... Però non hai ancora risposto alla mia domanda.» Sollevò il volto per guardarlo negli occhi e non si stupì di trovarvi ilarità e cupidigia. Non si era scordato di rispondere, aveva solo evitato di farlo. «Hai portato qui tutte le ragazze del bordello?»
«Non ne ho avuto bisogno, ci ha pensato Rachel.» Le dita sfiorarono la guancia di Hope e scivolarono lungo il collo, fino al petto che sobbalzò sotto la spinta di un sospiro. Nick chinò il volto sul suo, così vicino che avvertì la carezza del respiro sulla pelle. «Ma ho portato qui te.» Un sorriso seducente prima di prenderle le labbra, vorace e lieve al contempo.
Euforia e lussuria la travolsero all’unirsi delle bocche, quasi non avesse aspettato altro da quando lui l’aveva trascinata lì.
La verità era che non desiderava altro dal giorno in cui l’aveva baciata per la prima volta.
Assecondò le labbra che lambivano le sue, la carezza della lingua, le mani impegnate a stringerla in una morsa di desiderio e passione. Poi i baci si fecero più languidi, fino a esaurirsi così come erano iniziati.
Fu lo sbuffare del cavallo a far riprendere il controllo a entrambi.
«Sarà meglio tornare in città.» Nick afferrò il morello per le redini e ne accarezzò il muso elegante.
«Come si chiama?»
«Bower.»
«The Best Bower[1]...» mormorò Hope passando le dita sul collo massiccio. Quale nome migliore per il cavallo di un giocatore d’azzardo? «Forse un giorno prenderemo confidenza, io e lui.»
«Se deciderai di restare, avrai tutto il tempo per farlo.»
«Credevo di dover restare ormai, dopo la nostra scommessa.» Portò una ciocca di capelli dietro l’orecchio e abbassò lo sguardo perché lui non cogliesse la delusione nei suoi occhi. Una piccola parte di sé aveva sperato che non l’avrebbe lasciata partire con facilità, ed era una parte nascosta al centro del cuore.
«Non ti tratterrò, sei libera di andare.» Montò in sella e le porse la mano. Un istante dopo, Hope era di nuovo appoggiata al suo petto, sull’alto della groppa di Bower. «Oppure puoi rispettare la nostra scommessa.» Quasi un sussurro, mentre le gambe incitavano il morello a partire e i loro corpi aderivano l’un altro.
Stava giocando con lei e ciò la infastidiva, ma era un gioco troppo intrigante per rinunciarvi.
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.