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Due ore dopo, nel pomeriggio antecedente il ballo, siede nella raffinata sala da the Brighter di Lacerby, davanti ad un pezzo di eccellente crostata alle fragole. Ecco dunque arrivare l’amica che aspettava.
Incede come una principessa, nello spettacolare completo invernale in lana di seta color panna e il cappello in tinta, Augustina Rocheray.
Le ragazze si salutano con affetto.
“Che coraggio Charlie, scegliere di farti vedere in pubblico con me, la maitresse
di Lacerby!”
Nessuno infatti ignora che Augustina Rocheray è la proprietaria di un locale di grande successo appena aperto a Strafford Cross, L’angelo della tentazione, ormai meta abituale di nobili del ton per procurarsi raffinati piaceri erotici in un clima di totale riservatezza e discrezione. Gussie conosce i segreti di tutti. Questo è il suo grande potere. Nel cuore, però, è una delle sue amiche più care.
“Non dirlo neanche, Gussie! La nostra amicizia è sacra per me! Come avrei fatto senza di te in quei due anni di collegio che abbiamo frequentato insieme nella stessa classe?”
Si guarda attorno con orgoglio.
“E poi, io non devo niente a nessuno. Non sono una nobile, mio padre è ricchissimo, faccio quello che voglio!”
Gussie ride di cuore con lei.
“Allora, raccontami un po’ di te, Charlie. Come vanno le cose?”
“Ah, bene, se non fosse per… puoi immaginarlo…” Con Gussie si sente libera di dire qualsiasi cosa. “Il problema è sempre quello: il peso in eccesso. I chili di troppo da cui non riesco a liberarmi. Un po’ è la mia costituzione, ma faccio anche molto movimento, te lo assicuro Gussie! Il fatto è che mangio tanti dolci, in diversi momenti della giornata, quando… quando…”
“Quando senti una specie di vuoto dentro, vero, Charlie?” “Credo di sì.”
“Possono esserci cause diverse, credo di natura mentale. Non aver avuto la mamma, forse? E poi essere imprigionata in un futuro che non hai scelto personalmente!”
“Beh, certamente non ho scelto io questo fidanzamento, ma voglio tanto bene ad Al, e lui ne vuole a me, me lo ha detto, e lo dimostra sempre!”
“In che modo Charlie?”, chiede Augustina premurosa.
“Facciamo tante cose insieme. Cavalchiamo per ore nella radura di Eaglethorpe, giochiamo a pall mall con gli amici, andiamo a passeggio, a teatro! E oggi siamo stati tutta la mattina a pattinare sullo stagno ghiacciato con Melisande!”
Gli occhi scuri della Rocheray sono fieri e indagatori. “Cosa c’è stato tra voi?”
“Cosa vuoi dire, Gussie?”
“Tu lo desideri? Vuoi i suoi baci? Le sue carezze intime? Desideri toccarlo?”
“Oh no, Gussie! Abbiamo deciso di comune accordo che queste cose non avverranno mai prima del matrimonio. E siamo felici così!”
“Ascolta, tesoro… sei consapevole del fatto che lui vada a letto con altre donne, vero?” La donna è forse brutale, ma sincera, diretta e aperta. L’amicizia le impone di dire la verità.
“Certo, lo so. Come tutti i nobili, soprattutto giovani e scapoli.” “Pensaci bene, Charlie. Questo a te davvero non dà alcun fastidio?” Charlotte si prende qualche istante per riflettere.
“No.”
“Sicura?”
“Sicura.” Charlie è senza dubbi.
“Sai cosa penso? Che Alasdair sia per te un caro amico. Lo ami come un… fratello! Come Meli! E sai cos’altro voglio dirti? Che se arriverai all’intimità con lui dopo il matrimonio sarà un disastro, Charlie! Non potrai mai conoscere il desiderio, a quel punto! Quello vero, la passione che toglie il respiro…”
Charlotte china lo sguardo, preoccupata.
Non è la prima volta che la questione viene sollevata. L’ha già fatto lei, da sola, con se stessa, facendosi qualche domanda, subito ricacciata via dalla paura. Paura di un salto nel vuoto. Paura di deludere suo padre. Tobias Ranney ne morirebbe, se la figlia non diventasse la contessa Larkenwood.
“Ascolta, Charlie. Ma tu, hai mai fatto sogni strani, in cui eri con qualcuno che con te… faceva certe cose?”
“Sì, è successo.”
“Era una persona che conosci oppure immaginaria?”
Mio dio! Questo è il punto più atroce! Questo!
Titubante si sente rispondere: “Immaginaria.”
Come per assolversi. Perché sta mentendo. Nei suoi sogni proibiti non c’è mai uno sconosciuto immaginario, bensì… chi proprio mai e poi mai dovrebbe esserci! Ma davvero si può confessare, non solo alla migliore amica ma perfino a se stessa, che si sogna abitualmente di fare sesso con l’uomo che si odia e si detesta?
“Attenta ora, Charlie. So cosa andrai a pensare, perché ti conosco troppo bene, ormai. Immagino che ora vorrai fare in modo di innamorarti di Alasdair, come facevi quando studiavi e preparavi meticolosamente un’interrogazione o un compito. Cercherai di applicarti con scrupolo e impegno. Bene, ti avverto: in amore non funziona così. Non è così, Charlie.”
“Quindi sentiamo: cosa dovrei fare, secondo te?”
“Il mio consiglio è: non fare questo sforzo inutile e dannoso. Esplora invece la tua sensualità. Cerca di capire cosa vuoi, e soprattutto, con chi vuoi. Io credo che tutto quel mangiare dolci avvenga per colmare un vuoto. Non è fame di cibo, Charlie, ma di sesso!”
E proprio in quel momento, la porta d’ingresso del Brighter si apre ed entra Edgard Larkenwood con un collega, per una pausa da un impegno di lavoro che si sta concludendo qui.
La nota subito.
Un lampo oscuro negli occhi. Charlotte ha i brividi ovunque. Non una parola al suo indirizzo.
Solo uno sguardo sconvolto e malevolo.
Per fortuna, con il ballo a Crannor in programma stasera, lui non avrà modo di parlarle davvero fino all’indomani inoltrato; Alasdair sarà sempre con loro, fin dal tragitto in carrozza. Può tirare un respiro di sollievo e prepararsi con calma.
È stranamente nervosa questa sera, Charlotte, nel suo budoir, mentre si prepara per il ballo a Crannor. Non riesce a domenticare gli sguardi minacciosi di Eddie, nel pomeriggio, al Brighter Club.
Ha lavato i capelli con l’essenza alle rose e sta aspettando Odette, l’acconciatrice, per la pettinatura che ha scelto: un semiraccolto raffinato con boccoli degradanti sull’omero destro, trattenuti da una rosa fresca di serra, molto preziosa data la stagione invernale. Come d’uso, per i grandi eventi mondani, solitamente viene pettinata prima di indossare l’abito. Cammina nervosamente per la stanza, avvolta soltanto nella sua impalpabile vestaglia di seta rosa. Ancora niente bustino, niente costrizioni. L’ultima mezzora di libertà prima di molte ore di necessario ingabbiamento nel micidiale corsetto, per apparire al meglio difronte alla creme de la creme della società dello Yorkshire. Studia nello specchio l’ovale del volto incorniciato dalla massa disordinata di capelli rosso tiziano che le ricadono selvaggiamente sulle spalle. Incontra i propri grandi occhi castano dorato incorniciati dalle folte ciglia scure. L’insieme generale, obiettivamente, è gradevole alla vista. Rasserenante. Anche se non assomiglia per nulla alle debuttanti più ammirate della Stagione, alte e filiformi. E, a dirla tutta, qualche sguardo ammirato da parte di alcuni gentiluomini, nel corso dei balli precedenti, l’ha anche ricevuto. Deve tenerlo bene a mente, e meno che mai temere tra poco il confronto con le altre dame che saranno presenti al ballo.
Due rapidi colpi alla porta le interrompono i pensieri. “Avanti, Odette! Vieni pure! Come puoi ved…”
La voce le muore in gola. Perché dinnanzi a lei c’è l’avvocato Edgard Larkenwood, che si è arrischiato addirittura ad entrare nel suo budoir personale privatissimo, durante la preparazione per una soirée, completamente dimentico di qualsiasi norma di decenza.
“Mio dio, Charlie! Cosa ci facevi oggi al Brighter Club con quella donna?!” il tono di voce è basso e calcolato, ma estremamente furente e minaccioso, mentre chiude la porta a chiave, per non essere disturbato.
“Edgard, voglio tu sappia che Miss Augustina Rocheray è la mia migliore amica. Tu non sei mio padre. Non puoi certo proibirmi di vederla!”
Lui la guarda stranito, interdetto. “Come l’hai conosciuta?”
Gli tremano le mani. È sconvolto.
“Abbiamo frequentato per due anni lo stesso collegio. Lei era lì, in quanto figlia illegittima di un nobile che ha voluto per lei una buona istruzione. Ora è morto. Lei è stata per qualche anno la mantenuta di un gentiluomo, so anche questo. La relazione è terminata per volere di lui che l’ha generosamente liquidata. Gussie a quel punto ha deciso allora di diventare imprenditrice, aprendo il locale di successo L’angelo della tentazione, ben noto nel beau monde dello Yorkshire! Non un volgare bordello come quelli di madame Olympia, ma un luogo dove si coltivano raffinati piaceri per aristocratici e ricchissimi borghesi.”
“Quindi sai tutto! Neanche fingi di ignorare una simile aberrazione!”
Charlotte non risponde. Lo guarda con fierezza. Un simile insulto alla sua amica non merita neanche una risposta. L’avvocato è livido in volto.
“Lo sai, almeno, che anche Alasdair frequenta quel locale?” Charlotte non si scompone minimamente.
“Sì, lo so bene. È inevitabile: Al è così bello e affascinante che ha tutte le donne ai suoi piedi, come è naturale che sia! Dovrei forse cavare gli occhi all’intera popolazione femminile d’Inghilterra? Sarei considerata solo una sciocca ad
essere gelosa di un uomo simile, oltretutto così buono e generoso! Sarei un’egoista a non desiderare il suo divertimento!”
Edgard è semplicemente attonito, sconvolto. Si passa nervosamente le dita tra i capelli.
Charlie è pronta a rincarare la dose: “Meglio lui, elegante libertino, che certi tipi perennemente ombrosi e taciturni, sempre chini sulle scartoffie a malignare su chi vuole giustamente divertirsi perché è giovane e bello!”
Nella foga della discussione, la vestaglia di seta si sta aprendo sul davanti. Il seno prosperoso di Charlotte è ormai ben visibile. Inequivocabilmente. Con i capezzoli fieramente eretti, orgogliosi come tutta la donna che lei è, in ogni fibra del suo essere.
Eddie è furibondo.
“So che il locale è aperto anche alle donne. Libertine, che vogliono sperimentare. Attenta Charlotte! Se ti trovo lì, lo dico a tuo padre! Garantito! E ad Al! Che ha il diritto di sapere!”
Charlie, adesso, è sconvolta. Si sente svenire, senza alcun dubbio.
“Dunque ci vai anche tu?” riesce a mormorare. Il sussurro contiene un’evidente nota di allarme.
Lo ripete gridando: “Dunque ci vai anche tu?!”. Sembra isterica, adesso.
Al silenzio dell’uomo, lei, infuriata, afferra un prezioso vasetto di cristallo e glielo lancia contro, mancandolo di poco.
Inorridisce. Cosa ha appena fatto! E contro Eddie! Perché?!
Lui si avvicina con due rapide falcate. Afferra i lembi della vestaglia e glieli richiude addosso.
“Ricomponiti, per la miseria!”
Eppure quelle lunghe mani brune le risalgono sul corpo e si soffermano un po’ troppo a lungo sui morbidi globi dei seni.
Due, tre, quattro secondi. Cinque.
È troppo, mio dio!
Le sue dita cercano i capezzoli attraverso la seta! Ma cosa sta accadendo?
Le sembra che il mondo si sia capovolto. Un leggero bussare alla porta.
“Miss Ranney, sono Odette, la pettinatrice!”
A Edgard non resta che aprire la porta e andarsene, a grandi falcate, sconvolto per quanto appena accaduto con quella peste di Charlotte.
La rovina, letteralmente, della sua esistenza.
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