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Il mio studio è un ritaglio di spazio occupato da una scrivania e da una cassettiera su cui troneggia la stampante multifunzione che ha appena alleggerito la mia carta di debito. Sul ripiano, il Mac acceso, alcuni libri e una cartellina portadocumenti gialla.
La cartellina…
Nel vano della scrivania, una raccolta di magazine e una risma di fogli sembrano sul punto di strabordare, in cerca di un cestino in cui tuffarsi per trovare l’eterno riposo. Completano il quadro: il caffè d’orzo nella tazza grande a forma di Gatto Silvestro e lo smartphone in pole-position.
Il pc è aperto sulla pagina sporcata da una stringa che vorrebbe essere il titolo dell’articolo.
Madame LaSage: Toy Boy e rime a volontà
Le confessioni di una Trapper
Lo rileggo. Non sono convinta, complice il cerchio del post-bronza che mi adorna la testa con un’aureola poco angelica.
Un sorso di caffè è la sferzata di coraggio che mi porta a cancellare tutto. In fondo amo la pagina bianca e tutto quello che comporta: strizzate di cervello e viaggi mentali attivati da una connessione sinaptica in proiezione astrale.
Piantala, Rossella. Sei peggio del gatto che gira intorno a se stesso per acchiappare la coda.
Un po’ di musica mi darà l’ispirazione, così mi fiondo sulla mia playlist.
Seleziono I drove all night nella versione di Roy Orbison, ma una notifica di WhatsApp mi distoglie dalla musica, proprio quando sto per immergermi nella scrittura.
ALBI BEL. SOS Rossella. (Cuore Spezzato)
L’inizio della fine.
Il peggiore (o migliore, dipende dai punti di vista) si affaccia sulla soglia della mia pazienza. Sposto la cartellina gialla e rovisto tra i fogli impilati sulla scrivania: un ripasso dei profili dei cuori spezzati non guasta, se non altro per aggiornarli.
Cuore spezzato 001
Alberto Bellotti AKA Albi Bel.
Nato a Varese il 23 luglio 1991
Titolo di Studio: diploma di Scuola Superiore.
Professione: gestore reti IC in un ente pubblico.
Note fisiche
Altezza:1,65.
Peso: 80 kg.
Descrizione fisica: ovale regolare paffuto, zigomi alti, occhi piccoli e incavati, di un tenue castano, naso con la punta all’insù, labbra da pin-up anni Cinquanta di un tenue rosa pallido naturale. Abbondanti capelli castano-chiaro, a caschetto (modello Nick Carter dei Backstreet Boys).
Corporatura regolare, tendente al robusto, con ventre prominente.
Note posturali: spalle piegate in avanti, schiena incavata, testa bassa.
Modalità di deambulazione: passi lenti, incerti e strascicati.
Espressione: insicura, sfuggente, a volte trasognata.
Mani: sudaticce; stretta molliccia.
Personalità: il soggetto si definisce dotato di scarsa autostima, in particolare quando si trova alla presenza di individui di genere femminile e di autorità maschili dominanti. È un passivo remissivo, insicuro, dotato di scarsa intraprendenza. Ha un’intelligenza logico-matematica che lo porta a eccellere nelle materie scientifiche e tecniche.
Criticità: difficoltà a relazionarsi agli individui del genere opposto. All’approccio lamenta mani e collo sudaticci, rossore intenso alle guance, balbuzie non presenti in condizioni relazionali normali, in particolare con persone con cui ha confidenza.
Margini di miglioramento: possibili, lavorando sull’autostima.
Mi soffermo sull’ultima riga di nota.
Quando si emoziona, soprattutto davanti a una donna per cui ha una cotta, presenta eruzioni cutanee improvvise e diffuse cui seguono episodi di prurito compulsivo.
Ripongo il foglio e digito il messaggio dal tastierino, le dita che volano letteralmente per non perdere tempo.
ROSS LOL. Buondì, devo finire un articolo per il blog di Vasty, entro mezzogiorno. Scrivimi sulla mail, per favore. Baci.
ALBI BEL. Possiamo sentirci al telefono? Ora?
ROSS LOL. Ti prego, Albi. Questo articolo è fondamentale per la mia carriera.
ALBI BEL. Anche le persone lo sono. Lo dici sempre.
“D’oh !” direbbe Homer Simpson, mentre i sensi di colpa ricadono come neve sul roveto cresciuto intorno alle mie ambizioni. Addio cinismo della donna in carriera.
Mi attacco al telefono, tenendo d’occhio l’orologio.
Albi mi risponde con voce strozzata.
Io gli do il tempo. «Abbiamo esattamente mezz’ora a partire da ora. Parla.»
«Anche meno.»
Sospiro di nuovo. «Quando dici di meno, avviene il contrario. Facciamo quaranta minuti.»
«Me ne bastano meno, questa volta, te lo giuro!». Il mio uomo si ferma, come se stesse esitando, poi sboccia: «Ieri ho conosciuto una tipa».
«E l’eritema è diventata psoriasi! Devo indicarti uno specialista?»
«No… in realtà, abbiamo bevuto una birra.»
«Una birra? Quante volte ti ho detto…»
Sbircio lo schermo. La finestrella della chat si apre, ma Albi mi distoglie dal nome.
«Aspetta, non saltare alle conclusioni. Non ho avuto effetti collaterali. Non questa volta.»
«Davvero? E lei? La conosci da tempo?»
«No, sì, cioè, sì… Insomma è successa una cosa.»
«Cosa?» chiedo confusa.
«Le ho dato un bacio.»
La saliva: per poco non mi va di traverso.
«Hai detto un bacio? Sulla guancia, intendi?»
«No. Ho dato di lingua.»
«Albi!»
Lo immagino mentre la lingua si srotola come carta, arrivando fino a terra.
«Scusami, Ross» balbetta.
«Dai, sentiti libero di esprimerti come preferisci. Con me puoi.»
«Per questo ti adoro.»
«Non adorare una donna. Potresti pentirtene.»
«Più facile pentirsi di amare.»
«Se conosci l’amore, ti penti di averlo provato. Se non lo conosci, lo vuoi provare. Avanti Savoia!»
Mi soffermo sulla finestrella della chat. La apro: è Kelly Ferrerio, la rossa caporedattrice che aspetta un mio cenno. Subito.
Io riduco di nuovo la finestrella a icona e torno all’articolo mentre riprendo il filo del discorso: «Sì, Albi. Il bacio. Eravamo a quello. Allora, perché il cuore spezzato?»
«Perché c’è stato anche altro.»
Quasi mi prende un colpo di tosse.
«Altro? Vuoi dire che siete andati fino in fondo?»
«Be’… Diciamo che siamo andati a casa mia. Mi ha fatto sedere sul letto e poi si è spogliata.»
Lo immagino con le guance incendiate e i palmi così oliati da poter diventare fornitore di McDonald’s. Cerco di immaginare la scena, mentre lui me la descrive.
«Com’era vestita?»
Miniabito nero su leggings rettilati. Scarpe tacco 15 con plateau. Lunghi capelli scuri con una frangia che accorcia l’ovale allungato. Occhi scuri come carboni ardenti, adornati dalle ciglia rivolte alle palpebre mobili, queste ultime sfumate sopra una riga di eyeliner. La silfide si sfila le scarpe e i leggings ormai fuori moda da almeno cinque anni. Il miniabito scivola via, mostrando il corpo nudo, scolpito dalla dieta.
Un corpo da favola in cui mi perdo persino io, tra curve accennate e il seno sfacciato come il pube depilato. Albi distoglie lo sguardo: non è abituato alla V esposta.
«Ti sentivi duro?», spezzo l’incanto, così.
Albi concentra il suo imbarazzo. «Insomma Ross, come sei maliziosa!»
«La malizia è negli occhi di chi guarda. Nel nostro caso, di chi ascolta.»
Lui continua, io mi sento parte del racconto. È come se fossi nella stanza, il suo piccolo tugurio di lenzuola sfatte e tappeti arrotolati, con le tapparelle solitamente abbassate nell’assenza di tende. Ad Albi piace stare nascosto, il buio gli si addice, ma non copre il corpo femminile che sta svelando le sue linee più intime.
Lo osservo ancora dal mio angolo di guardona involontaria: è un blocco unico di emozioni, sensazioni e parole estatiche. Si vivono nella visione della bellezza eburnea.
«E tu? Come ti sentivi?»
«E io… Mi sentivo come se avessi bevuto il vyper. Sai quel film.»
«Lo sciogli budella.»
«Horror in Bowery Street.»
«Trash, altro che horror! E fuori tempo massimo» commento, ripensando al trailer e all’uomo che svanisce in un water abbandonato.
Ridiamo per sciogliere la tensione, poi Albi mi racconta delle mani sulle spalle, delle labbra sulle sue. Morbide, alla ciliegia, come la lingua in cui si insinua una nota di doppio malto belga. Il bacio lo trasporta lontano, e io sento la sua voce esplodere di sogni. Albi è un sognatore. Idealizza, vede angeli con la giarrettiera e una piccola coda che spunta dall’altezza dell’osso sacro. Nel momento in cui lei lo afferra per i pantaloni e avverte il suo desiderio, la stanza inizia a girare. Lui risponde ai baci, la cerca nelle labbra profumante. E lui si perde, si annulla in un abisso senza fine… Fino a quando lei non si stacca dalla sua bocca. Delicata: il suo sorriso lo fa sentire come un allocco canterino.
«E sì, Ross, io sono un allocco. Un grande, mastodontico allocco.»
La voce si spezza come l’atmosfera, io mi scuoto dall’immagine che, per la prima volta, mi coinvolge. Anche se si tratta di Albi Bel.
«Perché dici così?»
«Monica mi guarda. Sì, si chiama Monica. Mi accarezza e poi mi dice una cosa.»
Pendo dalle sue labbra. Incredibile ma vero: Albi Bel perno di attenzione da parte di una strafiga. Roba da primati.
«E lei… Lei mi dice… Sono duecento euro. Tutto completo.»
Qualcosa si spezza e subentra la mia empatia. Buio. Poi, luce sulla rabbia che avverto gorgogliare dallo stomaco.
«Ma che razza di tizia hai trovato?»
«C’è crisi anche per loro e devono cambiare gli approcci!»
Sento le mani formicolare. Se avessi la tipa davanti le darei un assaggio dei miei palmi. E anche dei dorsi.
«Avrebbe dovuto dirtelo prima! Ma almeno le hai detto che hai una malattia della pelle contagiosa? Così, per metterle fifa.»
«Non riesco a dare risposte così pronte.»
Già… il tempismo non è il suo forte.
Sbircio l’orario: quaranta minuti non sono passati e vorrei parlargli ancora, ma mi rendo anche conto che rischio di gettare alcol su una delusione che ancora brucia.
«Forse è il caso di parlare per sfogarti.»
Albi si carica, all’improvviso: «Sai cosa? Ti lascio al tuo articolo. Ti ho fatto perdere tempo per raccontarti che una prostituta si è presa gioco di me. Come se altre donne non fossero bastate».
La sua voce mi strizza il cuore.
«Aspetta, non...»
… mettere giù.
Albi Bel è esaurito come un hotel a Ferragosto. E io mi sento improvvisamente inutile come Bridget Jones senza i suoi mutandoni. Anche se a breve consegnerò l’articolo più utile del mio repertorio. Resto immobile sul telefonino. Vorrei richiamarlo, ma capisco anche il suo bisogno improvviso di isolarsi.
Faccio per mettermi al lavoro, quando eccone un altro, al telefono. O almeno suppongo che sia un cuore spezzato. Numero sconosciuto, approccio non nuovo.
«Quando ci vediamo?»
«Chi sei?» chiedo, perplessa.
«Sono io.»
«Anche io sono io. Ma non ho questo numero in rubrica.»
«Perché mi hai cancellato?»
«Sicuro che sia io ad averti cancellato?»
«Non ho risposte alternative.»
«Ah no? Tipo: numero sconosciuto. Unknown.»
«Friendzoned?»
«No. Unknown.»
«Ma Rossy!»
Eccolo, ora ho capito chi è! E… ci mancava proprio!
«Pietro? Sei tornato indietro?»
«Sempre spiritosa.»
«Come te.»
«Non eri tu quella che… Se è noioso non va bene?»
Faccio un lungo sospiro.
«Ho detto questo, ammetto. Ma nel conto del sorprendere la donna non è incluso il ghosting.»
«Ma l’effetto sorpresa è garantita» dice, come se niente fosse.
Io mi picchio la fronte con la mano, poi la sollevo in alto.
«Ma a forza di volermi sorprendere, non mi sorprendi più.»
«Posso smentirti categoricamente» mi blocca con la sua voce da tenore.
«E come?»
«Non ti ho forse sorpresa con questa telefonata?»
Mi picchio ancora la fronte: questo qui non ce la può fare!
«Per forza, non ho visualizzato il tuo nome!»
«Anche se l’avessi visualizzato, sarebbe stata una sorpresa.»
Distendo le gambe.
«Touché. Hai vinto.»
«Cosa ho vinto?»
«La ragione, Pietro.»
«Non una cena con la mia speaker preferita?»
«No. Mettiamoci una pietra sopra» taglio corto, cercando di interrompere la chiamata.
«Non preferisci un Pietro sopra di te?»
Io mi blocco nel realizzare tutto. Dove vuole arrivare.
«E se fosse una pietra sulla faccenda?» ribatto, perentoria.
«Come sei dura!» commenta lui «Dov’è finita la Rossy che ho conosciuto?»
Scuoto la testa.
«Il punto è questo. Non sono più la Rossy che hai conosciuto, Pietro. Sul serio. In mezzo ne sono successe. Io ho esagerato. Tu hai esagerato. E abbiamo capito che non funziona. O l’ho capito solo io?»
Nella mia voce trapela l’esasperazione, ma anche la decisione. Il silenzio dall’altra parte della cornetta è eloquente, e del resto Pietro sa essere insistente o per sedurre o per logorare.
«Okay. Questa partita è tua» taglia corto.
«Anche la battaglia.»
«Armistizio?» mi chiede.
«Sì. Credo anche che salverò il numero. E ti saprò dire se la tua prossima telefonata sarà una sorpresa» dichiaro.
«Siamo in guerra, quindi.»
«Come preferisci Pietro. Vai avanti, questa volta. E non fare come Orfeo.»
«Ormeo?»
«Orfeo. La storia di Euridice, il mito. Orfeo non deve voltarsi indietro o non potrà più riavere la sua Euridice. E ora scusa ma torno al mio coffee break a tempo indeterminato.»
«Full time?».
«Sì, nella mia vita non esiste il part-time.»
«Nemmeno l’amore. Ma io potrei farti cambiare idea.»
Alzo gli occhi al soffitto.
«Pietro, fammi un favore. Non tornare indietro. Almeno, non con me.»
Appoggio lo smartphone. Riprendo in mano il cellulare mentre sbircio il profilo del secondo cuore spezzato.
Cuore spezzato (che spezza gli altri) 002: Pietro torna indietro
Pietro Prestini AKA Pietro Torna Indietro.
Nato a San Giovanni in Persiceto (BO) il 12 Febbraio 1977.
Titolo di Studio: Non dichiarato.
Professione: Non dichiarata.
Note fisiche
Altezza:1,80.
Peso: 75 kg.
Descrizione: Mascella squadrata, labbra carnose con labbro superiore arricciato. Naso regolare, occhi verdi, sopracciglia perfette, ad arco. Capelli castani.
Corporatura: palestrata.
Note posturali: testa alta, spalle dritte, pancia in dentro.
Modalità di deambulazione: rapida, con ampie falcate.
Espressione: spavalda.
Mani: asciutte, stretta solida e decisa.
Personalità: imprevedibile, inaffidabile, oscillante, narcisistica, egocentrica, accentratrice. Estroverso, individualista, ha l’attitudine del self-made man in tutti gli ambiti della vita. Adatto ad attività libero-professionali. Seduttore dopo una pesante delusione amorosa, conosce il mondo femminile, ama collezionare cuori che infrange regolarmente. Tende alla promiscuità e all’infedeltà, aspetti questi che lo rendono inadatto alla vita di coppia stabile.
Criticità/Difetti: seduce la donna che abbandona regolarmente, sparendo nel nulla. Ignote le ragioni che lo spingono a tornare a distanza di settimane o mesi.
Margini di miglioramento: nessuno, almeno finché non si sarà deciso ad andare avanti invece di tornare indietro.
Sbircio l’orologio e mi prende un accidente. Mancano venti minuti alla consegna. Faccio per prendere il cellulare, vorrei silenziarlo, ma il bling della chat mi riporta a Kelly.
Aspetto il tuo articolo tra 19 minuti e 20 secondi. La prossima volta, rispondimi.
L’occhio di Sauron che mi osserva da lontano mentre il riff di chitarra di You Shook all Night Long echeggia come una minaccia.
Il telefono squilla ancora.
Non rispondere. Scrivi, Ross. I cuori spezzati possono attendere, Sauron no.
Riprendo in mano il taccuino degli unicorni e medito il titolo.
“Un tè con la Regina della Trap!”
Banale!
Mi arrovello ancora, poi idea: Madame LaSage, la Queen del trash-bottom-trap si sbottona (di nuovo).
Un minuto: la pupilla di Sauron è un piattino in crisi di astinenza.
Apro la mail, metto l’allegato, invio.
Il mondo si ferma in questo momento: la sentenza di Sauron è inappellabile. Mi soffermo sulle schede dei cuori spezzati. Mi sbronzo d’acqua e di pensieri, fino a quando non sento il campanello suonare.
Mi alzo di malavoglia e con l’agitazione che mi corre nelle vene. Sauron non risponde ancora e io devo essere pronta alla comanda per le correzioni di rito.
Driiiinnn.
Suono prolungato: la disperazione. Mi precipito alla porta, ho il cuore a mille e la sensazione di un nodo che si è stretto alla gola per soffocarmi.
Apro: è il signor Dotti, il mio dirimpettaio con la camicia stirata alla perfezione e i modi da manichino educato che sembra ignorare tutto e invece tutto vede. Tiene in mano una busta da lettera.
«Mi scusi, ma è caduta dalla sua cassetta. L’ho trovata mentre stavo entrando.»
«Grazie.»
Sento il telefonino squillare: lo stomaco fa una capriola sotto la spinta dell’ansia. Devo andare.
«Buona giornata!»
«A lei signorina. Quando vuole, ho il caffè napoletano per lei. Solo per lei» chiude con un sibilo alla Gollum.
Chiudo la porta sugli occhi che mi squadrano e sulla bocca che sembra sul punto di rilasciare un discorso, quindi corro verso il telefono.
Un brivido mi attraversa, mentre rispondo.
«Si può sapere dove ti eri cacciata?»
Noto la finestrella che balugina.
Balbetto: «Perdono, ma il mio vicino aveva suonato.»
Mi interrompe: «Il tuo vicino è arrivato con una busta… Certo, certo… Caduta dalla cassetta.»
Mi prende un colpo: l’occhio che tutto vede è una conferma!
«Dunque, ho letto l’intervista. E devo dire che non è male.»
L’ansia mi sale al cervello confondendomi i pensieri. Odio quando la gente crea la suspense. Odio… Anche se non odio… Non mi piace la suspense… Insomma, forse mi sono spiegata.
«Anzi, no, è una bomba!»
Booom. Qualcosa mi scoppia dentro, la busta mi scivola dalle dita, ma me ne accorgo appena. Una sensazione che non mi so spiegare.
Kelly continua: «Altro che Madonna! Madame LaSage spacca tutti. Sei grande, Ross. Ora però ti aspetto al varco con l’articolo sui Marquez.»
«Sarà fatto.»
«E ricorda che la prossima settimana ci sarà la riunione di redazione.»
«Segnata.»
«Sei quasi perfetta, tesoro. Ti mancherebbe soltanto una cosa.»
«Cosa?»
«Un Toy Boy.» Si ferma un attimo, forse percependo la mia perplessità, quindi stempera l’atmosfera ridacchiando: «Dai, scherzavo!».
Ridiamo, anche se mi accorgo che la mia risata è forzata, mentre il pensiero del Toy Boy si accende in testa per un attimo, per poi spegnersi come una stella cadente a San Lorenzo.
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