Scritto il 21/07/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~10 min · 2037 parole

Thomas

 

Il viso di Laura è a pochi centimetri dal mio, i suoi occhi marroni sono dolci e gentili, non mi lasciano un istante. Non hanno mai perso quella sfumatura di dolcezza da quando le ho riversato addosso tutta la verità. Sono più che certo che un'altra persona al suo posto sarebbe fuggita a gambe levate, lei no. Laura non solo è rimasta, ma vuole realmente starmi vicino.

Posso davvero condividere con lei questo tormento che ultimamente è diventata la mia vita? Ho tentato di fare la cosa giusta, mi sono sforzato di tenerla lontana da me proprio per evitare che succedesse questo. Non mi sento in diritto di addossarle un peso così grande, ma le parole di Laura mi hanno di nuovo mandato in confusione. La sua dolcezza, la sua ferma presenza senza chiedere nulla in cambio mettono in seria difficoltà il mio giudizio sull'essere umano.

«Sai cos'ho pensato la prima volta che ti ho visto?» mormoro carezzandole una guancia. «Che io e John avevamo incontrato un angelo e forse non avevo tutti i torti».

«Questo vuol dire che valuterai la possibilità di farti aiutare?» chiede Laura con gli occhi che le brillano di gioia. È ancora più bella adesso, con quell'espressione gioiosa che sembra avvolgerla in una bolla di pace e armonia. Possibile che davvero un angelo sia arrivato da me?

«Vuol dire che sono abbastanza stanco di lottare» rispondo dopo un attimo e l'istante dopo catturo le sue labbra con le mie.

La prima volta che ci siamo baciati avevo i valori alterati e dolori ovunque, ma ricordo benissimo la sensazione che ho provato a sfiorare queste labbra. Quando il giorno dopo mi sono svegliato, ho davvero pensato fosse un sogno ma ogni dubbio viene spazzato via, quando le labbra calde e soffici di Laura toccano le mie.

Non sono mai stato un santo, la notorietà che mi ha regalato la musica ha fatto sì che attirassi molte ragazze come api al miele. Volti senza nome, nessuno di importante, neppure uno capace di toccarmi il cuore.

E ora eccomi qui, mentre bacio Laura e mi sembra di sfiorare un oggetto di un valore inestimabile. Bacio Laura e tutto mi sembra giusto, esattamente come deve essere. Bacio Laura e per quanto assurdo, mi sembra che adesso possa finalmente andare tutto bene.

«Adesso non ti addormenterai di nuovo vero?» chiede Laura quando le do la possibilità di parlare. Ricambio il suo sorriso e poi sfioro quelle labbra arrossate per i miei baci.

«Per sicurezza potremmo ricominciare cosa ne pensi?».

Gli occhi marroni di Laura brillano di una luce nuova, si avvicina ancora di più a me e sono certo che i baci sarebbero diventati un numero indefinito se la porta non si fosse aperta in quel momento.

«Papà c'è al telefono un signore che ti cerca» comunica John. Il suo sguardo passa da me e Laura e poi ci regala un gran sorriso. «Avete fatto pace? Bene, era ora. Ma perché Laura è a terra?»

«Vado a vedere chi è al telefono» rispondo alzandomi e offrendo la mano a Laura che la prende con un sorriso imbarazzato. «Perché intanto non accendi la playstation? Credo che sia arrivato il momento di mostrare a Laura il nostro gioco preferito».

«Sìi!» esulta contento John. Afferra la mano di Laura che è costretta a lasciare la mia senza preavviso, la sento ridere divertita mentre John la trascina via e per la prima volta in questa giornata, mi sembra che tutto finalmente funzioni come deve.

 

 

Laura

Anche se è un giorno della settimana, il lido è pieno di persone. Agosto porta sempre molti turisti a Maiori e quando si aggiungono i pendolari oltre agli abitanti del posto, è sempre difficile trovare spazio. Di norma non amo molto le spiagge affollate e a quest'ora preferisco godermi la tranquillità di una bella lettura, ma John mi ha estorto questa promessa e quindi è impossibile per me ritirarmi.

Sulla spiaggia del lido la Bussola oltrepasso le docce e lascio passare un paio di bambini che giocano a rincorrersi. Non è difficile trovarli perché John è stato molto preciso ieri, terzo ombrellone seconda fila.

È una bellissima giornata non troppo calda e il mare è splendido come sempre, ci sono molte persone in acqua ma anche sulla spiaggia occupate a prendere il sole. Scorgo la chioma bionda di John intento a costruire dei castelli di sabbia insieme ad altri bambini e sorrido mentre mi avvicino sempre di più. Anche John si accorge della mia presenza e agita subito la mano sporca di sabbia.

«Laura, sei arrivata finalmente! Guarda, stiamo costruendo una fortezza ti piace?».

«È davvero enorme complimenti»

«Papà ha detto che ci aiuta a costruire un canale per il laghetto sotto il castello, ma è ancora al telefono» spiega John corrucciato. Seguo il suo sguardo e vedo Thomas poco distante che sta parlando al cellulare. Sono abbastanza vicina da capire che non sta parlando italiano e vorrei tanto comprendere più l'inglese per capire cosa dice.

«Chi è?» domando a bassa voce. So che è sbagliato chiedere a un bambino, non dovrei confabulare alle spalle di Thomas ma mi sento pervadere dalla stessa angoscia di ieri sera e comincio a temere il peggio. Dopo quei baci mozzafiato che ci siamo scambiati nello studio di suo padre, non abbiamo avuto modo di parlare. Su insistenza di Rita ho cenato da loro, mi sono divertita molto a giocare insieme a loro anche se ho perso quasi subito. Se ancora avevo dubbi sul legame padre e figlio, mi è bastato passare una serata con loro per rendermi conto che sono davvero uniti. È assurdo pensare che debbano essere separati.

Dopo che John è andato a letto, Thomas mi ha riaccompagnata a casa ed ero sicurissima che avremmo ripreso il discorso, peccato che abbia ricevuto una nuova telefonata e il suo umore sia cambiato.

Non mi ha detto chi era al telefono, è stato soltanto silenzioso per tutto il tragitto e quando sono arrivata a casa dei nonni, mi ha salutato con un leggero bacio sulla guancia.

Che sia pentito di quei baci? E se al telefono è una donna che ha lasciato in America? Posso facilmente immaginare un uomo come Thomas con più donne che gli fanno il filo, nel paese dove è diventato famoso avrà schiere di fan ovunque e se io fossi soltanto un misero rimpiazzo?

«Non lo so» risponde John alzando le spalle. «Però è al telefono da un sacco di tempo, puoi andare a dirgli di sbrigarsi please?»

Ho notato che John lo fa spesso, usare termini inglesi in una frase e penso che sia molto bello per un bambino della sua età conoscere già perfettamente due lingue. Se voglio stare al suo passo, devo assolutamente studiare inglese quanto prima altrimenti... Blocco subito i miei pensieri perché sto decisamente correndo troppo. Chi mi dice che dopo oggi ci sarà un futuro? Quello che c'è tra me e Thomas è ancora così traballante e poi c'è da calcolare la sua malattia, la sua salute viene prima di tutto, meglio pensare una cosa per volta.

Poggio la mia borsa sul lettino e mi avvicino a Thomas che quando mi vede mi rivolge un breve sorriso. Ha una maglietta bianca che valorizza la sua abbronzatura, mentre lo guardo con la pelle scottata dal sole e quel fisico che farebbe invidia a qualsiasi modello non mi sembra affatto malato, anzi pare proprio in perfetta forma.

« See you soon*» dice Thomas chiudendo la telefonata. Fa scivolare il telefono in tasca e il suo sorriso si allarga. «Ciao, sono felice che sei venuta. John non ha fatto altro che chiedermi tutto il tempo quando saresti arrivata».

«Mi sono svegliata tardi stamattina» confesso un po’ a disagio. Non aggiungo che ho passato la notte in bianco a cercare notizie sulla sua malattia su Internet, non gli spiego che preoccupata per i miei sentimenti che stanno crescendo e la sua malattia non sono riuscita a chiudere occhio fino alle cinque di stamattina. È stata la nonna a svegliarmi quando ha visto che non mi alzavo al solito orario, così ho fatto una doccia veloce e mi sono infilata il costume arrivando quasi di corsa. Forse se non fosse stato per la promessa fatta a John, ora non sarei qui.

«Evidentemente avevi bisogno di risposo» risponde Thomas guardandomi a lungo. «Stai bene?»

«Papà!» chiama a voce alta John e lui emette un lungo sospiro.

«Vado ad aiutarlo con la costruzione del canale altrimenti non avrò pace, tu tuffati pure, se vuoi» si raccomanda prima di correre da suo figlio che emette un grido di gioia quando lo vede.

*A presto

 

 

Thomas

Laura è strana. Anche se non la conosco bene, ho imparato ad apprezzare la sua spontaneità e adesso mi sembra che ogni suo gesto sia forzato. Con John è quella di sempre, ma quando lui non la vede mi accorgo di come si sforzi di sorridere e cerchi di essere allegra.

Il senso di colpa per averle riversato addosso i miei problemi ritorna alla carica, ma lo caccio via con insistenza perché ieri sera ho dormito come non mi succedeva da tempo. Mi sono sentito sollevato e in pace sapendo di avere un angelo al mio fianco, nemmeno quella stupida telefonata è riuscita a farmi cambiare opinione anche se Alan sta diventando davvero insistente per i miei gusti. La prossima volta che chiama, lo mando al diavolo senza problemi e vediamo se la smette di comportarsi da stalker.

«Posso andare a giocare con Luigi?» chiede a un certo punto John quando vediamo arrivare il suo nuovo amico con i genitori.

«Ricordi le regole?»

«Non mi allontano e sto attento» risponde John indicandomi due dita, poi a un mio cenno d'assenso corre subito dal suo amico. Ammetto di essere felice di questa distrazione, perché per quanto ami stare in sua compagnia John risucchia ogni mia energia e il mio corpo comincia a dare segni di cedimento.

Mi siedo accanto a Laura sul lettino, non si è ancora spogliata. Indossa il copricostume colorato che le dona moltissimo perché quei colori arcobaleno rispecchiano il suo umore gioioso e ricco di allegria. Peccato che oggi stonino un po’ anche se non so il perché.

«Tutto bene?»

Laura sussulta come se non si fosse accorta della mia presenza persa com'era nei suoi pensieri, poi annuisce distrattamente.

«Sei molto silenziosa oggi, c'è qualcosa che non va?».

«Tu come ti senti?» chiede invece Laura. Stavolta mi guarda con attenzione come cercando di scorgere qualche segno di cedimento sul mio viso, ma oggi non ne troverà.

«Sto benissimo come vedi, affaticato perché John è un tornado ma sto bene».

«Com'è possibile che...»

«Ci sono giorni sì e giorni no, le medicine aiutano tanto nei giorni sì. Non sarei andato al mare rischiando con John se fosse stata una giornata no».

Annuisce di nuovo e poi mi guarda come se temesse di farmi altre domande, capisco che muore dalla voglia di chiedermi qualcosa eppure esita così afferro la sua mano e la carezzo lentamente.

«So di averti messa in una posizione scomoda, quindi chiedimi quello che vuoi senza problemi. Ieri non abbiamo avuto più tempo di parlarne, ma capisco che ci sono cose che ancora vuoi sapere».

Laura apre la bocca per parlare, ma il trillo del mio telefono la interrompe. Prendo il telefono e quando scorgo un messaggio di Alan, lo rimetto in tasca senza leggerlo. Laura però continua a fissare la mia tasca prima di guardarmi.

«Se devi rispondere fa pure»

«Non è niente d'importante»

«Davvero?» chiede Laura poco sicura. «Come ieri sera? Perché mi sembra che fosse alquanto importante dal momento che ha cambiato il tuo umore e anche prima eri al telefono, era sempre qualcosa di poco rilevante?».

«Esatto. Lascia perdere il telefono» minimizzo. Ignoro il trillo di un nuovo messaggio e guardo i suoi occhi marroni riempirsi di esitazione. «Laura ignora questo stupido aggeggio e dimmi cosa c'è che non va».

«E se volessi parlare proprio di quel cellulare?» mi chiede lei guardandomi in tono di sfida. «Se volessi cominciare da lì? Perché forse credi che per me sia un gioco, ma non è così».

«Non ho mai pensato che lo fosse e non capisco sinceramente a cosa ti stai riferendo».

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