Scritto il 03/09/2026
da SUSY TOMASIELLO


⏱ ~14 min · 2822 parole

Thomas

 

«Ho rimediato l'acqua come mi avevi chiesto»

«Grazie Alan» rispondo accettando la bottiglietta d'acqua che mi porge. Ne bevo un lungo sorso prima di guardarmi intorno.

«Laggiù c'è un posto dove sedersi»

Annuisco e lo seguo lasciandomi cadere pesantemente sulla poltrona. Mi porto la bottiglia fredda sulla fronte sperando che mi dia un po’ di sollievo.

«Non ti ripeterò che è stata un'incoscienza venire qui, ma adesso che l'hai fatto dovresti tornare a casa e riposare»

«Ancora qualche minuto, ho bisogno di riprendere fiato»

«You are the most stubborn person I have ever known*» sbotta Alan

«Thanks, my friend*»

Alan sbuffa contrariato. Se non avessi dolori ovunque, lo prenderei in giro per la posa da bambino capriccioso che sta assumendo in questo momento.

«Cosa ne pensi di questo posto?»

«Credo che manchi un po’ di musica» risponde Alan guardandomi. «Strano che proprio la tua donna non ci abbia pensato»

«Già» rispondo con un sorriso. Se Alan pensa che la cosa m'infastidisca si sbaglia, invece trovo bellissimo che Laura non stia con me per quel che un tempo rappresentavo, per la fama, i soldi, lei è insieme a me perché vede altro e io non potevo chiedere di meglio.

«Se davvero non vuoi che scopra come stai, dovremmo andarcene subito. Mi meraviglia come non se ne sia accorta subito, hai per caso messo del trucco per mascherare il tuo pallore?»

«Stai migliorando amico mio, riesci a fare battute anche da solo. Sono sorpreso»

«Ci sono tante cose che non sai ancora, per esempio sono capace di trascinarti di peso da quella poltrona se necessario» mi guarda male Alan. «Hai bisogno di riposo se non di un medico immediato e stai perdendo tempo qui dentro, hai idea di quanto sia pericoloso?»

«Avevo promesso che sarei venuto» rispondo stancamente. «E poi volevo vedere con i miei occhi la sua felicità, è davvero contenta e io con lei»

«Andiamo via quindi?»

Annuisco e cerco di alzarmi, ma le gambe non vogliono assecondare i miei comandi. Ci provo di nuovo, ma senza successo così Alan mi aiuta. Mi appoggio a lui sentendomi invadere da un capogiro così violento che devo chiudere gli occhi per non vomitare.

«Thomas» mi chiama preoccupato Alan. «Thomas»

Vorrei rispondergli, dirgli di non urlare perché la testa mi scoppia, ma non ci riesco. Le parole non escono dalla bocca e all'improvviso diventa impossibile anche solo pensare, di colpo tutto è troppo faticoso e con sollievo lascio che il buio mi avvolga.

*Sei la persona più testarda che abbia mai conosciuto.

*Grazie amico mio.

 

 

Laura

Non so esattamente cosa mi abbia spinta in quel momento a girarmi verso le poltrone. Un istinto o semplicemente una premonizione, quando lo faccio, riesco a vedere distintamente Thomas barcollare e poi perdere l'equilibrio crollando addosso al povero Alan che cerca di reggere il suo peso. Un senso di oppressione mi artiglia lo stomaco, lascio l'uomo col quale stavo parlando senza nemmeno scusarmi e corro a passo svelto verso di lui mentre la paura diventa terrore e il mio sogno torna nella mente più nitido di prima.

«Thomas!» esclamo in preda al panico più totale. Alan l'ha adagiato a terra ed è al telefono, non so chi stia chiamando perché parla un inglese troppo veloce per la mia mente poco allenata. Carezzo i suoi capelli e aspetto che apra gli occhi, che mi prenda in giro come suo solito e che mi parli ma non succede niente. Il suo respiro è lento, sembra stia dormendo ma non è così. Mi accorgo di piangere solo quando le lacrime mi bagnano la mano, ho un nodo alla gola così stretto che quasi non riesco a parlare. Qualcuno fa domande, sento parlare dietro di me, ma non registro nemmeno una parola, lascio che altri rispondano al posto mio. Forse la nonna o Aria, non lo so. In questo momento il terrore che mi avvolge è così forte che non riesco a fare altro se non cullarlo tra le mie braccia.

Poi tra la nebbia confusa che adesso è il cervello, sento nitidamente la voce di un bambino tra la calca.

«Papà!»

Mi giro verso quella voce familiare e so che devo alzarmi, lo faccio per Thomas perché lui vorrebbe così. Accolgo John tra le braccia quando lui sta per lanciarsi verso suo padre. Il suo viso è spaventato da quello che vede e non riesce a spiegarsi che succede. I suoi occhi blu, che sono lo specchio di quelli del padre, si riempiono di lacrime.

«Laura, cosa succede al mio papà?»

«Starà meglio prestissimo perché lui non ci lascerebbe mai senza combattere, si sveglierà presto e ci prenderà in giro perché ci siamo preoccupati per lui»

John sorride tra le lacrime, lascio che si sfoghi e lo stringo forte. Poi vedo dei paramedici arrivare e seguire le indicazioni di Alan. Impedisco a John di guardare il corpo di suo padre trasportato su una barella, anche se vorrei correre da Thomas non mi muovo perché suo figlio ha bisogno di me e non posso lasciarlo, non adesso.

L'odore di disinfettante è ovunque. Forse è questo che spinge le persone a non voler mai mettere piede in un ospedale, come si fa a dormire in un posto dove quest'aroma è dappertutto? E poi il colore bianco, mi piace ma non così forte, accecante tanto da far male agli occhi. Dovrebbe essere abbinato a qualcosa di meno potente e invece dovunque posi lo sguardo c'è solo bianco, persino la scomoda sedia dove sono seduta da ore, mi strofino gli occhi arrossati. Sono stanca fisicamente, ma in realtà mentalmente sono attiva come una trottola che non smette mai di girare. Continuo a vedere e rivedere Thomas che perde conoscenza senza riuscire a smettere, la ricorrenza di questa scena è una costante che non vuole abbandonarmi.

«Qualcosa da bere?» chiede Alan con quel suo accento strano. Indica i due bicchierini di plastica che ha in mano, ma io scuoto la testa. Ho lo stomaco così chiuso che rischierei di vomitare qualsiasi cosa ingerissi.

«Non ti fa bene stare a digiuno» mi rimprovera. «Se stai male, anche tu sarai ricoverata con lui»

Non rispondo perché non m'interessa. In questo momento la mia salute non è importante, conta solo la sua e questo silenzio mi sta uccidendo.

Ho lasciato il negozio in mano ad Aria e mi sono occupata di portare John a casa. Rita era distrutta dal dolore, posso solo immaginare cosa abbia provato perché lei l'ha già vissuto con suo marito e adesso vedere suo figlio inerme deve averla fatta crollare perché non era mentalmente lucida. Mi sono occupata di John tranquillizzandolo come meglio potevo, non sono scesa nei particolari ma ho dovuto accennare che suo padre era malato. Thomas non sarà contento, ma mentirgli non mi sembrava corretto.

È stato Alan a prendere in mano la situazione quando ha capito che Rita non era in sé. Lui si è occupato del trasferimento di Thomas in ospedale e io ho pensato a Rita e John avvisando i nonni che non sarei tornata a casa a dormire. A Rita ho dato un sonnifero mentre io mi sono stesa accanto a John che, benché le mie rassicurazioni, era ancora agitato. Ho dormito pochissimo, guardando costantemente il telefono in attesa di notizie di Alan e stamattina la prima cosa che ho fatto, dopo aver affidato John alle cure di Rita che sembrava finalmente tornata quella di sempre sono venuta qui.

Ho ancora il mio vestito di ieri, non sono passata nemmeno per casa per cambiarmi perché mi sembrava un'inutile perdita di tempo. Voglio vedere Thomas e quest'attesa sta seriamente logorando i miei nervi.

«So che ti ha detto che operarsi a fine mese non avrebbe cambiato le cose» dice Alan dopo un attimo di silenzio. Sta sorseggiando la sua bibita con lentezza mentre lo guardo attenta. «Invece non era così, più tempo passa più quel tumore cresce e attacca altre cellule. È per questo che stava peggiorando, ha lasciato che passasse troppo tempo perché è davvero stubborn*»

Lo guardo corrugando la fronte e Alan si sforza di trovare la parola giusta.

«Testardo, ostinato, lui è davvero... stubborn»

Annuisco perché ha ragione, è proprio così.

«Avrei dovuto capirlo» mormoro più a me stessa. «Mi sento così stupida perché ero talmente concentrata sulla mia stupida libreria e non mi sono accorta che lui stava male. Sarei dovuta essere più attenta, spingerlo a curarsi perché la sua salute era più importante di un negozio, è colpa mia»

«Don't cry*» mi porge un fazzoletto Alan. Lo accetto asciugandomi gli occhi che non mi ero nemmeno accorta fossero bagnati. «Non è colpa tua, lui voleva solo la tua felicità perciò ha agito così. Non l'ho mai visto così sai? Ti ama»

Vengo scossa da un singhiozzo che non riesco a frenare, perché quella consapevolezza mi fa sentire ancora più in colpa. Non avrebbe dovuto mettere me davanti alla sua salute, non mi importa niente del mio negozio se lui non sta bene. Non m'interessa se lui non è con me.

* testardo

* Non piangere.


* * *

Alan mi lascia sfogare senza dir nulla, mi porge un intero pacco di fazzoletti e mi offre la sua silenziosa presenza che in questo momento vale tantissimo. Quando mi sono finalmente calmata, accetto la sua bibita gassata e gli sorrido con un cenno di ringraziamento. Ho appena preso un sorso quando sento dei passi avanzare in quel corridoio. Poso la bibita sulla sedia e mi alzo di scatto insieme ad Alan sperando di vedere un medico che finalmente ci dica qualcosa. Non arriva però nessun dottore, ci sono invece quattro persone che avanzano verso di noi.

Mi pulisco velocemente il viso anche se so che gli occhi arrossati saranno visibili lo stesso e faccio un sorriso tirato a Rita che mi avvolge in un confortante abbraccio.

«Non ti ho ancora ringraziato per quello che hai fatto ieri sera, mio figlio ha ragione sei davvero un angelo»

Non rispondo perché temo di scoppiare a piangere di nuovo e ricambio quell'abbraccio perché è come se una parte di Thomas mi stringesse forte. Quando Rita mi lascia andare, scorgo il visetto triste di John stretto alla vita di una donna che non ho mai visto ma che riconosco all'istante.

È più alta della media, vestita in maniera impeccabile, magra e con un viso perfetto che sono sicura faccia girare molti sguardi al suo passaggio. Immaginarla insieme a Thomas non è difficile, ho vietato a me stessa di cercare foto di loro due, ma sono sicura che hanno fatto impazzire molti fan perché insieme sono bellissimi.

«Tu devi essere Laura» mi dice guardandomi. Il suo sguardo è incuriosito mentre mi fissa con interesse e un forte senso d'inferiorità mi pervade perché lei è perfetta e io sono un disastro. Scaccio subito quel pensiero poco opportuno al momento e stringo la mano che mi offre.

«E tu sei Ashley»

«John mi ha parlato molto di te» risponde Ashley carezzando la testa bionda di suo figlio che mi rivolge un sorriso appena accennato. La sua pronuncia è come quella di Alan, più marcata come se masticasse molto poco l'italiano. Sta per aggiungere qualcos' altro, ma l'arrivo del medico la interrompe.

«Parenti di Thomas Hormet?» chiede il medico.

«Sì» risponde Rita stringendomi una mano. Sono sollevata che m'includa come parte della famiglia, non so se avrei resistito ad essere mandata via quando possono finalmente dirci come sta.

«La situazione non è delle migliori. Ho preso contatti con il dottor Flaving come stabilito col signor Grayson, tra poco il paziente verrà prelevato e trasferito in un'altra struttura per essere operato»

«È cosciente?» chiede Alan dando voce ai miei stessi pensieri.

«Adesso sì. È sotto l'effetto della morfina e nonostante la situazione precaria in cui si trova, sta lottando molto. È giovane e forte con tanta voglia di vivere, non si arrenderà presto»

Gli occhi di Rita diventano lucidi insieme ai miei, ma sono io quella che domando.

«Possiamo vederlo?»

«Ha chiesto di vedere suo figlio» spiega il medico guardando John. «Puoi entrare da solo se vuoi, ma non devi stancarlo troppo. Tuo padre è molto debole al momento»

«Vuoi che venga con te amore?» chiede Ashley, ma John scuote la testa.

«No, vado da solo.» Ashley lo bacia sulla testa e lo guarda allontanarsi insieme al medico con una posa sicura e tranquilla che mi ricorda tanto suo padre. Quando la porta si richiude alle loro spalle, Ashley mi guarda.

«Ti dispiace se parliamo un momento?»

Prima di allontanarmi in disparte con Ashley, mi presenta il suo compagno Bud che sfortunatamente per me non conosce nemmeno una parola in italiano a parte "ciao". Ha un sorriso aperto che ricambio come posso.

«Ti ringrazio per essere stata accanto a mio figlio, mi ha detto che hai dormito con lui. Era davvero terrorizzato»

«È stato un duro colpo per lui»

«Thomas avrebbe dovuto prepararlo» sbotta Ashley. La sua espressione diventa arrabbiata e si trasforma. «È un bambino e stravede per suo padre, adesso è spaventato a morte e io non ero nemmeno con lui quando è successo»

«Voleva solo evitare che suo figlio provasse la stessa sofferenza che ha dovuto sopportare lui con la malattia di suo padre»

Ashley si gira a guardarmi con più attenzione.

«Non parla mai di queste cose.» Il suo tono non è di accusa, solo sorpresa. «Deve fidarsi molto di te per averlo fatto e poi mio figlio ti adora»

«Il sentimento è reciproco. John è un bambino dolcissimo»

Il suo viso diventa affettuoso, ricco di quell'amore che ogni mamma dovrebbe avere nello sguardo tutte le volte che si parla del proprio bambino. Thomas ha sempre parlato bene di lei come madre e adesso capisco perché, basta poco per rendersi conto che ama profondamente suo figlio e vorrebbe proteggerlo da ogni cosa.

«Vorrei che non dovesse sopportare tutto questo» commenta alla fine con un sospiro angosciato. «Sono felice che non era da solo quando è successo, grazie davvero»

Scuoto la testa, perché non voglio nessun ringraziamento. Stare stretta al corpicino di John mi ha fatto pesare meno l'assenza di suo padre e sono riuscita a tenere a bada meglio l'ansia.

«Grazie» ripete Ashley afferrando la mia mano. «Perché senza di te non si sarebbe mai operato, Alan mi ha detto che sei stato tu a convincerlo e te ne sono grata. Mio figlio ha bisogno di suo padre e quello stupido stava per...»

I suoi occhi diventano lucidi, ma ricaccia indietro le lacrime e mi sorride per la prima volta.

«Voglio molto bene a Thomas. Non sono stata una brava moglie per lui, ma ci tengo tanto. Resterà per sempre una persona importante perché è il padre di mio figlio, voglio che veda John crescere perciò ti ringrazio dal più profondo del mio cuore»

Sono impreparata alle parole ricche di affetto con cui Ashley mi avvolge. Senza che possa fare altro, mi circonda in un abbraccio cui reagisco dopo un secondo di ritardo.

Non so per quanto tempo restiamo abbracciate, ma mi rendo conto che questo contatto riavvicinato fa bene a entrambe.

Ci separiamo nello stesso momento quando sentiamo la porta aprirsi. John ha gli occhi lucidi, ma cammina eretto e fiero mentre ci raggiunge.

«Is all right, honey?»*

John annuisce.

«Dad doesn't want me to cry»* mormora tirando su col naso. Poi mi guarda. «Starà presto bene vero?»

«La speranza non ha certezze nel bene e nel male, ma io non ci rinuncio» dichiaro fiera. «Starà bene»

John annuisce e poi mi abbraccia. Con la coda dell'occhio osservo Rita entrare nella stanza di suo figlio e stringo John.

«Sei stato molto coraggioso sai? Sono sicura sia molto fiero di te»

«È quello che mi ha detto lui» risponde John e per la prima volta dopo ieri, sorride. Poi si separa da me per guardare sua madre. «Ha detto che dovrà essere operato a Boston, andiamo anche noi vero?»

«Sure, my love»* sorride Ashley. Bacia suo figlio tra i capelli e gli dice qualcos'altro in inglese che non capisco. Rita è già uscita dalla stanza, cerca di asciugarsi le lacrime che le rigano il volto, ma è evidente che ha pianto molto ed è uscita di fretta per non far vedere a Thomas quanto sia soffrendo.

«Come in*» dice Ashley indicando la porta. «Sarà felice di vederti. John e io andiamo a prenderci qualcosa da mangiare»

Annuisco e la ringrazio con un debole sorriso. Non so cosa mi aspettavo dal nostro primo incontro, ma devo ammettere che Ashley è una brava persona e se le circostanze non fossero queste, mi sarebbe piaciuto scambiare ancora qualche parola con lei.

Alan sta consolando Rita portandola forse a prendere una boccata d'aria e io capisco che se non entro adesso, lui andrà via come stabilito e non potrò parlargli. Devo muovermi perciò mi armo di coraggio e raggiungo la porta. Soltanto dopo un lungo respiro, mi decido ad entrare.

*Va tutto bene, tesoro?

*Papà non vuole che pianga.

*Certo amore.

*Entra.

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