4_Guida Astronomica per Innamorati: M45, le Pleiadi

Nora June Peebles


Galline della dea dell’amore, mogli che amano le cipolle e test della vista: cosa c’è di più romantico?

Bentornati a Seconda Stella a Destra. Sono Nora June Peebles: fisica teorica, autrice, caffè-dipendente e romantica senza speranza e sono host del podcast CosmoLogica - Storie di Scienza, che trovate anche su RomanceApp.

Nello scorso articolo di Seconda Stella a Destra, abbiamo fatto un giro del mondo mitologico parlando delle bellissime Pleiadi. Ora veniamo al cielo stellato.

Il nome scientifico di questo ammasso aperto di stelle è M45 o Messier 45, dal nome dell’astronomo francese del Settecento Charles Messier, che, in cerca di comete, identificò 110 oggetti che non erano comete e, per tale ragione, lo infastidivano. Li catalogò in una lista che diventò poi uno dei cataloghi stellari più famosi, tanto che alcuni di quegli oggetti sono ancora oggi noti con il nome che lui assegnò loro. Un esempio fra tutti sono le Pleiadi, il quarantacinquesimo oggetto elencato nel suo catalogo, o la galassia di Andromeda di cui abbiamo parlato nel secondo articolo di Seconda Stella a Destra, che è registrata con il nome di M31.

Inizio con il dirvi quando e come trovare le Pleiadi nel cielo. Nel nostro emisfero, sono visibili soprattutto d'inverno, diciamo a partire da Ottobre. Le trovate nella costellazione del Toro guardando verso est. Se sapete trovare Orione, potete individuarle facilmente guardando in alto nella direzione della stella Bellatrix, la “spalla” di Orione.

Prima ho accennato al fatto che se ne vedano sei o sette, offuscate da un velo... bene, le Pleiadi in realtà sono più di mille e il velo è una nuvola di polveri che stanno attraversando e riflette la luce! Tra loro ci sono molte stelle calde, blu e luminose, abbastanza giovani. Se le osservate, potete vedere proprio una luce azzurrina provenire dall'ammasso. Una buona parte, quasi un quarto, è composta da nane brune. Sapete cosa sono? Sono embrioni di stelle nate troppo piccole perché si potessero innescare i meccanismi di fusione nucleare dell'idrogeno che portano le stelle ad “accendersi”. Per “giovani”, intendo che si sono formate negli ultimi 100 milioni di anni. La cosa interessante è che si sono formate tutte insieme, dando così origine a un ammasso aperto (questo il termine tecnico) tenuto insieme dalla forza di gravità.



La storia osservativa delle Pleiadi è lunghissima. Ce ne sono tracce già nel periodo preistorico. Per esempio, c'è un anello di puntini dipinti sulla roccia delle grotte di Lascaux nel sud della Francia che viene associato alle Pleiadi. Nel 1999 venne ritrovato a Nebra, in Germania, un disco di bronzo datato attorno al 1800-1600 avanti Cristo, quindi siamo nell'età del bronzo, che riporta degli intarsi in lamina d'oro che rappresentano il sole, una falce di luna e proprio le nostre Pleiadi. Il primo astronomo a osservarle attraverso un telescopio fu Galileo Galilei che, nel 1610, descrisse un ammasso di trentasei stelle nel suo Sidereus Nuncius, allegandone anche un'illustrazione.

Vi ho anche detto che sono vicine tra di loro. Questo, in termini astronomici, si traduce in distanze tra loro di parecchi anni luce. Le Pleiadi distano da noi circa 440 anni luce. Per darvi un metro di misura, la stella più vicina a noi è Proxima Centauri ed è a poco più di 4 anni luce da noi, quindi le Pleiadi sono 100 volte più lontane da noi rispetto alla stella più vicina. 



Sapete cosa si intende quando si parla di anni luce? Gli astronomi misurano la distanza di un oggetto nel tempo che la luce impiega per percorrerla (la velocità della luce è una costante naturale, non cambia mai, il che rende tutto più facile). Ciò significa che la luce emessa dalle Pleiadi impiega 440 anni per raggiungerci e che noi non le vediamo come sono oggi, ma come erano 440 anni fa. Per questo motivo, mi sentirete spesso dire che osservare il cielo è un po' come essere archeologi dello spazio. Giusto per darvi un'idea: il Sole è a 8 minuti luce dalla Terra, quindi i fotoni emessi dalla superficie del Sole impiegano 8 minuti per raggiungerci.

Vi do un suggerimento pratico: il modo migliore per osservare le Pleiadi è attraverso il binocolo. Se ne avete uno, provate e vedrete che spettacolo!

Non c’entra nulla con le Pleiadi, ma è qualcosa che mi preme molto: non puntate mai (e dico mai) un binocolo o un telescopio verso il Sole. Quest’estate ci sarà un’eclissi totale di Sole in Europa, ne parleremo di certo, ma ve lo anticipo: non usate metodi casalinghi come i rullini fotografici. Assicuratevi sempre di avere delle protezioni corrette o degli strumenti appositi come un telescopio solare per osservare il Sole. Il rischio è la cecità.

D'accordo, dopo avervi terrorizzati, chiudo con una curiosità: una delle Pleiadi, HD 23514, ha massa e luminosità un po’ più grandi di quelle del sole ed è circondata da particelle di polvere calde. Questo potrebbe essere il segnale della possibile formazione di pianeti nelle sue vicinanze.




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