Scritto il 23/09/2026
da VIVIANA LEO


⏱ ~9 min · 1819 parole

        Inizia una strana routine.

Louis viene tutte le sere al bar, si siede, ordina da bere e sta in silenzio in un angolo per tutta la sera, come se vegliasse su di me. So che qualcuno lo troverebbe inquietante, e forse Bob lo pensa, ma io lo trovo… rassicurante. Da quando è successo l’incidente con Larry non mi sento più tanto sicura, perciò il fatto che ci sia lui, fino a chiusura, mi fa sentire protetta. Non lo ha mai detto apertamente, ma ho notato che mi scorta con la moto fino a casa e, dopo essersi assicurato che io sia sana e salva all’interno, se ne va.

Non ha mai provato a scendere, a entrare, e lo apprezzo.

Inoltre, tre volte a settimana, ci incontriamo di mattina.

Passeggiamo, chiacchieriamo come non ho mai fatto con nessuno. Gli ho chiesto dove abbia imparato a difendersi e mi ha detto che per anni ha studiato arti marziali.

Mi sembra strano ritrovarmi così con un uomo. Non mi capitava da… forse mai. Nessun uomo è stato mai tanto interessato a parlare con me. L’unica storia un po’ più lunga che ho avuto è stata con il padre di Jodie, anche se a dire la verità nemmeno lui era di molte parole. Gli uomini, di solito, sono interessati alla mia bocca non per sentirmi parlare ma per altri motivi.

Mi ritrovo spesso a fissare Louis. Ha un viso talmente bello che sembra dipinto e non sono la sola ad apprezzarlo. Uomini e donne si voltano al suo passaggio, lo guardano da lontano, lo ammirano come si ammirerebbe un’opera d’arte, anche se lui non ci fa caso o finge di non notarlo.

Dopo circa due settimane dal nostro patto, in cui io e Louis ci vediamo tre mattine a settimana e tutte le sere al bar, mi ritrovo a lavorare da sola. Bob ha dovuto lasciare d’urgenza il locale, per una questione di famiglia, e io sono sola al bancone.

Non è la prima volta che capita, Bob si fida a lasciarmi per qualche oretta e di solito fila tutto liscio.

Anche questa sera non sembra andare male. I clienti si avvicinano, scambiano due chiacchere, ordinano da bere, dopodiché si siedono oppure vanno via. Ormai è un rito consolidato. Qualcuno fa qualche avance, a cui forse prima avrei detto sì, ma io rifiuto con un sorriso e nessuno, per fortuna, insiste come ha fatto Larry.

Louis entra dopo un’ora dall’apertura. Mi sorride come fa sempre, ordina anche lui da bere e poi se ne sta in silenzio nel suo angolino.

Stasera c’è anche Jenny, la rossa che ci ha provato la prima volta, e vedo che torna all’attacco.

Gli si siede di fianco, gli sorride, mi chiede di offrirgli da bere da parte sua. Già questo è strano, di solito è lei che si fa offrire da bere dagli uomini; Louis le deve piacere proprio tanto se si spinge fino a questo punto.

Io obbedisco, evitando con cura di guardare lui. Non stiamo insieme, anche se ci vediamo regolarmente, non c’è nulla fra di noi e, a dirla tutta, il divieto di andare con altri uomini ce l’ho solo io, lui è libero di fare ciò che gli pare.

Mentre servo gli altri, di tanto in tanto li osservo.

Stavolta, Louis non sembra infastidito dalla presenza della rossa, anzi.

Chiacchierano amabilmente, ogni tanto ridono per chissà quale battuta, sono così vicini che se allungassero la mano potrebbero toccarsi.

La cosa non dovrebbe riguardarmi, eppure non riesco a concentrarmi su quello che faccio, senza odiare ogni singolo secondo che quei due trascorrono insieme.

Cos’avranno da dirsi di tanto divertente, poi? Se non ricordo male, Louis mi ha detto che quelle come Jenny non sono il suo tipo, anche se a vederlo così non sembra affatto.

Stringo i denti, mentre assisto impotente a loro due che flirtano come se nel bar non ci fosse nessuno.

Resisto quasi un’ora, finché non prendo un bicchiere, lo riempio d’acqua e lo sbatto sul bancone, proprio di fronte ai loro nasi. Entrambi sussultano, sorpresi.

«Per rinfrescarvi le idee» dico a denti stretti, prima di allontanarmi.

Sento i loro occhi su di me, ma ormai è tardi per tornare indietro. Non mi piace dare di matto davanti alla gente, anzi, di solito riesco a controllare bene le mie emozioni, ma è evidente che quando si tratta di Louis il mio mondo finisce tutto a soqquadro, insieme alle mie certezze.

Quando mi giro di nuovo verso di loro, scopro che Jenny mi sta fissando con un sorrisetto e una luce nuova negli occhi. Sta facendo due più due, è ovvio, ma non mi interessa.

Ciò di cui davvero mi interessa, invece, è Louis. Anche lui mi guarda, ma in modo diverso. Sembra quasi pensieroso. Forse sta pensando che io sia impazzita, o semplicemente sta cercando di capire il motivo della mia reazione.

La verità è che solo uno stolto non lo capirebbe e, dall’espressione, si nota che Jenny ci è arrivata benissimo.

Il problema è che, anche volendo, non posso neppure andare via, perché sto lavorando, anche se in questo momento vorrei tanto farlo.

Mi chiedo che senso abbia pagare una persona per la sua compagnia e poi flirtare con un’altra davanti ai suoi occhi. Ecco la solita coerenza maschile.

Che tu sia maledetto! Penso con un lampo d’odio verso Louis.

Jenny prende il bicchiere e, fingendo di brindare nella mia direzione, beve l’acqua tutta d’un fiato, facendomi pentire di non averci sputato dentro.

Si sta prendendo gioco di me.

È in questo momento che prendo un’insana decisione.

«Ehi, Jack!» chiamo uno dei clienti affezionati, non poco distante dal bancone. Lui si volta a guardarmi. «È sempre valida l’offerta di prima?» chiedo con un tono di voce abbastanza alto da essere udita da Louis.

Jack sorride e annuisce.

«Bene, allora abbiamo un impegno, più tardi».

Quando guardo Louis scopro che mi sta fissando ma fingo di non vederlo e continuo il mio lavoro.

L’orario di chiusura è vicino e ormai il locale è praticamente vuoto.

Jenny se ne sta sempre seduta al fianco di Louis, perciò mi aspetto di vederli andare via insieme. Oltre a loro, c’è solo Jack che attende la fine del mio turno.

Forse è questo motivo che mi spinge a raggiungere il magazzino sul retro, con la scusa di dover sistemare una cassetta di bottiglie vuote.

Bob ha un piccolo magazzino impolverato, dove ci appoggiamo bottiglie piene e vuote. Quelle piene servono ai clienti, quelle vuote di solito le restituiamo ai fornitori per il riciclo.

Me ne sto piegata sul pavimento ruvido, per sistemare la cassetta, quando sento un rumore alle mie spalle.

Mi volto di scatto, immaginando per un secondo che Larry si sia materializzato fin lì, ma resto sorpresa nello scorgere Louis, nella penombra del magazzino.

Mi irrigidisco.

«Mi stupisce che tu sia ancora qui. Pensavo fossi andato via» commento e non riesco a trattenere il sarcasmo nel mio tono di voce.

«Non prima di parlare con te».

«Per dirmi cosa?» Mi mostro indaffarata, ma la mia attenzione è concentrata su di lui.

«Non stare insieme a quel tipo, stanotte». Quella frase mi fa bloccare gli arti e mi fermo a guardarlo.

«Me lo hai davvero chiesto? E se volessi andarci solo per il piacere di farlo?»

«So che non è così. C’è un accordo fra di noi».

«C’era» replico asciutta. So che mi sto comportando da donna gelosa, ma non ci posso fare nulla. Io sono gelosa, anche se ancora non mi spiego questi sentimenti contrastanti nei suoi confronti.

«Non vuoi più proseguire?»

«Non con uno che mi chiede castità, ma è il primo a non praticarla. Sia chiaro, non pretendo nulla. Ma almeno…»

«Jenny non mi interessa, mi sembra di avertelo già detto».

«Non si direbbe». Gli sto davvero facendo una scenata di gelosia? Se me lo avessero raccontato una settimana fa non ci avrei mai creduto. Non sono mai stata gelosa di nessuno in vita mia… Fino a oggi. E dire che ho sempre odiato quelle donne gelose e stupide, proprio come mi sto comportando io adesso.

«Senti, lascia perdere, okay?» Ora sono spazientita, più con me che con lui.

«Se è per una questione di soldi, io…»

«No» rispondo a denti stretti. «Me la posso cavare anche senza il tuo aiuto, come ho sempre fatto».

«Cioè come, svendendo te stessa?»

Quella domanda mi fa incazzare. «Non sono cazzi che ti riguardano. Tornatene dalla tua bella, oppure direttamente in Francia, e lasciami in pace».

Louis mi afferra una mano e per un attimo sono tentata di strattonarla, ma il calore che mi invade è una sensazione così nuova e inaspettata da lasciarmi scombussolata.

Non reagisco nell’immediato, ma lo fa Louis per me. Mi tira a sé, mi afferra il volto tra le mani e mi bacia.

Così, in questo posto datato e impolverato come un vecchio castello, peccato che di regale non abbia nulla. Eppure, nonostante il luogo discutibile, per un attimo mi dimentico qualsiasi cosa.

Il bacio di Louis mi trasporta in un’atmosfera ignota, neanche fosse un’altra dimensione, in cui esistiamo solo io e lui.

So che il locale è scoperto e dovrei tornare al lavoro, so che lo conosco appena, so che un secondo fa ho creduto di odiarlo, so anche che dovrei mandarlo al diavolo, ma l’unica cosa che riesco a fare è ricambiare questo bacio tempestoso, che sa di scotch e di uomo.

Io di solito non bacio nessuno. So che potrebbe sembrare qualcosa di patetico alla Pretty Woman ma, al contrario della protagonista del film, non lo faccio per chissà quale spirito romantico. Lo faccio solo perché, in genere, ai miei clienti non interessano affatto i miei baci e, a dirla tutta, non interessano neanche a me.

Louis, come sempre, fa l’eccezione, e io non ricordo quasi più come si fa. Mi lascio trasportare dalle sue labbra che si muovono sicure, la lingua che mi invita a schiudere la bocca, il calore del suo corpo attaccato al mio e il suo profumo, il suo maledetto profumo, probabilmente francese, che mi fa perdere la testa.

Non appena mi rendo conto che sto perdendo la lucidità, mi stacco da lui e provo a riacquistarla man mano, anche se come mi sta guardando in questo momento non mi aiuta affatto.

«Mi fai perdere la ragione» mormora e sembra intenzionato a non lasciarmi andare. Il suo corpo è ancora avvinghiato al mio. «Mi ero ripromesso di comportarmi bene, di andarci piano, ma tu mandi all’aria ogni piano. Non lo hai ancora capito, chérie? È te che voglio». Ho sentito fin troppo parole simili per cascarci, eppure pronunciate da lui hanno un sapore nuovo, diverso, speziato e dolce allo stesso tempo.

«Vuoi il mio corpo o la mia testa?» Dall’eccitazione che avverto, a contatto con il mio punto più sensibile, credo di sapere la risposta.

Invece lui mi stupisce.

«Entrambi». Mi guarda con quelle iridi nere come ossidiana. «Anche qualcosa in più».

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