Scritto il 30/08/2026
da VIVIANA LEO


⏱ ~3 min · 684 parole

Jason

 

Quando mi prende la musica, è difficile che io pensi a tutto il resto. Sono a malapena consapevole del pubblico sotto al palco, mentre canto le mie canzoni, quelle che scrivo tra una sigaretta e l’altra nel silenzio più assoluto della notte, quando tutto tace. Perciò è un miracolo che io sia riuscito a scorgere delle facce conosciute tra le tante, soprattutto quella faccia, che riconoscerei tra mille anche se la scuola è appena cominciata. Bei lineamenti, labbra piene, occhi scuri e languidi, probabilmente più vecchi del resto del corpo, perché hanno conosciuto troppa cattiveria, e quella pelle che si nota, anche con le luci soffuse. Jasmine è accompagnata da altri due studenti della mia scuola, riconosco anche loro, e per qualche secondo mi paralizzo dalla sorpresa. Non è la prima volta che suono qui, di solito gli avventori di questo locale sono un po’ più grandi di loro… Che ci fanno qui?

Non mi fa piacere che alcuni miei studenti assistano alla mia performance canora. Non che abbia nulla da nascondere, la musica è arte, ma… avrei preferito restare nell’anonimato, anche se a dirlo così sembra comico, visto che canto davanti a tanta gente.

Non è vietato dal regolamento della scuola. Un professore, fuori dall’orario scolastico, può tranquillamente essere anche un musicista, perciò cos’è che mi infastidisce?

Forse è proprio la presenza di Jasmine, fra tutti. Le ho proposto di partecipare a quel concorso perché ho visto in lei un potenziale, leggendo i suoi lavori passati, ma mi è sembrata molto scettica a riguardo. Avrà pensato che provo pena o pietà per lei? Non lo so, eppure pensavo che ne sarebbe stata entusiasta. Evidentemente mi sbagliavo.

La serata procede senza intoppi. La musica è la mia valvola di sfogo, la mia donna, e solo con lei riesco a trovare la pace. Amo il mio lavoro ma non si può dire che sia poco stressante, perciò il fine settimana lo dedico sempre al palco, alla chitarra, alle note, alla mia voce soffiata su questo microfono che mi fa sentire in pace con il resto del mondo, almeno per qualche ora. I due ragazzi che mi accompagnano, Greg alla batteria e Jim alla tastiera, sono due miei amici di vecchia data. Suoniamo un po’ per hobby e un po’ per lavoro, ma senza la mia musica sarei perso, così come senza la mia cattedra. Mia sorella si diverte sempre a dirmi che due persone diverse vivono in me, il professore e il cantante, ma la verità è che le due diverse versioni occupano entrambe le metà del mio cuore a parità di merito.

Se mi chiedessero di rinunciare a una delle due, non saprei davvero cosa rispondere.

Sono ansante e sudato alla fine della performance. Il mio pubblico è in delirio, ho alcuni fan appassionati che mi seguono un po’ ovunque e altri che si aggregano man mano a ogni concerto. Fra questi, i volti dei miei studenti sono onnipresenti. Non sembrano dispiaciuti da ciò che hanno sentito, spero che le mie canzoni gli siano piaciute, ma quando il mio sguardo si sofferma di nuovo su Jasmine scopro che mi sta fissando.

A cosa starà pensando? Lei, più di tutti, attira la mia curiosità, forse perché la vedo sempre così sulle sue, fin troppo riservata e schiva.

Gli altri che la accompagnano sono Ally Watson e Finn Evans e sembra un gruppetto molto affiatato. Be’, sono contento che abbia qualche amico in quella giungla.

Sto riponendo la mia chitarra nella custodia, quando una vocina alle mie spalle mi sorprende.

«Professor Parks?»

Mi volto e vedo proprio Jasmine, a un passo da me. Si tormenta le mani, in modo nervoso, e vedo che sfugge al mio sguardo.

«Signorina Sullivan» la saluto cordiale. «In cosa posso aiutarti?»

Si morde un labbro carnoso e in questo momento noto com’è vestita. Non vorrei squadrarla, come farebbe un ragazzino della sua età, ma è più forte di me. I miei occhi sono attratti dalle sue gambe nude, perfette nella loro imperfezione, e subito mi schiarisco la voce.

Riacquista la ragione, idiota.

«Ho deciso di accettare la sua offerta».

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