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REGOLE
Giulio
L’avevo notata subito mentre si stava ancora avvicinando alla fontana. L’ora era inconsueta e faceva molto caldo, nonostante spirasse un po’ di vento che faceva ondeggiare la stoffa del suo vestito leggero e i suoi riccioli scomposti. Sembrava più giovane di me, ma quel pensiero non mi aveva impedito di apprezzarne la vita sottile e i fianchi invitanti, né di osservarne le gambe sinuose che la trasparenza del vestito, alla luce impietosa del sole di mezzogiorno, aveva messo in mostra. Quando, convinta di non essere vista, era entrata nell’acqua e aveva sollevato il bordo della gonna fino a metà coscia, ero stato scosso da un brivido inatteso e mi ero avvicinato. Sapevo che, con tutta probabilità, sarebbe scappata, ma volevo osservarla più da vicino. Invece, la sua curiosità aveva vinto la consueta diffidenza delle ragazze di paese e io ero riuscito perfino a strapparle un sorriso. Non dopo aver avuto prova di un caratterino niente male.
Emma sembrava spontanea e trasparente come l’acqua che zampillava dalla fontana e che continuava a lambirle i polpacci. Se fossi stato un bravo ragazzo, uno di quelli che seguivano le regole non scritte di quel posto dove per sbaglio ci eravamo trovati a vivere, non avrei osato avvicinarmi. Al massimo, avrei dovuto guardarla da lontano e offrirmi di accompagnarla a casa dopo la messa o la funzione del pomeriggio. Io, però, non facevo parte di quella categoria: non avevo proprietà, anche se io e i miei numerosi fratelli ci eravamo inseriti comunque nelle attività che il paese offriva. Tuttavia, come orfani di padre e provenienti per necessità da un altro paese della vallata, eravamo considerati degli stranieri e non rappresentavamo certo un buon partito per le ragazze in età da marito. Quando avevo preso coscienza del ruolo che mi era stato cucito addosso, mio malgrado, avevo iniziato anche a fregarmene. Non mi importava più perché comunque non sarei mai riuscito a far cambiare idea a quella gente. Volevo vivere la vita a modo mio e l’avrei fatto.
Avevo offerto la mano a Emma per farla uscire dalla fontana e mi ero meravigliato che avesse esitato solo per un attimo. Quel primo contatto, pur effimero, mi aveva donato il secondo brivido intenso nell’arco di pochi minuti. Forse non stavo con una donna da troppo tempo, da prima di partire per il fronte, in effetti. Oppure, semplicemente, era merito suo e della sua spontaneità. Qualcuno l’avrebbe etichettata più come incoscienza, ma io prediligevo da sempre le persone istintive e Emma era sicuramente una di queste. Quando aveva tolto le gambe dall’acqua e aveva calzato i sandali, mi ero fatto davvero violenza per non indugiare sulle sue cosce o sulla scollatura del vestito. Era una ragazza minuta nell’insieme, ma con un seno che contrastava con il resto del suo fisico ancora acerbo. Sembrava un particolare già adulto messo sul corpo di una ragazzina. Qualcosa di cui lei ancora si vergognava vista la velocità con cui si era ricomposta, ma che a me aveva fatto tutt’altro effetto. Non ero pronto a lasciarla andare. Volevo avere ancora del tempo con lei per sentirla parlare e vederla muoversi. Quando l’avevo vista chinarsi verso i secchi pieni, avevo colto l’occasione al volo.
«Ti posso dare una mano?»
Emma mi aveva guardato stranita, come non fosse abituata che qualcuno si potesse offrire per fare del lavoro al posto suo.
«Non hai dell’altro da fare? In fin dei conti sei un uomo!»
Avrei voluto risponderle che era appunto la parte più mascolina di me a spingermi nello starle attaccato, non certo quella signorile, se mai uno come me potesse averla mai avuta. Avevo deviato il discorso, pur non nascondendole quello che pensavo in merito.
«Chi ti ha detto che esistono compiti da uomo e mansioni da donna? Dove sta scritto, in qualche parte della Bibbia che ancora non ho letto? L’ha detto il prete in chiesa durante l’omelia?»
«A dire il vero, don Arnaldo continua a ripetere una certa scrittura che ribadisce che le mogli debbano essere sottomesse ai mariti come la Chiesa a Cristo.»
«Oh, certo, ma qui si parla di altro, credimi. Io non sono tuo marito e ti voglio semplicemente dare una mano.»
«Perché?»
«Perché mi fa piacere farlo e perché voglio passare dell’altro tempo con te. Riguardo a don Arnaldo so io cosa pensa quando continua a predicare questo passo! Con la Chiesa o con Cristo credo abbia ben poco a che fare!»
Lei si era guardata intorno con fare circospetto e mi aveva fatto segno di parlare a bassa voce, ma non aveva mai perso il sorriso. Avevo capito di non averla affatto scandalizzata, ma di averne acceso la curiosità.
«Vedo che il prete non sta simpatico nemmeno a te!»
«Per nulla, ma non mi sono mai sognata di dirlo a alta voce.»
«Ti confido un segreto, Emma. Siamo nati liberi. Se abbiamo la coscienza pulita, possiamo dire o fare qualsiasi cosa, nei limiti del lecito.»
«Qui di lecito c’è ben poco.»
«È proprio questa la parte divertente, piccola. Rompere le regole.»
Mi aveva sorriso ancora e aveva preso uno dei due secchi, indicandomi l’altro con un movimento del capo. Avevo scosso la testa e ricambiato il suo sorriso. Era una delle mie personali sfide alle regole non scritte di quel paesello.
«Guardami, sono il doppio di te. Pensi che non sia capace di portare entrambi i secchi da solo? Lascia fare a me!»
Lei mi aveva regalato uno sguardo carico di gratitudine e si era incamminata al mio fianco su per la salita.
«Sai dove abito?»
«No, ma ti ho vista arrivare dalla parte alta del paese. Poi mi dirai tu.»
«Abito oltre la ghiacciaia.»
«Non ti preoccupare, la salita non mi spaventa affatto.»
«Non dopo essere tornato dalla guerra, giusto?»
«Esatto. Dopo quella, qualsiasi incombenza ci possa essere nella tranquillità di questo paesino è una gioia.»
«Abiti qui da poco?»
«No, da qualche anno a dire il vero. Perché me lo chiedi?»
«Sembra che non senta tuo questo posto, non come fosse davvero casa tua.»
«In effetti hai ragione, ma credo d’avere un motivo in più da oggi per sentirlo più mio.»
L’avevo guardata intensamente per metterla alla prova. Se fosse stata una delle tante ragazze sciocchine alla ricerca soltanto di un buon partito non avrebbe neppure colto cosa volessi dirle; se, invece, fosse stata scaltra, come mi aspettavo, avrebbe potuto rifiutare il mio aiuto o allungare il passo in modo da liberarsi di me prima possibile. Non aveva fatto né l’una né l’altra delle azioni che avevo ipotizzato, ma mi aveva restituito uno sguardo carico di aspettativa e di promesse, uno sguardo caldo come una carezza. Mi aveva sorpreso ancora una volta. Non avvertivo più il peso dei secchi colmi d’acqua, né la fatica nel risalire per quella strada piena di sassi rotondi che sembravano volermi far mettere i piedi in fallo a ogni passo. Una volta arrivati sotto il volto posto all’ingresso del suo cortile, un bel po’ dopo la ghiacciaia, Emma si era fermata. Avevo posato i secchi per terra e mi ero messo le mani sui fianchi per impedirmi di toccarla.
«Grazie per avermi aiutato. Io abito nella casa nell’angolo a sinistra.»
Avevo osservato la corte e l’affaccendarsi delle donne, divise tra gli animali da cortile e un nutrito gruppo di bambini piccoli.
«Non è niente, figurati. Sai, però, che in questo momento ci stanno guardando tutti, non è vero?»
In realtà, qualche donna si era girata curiosa, mentre le altre stavano andando avanti con il loro lavoro senza badare a noi, ma era un altro modo per sondare le sue reazioni.
«Probabilmente lo stanno facendo, ma a me non importa un bel fico secco!»
Aveva sorriso e se ne era andata facendo attenzione a non fare uscire troppa acqua dai secchi. Avevo respirato profondamente e mi ero guardato intorno per qualche attimo, poi avevo ripreso la via che scendeva verso la piazzetta. Io e lei sembravamo destinati a rompere più di una regola.
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