FARINA
⏱ ~10 min · 1.908 parole
Un intero scaffale della dispensa è dedicato alla farina. Ne ho di sette tipi diversi: grano tenero, grano duro, grano saraceno, mais fioretto, riso, ceci, castagne.
Di grano tenero ne ho varie qualità, da quella integrale a quella più raffinata ed è inutile dire che è quella che utilizzo di più, anche se le altre hanno una loro specifica utilità a seconda delle preparazioni.
Indispensabile per gli impasti, la farina ha un unico difetto: si appiccica ovunque, lo scaffale dove la si ripone è sempre quello più sporco, se indossi qualcosa di scuro mentre cucini, e magari ci finisce sopra un po’ di quella più fine, è finita. Hai voglia a sbattere e sfregare il tessuto, l’alone bianco resta, come il dubbio.
Mi sono alzata, non ho fatto colazione, e stanotte sono rimasta sveglia a consultare oroscopi e congiunzioni astrali per cercare di capire cosa stesse succedendo: niente di buono, ecco.
Per almeno un’altra settimana dovrò aspettarmi bruschi cambi d’umore e influssi negativi, Chirone, Luna e tutti ce l’hanno con i Pesci. L’oroscopo karmico di un certo Acquario invece parla di brio e voglia di mettersi in gioco, specie in campo amoroso, e di nuove sfide personali e professionali.
Insomma, è molto probabile che, anche se non ha detto nulla, Mirella stia vivendo un’appassionata storia d’amore clandestina, il sito usa il termine pericolosa, ma le parole vanno sempre interpretate. Anche un certo Scorpione parrebbe pronto a dare una svolta decisiva alla sua vita, compiendo scelte drastiche.
Ho finito le tic-tac e ho sentito Lorenzo solo per trenta brevissimi e disturbatissimi secondi in cui è riuscito a malapena a dirmi che era arrivato, ma che in piattaforma non c’era connessione.
È quasi mezzogiorno, sono ancora in pigiama e ho anche pianto. Sono un disastro e soprattutto… sono più di ventiquattro ore che non cucino.
Mentre faccio la doccia mi si accende la lampadina: è sabato, pizza per tutti!
Corro al supermercato e nel frattempo invito gli amici con un unico messaggio di gruppo su Whatsapp:
Chi vuole… pizza da Vale!!!!!!!
<3 <3 <3 <3<3
Gradita conferma!
^.^ ^.^ ^.^ ^.^ ^.^ ^.^
Subito arrivano messaggi entusiasti, da chi verrà solo a cena per poi andare a vivere la notte altrove, dalle coppie che di solito nel weekend mangiano surgelati per mettere da parte i soldi per le vacanze, dalle amiche single che riguarderebbero per la centesima volta Grey’s anatomy… a tutti non sembra vero che voglia ingozzarli della mia pizza special.
Preparare gli impasti, curarli nella lievitazione e stenderli mi impegna tutto il pomeriggio, solo due volte ho tentato di messaggiare a Lorenzo ma niente: il messaggio parte ma non viene consegnato e, ovviamente, nessuna spunta blu compare. Ho resistito alla tentazione di chiamare Mirella e devo dire che non solo sono molto orgogliosa di me, ma anche della mia pizza che ha lievitato perfettamente.
Gli amici sono un bagno di ottimismo e tutto sarebbe perfetto se… l’assenza di Mirella non fosse una lama che rovista in una piaga purulenta.
«Ma… Mirella? Qualcuno l’ha vista?»
Tra chi si stringe nelle spalle, chi fa battutine sul fatto che magari si sarà decisa a rimettersi in pista, spicca la voce di Serena che l’ha sentita ieri al telefono. «È partita... e credo che sia con uno!»
Uno, chi?
L’affermazione suscita il vespaio generale e il mio sgomento si mimetizza tra quello degli altri. Mirella, dopo tre anni di fidanzamento e due di convivenza, si è lasciata da poco e quando è tornata il gruppo si è diviso tra chi le si è stretto attorno solidale, pensando che abbia subito la rottura - il suo ex si è comportato come lo stronzo che è sempre stato -, e chi sostiene che sia stata lei a cercare la rottura e che adesso, anche se si atteggia a vittima, se la stia godendo.
Con la farina da sola - il dubbio - non ci si fa granché, è quando la impasti con gli altri ingredienti - i fatti - che ne trai una massa più o meno compatta da cuocere.
Mirella è partita per non si sa dove e con chi.
Gli Scorpioni stanno vivendo un periodo di intensa passione e la passione, si sa, fa fare colpi di testa.
Il suo ex, Mirella, l’ha soffiato a un’altra.
È passata da casa mia, ha parlato con Lorenzo alle mie spalle, lui mi ha mentito e poi è partito anche lui!
Il lupo perde il pelo, ma non il vizio.
Cos’altro dovrei pensare?
Non.
Penso.
La domenica mattina passa in qualche modo. Gli amici hanno lasciato un disordine immane, ci fosse stato Lorenzo mi avrebbe fatto una testa così su quanto sia impulsiva e poco pratica a invitare dieci amici a mangiare. Io invece mi sparo Spotify nelle orecchie e rassetto casa come una massaia forsennata: sono contenta che non mi abbiano lasciata sola.
Il pomeriggio Serena mi trascina per centri commerciali a scovare gli affari del secolo e finisce che pascoliamo all’Ikea fino all’orario di chiusura.
Solo dopo che Sere mi ha scaricato a casa ho un cedimento, mi ficco nella doccia per mimetizzare solitudine, lacrime e timori. Sto vincendo la mia battaglia con lo specchio appannato dal vapore quando Lorenzo mi chiama.
«Lo! Ma dove sei?»
La linea sembra pulita, ma in sottofondo c’è un casino pazzesco, faccio fatica a sentirlo.
«Ti sto chiamando da un night club!»
Fantastico. Proprio quello che una donna che teme di essere cornuta vuol sentirsi dire dal suo uomo che si trova solo, in astinenza da sesso, all’estero chissàdove.
«C’è stata una specie di tromba d’aria giovedì notte e qua è tutto un casino. Strade interrotte, ripetitori saltati, e anche in piattaforma abbiamo avuto un sacco di danni. Comunque sto bene! Tutto a posto. Ti chiamo tra un paio di giorni, adesso devo lasciare il telefono agli altri. Ciao bella!»
«Ciao… ma…!»
Basta, fine.
Mi sento inerte come la crusca. Uno scarto.
Sono talmente depressa che non ho voglia neppure di guardare l’oroscopo, quello di stamattina diceva:
Mettete da parte un sentimento che potrebbe confondervi.
Lo metto da parte andando a letto.
* * *
Il lunedì, il martedì e il mercoledì corrono via: W il lavoro!
A casa non c’è nessuno che mi aspetta, ne approfitto per smaltire un po’ di cose da archiviare e resto in ufficio fino a tardi. Le mie cene sono, letteralmente, delle pizze riscaldate. Passo le serate facendo zapping fino a tarda notte o guardando film strappalacrime di tradimenti e relazioni ricucite: probabilmente Netflix cancellerà la riga delle commedie dal mio profilo.
Lorenzo non chiama.
Sono depressissima, affondo la faccia nel cuscino sperando di soffocare senza accorgermene.
* * *
Il giovedì, complice un oroscopo positivo - Presto troverete una risoluzione ai vostri disagi -, decido di prendere in mano le sorti della mia vita: telefono alla cartomante.
Ovviamente non ha posto per oggi stesso, e mi tocca prendere appuntamento per domani.
Già questo dovrebbe farmi capire che non è il caso di sfidare la sorte, ma ci provo lo stesso: chiamo Lorenzo... il numero da lei chiamato potrebbe essere spento o irraggiungibile.
Provo con Mirella.
Mi batte forte il cuore mentre pigio il tasto di chiamata, mi sembra di tradire la fiducia in Lorenzo, in noi, chiamando proprio la persona che non ci ha mai creduto.
«Vale, ma veramente credi che tu e Lollo vi sposerete e starete insieme per sempre?»
Maggio di dodici anni fa. Eravamo davanti a una vetrina di abiti da sposa: io, Mirella, Serena e altre due amiche con cui ormai ci si incontra solo per caso. Avevo appena adocchiato quello che per me era, sarebbe stato, l’abito da indossare il giorno del mio matrimonio.
E sì, lo credevo, ero davvero convinta, anzi sicura, che io e Lorenzo ci saremmo sposati e che niente, neppure la morte, avrebbe potuto dividerci… ma non ero riuscita a dirlo. Tutte, Mirella in testa, mi guardavano con aria di commiserazione, se anche avessi ripetuto loro di come i nostri nomi siano compatibili al cento per cento, di come i nostri due segni zodiacali e, quindi, i nostri temperamenti si integrino alla perfezione, mi avrebbero considerata più scema di quel che già ritenevano: meglio stare zitta.
«Lo dice anche Venditti» aveva continuato imperterrita intonando una melodia. «Diciott’anni sono pochi per promettersi il futuro.»
Sghignazzamenti vari dalle altre, eccetto dalla dolce e ingenua Serena.
«Non conosco questa canzone» avevo affermato immusonita. «A me piace il pop inglese, non le melensaggini italiane.»
Non era del tutto vero, alcune canzoni di Venditti mi piacevano, ma volevo vendicarmi e non sopportavo che Mirella facesse l’intenditrice di musica salendo in cattedra a difendere persino il liscio di Raul Casadei solo per fare il bastian contrario. Cavolo! Era già la ragazza più bella, la più famosa, quella per cui i maschi lasciavano scie di bava sul marciapiede, che bisogno aveva di fare anche l’intellettuale?
«Non essere permalosa, era solo una domanda!»
Una domanda di merda, proferita con quel suo tono da so-tutto-io, quello che o-mi-prendi-così-o-niente e tutti, ovviamente, prendevano. Io la sopportavo appena.
Anche adesso non la sopporto!
Ci conosciamo da vent’anni - è la mia nemesi dalla seconda elementare -, ci siamo persino baciate in bocca, una volta, tanto per capire che effetto faceva baciarsi tra donne, e a chi va a dire che ha un tiro?
Vabbè, non è che proprio l’abbia detto a Serena, però comunque avrebbe dovuto dirlo a me se aveva conosciuto qualcuno che le piaceva, visto che ogni volta che litigava con il suo ex-stronzo era a me che telefonava schiantando i cosiddetti a tutte le ore del giorno e, quando Lo non c’era, anche della notte!
E tutte le volte chiudeva in lacrime dicendo che avrebbe tanto voluto anche lei un ragazzo come Lorenzo.
Il numero da lei chiamato potrebbe essere spento o irraggiungibile.
È una coincidenza, mi dico.
Serve una controprova: chiamo il dipartimento post-vendita, tanto ormai ho perso qualsiasi pudore.
La collega mi riconosce dalla voce, le spiego brevemente che non riesco a contattare Lorenzo e chiedo se sanno qualcosa.
«Sì. Le comunicazioni sono state difficoltosissime, abbiamo dovuto rispolverare il fax perché neppure le email funzionavano, comunque so che Lorenzo ha il ritorno oggi.»
«Oggi? Mi aveva detto domenica.»
Silenzio.
«Ah... sì... scusa... scusa... hai ragione. Torna sabato.»
«Sicura?»
«Sì, sì... mi sono confusa con un altro tecnico.»
«Quale altro tecnico? Non è partito da solo?»
«Sì, sì. Mi riferivo a un altro intervento, uno che non c’entra niente con Lorenzo.»
Mente! Si capisce subito quando una è sincera e quando non lo è. Che schifo!
Ma allora tutti sanno eccetto me?
Non so se piangere o urlare!
Nell’indecisione comincio a chiamare a ripetizione prima Lorenzo e poi Mirella e poi di nuovo Lorenzo.
Niente, tutto suona a vuoto.
Tutto eccetto me.
Mi sento il fuoco dentro, non riesco a connettere e neppure a restare concentrata. Vado a casa. Appena arrivo mi fiondo in cucina. Visto che non posso uccidere nessuno, inizio a cucinare. In qualche modo devo sfogarmi, ho deciso: faccio le sfrappole e chissenefrega se non è carnevale!
Dispongo tutti gli ingredienti in fila, compresi i dubbi e le brutte sensazioni.
Prendo la farina, la verso a montagna sul tagliere e poi, con un pugno, distruggo la punta creando un buco al centro.
Ecco, è proprio quello che sento ora, se prendo in considerazione il pensiero che il mio ragazzo e la mia amica di più vecchia data mi stiano tradendo.
⏱ ~10 min · 1.908 parole
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione
Tutti i diritti riservati. I contenuti presenti su questa pagina sono di proprietà esclusiva dell'autrice/autore e non possono essere riprodotti, diffusi o copiati.

