Ho la testa che mi scoppia e a nulla è servito guardare il Mississippi dalla finestra del mio ufficio, immaginarmi su una panchina dell'isola di Raspberry e rilassarmi al pensiero di essere circondata dall'acqua, come più volte mi ha insegnato Mikael.
Dovrei finire un disegno da consegnare al nostro rappresentante in Europa, ma credo sia meglio che oggi la giornata termini qui. Sono l'ultima rimasta in azienda, come al solito e, dopo aver preso la borsa e chiavi della macchina, vado in direzione Pickerel Lake.
Questa verde zona di Saint Paul è la mia preferita e come me la pensano le tante persone che, fin dalle prime ore del pomeriggio, passeggiano lungo le rive del fiume oppure, seduti sulle panchine, osservano i caratteristici battelli fluviali solcarne le acque. È come mettere un punto alla settimana lavorativa per dare inizio al weekend.
Anch'io, quando devo liberare la testa dai mille pensieri, mi reco in questa tranquilla zona della città. Le poche luci aiutano a scrutare meglio le stelle nel cielo e, assieme al rumore del fiume, quietano la mente, dando un senso differente alla giornata appena trascorsa. Capita anche che, dopo la mia lezione di yoga, Mikael mi faccia compagnia camminando sui sentieri accanto a me. Purtroppo accade di rado, entrambi siamo troppo impegnati e spesso, con noi, c'è anche Logan.
Parcheggio l'auto e guardo l'orologio prima di aprire il cancello, controllando di non essere troppo in anticipo rispetto a Rose. Tutte e due non sopportiamo di restare più del dovuto nello spogliatoio femminile e sorbirci le sciocche chiacchiere che alcune ragazze fanno su mio fratello o sugli altri atleti del dojo.
«È molto che aspetti?» cinguetta Rose con il suo consueto atteggiamento felice, mentre mi avvolge in un veloce abbraccio.
«Sono appena arrivata.» Apro la porta secondaria del cancello e i colori del giardino mi colpiscono per la vivacità estiva che ancora si scorge. «Com'è andata oggi con le tue piccole pesti?»
«I bambini sono degli angioletti, al contrario dei loro genitori.» Camminiamo l'una al fianco dell'altra percorrendo il sentiero di ghiaia chiara che conduce al dojo. «Ci credi che oggi una madre ha preteso che non dessi da bere, alla sua adorabile figlioletta, l'acqua distribuita dall'asilo, ma di versarle quella portata da lei?» dice tutta concitata e con fastidio.
Accenno un no con la testa, sorridendo al tempo stesso. Ogni volta che mi racconta aneddoti sul suo lavoro di maestra d'asilo nido, mi porta una ventata di normalità e divertimento al tempo stesso.
«La pazza ha confrontato le etichette delle due acque e si è fissata sulla quantità di sodio. Ma io dico tua figlia ha soltanto quattro anni e già controlli quanto sodio assume? Ne ha ancora del tempo prima di preoccuparsi per la ritenzione idrica.» Si ferma sulla soglia della struttura e apre la porta facendomi passare per prima. «Giuro, amica mia, che mi esaurirò molto presto se non trovo qualcuno che mi acquieti come solo un uomo riesce a fare.» Scuoto la testa al suo essere drammaticamente esilarante mentre mi fermo davanti al distributore di bevande. «Tu ridi, ma guarda che quel tipo di esercizio fisico è come la manna che scende dal cielo. Credi che un'ora di yoga alla settimana, e le passeggiate quotidiane, bastino per mantenere la giovialità sufficiente a gestire le mie adorabili piccole pesti e le relative genitrici? A me serve una buona dose di calmante, somministrata con una siringa di tutto rispetto.» Mi guarda alzando le sopracciglia in maniera sciocca e scoppia a ridere assieme a me.
Se ci presentiamo a lezione con questa ridarella, rischiamo che la maestra ci faccia uscire dalla sala in meno di due secondi.
«L'energia positiva che state producendo si sta spargendo nell'ambiente. Ottimo. Fatemi partecipe delle vostre risate, così mi presento alla lezione di karate meno ombroso del previsto.»
«Mikael!» esclama Rose. «Fra i tuoi allievi c'è qualcuno molto bravo nel far rilassare come si deve le ragazze?» domanda, marcando la parola molto con un tono basso e seducente. La sua richiesta è inequivocabile.
La gomitata che le assesto alle costole è un gesto di puro istinto perché so dove vuole arrivare. Non ha colto i segnali che mio fratello le lanciava mostrando un'attenzione particolare. È stato meglio così, io ho ancora la mia amica che non si sente a disagio quando vede Mikael e lui continua a cercare… be', lui continua. Punto.
«Non si vive solo di appagamento fisico, Rose.» Mikael incrocia le braccia al petto, mantenendo la rigida posizione del maestro di arti marziali che in tanti temono. Intimidazione posturale che non sortisce nessun effetto su noi due. «Il pesante è la radice del leggero. La tranquillità domina l'agitazione.»
Rose sbuffa in maniera esasperata e si volta verso di me assottigliando gli occhi. «Devi dire a quello lì che, con me, deve parlare la mia stessa lingua, evitando di utilizzare enigmatiche filosofie orientali che ha imparato da qualcuno con gli occhi a mandorla e che, cosa peggiore, non ho avuto il piacere di conoscere.» Raccoglie il borsone da terra e, facendo ondeggiare i capelli raccolti in una coda, entra nello spogliatoio senza attendere una risposta.
«Rispondi a quella là che non può pensare che un'ora di sesso basti a tranquillizzarla, deve prima trovare la quiete dentro di sé.»
«Come solo per un'ora?» lo provoco. «Pensavo che il sesso tantrico, tanto decantato anche da te, prolungasse le prestazioni. E dire che volevo trovare qualcuno con cui testarlo…»
«No! Tu non puoi praticarlo» ringhia.
«Ci sono controindicazioni? Dal libro che ho trovato sulla tua scrivania, non si direbbe, anzi, i benefici e il piacere sembrano sconfinati…»
«Vik, smettila!» Mette le mani sulle orecchie. «Non voglio sapere che fai sesso, né come lo fai o, peggio, con chi.»
La provocazione è andata a buon fine e la soddisfazione che provo è simpaticamente immensa.
È vero che noi due siamo come una stessa anima, ma ci sono degli argomenti che richiedono pudore e riservatezza, come in questo caso.
«Ti ho stuzzicato abbastanza, per oggi.» Non riesco a smettere di ridere. «Vado, prima che Janette mi sgridi per il ritardo.»
Lo sento borbottare mentre si dirige dalla parte opposta alla mia e me lo immagino scuotere la testa e rimuginare sulla mia mancanza di rispetto nei suoi confronti, visto che qui, nel dojo, lui è un maestro.
Che poi, è davvero strano questo mio atteggiamento; qui dentro divento irriverente e scherzosa, mentre fuori sono la glaciale Viktoria che tutti conoscono. Sarà colpa delle tanto decantate energie cosmiche che in questo luogo vorticano in modo incessante, oppure qui non sento nessun tipo di pressione e mi permetto di essere libera, pensando solo a me stessa.
Inoltre, è da stamattina che avverto una particolare sensazione sulla pelle. Non sono riuscita ancora a capire di cosa si tratti, ma è piacevole e quindi non mi preoccupo più di tanto.
Entro nello spogliatoio salutando in fretta un gruppo di ragazze che frequenta il corso di yoga. Mi avvicino a Rose che sta evidenziando ad alta voce, per l'ennesima volta, la troppa rigidità mentale di mio fratello e il suo essere estremamente zen. Mi estraneo con la mente, tolgo gli abiti per indossare la comoda tuta da yoga, ma la mia attenzione viene catturata quando sento che viene fatto il nome di Logan.
«Sono passata nella sala dove stava facendo lezione. Era a petto nudo con i pantaloncini abbassati che evidenziavano la sua V perfetta. Non potete capire» esclama con voce stridula una biondina.
«A me ha colpito che non abbia neanche un tatuaggio su quel corpo statuario» commenta un'altra.
«Quando c'è l'occasione di pasteggiare in nuovi campi, è da stupidi perdere l'occasione. Secondo voi perché mi sono iscritta in palestra? Per mantenermi in forma o per rimorchiare? È un fusto fatto e finito come Dio comanda, però non l'hanno mai visto uscire da qui con nessuna ragazza. Siccome c'è chi sospetta che sia gay, ho deciso di verificare di persona, perché sono convinta che siano tutte malelingue. Logan è un uomo riservato e, adoperando solo tre delle mie infallibili armi di seduzione, lo farò cadere nel mio letto in un battito di ciglia» asserisce con troppa convinzione Liss.
Dio mio, quanto è oca! Certo che Logan non è gay, solo che frequenta delle ragazze al di fuori del dojo. È la regola che lui e Mikael si sono imposti quando l'hanno aperto, soprattutto dopo che Logan ha frequentato, per alcune settimane, la riflessologa plantare che esercitava qui. La loro rottura ha creato moltissima tensione, culminata con la lettera di dimissioni da parte della ragazza. Il suo posto non è più stato rimpiazzato e mio fratello ha preteso che, per rimediare, Logan frequentasse una scuola per imparare quell'antichissima tecnica di massaggio. In quanto sorella del suo socio, ho dovuto fare da cavia.
Mentre Liss continua a delirare, mi vengono in mente i visi di un paio di ragazze con cui è uscito Logan e, guardando con interesse tutte le presenti nella stanza, arrivo alla conclusione che nessuna rientra nei suoi gusti estetici. A lui piacciono le ragazze dal trucco discreto, lunghi capelli da arrotolare fra le dita, niente tatuaggi e piercing in bella vista e che non indossi abiti che mostrano più del dovuto. Una volta ha indicato con la mano nella mia direzione dicendomi: «Una tipa come te». Ovviamente deve essere una persona che si sappia relazionare con gli altri, che faccia attività fisica e sia vegetariana come lui. Perché, se devo trovar un difetto in Logan, è il suo essere rompiscatole ai limiti dell'esasperazione in fatto di alimentazione.
Non augurerei neanche al mio ipotetico acerrimo nemico di andare a cena con lui.
«Liss, mi fai la cortesia di evitare di delirare per sensei Logan? Se avesse avuto un interesse nei tuoi confronti, si sarebbe fatto avanti. Fidati, io lo conosco» l'affronto con troppa enfasi. «Fra l'altro, se fosse gay non sarebbe comunque un giocattolo da testare, non credi?»
Odio questo genere di situazioni e non sopporto come gli uomini con la fisicità di Logan siano considerati degli oggetti sessuali. Anni e anni di giuste lotte per il riconoscimento della dignità femminile e la parità dei sessi, poi ci comportiamo nello stesso modo in cui non vogliamo essere trattate.
«Tzz! Fai tanto la perfettina e, forse, avere quel marcantonio come fratello e Logan come suo migliore amico ti ha resa insensibile al fascino maschile di un certo tipo. Voglio esserci quando arriverà il momento in cui sbatterai il muso contro la tartaruga di qualcuno e la smetterai di pensare solo al lavoro e all'azienda di famiglia. Dimmi un po', da quant'è che non te la fai spolverare?»
«Ok, adesso basta!» alza la voce Rose. L'indole da maestra viene fuori. «Tempo scaduto per le stronzate. Janette ci starà aspettando e sapete quanto odi i ritardi.»
Mi volto verso di lei ringraziandola con lo sguardo, anche se vorrei prendere la treccia di capelli biondi di Liss e tagliarla di netto.
La sala dove si svolgono le lezioni di yoga è molto luminosa grazie alle enormi finestre che ne occupano un'intera parete. Adoro quando i colori del tramonto, e la calda luce delle lanterne del giardino, illuminano il suo interno. Una parete è occupata da una struttura divisa in piani su cui sono posti tappetini, coperte e bricksi mentre, dal lato opposto, c'è un murales rappresentante il fiore di loto al cui centro è dipinto il simbolo dell'Om. Socchiudo gli occhi e inspiro, inalando il profumo che il palo santo sta diffondendo nell'aria.
Raggiungo Rose nell'angolo delle tisane, approfittando dell'assenza di Janette, e scambio alcune parole con due ragazze del corso. Scorgo, con la coda dell'occhio, le labbra tirate in una smorfia strafottente di Liss e il suo sghignazzare con le altre, ma non me ne preoccupo più di tanto.
Riavverto quella bella sensazione, come se fossi avvolta in un caldo abbraccio, e sorrido godendomela appieno.
«Devi sorridere un po' più spesso, diventi ancora più carina» sento sussurrare al mio orecchio.
Volto leggermente il viso verso Logan ed è così vicino che i nostri nasi si sfiorano. Per due secondi ci fissiamo negli occhi, il tempo fra un battito di ciglia e l'altro. Mi dà un buffetto sulla guancia per poi posizionarsi in fondo alla sala, dando le spalle al murales. Unisce i palmi delle mani all'altezza del cuore, chiude le palpebre e si inchina mentre pronuncia il saluto del Namaste.
Tutto, attorno a me, si svolge in modo normale, ma io ho ancora le braccia lungo il corpo, il respiro pesante e gli occhi spalancati.
Cos'è appena successo?
Logan spiega che la nostra insegnante ha avuto un imprevisto e sarà lui, stasera, a tenere la lezione. Indossa una t-shirt con lo scollo a V che delinea molto bene le spalle, le clavicole e i pettorali, mentre i larghi pantaloni da arti marziali ricadono morbidi lungo le gambe. Ha i piedi scalzi, le braccia solide e le mani che compiono gesti misurati e forti allo stesso tempo. Continuo, inebetita, a guardare la sua figura fissandone i movimenti, ascoltando la voce e, piano, inclino la testa verso la spalla per cambiare il punto d'osservazione. C'è qualcosa di diverso che non riesco ad afferrare.
«Vik, che stai facendo? Mettiti in posizione» bisbiglia Rose.
Logan spiega le figure da eseguire con un tono di voce basso e calmo. L'ha sempre avuta così? In questo momento non mi ricordo, ma sono sicura di non esserne mai rimasta tanto ammaliata.
Corregge le gambe o le braccia di chi assume un'errata postura, mentre passa fra i tappetini stesi sul pavimento. Si limita a brevi monosillabi, lasciando che la musica ci aiuti a trovare tranquillità ed energia nei movimenti. Arriva alle mie spalle, posa una mano sulla mia coscia facendomi capire di contrarre di più i muscoli, risale sul busto fino al mio polso, che fa ruotare allineandolo al braccio. Mi si spezza il respiro. Senza lasciare la presa della sua mano, posa l'altra sul mio stomaco.
«Respira. Riempi i polmoni inspirando dal naso ed espirando dalla bocca. Lentamente» mormora sottovoce al mio orecchio.
Sono nella posizione del triangolo, avvolta in una sorta di suo abbraccio, e l'unica cosa naturale che riesco a fare è sbattere le palpebre.
La strana sensazione si è diffusa in tutto il corpo, è penetrata sotto la pelle e scorre nelle vene. Ha occupato lo spazio nei polmoni e si sta trasformando in uno strano, quanto piacevole, malessere al centro del petto. Non sento più il corpo, non riesco a regolare il respiro, non sono in grado di mettere a fuoco la vista, non so dove sia il cuore perché lo sento pulsare nelle orecchie, agitarsi nei polsi e martellare in gola.
Penso che quello di prima sia stato solo un buffetto. Il solito e semplice buffetto che Logan mi dà sulla guancia fin da quando ne ho memoria. Eppure…
Eppure ha lasciato una traccia.
Lascia un like o un commento, ma sii gentile, qui tutto è un dono.
i commenti sono soggetti a moderazione


