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Capitolo 7 di 28

Scritto il 24/06/2026
da ERIKA COTZA


⏱ ~10 min

Il sole sorge e un'orchestra di russate mi sveglia.

Mi volto, trovo il viso addormentato di Andrea a pochi centimetri dal mio e mi ghiaccio sul posto.

"Oddio, oddio, oddio" riesco a pensare, non riuscendo a distogliere lo sguardo.

Sì, russa, ma non me ne importa, lo ritengo adorabile e bellissimo anche mentre dorme.

Quanto invidio la sua compagna.

In realtà non solo perché sta con lui, ma anche perché è una gnocca stratosferica.

Invidia.

Invidia.

Invidia.

Fisso le sue labbra e mi lecco automaticamente le mie, poi mi rendo conto dove mi trovo e che le telecamere staranno filmando ogni mia mossa.

Merda!

COMINCIAMO BENE…

"Okay, Carly, ora ti alzi e ti allontani da lui" mi auto impongo e, non appena lo faccio, tiro un sospiro di sollievo.

Mi guardo intorno.

Sembra che io sia l’unica sveglia.

Ma… sgrano gli occhi. La porta è aperta. Qualcuno ha trovato la chiave!

Mi precipito all'interno.

Davanti all’ingresso c’è una scala, che porta al piano superiore, mentre a sinistra un ampio salotto composto da un bel tappeto adagiato al centro della sala e un camino. Niente poltrone o divani, forse per paura che li usassimo per dormire, chi lo sa.

Mi sposto sulla destra e trovo una cucina abitabile, con fuochi, forno, un tavolo adatto a dodici persone, con altrettante sedie, e un gigantesco orologio che occupa un'intera parete.

Sarà per farci realizzare che il tempo scorre?

Infatti, sono già le sette del mattino e dormono tutti.

Apro la dispensa e, oltre alle stoviglie e le posate, trovo sale, zucchero, tè e caffè.

Oh! E c'è anche una moka!

"Be', meglio di nulla."

Metto subito a fare il caffè, riscaldo l'acqua per il tè, nel caso qualcuno lo preferisca, e raggiungo al volo il piano superiore, dove tre porte sono chiuse a chiave, tranne il bagno e la stanza dove sta già dormendo la vincitrice della sfida.

Storco il naso.

È Federica, la stronza.

"Fantastico!" penso con sarcasmo.

Chissà dove cavolo era quella chiave.

Torno al piano terra e apparecchio la tavola, con una candida tovaglia in cotone che trovo in un cassetto e ciò che serve per far colazione.

Bevo il mio caffè al volo e mi faccio una doccia veloce, poi esco fuori per dare un'occhiata al posto.

Il terreno della villa è circondato da una recinzione, che include anche la Secret, e da grossi alberi.

Non si vede niente oltre, a parte la strada in salita che porta al capannone.

Mi sposto sul retro.

Le galline hanno uno spazio enorme dove poter razzolare.

Apro il piccolo pollaio ed escono, felici di essere libere.

Sono sei, esattamente la metà di noi.

Per farci mangiare un po' meno, immagino.

Recupero il cestino che avevo già adocchiato e sistemo per bene le uova all’interno, poi mi faccio un giro nell'orto. Alcune piantine sono appena state piantate, alcune sono da trapiantare, mentre altre sono qui da un po', perché hanno già qualche pomodoro maturo, delle zucchine, cetrioli, melanzane e peperoni. Abbiamo anche una vasta scelta di piante aromatiche, che io uso spesso nelle mie ricette.

Devo dire che pensavo peggio.

Anche perché abbiamo un esperto tra noi, sono sicura che potrà darci direttive e in poco tempo avremo un orto di tutto rispetto.

Rientro in casa con il cuore più leggero, peccato che si fermi per un attimo non appena oltrepasso la soglia della cucina.

«Buongiorno!» esclama Andrea, sorseggiando il caffè. «L'hai fatto tu, vero? È ottimo!»

Annuisco.

«Grazie, è un sollievo che ci sia, sono drogato di caffè e senza non riuscirei a fare nulla.»

«Lo so» mi sfugge, poi arrossisco rendendomi conto della gaffe appena fatta.

"Sì, Carly, sai tutto di lui, ma magari evita di farglielo capire."

«Lo sai?» domanda curioso.

Scrollo le spalle, deglutendo a vuoto. «Non mi soffermo solo a guardare le tue foto, leggo anche le didascalie» ammetto, in imbarazzo.

Aggrotta le sopracciglia. «Non ricordavo di averlo scritto.»

«Sì, quando hai fotografato quella piantagione in Colombia. Poi fai spesso selfie con una tazzina in mano. Ho fatto due più due.»

Sembra riflettere sulle mie parole e, prima che possa dire qualcosa sul mio palese stalkeraggio, mi defilo per recuperare il mio sacco a pelo abbandonato in giardino.

Grazie al cielo, qualcun altro si sta svegliando e forse non dovrò intraprendere altre conversazioni con lui, dove farò certamente la figura dell’idiota.

“Speriamo!”

Informo gli altri chi è stata ad aprire la porta, poi che ho preparato la colazione con quel poco che avevamo. Tutti entrano in casa tranne Philip, che seguo per sapere cosa posso iniziare a fare mentre gli altri sono impegnati.

Dopo poco tempo, realizzo che è davvero un mago in questo. Riconosce ogni piantina ed è un piacere ascoltarlo mentre mi spiega cosa dovremo fare per avere un buon raccolto fino a novembre, quando finirà il reality.

Trova un mazzo di guanti, oltre a delle zappe e dei rastrelli, e, prima che vada a far colazione anche lui, mi lascia a sradicare qualche erbaccia.

Guardo in alto e sorrido.

Io e nonna abbiamo sempre desiderato avere un pezzetto di terra e cucinare con ciò che producevamo.

Sarà un sogno questo soggiorno.

 


 

Lo scaldabagno è piccolo, quindi l'acqua calda della doccia ha un limite. Tutti ce ne siamo accorti, perché è praticamente impossibile non notarlo visto che si trova di fronte al wc, e ci siamo lavati molto in fretta.

Federica la stronza, invece, non ci ha fatto caso.

A quanto pare, la signorina polemica pretendeva di svegliarsi tardi e di rimanere tutto il santo giorno sotto l'acqua bollente.

Le è andata male.

Ha lanciato un urlo che ha fatto sobbalzare tutti, galline comprese.

Siamo accorsi in suo soccorso, pensando fosse accaduto qualcosa di grave, e in cambio abbiamo ricevuto mille improperi attraverso la porta chiusa a chiave.

Ci siamo guardati esasperati e alcuni hanno sbuffato, prima di tornare fuori.

Io, Diana e Andrea, invece, pur incazzati neri, ci siamo adoperati per riscaldarle una pentola d'acqua sul fornello e portargliela fin su.

«Bene, la nostra buona azione della giornata l'abbiamo fatta, ora che si arrangi» dice Andrea infastidito e noi concordiamo, tornando al lavoro.

Ammetto che siamo stati bravi.

Abbiamo pulito un enorme pezzo di terra, usato il letame per ammendare il terreno e adesso stiamo cominciando a piantare le piantine dei broccoli, cavoli vari, lattughe, finocchi e radicchio.

Philip è entusiasta di avere tutto questo spazio a disposizione e sembra un bambino al parco giochi, mentre ci racconta ciò che è abituato a fare, ma nella sua terrazza.

Pendiamo tutti dalle sue labbra e comprendo perché lo seguono così tante persone.

Pur col suo marcato accento inglese, che lo rende particolarmente affascinante, è chiarissimo nelle spiegazioni e ha una pazienza infinita verso chi non è per niente delicato.

Come me.

Ma meno male che non sono l'unica!

Anche Giovanni, per esempio, è imbranato e spesso Philip ha dovuto rimediare ai suoi danni. E non gliel'ha mai fatto pesare. Come non l'ha fatto con me o con gli altri.

È un tesoro.

Mi guardo per un attimo intorno e sorrido, nonostante il sudore e la stanchezza.

Mi piace molto questa squadra.

Nessuno si lamenta e tutti lavorano, chiacchierando amabilmente.

Certo, senza contare Federica.

Lei, dopo un'altra ora, è ancora in casa a farsi i cavoli suoi.

Proprio una bella persona, non c'è che dire…

 


 

Il sole è alto nel cielo, quando chiedo agli altri se posso andare a preparare qualcosa da mangiare.

Tutti mi ringraziano e mi domandano se ho bisogno di una mano.

«No, faccio io» li tranquillizzo, recuperando una busta per raccogliere qualche verdura.

La scelta è limitata, ma magari usando le piante aromatiche riesco a rendere tutto più saporito.

Penso subito a fare una sorta di minestrone.

E una frittata, anche se piccolissima.

Potrei preparare pranzo e cena assieme, ma ho paura che non riusciremo a fermarci per lasciare qualcosa per stasera.

Meglio non rischiare.

Entro in casa e trovo Federica seduta a tavola, dove sta consumando lentamente il suo caffè.

Mi sale il sangue al cervello. «Hai intenzione di fare qualcosa?»

Alza un sottile sopracciglio. «Fatti i cazzi tuoi.»

«Sono anche cazzi miei» le rispondo, furiosa. «Ti rendi conto che sei la concorrente di un reality? E che, se tutti non facciamo la nostra parte, non mangeremo?»

Non mi risponde, alza solo il dito medio e se ne va al piano superiore.

Rimango senza parole.

Neanche le bambine reagiscono così.

Comunque, lascio perdere.

Non ho intenzione di farmi venire il sangue amaro a causa sua.

«Simpatica» sento alle mie spalle.

È Andrea ed è ovvio che si riferisca alla stronza.

«Crede di essere in vacanza» gli rispondo a denti stretti, cominciando a tritare l'erba cipollina.

«Vado a parlarle» annuncia furioso, prima di sparire su per le scale.

Speriamo bene.

 


 

Andrea torna in cucina e, se possibile, sembra più incazzato di prima. Da ciò che mi racconta, non solo Federica ha inventato la scusa che non si sente bene, ma, pur avendola informata, gentilmente, di essere impegnato, ci ha provato con lui.

Lo guardo con la coda dell'occhio mentre cucino, imbarazzata per ciò che provo in suo presenza.

Odio ammetterlo, ma la comprendo.

È impossibile resistere ad Andrea senza maglietta, con i capelli legati all'indietro in un codino e i tatuaggi lucidi per il sudore. Lo so, fa schifo solo a pensarci, ma lo leccherei dalla testa ai piedi.

«Mi ha anche detto che me ne pentirò, perché chiederà subito a qualcun altro di dormire nel letto con lei. Ma chi se ne frega! Meglio sdraiarmi sul pavimento.»

«C'è quel bel tappeto nel salotto, possiamo dormire a turno lì sopra» suggerisco.

«Sì, infatti!»

Continuo a mescolare il pranzo, anche se non ce n'è bisogno. Tenermi occupata mi aiuta a non pensare a quanto mi stia battendo forte il cuore e a quanto vorrei stargli antipatica, per non dover interagire con lui.

Anche se mi dispiacerebbe, certo.

Però è una tentazione troppo forte per me e io sto seriamente per morire di autocombustione.

Magari potrei comportarmi come Federica.

Anche se dubito che ne sarei in grado.

Odio fare la principessa sul pisello.

Andrea si alza e le mie antenne si drizzano. Si avvicina a me, spiando oltre la mia spalla. «C'è un buon profumino» mormora.

Tum tum tum.

«S-spero vi piaccia» balbetto.

«Certo» risponde «sei tu l'esperta. Questa è anche la cena?»

Tum tum tum.

«No, è solo il pranzo. Ho messo da parte tre uova per dividercele dopo e qualche altra verdura da fare al forno. La frittata non ci farà nulla, me ne rendo conto, ma il minestrone mi sembrava un buon modo per riempirci e non pensare al cibo per tutto il giorno.»

«È un'ottima idea. Hai bisogno di una mano?»

Tum tum tum.

"Digli di no. Digli che hai tutto sotto controllo" penso, ma ciò che esce dalle mie labbra è totalmente differente: «Hai voglia di apparecchiare?»

Sorride radioso e rischio di rimanerci secca.

Tum tum tum.

Con questi ritmi serrati, il mio cuore non reggerà a lungo.

«Certo che sì!»

"Brava, Carly, complimenti vivissimi!" mi sgrido.

Maledetta me!

Andrea si muove agilmente tra tavolo e cucina e non riesco a smettere di tenerlo d'occhio.

Dovrebbe mettersi una maglia.

Ora.

O finire in fretta.

Invece no, lui conversa tranquillo di tutto e di nulla e, quando finisce, si accomoda.

Perché non torna dagli altri?

Volto lo sguardo sui fornelli, poi strizzo le palpebre e sospiro sommessamente.

Cosa ho fatto di male, per ritrovarmelo qui?

Perché, tra tutti i micro-influencer che seguo, dovevano scegliere proprio lui?

Cazzo, se il primo giorno sono così, non oso immaginare tra qualche settimana.

Se non mi eliminano prima.

Uffa!

Non me lo merito di soffrire così.

Non è giusto.

«Non sei di molte parole» commenta e io spalanco le palpebre. «Non che sia una cosa negativa, ci mancherebbe. Mi piacciono le persone che sanno ascoltare.»

«Preferisco parlare solo quando ho qualcosa da dire.»

«Ieri non sembrava.»

«Le battute sono il mio meccanismo di difesa» mi giustifico.

«Intendevo ieri notte.»

Si riferisce forse al momento che gli ho detto di essere un genio?

In effetti, potevo tapparmi la bocca.

E adesso cosa gli dico?

Che ero talmente felice di conoscerlo, che mi sono lasciata andare? Ma che d’ora in poi vorrei tenerlo lontano, perché sono sicura che si vedranno lontano un miglio i miei occhi a forma di cuoricino.

Succederà un casino, me lo sento.

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