ALCHERMES
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L’alchermes, o rosolio, può esaltare i sapori, decorare, arricchire il dolce ma, se usato in eccesso o a sproposito, può essere inopportuno… un po’ come un’amica di vecchia data che insiste a suonare il campanello prima di cena, quando sei carponi nel letto e soffochi le grida nel cuscino per non mettere al corrente tutto il condominio che l’astinenza è finita.
«Chi cazzo è a quest’ora?»
A Lorenzo non piace essere interrotto sul più bello. Nemmeno a me, che poi ho i riflessi lenti e tendo a trascurare di indossare la biancheria e dopo, sotto-la-tuta-niente, mi fa sentire a disagio… specie se una Mirella tirata a balestra si presenta accompagnata dalla nerd della compagnia.
«Abbiamo una cosa da dirvi» esclama Mire entrando decisa.
L’abitino di paillettes che indossa luccica molto più dei miei brillanti nuovi di zecca: non sarebbe Mirella se, una volta entrata in scena, tutto il resto attorno a lei non sparisse.
Gianna la guarda con la stessa espressione che ha Lorenzo quando mi sorprende a leggere l’oroscopo: rassegnata ma sorridente.
Gianna era una compagna di università di Lorenzo, una mente brillante, ma tendente all’asociale, grande appassionata di film horror e fumetti. Dato il suo aspetto androgino, e per una sfilza di indizi che non starò a elencare, io e Lo abbiamo sempre pensato che sia lesbica, anche se non ha mai fatto un vero coming out.
Un momento, non si saranno messe insieme?
Sì, è ovvio che si sono messe insieme, Mirella la sta abbracciando. Anzi è più corretto dire che le sta avvinghiata addosso.
Mirella? Con Gianna?
La mangiauomini e l’acquasantiera? Come qualche deficiente - non-più-amico - le ha soprannominate prima che Lorenzo e il ragazzo di Serena spiegassero a quei bontemponi del ca…ppero che non gradivamo né la loro compagnia né le loro battute di sterco.
«Siamo incinte!»
L’esclamazione di Mirella strappa a me e Lorenzo un unanime. «In che senso?!?»
«Lei è incinta» chiarisce Gianna.
«Sì, ma l’ovulo è il tuo!» specifica Mirella.
Io guardo Lorenzo che si stringe nelle spalle. «Forse è il caso che ci raccontiate questa storia dall’inizio?»
Gianna conviene, Mirella ride. «Siamo state brave a tenere il segreto, vero? Siete i primi a cui lo diciamo.»
Vorrei dire qualcosa, ma semplicemente non ho parole, come sempre del resto quando c’è di mezzo Mirella, per fortuna Lorenzo sa esternare tutta la mia confusione in modo molto più diplomatico di come farei io.
«Di certo io non ne avevo idea. E sei incinta? Senza offesa, ma quasi non ci credo.»
«Anche io stento a crederci» afferma Gianna aggiustandosi gli occhiali spessi, «statisticamente il primo tentativo non…»
Mirella la interrompe con una borsettata sul petto. «Zitta e non portare sfiga!»
Gianna alza le mani e siede sul divano.
«Chi vuole una birra per festeggiare?» domanda Lorenzo.
«Lei non può bere» esclamiamo io e Gianna all’unisono, indicando Mirella che fa una smorfia e fa quello che sa fare meglio: comanda: «Seduto. Ci pensiamo io e Vale.»
La seguo in cucina come se questa fosse casa sua e io l’ospite.
Continuo a essere senza parole e del tutto allibita. Mirella madre e lesbica? Mi sembra una contraddizione in termini, ma lei sorride anche con gli occhi: non credo di averla mai vista così felice.
Mire e Già, è l’accostamento più azzardato e assurdo che esista.
«Di che segno è Gianna?»
«Adesso non cominciare, non me ne frega niente! Piuttosto fammelo vedere dal vivo» esclama accennando al mio anello. Mi prende la mano. «Bravo Lollo! Sai, glieli ho fatti io i bozzetti per l’orafo, quelli di Lorenzo sembravano gli ingranaggi di non so quale mostro meccanico! Vale, non è meraviglioso che la nostra vita stia prendendo la piega giusta proprio nello stesso giorno? Come due vere amiche del cuore!»
È come una secchiata d’acqua in testa: non l’avevo mai considerata la mia amica del cuore.
La guardo, sfavillante e felice, emettere gridolini di apprezzamento quando nota le sfrappole disposte sul vassoio e, per la prima volta in tutti questi anni, la vedo per quello che è: bella ma insicura, frivola ma intelligente, antipatica ma generosa.
«Quella volta che ci siamo baciate…»
«Avevo una cotta per te, ma dopo tu hai stabilito che sei etero senza alcun dubbio, e me la sono fatta passare. Forse ho profuso troppo impegno per capire cosa ci trovassi nei maschi.»
«Non i maschi, ma Lorenzo.»
«Alla fine l’ho capito.» Prende una sfrappola. «Non manca un tocco di colore qua sopra?»
«Non mi piace l’alchermes.»
«A me sì. Dai metticene un pochino per farmi contenta!»
Sfacciata, ma autentica.
Sorrido, ma poi mi sale l’ansia.
«Che c’è? Adoro i bambini e di Gianna mi sono innamorata appena l’ho conosciuta, solo che lei aveva la testa altrove.»
Una doppia laurea sia in Ingegneria Meccanica che Biomedica e la partecipazione a un innovativo progetto di ricerca a Milano, ecco dove aveva la testa.
«Non sarà facile» dico, intendendo miliardi di cose, la famiglia di Mire iper-tradizionalista, i diritti negati alle famiglie omogenitoriali…
«Ehi. Dai, mettiamo un po’ di rosa in tutto questo pallore.»
Prendo l’alchermes e lo tengo in sospeso sopra ai dolci. «Quando hai detto che dovresti partorire?»
Mirella ride. «Proprio nel mese del segno più bello dello Zodiaco. Dai prendi le sfrappole che io prendo le birre.»
Ricetta
Ingredienti:
350 gr. farina 00
30 gr. burro
1 bicchierino di grappa
4 cucchiai abbondanti di zucchero
1 uovo intero
1 albume
olio di semi di arachide
Preparazione:
Versa la farina al centro della spianatoia e pratica un buco al centro con un pugno chiuso. Nel cratere così formato poni lo zucchero, l’uovo, l’albume e il burro a pezzetti. Stempera il tutto, usando una forchetta e aiutandoti con la grappa. Nel contempo incorpora la farina, creando un impasto omogeneo che nelle fasi finali potrai lavorare a mano. Se la grappa non è sufficiente puoi aggiungere un po’ di latte.
Lascia riposare l’impasto in frigorifero per almeno mezz’ora (non barare, ho detto mezz’ora!).
A meno che tu non sia una provetta sfoglina romagnola, lascia perdere il mattarello e usa la macchina per la pasta per tirare la sfoglia in righe sottili di 2 o 3 millimetri. Fai attenzione: se l’impasto è troppo morbido tende a fare dei “buchi” e ad appiccicarsi ai rulli (lo fa anche se non hai fatto riposare la pasta in frigorifero!).
Taglia le sfrappole a rettangoli di 10 centimetri (o a tuo piacimento), pratica uno o due tagli al centro con la rotella tagliapasta, avendo cura di lasciare il perimetro integro.
Friggi in abbondante olio di semi di arachide ben caldo. Se usi altri oli, non garantisco il risultato.
Una volta gettata nell’olio, la sfrappola si gonfia. Devi girarla dopo pochi secondi (se l’olio è ben caldo), perché altrimenti diventa scura (lo zucchero dell’impasto non deve caramellare). Appena è solida toglila dall’olio e mettila sulla carta assorbente.
Man mano che le sfrappole sono pronte, ponile nel vassoio di portata e spolverizzale di zucchero a velo. Se lo gradisci, puoi dare una spruzzatina di alchermes per avere un tocco di rosa che (non) ti aspetti!
Buon appetito e… mi raccomando… l’albume!
La mamma, inoltre, consiglia, per variare un po’, di sostituire la grappa con la sambuca o il maraschino.
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