IL FIORE DELLA NOTTE - Capitolo 3 di 5

Scritto il 02/06/2026
da ANNA GRIECO


«Perché non è venuto? Mi sta evitando secondo te?» domandò a Belle dando l’ultimo colpo di spazzola, prima di deporle un bacio sul muso vellutato. Subito dopo si disse che non era possibile. «Di sicuro avrà avuto un sacco di cose da fare, sarà questo il motivo. Ma oggi lo cercherò io, se non verrà lui da me. Che ne pensi?»

La cavalla agitò il capo su e giù e poi nitrì forte, una volta, come a dimostrarsi d’accordo con lei.

Paige scoppiò a ridere e gettò la spazzola accanto all’abbeveratoio. Stava per sellare la giumenta, per concedersi finalmente la sua agognata cavalcata mattutina, quando sollevando il busto si ritrovò davanti proprio l’oggetto dei suoi pensieri.

Chayton era alto, la sovrastava di almeno quindici centimetri, e la sua figura imponente reclamava tutto lo spazio a disposizione. Aveva le spalle larghe, la carnagione olivastra e i capelli color ebano, lunghi e folti, erano legati da un laccio di cuoio. Tutto in lui incarnava la rudezza della terra che calpestava e che aveva dato i natali al suo popolo.

«Chayton» mormorò con un filo di voce, non riuscendo ad aggiungere altro. La lingua le si era attaccata al palato, bloccata dalle emozioni che l’uomo era in grado di suscitarle con la sua sola presenza.

«Dobbiamo parlare» replicò lui con voce ferma, quasi dura.

Paige sentì un tuffo al cuore, spiazzata da quell’atteggiamento freddo e distante che non aveva mai tenuto nei suoi confronti. Un cupo presentimento le torse lo stomaco. «D’accordo» annuì tuttavia.

Chayton si guardò intorno, forse per assicurarsi che fossero soli, poi entrò nel box di Belle e le si mise di fronte.

Per un lungo istante si limitarono a guardarsi, la tensione che diventava palpabile tra loro, poi ruppe il silenzio.

«Mi dispiace per ciò che è successo la sera della festa» iniziò a dire, la voce tesa. «Non so davvero cosa mi sia preso. A mia discolpa posso dire che avevo bevuto un po’ troppo e non ero lucido, ma resta il fatto che il mio comportamento non ha giustificazioni.» Si fermò un attimo, come se stesse cercando le parole giuste per continuare. Quando le trovò, il suo tono fu risoluto. «Ti prego di scusarmi, se puoi, e di dimenticare l’accaduto. Non si ripeterà più.»

Fu come se un pugnale affilato avesse trapassato il petto di Paige da parte a parte. Impallidì, perché tutti i castelli in aria che aveva costruito con tanta cura crollarono miseramente, disfacendosi in tanti piccoli pezzi che le incisero la carne. Rimase annichilita, lo sguardo perso nel vuoto, senza sapere cosa fare o dire. Solo quando Chayton fece per girarsi e andarsene, dopo averle lanciato un’ultima occhiata, ritornò in sé e istintivamente gli afferrò un braccio, trattenendolo.

«Questo è davvero tutto ciò che hai da dire in proposito?» mormorò incredula.

Lui si voltò e incrociò il suo sguardo con un’espressione glaciale. «E cosa ti aspettavi che ti dicessi? Pensavi che mi sarei messo in ginocchio per giurarti amore eterno? La verità è che in quel momento avrebbe potuto esserci qualsiasi altra donna, tra le mie braccia, e mi sarei comportato nello stesso identico modo.»

«No, non ci credo» alitò lei in un soffio. «Non si bacia a quel modo qualsiasi donna. Ti mi desideravi, te l’ho letto negli occhi.»

«Sono un uomo, Sihu» ribatté Chayton chiamandola con quel nomignolo Comanche che le aveva affibbiato da qualche tempo e di cui Paige ignorava il reale significato.

Gli aveva più volte chiesto delucidazioni, ma lui aveva sempre glissato sull’argomento. E di certo quello non era il momento più adatto per riprovarci.

«Un uomo con istinti e pulsioni» continuò a dire lui. «Mi sono ritrovato una bella ragazza tra le braccia, era ovvio che in quel momento ti desiderassi. Esattamente come avrei desiderato qualsiasi altra.»

Quelle parole furono un pugno nello stomaco, i chiodi che sigillarono definitivamente la bara dove seppellire i suoi sciocchi sentimenti.

È così che ci sente quando il cuore ti si spezza nel petto? Si chiese distrattamente.

«Paige, ascoltami» aggiunse Chayton in tono più dolce stavolta, «mi dispiace che tu ci sia rimasta male. So che credi di provare qualcosa per me, ma si tratta solo di un’infatuazione passeggera. Guarirai in fretta, te lo assicuro.»

In quel momento lei avrebbe potuto arrendersi alla delusione e lasciarsene consumare, ma preferì attingere alla rabbia che sentiva montarle dentro a ogni parola che Chayton continuava a pronunciare.

Rabbia contro se stessa, rabbia contro di lui, che aveva infranto tutti i suoi sogni, e rabbia per il suo amore sfortunato che era appassito senza neppure avere il tempo di fiorire.

«Che ne sai tu di ciò che provo io? Chi ti dà il diritto di credere di conoscere i miei sentimenti meglio di me?» sputò fuori lei in un sibilo furente.

Chayton tornò a fissarla con quel freddo distacco che aveva assunto sin da quando era arrivato.

«Ho quindici anni più di te, e molta più esperienza del mondo. Sei giovane, hai tutta la vita davanti, non sprecarla. Tra pochi mesi comincerai il college e incontrerai un mucchio di ragazzi e ragazze della tua età. Presto ti dimenticherai di questa conversazione e anche di me.»

Un grosso nodo strinse la gola di Paige, e un desiderio irrefrenabile di piangere la colse. Si sentiva ferita, umiliata, e in quel momento lo odiò con tutta se stessa, ma che fosse dannata se gli avrebbe permesso di vederla crollare.

Raccolse ogni briciola della dignità che le rimaneva e lo affrontò a testa alta, stampandosi un finto sorriso di circostanza sulle labbra.

«Devo proprio apparirti come una stupida ragazzina, vero?» commentò con una risata priva di allegria. «Un’ingenua ragazzina infatuata di un uomo più grande di lei. Un classico cliché da romanzo rosa, eh?»

Chayton la fissò, imperturbabile, ma non la interruppe e lei riprese a parlare.

«Permettimi di chiarirti un paio di cose. Uno: anche se non te ne sei ancora accorto, io sono una donna ormai. Una donna decisa che sa quello che vuole. Due: non ho bisogno che un uomo mi dica cosa fare, cosa provare o di chi innamorarmi» ringhiò a labbra serrate mentre un fuoco selvaggio le ardeva dentro, consumandola e rubandole il fiato.

 Chayton continuò a rimanere in silenzio, rigido e immobile come una statua di sale, rinfocolando la sua rabbia con quell’atteggiamento disinteressato.

«Tre» concluse, «hai espresso chiaramente il tuo pensiero e ne prendo atto, perciò puoi metterti l’anima in pace e tornartene al tuo lavoro. Quello stupido bacio l’ho già dimenticato e, se devo essere sincera, nemmeno considerato.»

Quelle parole risuonarono come colpi di frusta nel silenzio rotto solo dai nitriti e dagli sbuffi dei cavalli.

Per un attimo un lampo attraversò le iridi scure di Chayton, ma fu talmente veloce che alla fine giunse alla conclusione di esserselo immaginato.

È il mio cuore che cerca di appigliarsi a ogni seppur flebile speranza, si rimproverò. Lui non mi vuole, devo farmene una ragione.

«Bene, allora è tutto chiarito» commentò l’uomo con tono sbrigativo, scrollando le spalle. «Buona giornata, Sihu» le augurò prima di voltarsi e andarsene, lasciandola lì da sola a fare i conti con i cocci del suo cuore spezzato.

Solo quando fu sicura che fosse lontano, si lasciò andare. Le lacrime iniziarono a scorrere, silenziose, mentre abbracciava Belle, cercando conforto nel morbido pelo del suo collo. Ben presto, però, il peso di quel dolore divenne insostenibile, così montò sulla groppa della giumenta, senza nemmeno sellarla, e galoppò fuori dalle scuderie veloce come il vento, incurante degli sguardi curiosi dei cowboys che incrociavano il suo cammino.

Per quanto cercasse di sfuggirgli, tuttavia, quel maledetto dolore correva più veloce di loro.