BRAMA IMMORTALE
Capitolo 3 di 5

Scritto il 16/06/2026
da ANNA CHILLON


Il colorito di Michelle divenne più pallido di quello del vampiro stesso, invece di fare un passo avanti ne fece uno indietro sprofondando con un tacco nella torba.

«Andiamo, vi sarei addosso in meno di un istante se decideste di fuggire e sarebbe un bene perché con quelle caviglie sottili finireste col rompervene una di sicuro.»

«Che differenza farebbe dal momento che mi volete morta?»

«Mi aiuterebbe a mantenervi distesa, questo sì. Perché vi voglio distesa. Morta? No, non per il momento. Distesa? Oui, naturellement.»

Per succhiarmi il sangue, senza dubbio, perché se no? Michelle si premette il palmo contro la gola mentre avanzava cautamente, sapendo di non avere alternativa.

Illuminato dalla luce della luna, Friedrich aveva un aspetto indomabile e selvaggio nonostante l’abito elegante, più alto di quanto apparisse nei manifesti dei suoi spettacoli. Il suo volto importante, con le lunghe arcate oculari e il mento volitivo, era adombrato da un velo di barba pungente. Portava i capelli legati in una lunga treccia, ordinato in tutto e per tutto.

Non era un pianista, non era nemmeno un vampiro… cioè, in qualche modo era entrambe le cose, ma era anche altro. Un uomo severo forgiato da una lunga storia. D’improvviso Michelle si fece ardita e pensò follemente che era proprio dove voleva essere: nella sua tana, alla scoperta dei suoi segreti.

Alzò il mento e si chinò a sfilare il sandalo dalla trappola del tappeto erboso. «Fatemi strada e io vi seguirò, ci sono un sacco di cose che vorrei sapere sul vostro conto, per lo più a conferma della mia tesi.»

Non le concesse di stargli dietro, la spinse in avanti con una mano sulle reni, e la scortò nella sua dimora, tentato a ogni passo di verificare la consistenza del suo didietro. A giudicare da come il tessuto della gonnella svasata seguiva le forme, quel posteriore prometteva bene.

Non appena entrarono la ragazza roteò il capo dall’alto al basso. «Caspita…»

Friedrich non le diede modo di fare commenti su quanto fosse grande, bella, sontuosa e barocca la sua casa. «È come vi aspettavate, immagino. La mia razza tende a rispecchiare le credenze comuni: siamo decadenti. Siamo disgraziatamente malinconici e in via d’estinzione.»

Michelle si fermò davanti a un camino spento con il focolare largo quanto una fornace delimitato da colonnette di pietra in bassorilievo. Il salone era enorme, con imponenti salotti ottocenteschi, arazzi e statue che contribuivano a dargli un aspetto pomposo, di sicuro molto lontano dal poter essere definito accogliente. Esattamente al centro di tutto ciò stazionava un pianoforte a coda.

I suoi piedi stavano congelando nonostante fosse estate, ma non le importava. Il braccio aveva preso a pulsarle in piccole fitte di bruciore, ma nemmeno quello importava.

«Temo di non avere molto da offrirvi, non sono abituato ad avere ospiti» fermandosi dall’altra parte del camino, Friedrich sciolse il papillon lasciando cadere i lembi sul petto e liberandosi dalla stretta del primo bottone.

«Non portate qui le vostre conquiste?» chiese lei.

«Difficilmente. A meno che non abbiano trascorso anni alla ricerca della mia identità e siano così folli da rischiare la vita per smascherarmi. Perché lo avete fatto?»

Michelle si strinse nelle spalle. «Curiosità, suppongo. La stessa che mi ha spinto a iscrivermi al corso di laurea in scienze chimiche. Poco dopo aver iniziato gli studi ho trovato in soffitta la testimonianza di un mio prozio che dichiarava di aver assistito all’aggressione di un vampiro, le sue parole erano molto convincenti, ma a parte me nessuno vi ha mai prestato attenzione. Dal canto mio ho pensato di avere sotto il naso lo spunto per una scoperta eccezionale, che avrebbe dato un senso alla mia vita. Quando poi ho cominciato a sospettare della vostra natura confesso che il mio interesse è diventato morboso.»

«E cosa, di grazia, vi ha fatto sospettare?»

«Curiosamente non è stata la vostra pelle, né la vostra capacità di restare immobile a lungo, e nemmeno i vostri occhi: preferisco non rivelarvelo per la verità. Ciò che conta è che abbia raggiunto il mio scopo.» Non aveva mai confidato a nessuno queste cose, probabilmente nemmeno a se stessa. Mise la mano sul ripiano di marmo adorno di statuette antiche e altri cimeli. «Questa reggia sembra disabitata.» Pensare alla polvere era un modo come un altro per mantenere i nervi saldi.

Friedrich si mosse a una velocità innaturale, in un istante le giunse vicinissimo facendola trasalire. Prima che potesse reagire le prese il viso e sfiorò le labbra percependo l’alito caldo sulle proprie, quasi fredde. Un alito così smanioso di vita, così pieno di emozione umana. «Capisco: credevate di dare un senso alla vostra vita prima che essa vi abbandonasse.»

Michelle sgranò gli occhi che si stavano serrando in cerca di un bacio. «Ma cosa dite?!»

«Non sto fingendo con voi, perciò voi non fatelo con me. Dimenticate di già cosa sono? I miei sensi sono molto più sviluppati dei vostri.» Cominciò a slacciarsi il doppiopetto con fare altezzoso. «È nel sentore dolciastro del vostro sangue, nel colore smunto della vostra pelle, chiara quasi quanto la mia. È soltanto al principio, ma in rapida evoluzione. Cos’è? Tubercolosi? Probabilmente siete così incurante di rischiare la vita perché sapete che essa vi sta già per abbandonare.»

«Presuntuoso figlio di un cane!» Lo spinse via con quanta più forza aveva riuscendo soltanto a farlo indietreggiare di un passo.

«Se vi può consolare vi assicuro che senza quella nota di malattia il vostro sangue sarebbe assolutamente il migliore che abbia mai assaggiato, ne sono certo.»

Le tremarono le labbra per tutte le offese che voleva sputargli addosso. Lo spinse via ancora e ancora, pugnandolo con quanta più forza aveva. «Maledetto!»

«Ci sono: è leucemia.»

Michelle si fermò con i pugni contro il suo petto come se quella parola gli avesse risucchiato tutte le energie.

«È proprio leucemia quindi. Per questo vi interessa tanto la mia razza: perché volevate capire cosa ci rende immortali, quando tutti gli umani si consumano, e voi in particolare siete così prossima alla morte…»

Le afferrò il braccio ancora posato contro il suo torace tirandole su la manica e mettendo a nudo la ferita dove una stilla di sangue fresco costituiva per lui il richiamo di una sirena. «Per quanto pensavate di poter andare avanti a stuzzicarmi in questo modo? Non immaginavate che avrei reagito? O forse era proprio ciò che speravate?»

«Un paletto di legno dovevo usare per smascherarvi. Dritto al cuore!» Michelle mostrò la sua indignazione a denti stretti ottenendo soltanto il suo sorriso di scherno.

«Oh, andiamo. Non ditemi che non vi è mai sovvenuto che trasformandovi in un vampiro avreste salva la vita. La vostra grandiosa ricerca non si esaurisce a questo alla fin fine? A un patetico tentativo di trovare una scappatoia all’inevitabile?»

«Vi state sbagliando di grosso, signore mio.» Si fece indietro scuotendo la testa con le lacrime a stento trattenute. «E va bene, sì, qualcosa mi è sovvenuto ed è col vostro morso che avreste potuto rendere la mia morte più rapida e indolore, perché non ho alcuna intenzione di vedermi moribonda su un letto d’ospedale. Ecco cosa mi è sovvenuto.»

L’aveva colto alla sprovvista sul palco come non succedeva da centinaia d’anni e ora lo stupiva nuovamente trovandola intrepida per il modo in cui andava incontro alla morte. Con fierezza anziché con petulanza, per nulla disposta a elemosinare una vita che le sarebbe spettata di diritto.

Friedrich si fece avanti veloce come un fulmine, l’afferrò per la vita sollevandola. «Baciatemi subito.»

Era un ordine al quale non attese di essere ubbidito. Le prese il capo inclinandolo nel modo giusto, le sue labbra severe si unirono a quelle di Michelle, spinse contro la sua bocca per fargliela schiudere, deliziato dal suo sapore e dal suo calore.

Lei si sentì vorticare, cedendo al bacio più passionale che avesse mai ricevuto. Aveva cercato quell’essere, l’aveva studiato, ammirato come uomo e come artista, disprezzato come assassino, in un modo oscuro l’aveva anche desiderato e ora lui la teneva stretta a sé, rendendole esplicita la solidità di ogni sua parte, anche la più inopportuna.

Friedrich si ritrasse appena un poco, quel tanto che bastava per rimanere a sfiorarle le labbra. Michelle avvertì zanne acuminate crescergli in sostituzione dei canini. Non riuscì a trattenersi, voleva esplorare, capire, sentire… protese la lingua verso di esse. Si punse e con un gemito si ritrasse avvertendo un forte sapore metallico.

«Avete la tendenza a ferirvi da sola. Perché non aspettate che sia io a farlo? Così mi private di tutto il piacere.»

Generalmente le persone compativano la povera ragazza malata, costui invece non aveva alcun tatto. Era sincero in un modo che andava ben oltre l’essere sconveniente, era duro e insensibile come roccia.

La spintonò indietro bruscamente, contro al muro, in trappola.

«Ditemi: avete pensato anche a dove volete che vi morda?»

Michelle non riusciva a distogliere lo sguardo, continuò a fissare la minaccia delle zanne appena visibili oltre le labbra tese. «Siete disposto a farlo, quindi?»

«Potrei rendervi la dipartita rapida e quasi totalmente indolore, come desiderate», precisò con voce più roca e profonda. «Oppure potrei rendervela piacevole in un modo che nemmeno immaginate. In tal caso vi troverete a desiderare che sia il più lenta possibile.»

Mise due dita nello scollo del gilettino e tirò facendo saltare gli unici due bottoni chiusi sotto il seno, poi glielo fece scivolare lentamente sulle spalle. Michelle cercò di trattenerlo, ma lui fu più deciso e quando ebbe in mano quel pezzetto di stoffa che giudicava essere altamente superfluo, lo gettò via.

La ragazza rabbrividì a contatto con il muro di pietra dal quale non le permetteva di staccarsi. Tentò d’inghiottire il nodo che le serrava la gola. «E questo sarebbe il prezzo?»

«Oh no mia cara, per la vita e la morte il prezzo è il sangue, come sempre.» Le rubò una forcina e se la buttò alle spalle. Poi un’altra, lasciando che i lunghi capelli le ricadessero liberi a lato del viso. «Ma per essere stata curiosa e per avermi istigato… sì, questo è il prezzo che esigo e che riscuoterò, che vi piaccia o meno.»

Attraverso la stoffa della gonna, la carezza lieve di una mano che risaliva la sua coscia la indusse a serrare le gambe intrappolandola tra esse. Si rese conto di non aver agito per fermarlo, ma al contrario per trattenerlo; il desiderio che stava provando la reclamava bruciandola dentro, anelava a tutto ciò che di deprecabile lui le stava offrendo e non riusciva a trovare un modo per resistergli. Che razza di sortilegio le stava praticando?

«Siete un essere spregevole.»

Incurante dell’offesa, lui la baciò, strofinò le sue zanne contro le labbra morbide e fece scorrere le punte aguzze a lato della bocca, graffiandola in modo lieve, calcolato. «E voi ben lo sapevate, non è così? Ma ciò non vi ha impedito di cercarmi. Questo vi prometto: concedetemi voi stessa senza alcun ritegno e avrete ciò che desiderate.»

La sua bocca le scese sul collo, indugiando sul leggero battito sottopelle. «Dovreste essere la “Morte del cigno” e invece siete la “Primavera di Vivaldi”. Siete anzi un componimento misterioso, mai udito, che ha la capacità di sorprendere un musicista navigato. Un idillio che io intendo suonare fino all’ultima nota.»

Mai nessuno l’aveva definita in questo modo. Michelle aderì quanto più poteva al muro cercando di freddarsi. Sul taxi era salita una ragazza per bene, timorata di Dio, l’orgoglio di suo fratello Matthew, ma poi ne era scesa una diversa, quella che era attratta da cose oscure che l’avevano condotta all’ossessione per un essere tenebroso. Quella stessa ragazza che ora avanzava una mano incerta sul ventre piatto di lui scendendo fuggevole verso il basso, attirata dal frutto proibito. Le scappò un gemito spezzato, forse per la lingua che guizzò veloce sul suo collo o forse perché sentì il membro muoversi verso il suo palmo come una serpe viva.

Il vampiro rise della sua arrendevolezza. «Voi rifuggite a parole, ma le vostre membra vi tradiscono.»

La prese in braccio, se la strinse contro il petto inossidabile sistemandola in direzione del suo fallo. Michelle sentì il proprio corpo reagire e prepararsi a lui con un languore del basso ventre che le bagnò la biancheria in modo vergognoso. Le lentiggini si celarono con l’accendersi del colorito delle guance, cercò di nascondere il viso nell’incavo del suo collo temendo che avrebbe scoperto l’effetto che le stava facendo. Che sciocca, lui già lo sapeva.

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