STEPHANIE
Sento i suoi passi pesanti dentro di me, fanno scricchiolare la neve molto di più di quanto non facciano i miei.
Mi irrita tutto di lui e mi domando perché diavolo mia sorella e mio cognato non mi abbiano chiamato dicendomi che questo bestione sarebbe stato qui comunque. Ha detto di essere stato avvisato all’ultimo e non so se credergli o meno. Ho faticato parecchio ad accettare la sua presenza allo chalet, ci mancava solo questa situazione!
Ricordo il viso speranzoso di Claire quando mi ha chiesto se poteva invitare anche Bruno. È stato pochi giorni fa, dopo il pranzo di Natale a casa dei nostri genitori. Mi ha preso da parte e ha indicato suo marito con la testa.
«Paul non vede Bruno da molto tempo, dai, Steph, fammi questo regalo. Ti prometto che se si allargherà troppo, ci penserò io a calmarlo. Senza contare che Paul lo rimetterebbe al suo posto se fosse troppo sfrontato.»
«Sì, portatevi un po’ di bromuro!» ho sbottato e lei si è messa a ridere, poi è arrivata Lucille e Claire le ha detto:
«Se zio Bruno venisse in montagna con noi tu cosa diresti? Zia Stephanie sembra incerta se invitarlo o meno.»
La parola zio associata a Bruno mi ha dato molto fastidio. La vera zia sono io, non quel bestione!, ho pensato. Ma Lucille ha esultato illuminandosi. «Sì!
Orso è sempre così divertente con me, per favore zietta di’ di sì» e io mi sono sciolta come cioccolato fuso. Non posso farci niente, quando Lucille mi guarda con i suoi bellissimi occhioni blu io non riesco a negarle nulla e non ho potuto che annuire e cedere.
In effetti mi ricordo quanto Bruno abbia giocato con Lucille in primavera durante il matrimonio di Paul e Claire. Anche se mi scoccia ammetterlo, è davvero bravo con i bambini. Ho pensato che avrebbe giocato con lei a palle di neve e l’avrebbe aiutata a costruire un pupazzo, così io non mi sarei dovuta congelare.
Claire mi ha abbracciato e io mi sono sentita bene. Da quando lei e Paul si sono messi assieme i nostri rapporti sono molto migliorati, senza contare che da quando Lucille è entrata nella mia vita le cose hanno iniziato a girare per il verso giusto al lavoro. Sarò superstiziosa, ma quella bambina è il mio portafortuna. Dopo il terribile Natale dell’anno scorso in cui una pazza ha cercato di uccidere Claire e Lucille, e io l’ho difesa meglio che ho potuto, io e Claire abbiamo iniziato ad andare d’accordo. Sono arrivata al punto di perderla, quasi, per scoprire quanto la mia sorellona sia importante per me. La mia vita è cambiata quando ho smesso di invidiarla e mi sono lasciata amare da lei e dalla sua splendida bambina. Tutto ha cominciato ad andare per il verso giusto. Tranne i rapporti amorosi, ma lì la colpa è dello stronzo che frequentavo, non di Claire.
Il sospetto che mia sorella voglia farmi passare del tempo con un altro uomo che chiaramente è pazzo di me mi balugina nella mente, ma lo scaccio.
Claire sa che non sopporto questo zotico nonostante Lucille lo adori e sia sicuramente un uomo interessante e preparato nel suo lavoro. Il problema è che è troppo sfacciato, troppo insistente, troppo grosso!
Dio, sembra una montagna, quando la sua auto si è affiancata stavo tremando, è stato un sollievo riconoscere il suo viso barbuto e sorridente.
Come è un sollievo non trovarmi qui da sola, non lo ammetterò mai davanti a lui, ma sta svolgendo bene il compito che Paul gli ha assegnato. Ha recuperato la mia auto, ha aperto la porta dello chalet e probabilmente aprirà anche la porta della centrale termica che neanche a dirlo, è chiusa.
Sarà uno sbruffone arrogante e donnaiolo, ma le sue capacità e i suoi muscoli mi saranno molto utili per ripristinare l’elettricità e portare dentro la legna per accendere il fuoco, perché mi scoccia ammetterlo, ma ha davvero uno splendido fisico.
Quel leggero maglione che indossa sottolinea spalle da giocatore di rugby e pettorali spettacolari. Se lo vedesse Michel, il mio fotografo preferito, nonché gay single, gli chiederebbe subito di posare per lui. E il numero di telefono.
Bruno prova a forzare la porta, i bicipiti si gonfiano e non posso evitare di ammirarli. È un tipo che ci tiene parecchio al fisico, poco ma sicuro. Con una spallata alla fine forza la porta di metallo che chiude la centrale termica. Lo seguo, avanzo sul pavimento, per poco non scivolo e lui mi afferra.
«È cemento, non l’abbiamo pavimentato e deve essersi gelato» spiego, vergognandomi della mia goffaggine, mentre lui non molla la presa e anche
attraverso il giaccone sento il calore della sua stretta.
Mi chiedo come faccia, ci saranno diversi gradi sottozero e lui è in maglioncino…
Si accovaccia davanti al generatore e prova a farlo partire.
«Sei sicura che ci sia gasolio?» chiede e io vorrei davvero mettere le mani addosso al custode che non ha fatto il suo lavoro.
«Vado a vedere nell’altra stanza.»
Armeggio con il telefono e attivo la torcia, faccio pochi passi e scivolo di nuovo, lui è troppo lontano per afferrarmi in tempo e questa volta cado. Dannati stivali di Cavalli, sono bellissimi ma non adatti alla neve, avrei dovuto indossare gli Ugg…
Il bestione intanto scoppia a ridere e quel suono roco mi fa uno strano effetto.
«Ahia, che dolore, non ridere. Mi verrà un bel livido sul sedere!»
Si sposta, non riesco a vedere il suo viso perché è nella penombra ma sento dalla voce che si diverte.
«Ciliegina, ti spalmerò volentieri una crema lenitiva su quel bel culetto, basta chiedere.»
Mastico alcune parolacce e mi metto a sedere visto che sono caduta di lato, poi provo ad alzarmi ma cado di nuovo, è proprio gelato questo pavimento, dannazione!
«Ahi!» grido e l’Orso si avvicina preoccupato.
«Attentaaa…» non finisce la frase che slitta e mi cade addosso.
Blocca la sua caduta mettendo le mani sul pavimento ma il suo peso mi schiaccia a terra lo stesso. Sento che sussulta, sta ridendo e questo mi fa imbestialire.
Metto le mani sulle sue spalle e faccio forza, mentre il suo viso è di lato rispetto al mio.
«Scusami, sono scivolato.»
«Col cavolo, l’hai fatto apposta!» gli ringhio contro e ora i nostri nasi quasi si sfiorano, vedo il luccichio di quegli occhi scaltri e scuri. Mi sta divorando con lo sguardo e deglutisco. È praticamente spalmato addosso a me e la nostra posizione è davvero equivoca, chissà quanto si sta divertendo.
Sposto le mani sul suo petto granitico e provo a spingerlo via, ma è come tentare di spostare un masso, è al di sopra delle mie forze.
«Oh spostati, sei troppo pesante!»
Lui prima si fa serio e fa per muoversi ma invece si struscia addosso a me, questo mi irrita ancora di più.
«Alzati, mi fai male, pesi un quintale e la tua pistola mi si è conficcata sul fegato.»
Ho appena finito di pronunciare quelle parole che piega la testa e inizia a tremare, per un attimo temo che si sia fatto male, ma poi mi rendo conto che sta ridendo.
Il bastardo sta ridendo!
«Levati, Orso, dannazione» e tento inutilmente di spostarlo, ma è una massa solida di muscoli pesantissimi.
Ora sta proprio ridendo, vedo le lacrime agli occhi.
«Non è la pistola» dice in un momento di serietà.
«Sì, certo, come no!»
Tipica battuta di un certo genere di uomini, e lui naturalmente appartiene a quel genere.
Punto le mani sul petto, spingendo con tutte le forze e lui prima guarda le mie mani poi i miei occhi e li allarga, ha un’espressione quasi offesa.
«Non mi credi?»
Per un attimo la mia convinzione vacilla, ma non può essere…
«Credo che soffocherò se non ti rialzi! Dovevi proteggermi, ricordi? Non uccidermi! Non riesco a respirare.»
Bruno si sposta e siede accanto a me, ma non mi toglie gli occhi di dosso e posso vedere quel lampo diabolico che ormai comincio a conoscere, gli brilla lo sguardo prima che afferri la mia mano e se la metta tra le sue gambe.
«Oh!» riesco a dire con voce strozzata mentre lui mormora.
«Non indosso la pistola se non è necessario.
Adesso mi credi?»
So che dovrei cercare di liberarmi dalla sua stretta, ma avevo già ampiamente sperimentato l’impossibilità di smuoverlo con la forza, così la mia mano fa qualcosa che non avrei mai creduto di voler fare, lo accarezzo. Percorro con le dita quella incredibile enorme e dura erezione che non mi aspettavo e lui geme mordendosi il labbro inferiore.
Dio quel suono mi attraversa dalla testa ai piedi e si ferma proprio a metà, in mezzo alle mie gambe. Ci guardiamo di nuovo e nella penombra vedo una luce di desiderio così pericolosa da farmi trattenere il fiato. Bruno lascia libera la mia mano, ho quello che volevo, posso andarmene, ma non lo faccio, indugio un istante di troppo prima di alzarmi, mentre lui si stende completamente a terra a braccia
aperte.
Il luccichio nei suoi occhi mentre mi fissava mi blocca il respiro.
«Ciliegina, che cosa mi stai facendo?» dice con una voce così roca da riverberarmi nel petto.
Sento lo strano desiderio di stendermi sopra di lui, di dominarlo. Resto in piedi a guardare quest’uomo possente steso davanti a me e non so resistere, gli metto un piede sul petto, il tacco dei miei stivaletti posato sul suo sterno. Le sue mani afferrano la mia caviglia e le dita risalgono il polpaccio e lungo i legging fino alla coscia con un tocco leggero e sensuale, che mi provoca brividi lungo tutta la schiena. Tolgo in fretta il piede e mi volto ma la sua voce mi richiama.
«Stephanie, non te ne pentiresti.»
Pronuncia quelle parole con un tono serio, come se mi stesse rivelando una questione di estrema importanza. Non mi aveva mai chiamata per nome finora, mi volto e lo guardo cercando di sembrare impassibile.
«Ti sbagli, me ne pentirei e ho finito di comportarmi da irresponsabile.»
Non so perché glielo dico, ma è la verità. Basta colpi di testa e decisioni avventate.
Lui si alza, si pulisce i pantaloni e il maglione poi piega le labbra in quel sorrisetto impertinente che mi fa venire voglia di prenderlo a schiaffi.
«Prima o poi mi dirai di sì, lo so io e lo sai tu. E ti pentirai solo di aver aspettato tanto. Sei mia, ciliegina, prima te ne farai una ragione, prima sarai felice.»
Mi supera in fretta e io rimango a guardare le sue
spalle enormi oltrepassare la porta della centrale termica.
Devo restare qui da sola con lui altri due giorni, come farò?
Claire questa volta me la paghi, uno scherzo così non me lo dovevi fare.
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