HAMPTON'S SONS 1 - Capitolo 5 di 5

Scritto il 02/07/2026
da SIMONA DIODOVICH


Rick parcheggiò la jeep in qualche modo. L’unica cosa che contava era il suono all’interno della palestra. La musica era alta e dovevano già essere nel vivo della serata. Il suo cuore prese a battere all’impazzata. Corse e, in quel preciso istante, non si ricordò nemmeno della sua caviglia. Voleva solo raggiungere Tara e portarla via di lì. Lontano dal tipo con cui era andata, soprattutto.

Spalancò la porta ed entrò. Fu avvolto dalla musica assordante e dal chiacchiericcio ancora più forte. Mezza scuola era presente, anche parte della sua squadra. Quando i ragazzi si avvicinarono per parlargli sorridenti, fece finta di non vederli e prese la direzione opposta. Aveva visto là in fondo Tara, vestita di azzurro, risplendere rispetto a tutte le altre.

Accelerò il passo e non badò a nessuno. La musica copriva il suo cuore agitato. Scansò parecchie persone «Scusa. Per favore, grazie…» stava andando avanti a semplici parole, per spostare i ragazzi. Il suo obiettivo era là in fondo.

Aveva un bicchiere in mano e quel ragazzo sorrideva come un ebete nel parlare con lei.

Non conosceva il suo nome, ma di lì a otto secondi lo avrebbe pestato a sangue se non si spostava di lì. Ancora tre passi e c’era. Dio com’era bella.

  «Tara…» la voce uscì lenta. Debole. Lui non era così.

Tara si voltò, sembrò farlo a rallentatore. I suoi occhi si socchiusero nel guardarlo e la linea della bocca s’indurì.

  «Rick.» Secco e senza emozioni, il suo nome uscì dalle labbra uccidendolo.

  «Ti trovo benissimo. Sei molto bella stasera.»

  «Ehi, Sherman, sono contento che tu sia ritornato a scuola, ma stai sbavando sulla mia compagna di serata. Eviterei se fossi in te.» Il tizio s’intromise nella conversazione.

Rick si voltò verso il ragazzo con la sua solita aria di sfida. I suoi pugni erano già stretti lungo i fianchi per poter partire in quarta, quando si accorse del respiro di lei. Come fece con tutto quel suono assordante di musica e chiacchiere, non lo seppe nemmeno lui.

  «Tempo addietro promisi a Tara che non avrei più lasciato spazio al mio lato irruento, se non sul campo da football. Ho pagato caramente uno sbaglio simile subito dopo. Non m’indurrai nello stesso errore.» Parlò con calma. Scrutando il volto del ragazzo più fortunato del mondo che oggi non assaggiava i suoi pugni, solo grazie al suo amore per Tara.

Si voltò verso la ragazza e sorrise. «Sei bellissima stasera. Lo sei sempre stata. Volevo che tu sapessi che ho ripreso a camminare normalmente.» Nel dirlo mostrò il suo corpo senza stampelle sorridendo ironico. «Ma, ancora meglio, posso giocare di nuovo a football, e tutto grazie a Colin. Mi spiace, per tutto. Ti ho allontanata perché non volevo che mi vedessi disperato e sconfitto e… rabbioso. Ero così frustrato, perché era tutta colpa mia. Tutta. Questo mi lasciava senza forza, senza la voglia di ricominciare. Sei stata tu a farmi tornare così. La paura di perderti ha fatto il miracolo e io domani posso giocare. Tutto perché ti amo. Volevo che tu lo sapessi.» s’inchinò e le baciò una guancia. Si allontanò di un passo e le scrutò il volto.

Tara non disse nulla e non cambiò espressione.

Quell’atteggiamento lo distrusse. Il suo cuore sembrò fermarsi. Si rese conto di averla persa per una sua stupidaggine. Sorrise con il cuore a pezzi. Non gli restò altro da fare che girarsi e andarsene. Sentiva su di sé gli occhi di tutti. Camminò lento e calmo. Potevano guardarlo finché volevano.

Aveva ripreso a farlo da poco, domani avrebbe giocato, lui aveva compiuto un miracolo. Poteva farcela. Avrebbe superato tutto. Anche l’abbandono di Tara. Si sentiva solo pesante e disperato.

Con gli occhi di tutti addosso, che sembravano aver persino sentito tutto, Rick guadagnò l’uscita.

All’aria aperta della sera, gli sembrò di soffocare. Il tempo stava volgendo al peggio.

Gli venne da ridere, cosa gli importava a lui del tempo? Infilò le mani in tasca per prendere le chiavi della jeep di Gavin, quando sentì dei passi affrettati dietro di lui.

Non aveva voglia di parlare con nessuno. Né dei progressi, né della partita del giorno dopo.

  «Rick!»

Il suono di quella voce melodiosa lo fece voltare all’improvviso «Tara…»

La ragazza di fronte a lui era ancora seria, eppure sembrava propensa ad andargli più vicino. Allargò le braccia per accoglierla e lei non se lo fece ripetere. Corse verso di lui stringendolo alla vita. Appoggiò il volto sul suo petto e sospirò «Mi sei mancato, Rick. Dio quanto mi sei mancato.»

Era allibito, non si aspettava che lei lo seguisse, il suo sguardo non presagiva nulla di buono e aveva dato quasi per certo che lei lo avesse dimenticato, o peggio, scansato dalla sua vita per sempre.

  «Che fai qui?»

  «Non sei venuto tu da me? Me lo sono sognato? Tutti vestiti eleganti e tu che entri in jeans e maglietta del football? Passo deciso e lento, terribilmente sexy? Eri tu, giusto?»

Rick scoppiò a ridere. «Cosi sembra. Ho il passo lento e sexy?»

  «Per me sì.»

  «Che ne è stato del tizio che ti ha portato al ballo?»

  «Parlava solo di nuoto…» Tara sorrise «… tu sai che io amo il football.»

Rick la strinse maggiormente a sé «Possiamo andare via di qua? Tipo… subito?»

  «Credevo non me lo chiedessi mai.»

  «Andiamo. Via. Subito.» La prese per mano e la trascinò all’interno della Jeep.

  «Di chi è questa vettura?»

  «Di Gavin Pierce. Lunga storia.»

  «Non gliel’hai rubata, vero?» Stava sorridendo mentre lo diceva.

  «Certo che no. Siamo in buoni rapporti ora. Be’, simil buoni. Non ci azzuffiamo. Direi che è un passo avanti nella storia. Via di qua subito.» Ingranò la marcia e partì.

 

Si fermarono nel posto buio dietro casa sua. Lì difficilmente passava qualcuno e nemmeno la sua famiglia si recava lì spesso. Era un angolino tranquillo e, con il buio della notte, pressoché indisturbato. La fortuna di avere una famiglia molto presente, precludeva la disponibilità di una casa sempre vuota.

  «Rick.»

  «Sì?» Era senza voce. Ancora. Non era possibile che lei lo demolisse ogni volta.

  «Siamo al buio in macchina.»

Oddio. Aveva fatto una cazzata. Lo sapeva. Una delle sue nella lista. Deglutì a fatica. «Volevo solo abbracciarti senza dover essere visto da mille persone, o dalla famiglia. Non pensare male.»

  «Non lo sto facendo…»

Ecco. Ora però non sapeva cosa fare. Il vicolo buio gli tagliava le gambe su qualsiasi azione. Lui non era così. Non con lei. «Davvero desideravo solo averti per me, abbracciandoti senza che nessuno ci guardasse. Era il nostro momento, quello della riconciliazione perché non ti ho perso per sempre. Sono stato sul punto di perderti e questo mi ha spaventato. Volevo solo abbracciarti

Tara sospirò e gli andò vicino. Alzò il suo braccio e s’intrufolò tra esso e il corpo di lui. Lo strinse forte e attese che lui facesse altrettanto.

Rick lo capì subito e si tranquillizzò. Ma poi Tara gli baciò il collo e respirò adagio il suo alito caldo salendo verso la sua mascella. Rick perse fiato. Quando lei fu vicinissima alla sua bocca, Rick emise un fiato stonato, come se stesse morendo lentamente. Strozzato dal desiderio di lei non capiva granché. Attese che lei lo baciasse. Quando le labbra si toccarono, non percepì null’altro che il corpo di lei addosso al suo che si spalmava, non lasciando nulla di staccato.

Sentiva i suoi seni premere sul suo petto. Erano duri e desiderava solo toccarli. Il bacio si fece più intimo. La lingua entrò nella bocca di lei e si sentì così bene, che quasi ebbe voglia di piangere.

Tara si stava spostando di poco, allontanandosi da lui mantenendo le labbra unite. La sua mano corse verso quella di lui e le dita s’intrecciarono. Portò le mani unite sul suo petto e le lasciò lì.

Le nocche delle sue dita stavano sfiorando il seno. Con l’altra mano le accarezzò la schiena.

Tara lasciò il suo posto sul sedile e si arrampicò sul corpo di Rick.

Il contatto stava diventando più intimo e Rick staccò le labbra dalla ragazza «Tara…»

  «Va tutto bene.»

Era sicuro che lei sentisse la sua erezione colpire il corpo di lei. Sapere dove esattamente erano in contatto, lo stava mandando in tilt. Sentiva il vestitino di lei alzarsi nello strofinamento con il suo corpo e le gambe lisce di lei sui suoi jeans. Si maledì per avere i pantaloni lunghi.

Tara lasciò le dita, che ancora erano intrecciate alle sue, e posizionò la mano di Rick sul suo seno.

Continuava a baciarlo «Rick, va tutto bene. Ti amo. Mi sei mancato da morire.»

Il rantolo sofferente, che uscì a lui, era disarmante da sentire. Non poteva prenderla in macchina al buio. Eppure Tara muoveva i fianchi a contatto con il suo cavallo dei pantaloni, e di sicuro sentiva la sua protuberanza farsi sempre più grossa e pronta all’uso.

  «Tara… qui? Davvero vuoi che ti prenda qui?» Le stava baciando l’angolo della bocca. Voleva che si fermasse. E questo pensiero era troppo per il suo cervello in quel momento. Lei meritava di essere amata in un altro posto, in un soffice letto. Senza la paura che qualcuno li scoprisse.

  «Voglio che sia Tu a prendermi. Ora. Adesso. Per favore, va bene così. Ne ho bisogno. Sono quasi morta senza di te, lo sai? O preferisci che sia un altro a farlo?» Lo stuzzicò lei mordendogli il labbro.

  «In macchina…»

  «Non fare tante storie, Rick Sherman. I vetri sono oscurati, non vedi? Non ci vede nessuno. Devo implorarti?» Per dare maggiore credito alle sue parole prese la mano di Rick e la fece scivolare verso il basso, lentamente, con grande maestria, a dir il vero. Lui la bloccò.

Le baciò le labbra, con infinita dolcezza. La mano la teneva ferma ad altezza addome. Con l’altra mano abbassò il sedile e tutti e due furono catapultati indietro. Solo allora proseguì il viaggio con la mano destra e arrivò al centro del suo obiettivo. Superò le sue mutandine e si accorse che era umida e già pronta per lui. Accarezzò il clitoride con calma, giocando con esso e sfregandolo con il dito. Godette nel sentire il respiro di lei mozzarsi a causa sua.

  «Rick…»

Continuò a baciarla toccandola intimamente con le dita. Scese sul collo e arrivò al seno. Con l’altra mano staccò i primi sei bottoncini del vestitino per aprirlo e vedere il suo seno perfetto. Leccò il suo capezzolo mentre le dita affondavano dentro di lei. Con la mano sinistra, dopo aver liberato i bottoncini, portò la mano di lei sul cavallo dei suoi pantaloni, ma lei fu più svelta di lui e slacciò immediatamente la cintura dei jeans. La zip che scendeva era l’unico rumore esistente nella vettura, a parte i loro respiri. Tara infilò le dita all’interno dei boxer di Rick.

La sua audacia nel toccarlo, non sminuiva la sua inesperienza, che però rese Rick ancora più folle di desiderio per lei. Chiuse per un attimo gli occhi e si godette il momento. Le dita di lei salivano e scendevano sul suo pene accarezzandolo con dolcezza.

  «Ti amo.» Fu una dichiarazione mischiata a un sospiro d’eccitazione.

  «Adesso prendimi, Rick. Suggella il nostro amore così. Ti amo anche io.» Le sue dita si allontanarono dal membro di lui e gli lasciarono lo spazio per muoversi.

Non se lo fece ripetere, non poteva nemmeno pensare a qualcosa d’altro in quel momento. Infilò un preservativo in fretta e si posizionò sopra di lei.

Tara, sorridendogli con amore, allargò le gambe. Le baciò il collo. Salì verso le labbra e, quando queste si sfiorarono, anche il suo membro toccò la parte di lei più nascosta. Affondò lentamente, all’inizio, per darle modo di abituarsi al corpo estraneo. Poi l’ultimo pezzo, quello decisivo, di colpo. Fu felice di vederla trattenere il fiato.

  «Ti ho fatto male?»

  «No. È bello. Continua.» Le sue dita s’intrufolarono sotto la maglia per sentire il contatto con la schiena muscolosa di Rick.

In quel momento lui non ricordò nemmeno come si chiamava. Né le ultime settimane terribili, o il sacrificio, gli allenamenti e la partita del giorno dopo. In quel momento contava solo che lui era con lei. La paura di averla persa aveva superato di gran lunga tutto il resto. Era davvero innamorato.

Sentirla sussultare ad ogni suo colpo, lo rese fiero.

Accelerò il ritmo nel momento stesso in cui sentì che lei stava per avere il suo primo orgasmo. Affondò maggiormente, il ritmo incalzò e lui trattenne il fiato. Lui poteva aspettare.

  «Rick!»

  «Sono qui, amore mio. Sono sempre stato qui.»

 

La partita era nel pieno del suo svolgimento.

Gli spalti erano colmi di gente che urlava incoraggiando la proprio squadra. Lui era in panchina. Fino a quel momento suo fratello era sceso in campo dimostrando di essere un vero Sherman.

Il sole regalava una giornata strepitosa. Non come la sera prima che, quand’erano all’interno della macchina, un violento temporale li aveva sorpresi. Creava qualcosa d’intimo e irripetibile. Abbracciare Tara dopo aver fatto l’amore con lei e il cielo si liberava di chissà quale angoscia, regalava un senso di pace. Non avrebbe mai più guardato un temporale nello stesso modo.

Sentiva su di sé il suo sguardo, era sugli spalti con Rose e Lily.

Quando il gioco si fermò, tutti tornarono dal Coach. Rick si voltò e vide Gavin arrivare e sedersi vicino a Tara e le altre. Questa volta non fu preso dalla rabbia e dalla gelosia. Alzò il pollice per salutarlo.

Il suo avversario amico replicò il gesto «Avanti Sherman, fammi vedere quanto sei bravo!»

Lo sentì urlare e sorrise. Anche il suo allenatore lo doveva aver sentito, perché si voltò verso di lui. «Sherman, come va la caviglia?»

  «Alla grande, coach.» Tutta la sua attenzione era per lui.

  «Te la senti di giocare gli ultimi minuti?»

  «Non vedo l’ora.» Il suo corpo si elettrizzò. L’adrenalina entrò in circolo. Suo padre lo stava guardando da lontano insieme a zio Colin e zio Norman. Erano in ansia per lui.

Si alzò fiero dalla panchina «Posso giocare come voglio?»

  «Se non ti fai male, non fai del male e non giochi sporco, sì. Anzi, fai pure come vuoi, hanno massacrato tuo fratello per tutto il gioco finora.»

Rick si sistemò il casco. Guardò il fratello che sorrise «Vedi di farli neri. Non abbiamo mai perso finora, ricordi?»

Rick si voltò verso Jack.

  «Non ho bisogno che mi dici nulla fratello, io sono il tuo muro.»

Rick annuì «Mancano pochi minuti. C’è tempo per un’azione fatta bene. Mio padre ne fece un paio che lasciarono tutti senza fiato.»

  «I sessanta yard calciati e la corsa del quarterback?» Jack stava sorridendo.

  «Proprio quelle. Dici che riusciamo ad eguagliare la sua bravura?» Rick sorrideva, dentro di sé l’adrenalina stava scorrendo facendogli dimenticare ogni paura per la caviglia o per tutto il resto. «Nessuno si aspetta che io entri in campo, né tantomeno che sia al top. Smontiamo questi palloni gonfiati e diamogli il colpo di grazia.»

  «Con cosa inizi?»

  «Con la corsa del quarterback, ovviamente. Sorprendiamoli alla grande.»

Il palco si ammutolì. Il cronista respirò lento prima di partire in quarta «Va bene, gente. Questa nessuno se l’aspettava. Scende in campo il numero 16. Rick Sherman è tornato a quanto sembra. Ce la farà? Reggerà il ritmo degli ultimi minuti? Sherman è un grande giocatore, ma tutti sappiamo la sua storia avvenuta qualche mese fa. La squadra dei Kellam sta dando parecchio filo da torcere ai Crabbers, stanno già cantando vittoria per sfinimento. Cosa ci riserva il coach Beaver? Sappiamo tutti che si è trovato ad allenare i genitori dei talenti di oggi, conosce il genere e lo gestisce bene, ma ora?»

Rick, che sentiva tutto, sorrise in direzione del padre. Alzò il pollice. Questo è per te papà, pensò.

Con una leggera corsa arrivò nella sua postazione.

  «Va bene ragazzi blue fourty tow.» I suoi compagni si sistemarono. Uno di essi si posizionò dietro. Rick s’inchinò per prendere la palla.

  «È un calcio piazzato? Sessantacinque yard di calcio? Solo suo padre era riuscito in quell’impresa e lui ha appena subìto un’operazione al piede. Impossibile. È un depistaggio.»

Più il cronista parlava così, più Rick sorrideva. Era lui stesso a depistare tutti. I giocatori del Kellam stavano ponendosi la stessa domanda.

S’inchinò per prendere la palla. Questo era per suo padre che era un grande giocatore, per zio Colin che lo aveva aiutato rischiando di farsi odiare, zio Norman perché era sempre presente. Era per i suoi fratelli e per quelli acquisiti da sempre, era per Tara che lui amava da morire. Era per Gavin, che preoccupato, era arrivato fino a lui per aiutarlo. Era per se stesso, per la paura che aveva avuto. Non voleva più sentirsi così.

La palla gli fu lanciata, lui la prese, finse di poggiarla al suolo e poi corse come se avesse le ali. Non esisteva caviglia malandata, non esisteva il tempo né i suoi avversari. Lo scatto fu veloce e inaspettato. Jack si parò davanti a lui insieme a un altro giocatore.

  «Come ti senti, Rick?» Jack parlò sottovoce.

  «Mai stato meglio, corri.» Fu lì che accelerò. Schivò ben quattro avversari, senza farsi scalfire da ciò. Zigzagò a destra e poi a sinistra. Jack era bravo e non lo mollava mai.

Mancavano quindici yard. Cinque.

  «Ed è touchdown! Incredibile. Sherman schizza veloce come se non avesse mai avuto un problema alla caviglia. Vincono i Crabbers ed è subito storia!» La voce del cronista stava sfumando nella sua mente.

Sentiva solo Jack abbracciarlo e issarlo in alto, lo stesso fecero i suoi compagni. Il momento era irripetibile per lui. Quando lo misero giù, si voltò verso il padre che applaudiva in piedi orgoglioso del figlio. Aveva omaggiato il padre con quel gesto, ma più di tutto, aveva fatto capire a Colin che ora non temeva nulla, perché lo aveva allenato bene. Corse verso di lui e lo abbracciò forte.

  «Grazie, zio Colin.»

Si staccò subito e sorrise. L’uomo sembrava avere le lacrime agli occhi, per cui ne approfittò per guardare Gavin e Tara. Lei era felicissima. Era in piedi che esultava.

Gavin batteva le mani «Bello scatto, amico. Ti abbiamo allenato troppo bene, ora ci dobbiamo misurare sul campo.»

  «Ci puoi giurare, Gavin. Non vedo l’ora.»

Quando voltò lo sguardo verso Tara, e la vide piangere, alzò le braccia e lei gli cadde addosso. Si strinse a lui e lui fu ben felice di tenersela stretta.

  «Sei stato bravissimo! Dobbiamo festeggiare!» Era così felice che Rick non riuscì a dire nulla.

  «Per ora ti prego, lascia solo che io assapori il momento…»

  «Quello della vittoria?»

  «No, amore, quello di tenerti tra le braccia.»

Guardò Colin e Violet che da lontano lo guardavano sorridendo. Non avrebbe più potuto chiamarlo zio, non dopo che aveva deciso di tenersi per sé la figlia. Colin capì e alzò il pollice. Aveva avuto il suo amore da quand’era un piccolo appena nato, lo aveva aiutato sempre e protetto come se fosse suo figlio. Quello che aveva fatto in queste settimane valeva oro. E saperlo con Tara non lo disturbava. Rick si sentì il più felice al mondo. Non si accorse nemmeno che la gente esultava. Sentiva solo il profumo di Tara. Ora sì che poteva respirare felice.

 

Amadeus stava girando in tondo nella camera di Lily. Jack era via con gli altri a festeggiare, Norman e Molly, grazie al cielo, erano a casa sua. La casa era tutta per loro e nessuno li avrebbe disturbati. Lily era in bagno da troppo tempo e lui non sapeva più cosa fare.

Si passò una mano sul volto disperato. Cercava con ogni mezzo di tranquillizzarsi. Poteva non essere nulla, oppure tutta la sua vita sarebbe cambiata. Era stato un irresponsabile, tutte queste cose le sapevano alla lettera, perché mai incappare in errori del genere?

  «Lily, tutto bene?»

  «Sì, sto per uscire…» la voce era attutita dal rumore dell’acqua e dalla porta.

Lei sembrava tranquilla. Sentì il suo corpo rilassarsi del tutto. Si passò la mano sui capelli ramati sparpagliandoli intorno alla fronte. Calma.

La porta del bagno si aprì e Lily uscì. Stava sorridendo tremando un pochino. Le labbra non riuscivano a restare ferme. Si avvicinò a lui e si lasciò abbracciare.

  «Sei bellissima oggi, lo sai vero? Sei più luminosa…» le accarezzò i capelli lunghi e neri, baciandoli «È così, vero? È positivo…» sussurrò la frase quasi senza voce.

  «Sì.» Lei strinse alla vita di Amadeus con forza.

  «Va bene così Lily, non ci sono problemi. Ora affrontiamo tutto.» Le massaggiava la schiena e parlava con voce calma e dolce.

  «Possiamo allontanarci da tutto per qualche giorno io e te?» Lily lo guardò negli occhi, così scuri da sembrava delle pozze senza fondo.

  «Vuoi che molliamo tutto?»

  «Lo so che hai la partita venerdì… però vorrei… vorrei…» gli occhi le si riempirono di lacrime.

  «Ok. Al diavolo la partita. È tornato Rick, giocherà lui. Metti qualcosa nella borsa. Andiamo via qualche giorno.»

  «Cosa diremo agli altri?»

  «Per ora diremo che vogliamo stare soli. Al resto ci penseremo domani.»

Lily si alzò in punta di piedi e gli baciò la bocca. Amadeus non si lasciò scappare l’occasione e le restituì il bacio con ardore. La strinse a sé toccandole il seno. Inspirò forte prima di staccarsi da lei.

  «Prepara una borsa con qualche indumento. Di questo ne riparliamo dopo. Vai, veloce.»

Lily aveva le lacrime agli occhi «Ti amo, Ama, lo sai?»

  «Non quanto io amo te. Forza. Vai.» La spronò a proseguire e lui guardò il cellulare. C’era un messaggio di suo fratello Dove sei? Non vieni a festeggiare?

No. Ora era meglio fare dell’altro, tipo scappare. Poi avrebbe pensato alla squadra. Ci sentiamo stasera. Ama. Fu l’unica cosa che rispose al gemello. Prese Lily per mano e uscì.

 

 

 




 


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