Salii le scale di corsa senza fermarmi, sebbene Henry continuasse ripetutamente a invocare il mio nome. Percorsi in fretta la navata della cappella e, quando mi ritrovai fuori, alla luce del sole, il senso di oppressione e di angoscia che avevo provato giù, nella cripta, sparì all’improvviso.
Mi guardai attorno, indecisa sul da farsi. Da una parte volevo scappare in fretta da quel luogo per rintanarmi in camera mia e uscire solo per l’appuntamento con Anthony, dall’altra volevo affrontare Henry per dirgliene quattro.
Mentre un gabbiano sorvolava un tratto di cielo sopra la mia testa, garrendo come un pazzo, e il vento freddo che proveniva dall’oceano si insinuava tra i miei capelli, facendomi comunque sentire viva, Henry mi raggiunse, o comunque mi apparve alla mia destra.
Lo fissai da testa a piedi per qualche istante, quindi allungai una mano per toccarlo. Ma le mie dita sprofondarono nel suo petto e divennero improvvisamente fredde, come se le avessi immerse nella neve. Lui socchiuse gli occhi e fece una strana smorfia con la bocca, quasi di sofferenza.
Ritrassi la mano, inorridita, la strinsi con l’altra sul mio seno e lanciai a Henry uno sguardo esasperato.
“Perché non me l’hai detto prima?”
Lui riaprì gli occhi e mi guardò con aria ancora più colpevole.
“Mi dispiace Emy. Volevo dirtelo già ieri sera, ma tua zia mi ha pregato di non farlo. Mi ha chiesto di portarti qui, per capire se eri davvero in grado di sentire l’aldilà, e non solo di vedere gli spettri. Era importante per lei comprendere fin dove possono arrivare i tuoi poteri. E, a questo punto, posso dirti che sono davvero smisurati.”
Sbarrai gli occhi e arretrai di un passo, in preda al terrore. Un’altra folata di vento gelido mi sferzò il viso e in quel momento mi accorsi che nubi grigie, cariche probabilmente di pioggia, si stavano addensando a nord.
Strinsi sul collo il bavero del cappotto e arretrai ancora di qualche centimetro.
Henry, con occhi tristi, allungò la mano destra verso di me.
“Ti prego. Non devi aver paura. Non potrei mai farti del male. Sono qui per aiutarti. Devi fidarti di me.”
Scossi la testa, intirizzita e sconvolta. “Fidarti di te? Non hai fatto altro che raccontarmi balle finora e usarmi come una cavia da laboratorio per gli esperimenti folli di mia zia! Come pensi che possa sentirmi, in questo momento?”
Lui chinò il capo a terra e infilò nuovamente le mani nelle tasche dei pantaloni.
“Arrabbiata. E ti capisco. Però devi credermi quando ti dico che se ho agito così, obbedendo a una precisa richiesta di Prudence, l’ho fatto solo per il tuo bene e per aiutarti a capire fin dove puoi spingerti.”
Lo fissai ancora, sempre più sconvolta e arrabbiata, e allargai le braccia.
“E allora? Quali sarebbero questi smisurati poteri? Sono in grado di prevedere il futuro o di predire quando una persona morirà?”
Lui scosse il capo, alzando gli occhi, ancora tristi, su di me.
“Non puoi prevedere il futuro Emy. Ma puoi fare un’altra cosa…”
Si zittì, fissandomi di sbieco.
“Allora?” lo incalzai, esasperata.
“Puoi varcare la soglia.”
Henry si interruppe ancora e allora io lo fronteggiai, fissandolo con astio.
“Quale soglia?” gli chiesi, con la voce incrinata dalla rabbia.
“Quella tra questo e l’altro mondo” si affrettò a rispondere lui, innervosito. “Prima, nella cripta, non hai visto nessuno perché significa che le anime dei Chapman hanno raggiunto l’altra dimensione. Ma tu sei riuscita ugualmente a percepirne la presenza. Malsana e angosciante. Non dirmi di no, ho visto come ti sei trasformata, una volta entrata nella cripta.”
Mi morsi un labbro prima di rispondergli. “Sì, è vero! Non mi sono sentita bene laggiù, era come se ci fosse un’energia negativa che mi circondava e che mi toglieva il fiato e le forze! Come se queste entità, o chi diavolo fossero, non mi volessero lì con loro.”
Henry strabuzzò gli occhi. “Capisci che intendo dire? Tu sei riuscita a metterti in contatto con alcune anime che vivono al di là! Puoi varcare la soglia! I Medium generalmente non sono in grado di farlo.”
Il cuore iniziò a battermi rapido in petto, mentre cercavo di assimilare le parole di Henry.
“E’ pericoloso?”
Lui annuì con veemenza almeno una decina di volte. “Non lo devi fare, se proprio non ne hai l’estrema necessità. Non si sa mai chi puoi trovare dall’altra parte. Se ti dovesse accadere ancora, concentrati per staccarti da queste anime che hanno abbandonato la dimensione terrena. Possono farti dimenticare chi sei Emy, per sempre.”
Strizzai gli occhi e mi passai entrambe le mani tra i capelli, col cuore che aveva deciso di accelerare ancora di più il suo battito, forse per farmi impazzire del tutto.
“Devo parlare con zia.” sussurrai, dando le spalle a Henry che mi lasciò andare senza fermarmi, questa volta.
Avevo mille domande per la testa. Ma una era la più importante. Non era vero che tutte le anime dei Chapman sepolti nella cripta erano passate all’altra dimensione. Una, di sicuro, era rimasta intrappolata nello specchio. Quella di Michael Chapman, che cercava con forza di mettersi in contatto con me.
A quel punto, capii perfettamente quello che avrei dovuto fare. Con l’aiuto di zia, avrei tentato di capire perché Michael non fosse riuscito a varcare la soglia e perché mi facesse provare sensazioni tanto devastanti e appassionate.
Con quei pensieri che mi frullavano per la testa, raggiunsi la villa in fretta, mentre il cielo, ormai, si era completamente riempito di nubi plumbee che non promettevano nulla di buono. Entrai in casa come una furia e mi precipitai nel salottino blu, sbattendo la porta dietro di me. Mi liberai in fretta del cappotto, che gettai su una poltrona, e mi lasciai cadere a peso morto sul divano, socchiudendo gli occhi.
Ero esasperata. Avevo scoperto di poter comunicare con gli spettri, ma anche di essere in grado di varcare la soglia, che, da quanto mi aveva riferito Henry, non era proprio il caso di fare.
Avevo visto lo spirito di mamma, la quale mi aveva lasciato in eredità un anello che avrebbe permesso ai miei poteri di funzionare alla massima potenza. Avevo scoperto che al di là dello specchio, contenuto nel vecchio studio al primo piano della villa, vi era un ragazzo che mi faceva provare emozioni assurde e pazzesche. Infine, non avevo capito che Henry era un cadavere.
Insomma, la mia vita, dopo la morte di mamma, si era trasformata in un casino colossale. Mi presi la testa tra le mani, appoggiando i gomiti sulle ginocchia, e lasciai che alcune lacrime mi solcassero il volto. Non piangevo da qualche tempo, perché credevo che piangere fosse comunque un comportamento immaturo, ma in quel momento ne avevo assoluto bisogno.
Non c’era nulla da fare. Il tentativo di papà era miseramente fallito. Il trasloco a Green Coast non aveva cancellato il mio dolore e in quel momento non mi era di conforto neppure l’idea che, quella sera, sarei uscita con Anthony.
Il mio mondo si era inevitabilmente frantumato in mille pezzi e io non avevo la forza necessaria per rimetterli al loro posto.
“Non sarà sempre così.”
La voce di Henry mi fece sobbalzare sul divano. Mi asciugai gli occhi con le dita e lo cercai con lo sguardo. Lo trovai pochi istanti dopo accanto a una delle ampie finestre, con le mani ficcate nelle tasche, che mi osservava con sguardo triste.
“Mi dispiace Emy. Vorrei poterti aiutare, davvero.”
Scossi la testa e mi passai una mano sul viso, per cancellare gli ultimi segni delle lacrime. Poi mi alzai in piedi e mi piazzai davanti a lui.
“Non puoi apparire così, senza preavviso” lo rimproverai, anche se la rabbia che avevo provato nei suoi confronti stava comunque scemando. “E, soprattutto, non pensare di comparirmi in camera da letto o, peggio, mentre sto facendo la doccia.”
Henry sbarrò gli occhi e arrossì. Io mi ritrovai a pensare che anche gli spettri erano in grado di cambiare il colore della loro pelle eterea, e mi scappò da ridere.
Era una risata isterica, ma decisi di assecondarla. Henry mi fissò per qualche istante senza capire, quindi scoppiò a ridere a sua volta.
“Siamo due pazzi furiosi, vero?” dissi io infine, quando iniziammo a calmarci e io mi lasciai nuovamente cadere sul divano. “Una matta che parla con un fantasma. Una grande coppia, non c’è che dire.”
Henry camminò verso di me e sedette al mio fianco. Logicamente, il divano non si piegò sotto il suo peso inesistente, così mi scappò ancora da ridere.
“Sembri davvero…” esitai un istante, per paura di ferirlo. “…Umano.”
Lui fece spallucce. “Ho imparato a muovermi nella tua dimensione come se lo fossi per davvero.”
Sospirai. “Tutto questo è folle, Henry. Lo capisci vero?”
“Certo che lo capisco. Però non lo devi rinnegare. Tu sei una grande Medium e devi imparare a utilizzare al meglio i tuoi poteri. Prudence ti aiuterà indubbiamente in questo senso.”
Nel pronunciare il nome della zia, mi venne in mente una domanda che mi frullava per la testa fin da quando Henry mi aveva rivelato di essere uno spettro.
“Anche lei può vedere i fantasmi?” chiesi.
Lui scosse la testa. “In effetti no. Lei può solo sentire la presenza di entità, ma non è in grado di vederli. Proprio per questo motivo ti ripeto che i tuoi poteri di Medium sono davvero notevoli.”
Corrugai la fronte e tirai su col naso, per spostare poi lo sguardo a terra, sul pavimento in marmo.
Ero stanca. Stanca perché non ero ancora riuscita a comprendere il motivo del terribile incidente che mi aveva allontanata da mia madre, stanca perché zia non aveva mai tempo per parlare con me. Stanca, forse, della vita stessa.
Rialzai lo sguardo e lo puntai su Henry, che mi stava osservando ancora con occhi tristi.
“Che ti è successo?” gli chiesi con cautela, sperando di non ferirlo.
Lui abbozzò un sorriso, seppure impacciato. “Mi sono gettato dalla scogliera per un amore perduto.”
Si bloccò, traendo un profondo respiro. Io spostai nuovamente lo sguardo a terra, per evitare che lui si accorgesse che avevo ricominciato a piangere.
“Si chiamava Sarah. Era bella, Sarah, con un cuore grande, sempre pronta a aiutare tutti. La nostra relazione è durata due anni, finché la leucemia non ha deciso di ammazzarla in poche settimane. Non sono riuscito a reggere al dolore Emy, tu mi puoi capire più di chiunque altro. Ma non ho neppure avuto il coraggio di raggiungere la Luce, perché sono un codardo. Dopo la mia morte, quando sono entrato nel tunnel, a un certo punto ho girato le spalle alla Luce. Avevo capito di aver sbagliato e che non potevo lasciare solo mio padre. Così sono ritornato qui, nella tua dimensione, ma naturalmente lui non può né vedermi, né sentirmi.”
Henry si bloccò e scattò in piedi, per dirigersi verso la finestra e darmi le spalle.
Io mi passai ancora le dita sugli occhi e gli fissai la schiena. All’improvviso, capii che forse la mia vita poteva ritornare a avere uno scopo. Che forse non tutto era perduto.
“Posso aiutarti io, se lo vorrai. Posso metterti in contatto con tuo padre.”
Lui si girò di scatto verso di me, col volto lentigginoso illuminato dalla gioia.
“Lo faresti davvero?” mi chiese, posando su di me i suoi occhi incredibilmente chiari.
“Certo. Te lo prometto.”
Lui mi si avvicinò, sorridendo.
“Vorrei abbracciarti, ma non posso. Anche perché se voi vivi toccate o sfiorate noi spettri, la sensazione che proviamo non è molto piacevole.”
Annuii. “Sì, me ne sono accorta prima, quando ho cercato di capire se mi stessi prendendo in giro o se fossi per davvero un fantasma.”
A quel punto, fui io a sorridere. L’idea di poter aiutare Henry a mettersi in contatto col padre aveva riempito improvvisamente il mio cuore di una nuova speranza.
Forse, alla fine, non tutto era davvero perduto.
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