“Tesoro, svegliati!”
Qualcuno mi stava scuotendo con forza, ma io non volevo allontanarmi da Michael, dal suo abbraccio protettivo, dalle furiose sensazioni che mi aveva fatto provare.
Sbarrai gli occhi e mi guardai attorno, col fiato corto e la fronte imperlata di sudore.
Incrociai subito gli occhi di Prudence, che mi stava fissando con uno sguardo carico di malcelata preoccupazione.
“Stai bene?” mi chiese.
Scossi la testa e mi coprii il viso con le mani. Come potevo star bene?
Tutto nella mia vita era crollato e tutto aveva assunto forme assurde, strane, inconcepibili e irrazionali.
“Sei entrata in trance per qualche istante” continuò lei, scostandomi delicatamente le mani dal volto. “Hai roteato gli occhi all’indietro, mi hai spaventata a morte.”
Ero sconvolta, incapace di comprendere. “In trance?”
Zia annuì un paio di volte prima di rispondere. “Sì tesoro. E’ una forma di semicoscienza o di estasi, come vuoi chiamarla. Alcuni Medium sono in grado di raggiungerla spontaneamente. Quelli più potenti, intendo dire. Io non ci sono mai riuscita.”
La guardai senza capire. La mia mente era ancora piena delle immagini di Michael, nudo, che si muoveva dentri di me, dei tratti perfetti e dolci del suo viso, della tremenda eccitazione che avevo provato mentre facevo l’amore con lui.
“Che dici?” le chiesi, anche se la voce mi uscì in un sussurro flebile.
Lei mi afferrò le mani, accennando un sorriso.
“Sì tesoro. Se ora ti metti tranquilla e serena, ti racconto un po’ di cosette, ti va?”
Sospirai a fondo un paio di volte, cercando di imporre al mio cuore di ritornare a battere in modo accettabile, quindi feci un impercettibile segno di assenso col capo.
Prudence mi sorrise ancora, senza staccare la presa dalle mie mani.
“Bene, però prima ho bisogno di capire se, mentre eri in trance, hai rivisto qualcosa della tua vita precedente.”
Inghiottii la saliva. Certo che l’avevo rivista! Ma non potevo sicuramente raccontare a zia che avevo appena vissuto il rapporto sessuale più devastante della mia esistenza!
“Sì. Io… io… ero con Michael Chapman.”
Lei sbarrò gli occhi e sembrò illuminarsi. Mi lasciò andare le mani e si abbandonò sullo schienale della poltrona.
“Bene Emmanuelle. Era proprio quello che volevo sentire. Ora mettiti comoda, perché quello che sto per raccontarti potrebbe rivoluzionare la tua vita. Sei pronta?”
La fissai con aria stralunata. Come potevo ritenermi pronta a accettare delle spiegazioni che, sicuramente, non avevano nulla di fondato e di razionale? Ma annuii, stanca di vivere nell’ignoranza. Stanca di non capire quanto mi stava accadendo.
E desiderosa di conoscere, infine, ogni minimo dettaglio di quella che sarebbe diventata la mia nuova esistenza.
“Michael Chapman all’età di ventiquattro anni conobbe Mary Cornish, un’affascinante ragazza che era appena entrata nella maggiore età e che proveniva da una delle famiglie più ricche e in vista di Green Coast. Mary aveva lunghi capelli biondi e grandi occhi azzurri, con un carattere docile, gentile e leggero. La storia narra che tutti, in città, venerassero questa giovane dai modi educati e dall’aspetto piacevole, che si adoperava per aiutare i poveri o comunque chi versasse in situazioni di disagio. Tra i due fu subito amore a prima vista, tanto che solo qualche mese dopo Michael e Mary convolarono a nozze e vennero a vivere qui. I due erano innamorati follemente, ma un anno dopo una tragedia investì la famiglia Chapman. Michael fu trovato morto proprio in questa stanza, davanti allo specchio.”
Zia si interruppe e io mi portai le mani alla bocca, soffocando un grido.
“Sì Emmanuelle, il medico che lo soccorse disse che era morto d’infarto. Mary non riuscì mai a riprendersi dalla morte del marito, tanto che, pochi mesi dopo, la trovarono senza vita sul letto matrimoniale, immersa in una pozza di sangue. Si era tagliata le vene.”
Fissai zia senza vederla per davvero. Mary si era tolta la vita dopo aver perso il marito in modo tanto assurdo.
Quindi, quella che si era suicidata, alla fine, ero io.
Mi salì un conato di vomito, ma riuscii a reprimerlo, perché volevo saperne di più.
“Continua, ti prego.” mormorai, con un filo di voce.
Zia mi batté una mano sulle ginocchia con fare amorevole, quindi riprese a raccontare.
“Ma ora viene il bello. Mary era una Medium, e anche molto potente. Devi sapere che lei, da tempo, era perseguitata da un uomo, di cui non si seppe mai l’identità, che più volte l’aveva minacciata di morte. Ne sono certa perché fu proprio lei a scriverlo nel suo diario personale, che fu trovato dalla madre ben nascosto in un cassetto e che, più tardi, sparì misteriosamente. Mary, da quanto raccontò sua madre, aveva scritto che quest’uomo era un grande Medium che voleva impossessarsi dei suoi poteri e che era riuscito a trovare un modo per farlo. E che questo modo avrebbe forse potuto condurla alla morte. Ora, tesoro, devi sapere che una Medium potente come Mary, non muore mai veramente. La sua anima attende di potersi reincarnare in un nuovo corpo e può aspettare anche un tempo indefinito, finché non troverà quello giusto. Quando tu sei nata, tesoro, io ero lì con tuo padre e con tua madre. Appena sei venuta al mondo, Kate mi ha afferrato la mano e io, senza che proferisse una sola parola, ho capito subito quello che lei voleva dirmi. Aveva sentito che quella bambina racchiudeva in sé l’anima di Mary Cornish e che, quindi, tu saresti diventata, negli anni a venire, una Medium potente, che andava assolutamente protetta. Non sappiamo veramente se quanto ha riportato Mary nel suo diario corrisponda davvero alla verità. Ma sappiamo però che tu, Emy, sei la sua reincarnazione e che pertanto non puoi morire.”
Zia si interruppe a effetto, studiando la mia reazione. Che naturalmente non tardò ad arrivare.
“Mi stai dicendo che anche la mia anima, quando morirò, trasmigrerà in altri corpi?” chiesi, sporgendomi con interesse verso di lei.
Lei però scosse energicamente la testa.
“No cara, no! Ti sto dicendo che tu non puoi proprio morire! Quando ti hanno estratta dall’auto di Kate il tuo cuore aveva cessato di battere e…”.
Si interruppe ancora, facendomi venire un attacco di ansia e di rabbia.
“E?” la incalzai, stringendo i pugni, anche se avevo una strana sensazione addosso, una di quelle davvero spiacevoli, che ti fanno pensare che ciò che ti verrà rivelato potrebbe sconvolgere per sempre la tua esistenza.
Zia inspirò a fondo una boccata d’aria.
“E avevi l’osso del collo spezzato, Emy. Eri morta, in sostanza. Però, nel preciso momento in cui il medico del Pronto Soccorso stava registrando il tuo decesso, hai sbarrato gli occhi per qualche istante. E lì è scoppiato il putiferio, come puoi ben immaginare. Siamo dovuti intervenire in tanti, di Medium intendo, per ipnotizzare i medici che ti avevano soccorso, cancellando dalla loro memoria quanto era appena accaduto. Capisci che intendo dire, tesoro?”
Cominciò a mancarmi l’aria. E fu allora che compresi per davvero il significato delle parole che mamma mi aveva sussurrato sul fondo dell’Oceano.
Tu non puoi morire.
Non si trattava di una metafora, ma di una verità.
Ero un’immortale.
Mi passai le mani sul viso e scattai in piedi, dirigendomi con rabbia verso lo specchio.
“Tesoro…” accennò zia, alzandosi in piedi a sua volta.
Ma io la bloccai con un rapido e secco cenno della mano.
“Sono una Medium potente. Sono un’immortale. Sono la reincarnazione di Mary Cornish. E forse sono in pericolo, anche se, in teoria, nessuno può porre fine alla mia vita. Sto impazzendo.”
Mi voltai a fissare lo specchio e la scritta in Latino che vi era riportata sulla cornice. Così facendo, non mi accorsi che zia mi aveva raggiunta. Mi poggiò le mani sulle spalle e io trasalii, emettendo un gridolino.
“Così dovrebbe essere” disse lei, con tono rassicurante. “Credo che tu, in effetti, non corra alcun pericolo effettivo.”
In quel preciso istante mi tornarono però in mente le parole che lei aveva pronunciato al vecchio spettro la notte scorsa, quando ero ricoverata in ospedale.
“Hai detto al fantasma che mi avresti protetta. Che intendevi dire?”
Prudence sospirò e, con delicatezza, mi girò verso di lei, afferrandomi il viso tra le mani.
“Che ti stiamo davvero proteggendo tesoro, in ogni caso. E’ una promessa che ho fatto a tua madre tanto tempo fa.”
“Stiamo?” chiesi.
“Sì, stiamo” continuò, staccandosi da me. “Per ora non aggiungerò altro, ma sappi che nessuno ti farà mai del male. Il tuo scopo è quello di aiutare le anime di chi non è riuscito a varcare la porta e che è rimasto bloccato in questa dimensione. E’ uno scopo importante, e per questo motivo sei anche benedetta da chi sta lassù in alto, lo capisci?”
Impallidii, incapace di accettare anche quell’ultima novità.
“Zia, ma che dici?”
“Il tuo compito è importante, Emy. Le anime non devono vagare tra i vivi, ma raggiungere la Luce o le tenebre, nel caso.”
“Ma Henry mi ha spiegato che io possiedo anche il potere di attraversare la Porta!” la interruppi di getto, alzando il tono della voce. “E che non devo farlo, perché può essere pericoloso.”
Zia, a quel punto, mi afferrò nuovamente il volto e divenne improvvisamente seria. Affondò i suoi occhi chiari nei miei e mi posò addosso uno sguardo inquietante, che mi fece rabbrividire da testa a piedi.
“Esatto. E’ pericoloso tesoro. Non farlo mai.”
La fissai sconvolta, afferrandole le mani per spostarle dal mio viso.
“Non hai altro da aggiungere?”
Lei scosse la testa. “Per il momento no. Questo ti deve bastare. Ti chiedo di vivere serenamente, senza crearti inutili problemi che potrebbero complicarti l’esistenza. Al resto penserò io. Prossimamente, ti aiuterò a gestire al meglio i tuoi poteri. Faremo una prima seduta spiritica quanto prima tesoro, te lo prometto. Nel frattempo, stai serena.”
Prudence si allontanò da me e io la guardai senza riuscire a spiccicare una sola parola, tanto ero sconvolta, agitata e incapace di accettare quanto avevo appena scoperto.
Era troppo per le mie capacità mentali.
Troppo per il mio cuore.
Troppo per il mio animo che non era ancora riuscito a superare la morte di mamma.
Zia afferrò la maniglia della porta e fu allora che mi ricordai di non averle ancora rivelato il dettaglio più importante, quello che probabilmente aveva dato il via a tutto.
“Io sono in contatto con Michael, zia, attraverso lo specchio. Se ne sfioro la superficie provo sensazioni allucinanti. Come se… insomma, se lui fosse qui con me. Zia, lui è intrappolato al di là dello specchio, ne sono sicura. Non si tratta solo di una visione. Lui è davvero di là. In un mondo a noi sconosciuto che lo tiene bloccato e dal quale non puo’ sfuggire. Non chiedermi come io faccia a saperlo. Lo so e basta.”
Quelle parole la bloccarono. La vidi irrigidirsi e, pochi istanti dopo, voltarsi di scatto verso di me.
“Che hai detto?” mi domandò, in un sussurro.
“Hai sentito bene.”
Zia mosse un passo verso di me, stringendo gli occhi a fessura.
Sembrava davvero spaventata.
“Questo cambia molte cose.” sussurrò, portandosi una mano alla bocca.
Poi mi afferrò per un braccio e mi trasse verso la porta, senza troppa gentilezza.
“Che fai?”
Lo sguardo gelido che mi puntò addosso mi fece accapponare la pelle.
“Non entrare mai più qui, Emy. Devo capire che sta succedendo. E tu devi promettermi che mi obbedirai.”
Un brivido freddo mi percorse la schiena e la stanza iniziò a girare attorno a me. Quella strana e inquietante sensazione spiacevole, che avevo provato fin dal mio ingresso a Green Coast, aveva ricominciato a farsi sentire con tutta la sua notevole potenza.
“Va bene.” sussurrai con un filo di voce, mentre lei mi conduceva fuori dallo studio e chiudeva la porta alle mie spalle.
Poi mi sfiorò il viso con una carezza gentile e mi sorrise.
“Questa sera arriverà Antoinette. Pensa a divertirti. Esci con Anthony. Cerca di distrarti.”
Annuii, col cuore in gola.
Lei fece per andarsene, ma io la bloccai, trattenendola per un braccio.
“Grazie per quello che hai fatto per Antoinette. Non lo dimenticherò.”
Zia allargò il sorriso. Poi ritornò improvvisamente seria.
“Sei la mia unica nipote e io farò in modo che non ti accada mai nulla. Voglio vederti felice Emy, in ogni istante della tua lunga esistenza.”
E, detto questo, si allontanò in fretta da me, lasciandomi in balìa di una marea di sentimenti contrastanti e con la terribile sensazione che, presto, qualcosa di terribile sarebbe nuovamente accaduto, al di là di ogni promessa o rassicurazione.
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