Stavo precipitando sul fondo dell’Oceano. Il mio corpo era senza forze, i capelli galleggiavano morbidi attorno al mio viso, ogni rumore o dolore erano stati cancellati dalla pace della morte imminente.
Non avevo paura, perché sapevo che, presto, avrei raggiunto mamma. Laggiù il buio avvolgeva tutto come un dolce sudario, ma quell’assenza totale di luce invece di procurarmi paura o dolore, mi regalò una calma totale, cullandomi con infinita dolcezza.
Allora, finalmente in pace con me stessa, assecondai il potere dell’oceano, che mi stava attirando sempre di più verso il basso, allontanandomi dalle brutture di un mondo che non avevo capito e che, soprattutto, non mi aveva compreso.
“Tesoro, svegliati.”
Quella voce. Sapevo a chi apparteneva. Si trattava della voce che più avevo amato al mondo.
Così sbarrai gli occhi e la vidi, avvolta in una tenue luce dorata, con i capelli ricci e scuri sollevati verso l’alto e gonfiati dall’acqua, una candida veste bianca che risplendeva come se la stoffa fosse cosparsa di diamanti, e un sorriso dolce dipinto sul bel volto.
“Mamma.” sussurrai, tendendo un braccio verso di lei.
All’improvviso, il mio corpo smise di precipitare e Kate mi fronteggiò, afferrandomi dolcemente per le spalle.
“Tu non puoi morire, tesoro” sussurrò, sorridendomi. “Solo tu sei in grado di porre fine alla tua esistenza. Gli altri non hanno alcun potere su di te. Neppure l’uomo che ti sta cercando.”
La fissai attonita, mentre i nostri corpi galleggiavano nell’acqua senza gravità.
“Mamma, chi mi sta cercando?”
Lei sospirò e spostò la mano destra per sfiorarmi il viso. Le sue dita erano fredde.
“Non so chi sia quest’ uomo, tesoro. Devi chiedere a Prudence di aiutarti. Dille di invocare la Prima Strega con una seduta spiritica. Lei capirà.”
Scossi lentamente la testa, mentre solo in quel momento realizzai che ero in grado di respirare e di parlare sott’acqua.
Quindi, o ero morta, ma sapevo che questa eventualità era pressoché impossibile che si realizzasse, o stavo sognando e mia madre mi aveva raggiunta per parlarmi.
“Lui non può ucciderti” proseguì mamma, afferrandomi entrambe le mani per portarsele sul cuore. “Ma potrebbe appropriarsi dei tuoi poteri. Ci ha già provato una volta, con Mary Cornish. La storia non deve ripetersi. Non devi permettere che ciò accada, Emmanuelle! Con i tuoi poteri lui diverrebbe davvero imbattibile e li userebbe per unire il mondo dei morti con quello dei vivi! Sarebbe la fine di tutto quello che ora conosciamo!”
La guardai con occhi spaventati. “Devo capire se quest’ uomo è già vicino a me o se lo conosco.”
A quel punto mi bloccai e un pensiero terrificante mi colmò il cuore e la mente.
“Ho iniziato una relazione con Anthony Chapman, mamma.” le comunicai, con la voce rotta dal terrore.
Lei mi sorrise, stringendo forte le mie mani. “Lo so cara. Conosco Anthony, ma è un bravo ragazzo, lui prova un sentimento molto forte nei tuoi confronti. Non ho percepito alcuna cattiveria in lui.”
“Davvero? Me lo confermi anche tu? Allora Ette aveva ragione.”
“Sarai tu stessa a capire chi è l’uomo che intende appropriarsi dei tuoi poteri. Ma ti scongiuro tesoro, chiedi a Prudence di fare quella seduta spiritica di cui ti accennavo prima!”
Feci un rapido cenno di assenso col capo e mi avvicinai a mamma, mentre lei mi avvolgeva in un abbraccio gelido, ma che mi riempì comunque il cuore di un caldo e dolce tepore.
“Veglierò sempre su di te, tesoro. Te lo prometto.”
“Emy, svegliati!”
Sbarrai gli occhi e incontrai quelli, preoccupati, di Anthony.
Mi portai una mano sul petto e una alla fronte, che era imperlata di sudore. Poi mi guardai rapidamente attorno. Mi trovavo su un letto a baldacchino che non conoscevo, in una camera che non avevo mai visto prima, arredata con mobili in stile molto eleganti.
“Dove sono?”chiesi, con voce roca.
“In casa Chapman” spiegò lui posandomi un bacio delicato sulle labbra. “Sei svenuta e così ho deciso di portarti qui, lontano dalla confusione e, soprattutto, dalla curiosità morbosa della gente.”
Lo osservai stranita per qualche istante, quindi scattai a sedere sul letto.
Ebbi subito un gran capogiro e Anthony mi afferrò delicatamente per un braccio, obbligandomi a stendermi di nuovo.
“Devo avvisare papà” sussurrai, passandomi una mano tra i capelli scompigliati, che erano sfuggiti in parte al rigore dell’acconciatura. “E Antoinette! E’ rimasta da sola in città!”
Anthony rise e scosse la testa. “Ma no! L’ha riaccompagnata alla villa Annabelle, stai tranquilla. Lei sa che sei qui, come lo sa tuo padre. L’ho rassicurato pochi istanti fa, spiegandogli che non deve assolutamente preoccuparsi. In ogni caso, hai perso conoscenza solo per qualche istante e quando sei ritornata in te hai acconsentito che io ti portassi qui. Non ricordi?”
Corrugai la fronte e mi concentrai per scavare nella memoria. Era tutto così terribilmente confuso! Ma, quando avevo ormai perso la speranza di ricordare, all’improvviso rammentai che, in effetti, ero stata proprio io a chiedere a Anthony di portarmi a casa sua, lontana dalla gente che continuava ad assillarmi, chiedendomi se mi sentissi bene, se fossi spaventata, eccetera eccetera…
E rammentai di aver rassicurato Antoinette, che mi girava attorno come una pazza, dicendole che avremmo parlato più tardi di quello che era accaduto quella sera.
“Sì. Ora ricordo” sussurrai, accennando un sorriso. “Ti chiedo scusa.”
Lui mi accarezzò una guancia. “Non devi scusarti. Hai passato un brutto momento.”
A quel punto mi alzai lentamente, mettendomi seduta, e scrutai Anthony con attenzione.
“Ma tu stai bene?”
Lui annuì, sorridendo.
“Nessuna bruciatura?” continuai, spostando lo sguardo su più punti del suo corpo.
“Nessuna. E anche tu ne sei uscita indenne. E’ incredibile.”
Anthony mi abbracciò e io appoggiai il viso sul suo petto, concentrandomi sul battito veloce del suo cuore.
“Ma che è successo, secondo te?” chiesi, anche se dentro di me avevo un certo sospetto.
Lui sospirò, passandomi una mano tra i capelli. “Non lo so Emy. Ma la polizia sta già facendo i dovuti accertamenti e spero, quanto prima, di avere una risposta.”
Poi mi staccò dolcemente da sé e mi afferrò il viso con le mani.
“Ho avuto davvero paura di perderti, Emy. Ho capito quanto sei importante per me. Non posso… non credo di poter sopravvivere, a questo punto, senza di te. Anche se ormai è la seconda volta che rischi la vita in mia presenza. Forse ti porto sfortuna, forse dovresti darmi un bel calcio nel sedere e…”
Lo interruppi, poggiando un dito sulle sue labbra, mentre l’eccitazione cominciava a impadronirsi di ogni fibra del mio corpo. Avevo ancora ben chiaro nella mia mente l’incontro con mia madre, le sue richieste, le sue ammonizioni. Ma ero stufa. Avevo bisogno di staccare, di provare un briciolo di gioia e di serenità. Di sentirmi di nuovo Emy. Così gli sorrisi, affondando i miei occhi scuri sui suoi, che brillavano delle usuali pagliuzze dorate.
“Smettila di dire stronzate e baciami.”
Anthony non se l’aspettava. Sbarrò gli occhi e un istante dopo le sue labbra erano sulle mie, mentre la sua lingua calda e morbida perlustrava con avidità la mia bocca.
“Emy. Sei una strega. Che mi hai fatto?” sussurrò, mentre mi stendeva sul letto.
Gli cinsi il collo con le braccia e lo avvicinai di più a me, facendo aderire il mio corpo al suo.
“Dopo quanto è accaduto questa sera” dissi, col fiato corto. “Non voglio più aspettare. Ti desidero, Anthony. Ti ho voluto subito, fin dal giorno in cui ho rischiato di farti secco.”
Lui, con le guance arrossate, mi sorrise. “Romantica, eh?”
Poi si impossessò nuovamente delle mie labbra, coinvolgendomi in un bacio che mi tolse le forze e il respiro.
Si staccò pochi istanti dopo, ansimando.
“Sei sicura di volerlo?” chiese, scrutandomi con intensità.
Gli risposi con un rapido cenno del capo e socchiusi gli occhi, pronta a donarmi del tutto a lui.
In quel momento, però, il mio cellulare mi avvisò che erano arrivati dei messaggi. Lo avevo infilato in mezzo al seno, dato che non era sicuramente pensabile che la gente di Green Coast vedesse Mary Cornish col cellulare in mano, ma avevo preferito portarlo con me, per ogni evenienza.
“Scusami.” sussurrai rivolta a Anthony, con le guance arrossate e il fiato corto.
Lui mi sorrise, ma, mentre sfilavo lo Smartphone dal seno, mi lanciò un’occhiata maliziosa, che mi fece rabbrividire.
Osservai il display e vidi che mi erano arrivati tre messaggi da parte di Antoinette.
Li lessi in fretta, con una certa apprensione.
Sbrigati, qualsiasi cosa tu stia facendo.
Tua zia è ritornata e vuole parlarti.
Hanno cercato sicuramente di ucciderti. Forse non lo sanno che tu non puoi morire.
Ops… forse stai proprio facendo… quello?????????
Cercai di mantenermi calma, mentre digitavo la risposta.
Sto per farlo, o almeno credo. Arrivo il prima possibile. Tieni sveglia Prudence. Grazie. TVB.
Attesi qualche secondo, col cuore in gola, mentre Anthony mi accarezzava i capelli.
Lo desideravo e, quella sera, non mi sarei tirata indietro per nulla al mondo.
Cazzo! Scusa allora… e divertiti, sgualdrinella!
Dopo aver letto l’ultimo messaggio di Antoinette, avvampai, spensi il cellulare e lo appoggiai sul comodino.
“Tutto bene?” chiese Anthony, afferrandomi ancora il viso con le mani.
Annuii, con le guance in fiamme.
“Nessun problema. Dove eravamo rimasti?”
Lui fece un sorriso sghembo e si impossessò ancora delle mie labbra, infilando subito la lingua nella mia bocca. Io gli allacciai le braccia dietro la nuca e feci aderire il mio corpo al suo, sperando che non potesse udire il frastuono che il mio cuore stava sicuramente producendo, battendo all’impazzata.
Poi, all’improvviso, lui si staccò da me e mi scrutò con intensità. Scese dal letto e mi porse la mano destra, che io strinsi all’istante. Mi sollevò in piedi e mi voltò di spalle. In silenzio, iniziò a slacciare i bottoni dell’abito.
“Ci vorrà del tempo” sussurrò, con voce roca. “Ma ne varrà sicuramente la pena.”
Lo lasciai fare, implorando le mie gambe di non cedere, dato che tremavano all’impazzata. Quando Anthony aprì l’ultimo bottone, iniziò a spostare l’abito dalle mie spalle, per poi farlo scendere, con lentezza esasperata, fino alla vita, rivelando pertanto il reggiseno in pizzo nero che avevo indossato per l’occasione. Lui mi posò un bacio delicato sul collo, quindi la sua lingua scese a perlustrare le scapole. Sospirai, gettando la testa all’indietro.
Anthony, allora, mi voltò di scatto verso di lui e il suo sguardo si perdette sui capezzoli, ben turgidi, che si intravvedevano sotto il reggiseno.
Senza perdere altro tempo, mi aiutò a sfilare del tutto l’abito, che finì finalmente a terra, sotto i miei piedi. Io mi spostai di lato e lui fece un passo all’indietro, per riuscire a guardarmi da testa a piedi. Si soffermò più del dovuto sul perizoma nero, di pizzo, che completava il reggiseno.
“Ma da dove arrivi, Emy?” mormorò con voce sempre più roca, mentre scattava verso di me.
Non mi lasciò rispondere, perché la sua bocca cercò ancora la mia, con avidità. Le sue mani scesero sul seno, accarezzandolo sopra il tessuto leggero del reggiseno. A quel punto, ero completamente in balìa della passione e delle sensazioni devastanti che lui mi stava facendo provare.
Socchiusi gli occhi, gettando la testa all’indietro, e sospirai, mentre Anthony infilava una mano nelle mutandine, per muoverla poi con sapienza.
Riaprii gli occhi, pronta a donarmi del tutto a lui, e rimasi impietrita.
Non incontrai quelli verdi di Anthony, ma un paio di occhi scuri, che comunque ben conoscevo.
Michael mi stava guardando con avidità, mentre si passava la lingua sulle labbra. Io ero in piedi, completamente nuda davanti a lui, che era libero dagli abiti solo dalla cintola in giù. Le mie mani erano affondate tra i riccioli scomposti dei suoi capelli neri, mentre le sue stavano giocando con astuzia con i miei capezzoli.
Ero stravolta dalle emozioni. Che mi stava accadendo? Richiusi gli occhi, cercando di riprendere il controllo di me stessa e di ritornare a essere di nuovo Emy. Quando però li riapri, Michael era ancora lì e mi stava baciando con passione, facendomi mancare il respiro.
Le sue mani abili si staccarono dal mio seno e si posarono sui miei fianchi. Michael mi sollevò, poggiando le mani sotto le mie natiche, e mi sistemò su un tavolo. A quel punto, capii che non ci trovavamo in una camera da letto, ma in una cucina ampia e ben illuminata dalla luce del giorno.
Mentre io respiravo a fatica, travolta da emozioni che rischiavano davvero di uccidermi, lui posò la mano destra tra i miei seni e mi fece adagiare sul tavolo. Quindi le sue labbra scesero sul mio collo, per poi arrivare ai capezzoli, ormai ben turgidi. Gli infilai le mani tra i i capelli, incapace di resistere a tanta passione.
“Prendimi, ti prego.” sussurrai, senza più riuscire a capire chi fossi in realtà, dato che i ricordi si mescolavano alla realtà, rischiando di farmi impazzire.
Socchiusi gli occhi, mentre lo sentivo entrare dentro di me. Gridai in preda a un’eccitazione sfrenata e quando li riaprii, incontrai quelli verdi di Anthony, che aveva il viso sfigurato dalla passione.
Mi accorsi di essere completamente nuda e che lui, mentre io mi perdevo nei ricordi, mi aveva fatta sdraiare sul letto. Anche Anthony si era liberato degli abiti e io posai subito lo sguardo sul suo corpo robusto e massiccio, avvampando. Non avevo mai visto, nella mia vita, nulla di più perfetto. Lui, col respiro corto, si impossessò delle mie labbra, mentre mi invitava a avvolgere le gambe attorno alla sua schiena. Obbedii, pronta a donarmi senza riserve. La testa mi girava, il cuore batteva all’impazzata, ogni fibra del mio corpo fremeva di desiderio.
“Non ho mai, mai provato nulla di simile, Emy” sussurrò Anthony, abbassando la bocca sul mio seno. “Credo che mi farai impazzire, ne sono sicuro.”
Non gli risposi, ma mi inarcai, facendogli capire che non sarei più riuscita ad aspettare. Lo desideravo follemente dentro di me. Anthony, intuendo la mia irrequietezza, mi prese con slancio, portandomi a urlare. Avevo perso del tutto la cognizione del tempo e dello spazio. Stavo davvero facendo l’amore con lui, o Michael sarebbe ritornato presto a invadere i miei ricordi, facendomi provare delle sensazioni ancora più intense? Sarei mai riuscita a sopravvivere a tanta passione?
Anthony iniziò a muoversi con rabbia dentro di me, mentre la sua lingua percorreva con bramosia i tratti del mio viso.
Socchiusi ancora una volta gli occhi, incapace di sopportare quelle sensazioni travolgenti.
“Mary, mi distruggerai.”
Era la voce di Michael. Sbarrai gli occhi, immergendoli nei suoi. Lui mi stava guardando con amore, passione, desiderio, mentre mi prendeva con forza sopra il tavolo. Io gli avevo allacciato le gambe attorno alla schiena e ogni sua spinta mi provocava delle sensazioni così intense che, forse, avrebbero potuto condurmi alla morte.
“Non fermarti, ti prego, continua!” lo supplicai, con voce roca.
Lui, allora, infilò le mani sotto le mie natiche e iniziò a spingere con più forza, facendo vacillare il tavolo.
“Sei fantastica Emy. Mi stai facendo impazzire.”
Anthony si staccò dalla mia bocca, parlandomi sulle labbra. Il suo alito era caldo e profumava di menta.
Affondò con ancora più forza dentro di me e io pensai di morire. Gli poggiai le mani sul sedere, graffiandolo, e lui cercò con le labbra un capezzolo, succhiandolo con avidità.
“Sto per venire” gridò Michael. Ecco, in pochi istanti ero ritornata a essere Mary. Lui diede una spinta poderosa, mentre io inarcavo il busto. Il tavolo traballò ancora.
“Riesci a venire con me?” mi chiese Michael, con voce roca.
Annuii, con le guance arrossate, il cuore in gola e il corpo completamente sudato.
Quando l’orgasmo mi travolse, mi morsi le labbra, lasciandomi travolgere dalle sensazioni e dalle emozioni.
“Emy, sei fantastica.”
Era stato Anthony a parlare sulle mie labbra. L’orgasmo mi travolse inaspettato e io decisi di non controllarmi. Gridai e arpionai le natiche di Anthony, che venne a sua volta, gemendo.
“Sei la mia vita” si intromise con forza Michael, mentre crollava sul mio corpo, ancora dentro di me. “Ti amerò per sempre, Mary Cornish.”
Posai uno sguardo rapido sul viso di Michael, che iniziò a sfumare, finché i contorni del volto di Anthony non presero il sopravvento.
Lui era poggiato sopra di me e aveva il fiato corto. Io avevo fatto scivolare le gambe sul letto e non riuscivo a farle smettere di tremare.
“Non ho parole.” mormorò lui, posandomi un bacio rapido sulle labbra.
Gli sorrisi, passandogli una mano tra i riccioli chiari. Ero confusa, sbigottita, inebetita. La realtà si era confusa con i ricordi in un mix micidiale, che aveva messo davvero a rischio la mia vita. Il cuore mi batteva in petto all’impazzata e sembrava non volersi calmare. Il caldo e dolce tepore, che sentivo ancora sul mio ventre, sembrava non volersene andare.
Ero sopraffatta dalle emozioni, incapace di reagire e, soprattutto, di capire quanto mi era appena accaduto.
“Resta con me tutta la notte” continuò Anthony, poggiando il viso accanto al mio. “Ti prego.”
Respirai affannosamente ancora per qualche istante, quindi mi schiarii la voce e voltai leggermente il capo verso di lui. Aveva le guance arrossate, gli occhi illuminati dalla passione e era bellissimo.
“Non posso, anche se vorrei. Mi aspettano a casa, sono preoccupati per me.”
Anthony si morse le labbra, ma annuì.
“Lo capisco. Però non mi sarà facile lasciarti andare.”
Mi afferrò una mano e intrecciò le dita con le mie.
“In ogni caso, sappi che quello che provo per te, Emy, è molto simile all’amore. Ti conosco da poco, è vero, ma credo già di amarti.”
Sbarrai gli occhi, inebetita. Non sapevo che dire. Il mio cuore era confuso. In quel momento, ancora non riuscivo a comprendere se fossi Emy o Mary, se amassi Anthony o Michael.
Mi mancò l’aria e iniziai a agitarmi. Lui se ne accorse, perché si sollevò sopra di me e mi lanciò uno sguardo preoccupato.
“Non devi dirmi nulla, Emy. Non oggi, non questa notte.”
Gli sorrisi e gli accarezzai il viso, ancora accaldato.
“Grazie” dissi, in un sussurro. “Io… io…”
Lui mi bloccò posandomi un indice sulle labbra. “Zitta. Non dire nulla. Va bene così.”
Poi mi baciò con dolcezza. La sua lingua dischiuse con leggerezza le mie labbra e esplorò con calma la mia bocca. Io gli allacciai le mani dietro la nuca e lo attirai di più verso di me.
“Se fai così, non ti lascerò proprio andare.” mormorò, respirando a fatica.
Allora mi bloccai, gli sorrisi ancora e lo spostai con delicatezza.
Lui mi aiutò a rivestirmi, senza parlare. La tensione tra di noi era ancora ben tangibile. Se solo io lo avessi assecondato, non avrei tardato a finire di nuovo sul letto, tra le sue braccia.
Anthony si rivestì in fretta a sua volta e si passò le mani tra i capelli.
Lo guardai. I tratti del suo viso erano duri, ma armoniosi. Per un attimo, si confusero con quelli più delicati di Michael e il mio cuore ricominciò a battere come un dannato.
Dovevo andarmene da lì. Dovevo capire. Dovevo riacquistare il controllo.
“Ti accompagno a casa”. mi avvisò lui, posandomi un bacio delicato sulla fronte.
Feci un rapido cenno col capo, afferrai il cellulare, infilandolo ancora tra il seno, e lo seguii fuori dalla camera da letto.
Ero così confusa e agitata per la passione che avevo provato facendo l’amore con lui, e col ricordo di Michael, che mi ritrovai presto in auto, senza neppure aver capito come fossi uscita dalla villa dei Chapman e senza, in ogni caso, averla guardata neppure per un istante.
Mentre la Mercedes di Anthony usciva da Green Coast, mi ripromisi che quella notte avrei cercato di capire se il mio cuore sarebbe mai riuscito a liberarsi del ricordo di Michael, o se ogni mio tentativo sarebbe risultato vano.
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