NEGLI OCCHI DEL DRAGO - Capitolo 2 di 15

Scritto il 10/06/2026
da PAOLA GIANINETTO


Edward Douglas Ashbourne si appoggiò con entrambe le mani alla parete di vetro del suo ufficio, al settantacinquesimo piano del grattacielo di sua proprietà, e scoprì che aveva una gran voglia di urlare.

Il giorno in cui era venuto al mondo, con un taglio cesareo praticato dal miglior chirurgo della clinica più esclusiva, quello che aveva invaso i suoi polmoni al primo vagito non era stata l’aria, ma il potere. Suo padre, prima di lui, si era ritrovato erede di un enorme impero finanziario e la sua abilità l’aveva fatto crescere ancora, tanto che, alla sua morte, aveva lasciato al figlio il compito di amministrare un patrimonio che lo rendeva uno degli uomini più ricchi e potenti dell’intero Paese. La madre, da parte sua, aveva fatto al pargolo un dono altrettanto grande, addossandogli un fardello ugualmente difficile da portare: quello della nobiltà. La famiglia materna, infatti, era molto antica: i vari rami del suo albero genealogico comprendevano una lunga serie di conti, duchi e baroni, e persino qualche principe.

Edward Douglas Ashbourne era stato allattato a presunzione, aveva succhiato orgoglio e arroganza insieme al latte in polvere somministratogli dalle sue numerose bambinaie e, fino a quel momento, non aveva mai desiderato nutrirsi di nient’altro.

Ma ora qualcosa era cambiato.

Ripensò a tutto quello che era successo nell’ultimo mese, agli eventi che l’avevano portato vicino a odiare quello che fino ad allora non aveva mai avuto bisogno di mettere in discussione e che scorreva in lui naturalmente, come il sangue che lo teneva in vita.

Era tutta colpa di Thomas.

Quell’idiota di suo cugino, dopo anni trascorsi a godere dell’agiatezza che Edward stesso gli aveva benevolmente accordato, saltando da una donna all’altra con il fair play tipico degli appartenenti alla sua classe, aveva pensato bene di intestardirsi su una ragazza in particolare, dedicandole appassionate profferte d’amore e promesse di eterna fedeltà. Edward non se ne sarebbe preoccupato più di tanto, se si fosse trattato di qualcuno del loro ambiente: le donne che erano soliti frequentare non avrebbero potuto fare molti danni e di sicuro non si sarebbero ritrovate con il cuore spezzato una volta che lui si fosse stancato di loro. Se anche fosse arrivato al punto di sposarne una, e a divorziare subito dopo, tutto quello che Edward avrebbe dovuto fare sarebbe stato sistemarla in un bell’appartamento in un quartiere esclusivo e darle una generosa buonuscita, che avrebbe placato all’istante i suoi femminei propositi di vendetta. Nell’alta società, quel genere di cose capitavano ogni giorno e nessuno avrebbe avuto nulla da ridire sul suo modo di gestire la situazione.

Ma l’esemplare di ragazza scelta da Thomas apparteneva a una specie del tutto diversa: la sua Anne era una dolce e assennata maestra elementare, con a carico un fallimento paterno e due sorelle che erano l’esatto equivalente di due bombe a orologeria pronte a esplodere. La più piccola, Lily, aveva fatto della caccia all’uomo una vera e propria professione e non c’era evento mondano nel quale non cercasse di imbucarsi per tentare di accalappiare qualche buon partito. Pur avendo poco più di vent’anni, la fanciulla aveva collezionato più scandali del peggiore degli uomini politici, fra i quali rientravano relazioni con noti uomini rigorosamente sposati e supposte partecipazioni a orge di sesso condite da ogni genere di sostanze illegali attualmente in voga. Edward non aveva idea se quelle notizie corrispondessero a verità, né nutriva alcun interesse a scoprirlo: l’unico fatto rilevante, per lui, era che la ragazzina fosse chiaramente troppo stupida, o troppo ingenua, o troppo priva di mezzi per evitare di rimanervi coinvolta.

La seconda sorella, Katherine, di poco minore di Anne, aveva appena terminato il college e al momento era impegnata in uno stage annuale in un giornale locale. Una puttanella tossica e una giornalista in erba erano quanto di peggio Thomas avrebbe potuto scegliere, come future parenti acquisite.

Katherine, a differenza delle due sorelle che erano bionde come il grano maturo, aveva i capelli neri e due occhi scuri che brillavano di intelligenza e ironia. L’aveva incontrata diverse volte nell’ultimo mese, insieme a Thomas e Anne, e in ognuna di quelle occasioni lei non aveva mancato di sfidarlo, senza mostrare la minima traccia del timore reverenziale che era solito ispirare a qualunque altro essere umano – di ogni sesso, età o razza – che incrociasse sul suo cammino. Katherine non aveva alcuna remora a dimostrargli apertamente la profonda antipatia che provava nei suoi confronti, anzi, pareva trarre particolare diletto nell’inventarsi sempre nuovi modi per farlo. Non aveva paura di lui, non lo ammirava, né si frenava dal dire sempre, esattamente quello che pensava. E anche se non era bella nemmeno la metà di molte delle sofisticate donne da copertina con cui era solito accompagnarsi, la sicurezza fresca e del tutto inconsapevole con cui si muoveva nello spazio, intorno a lui, la rendeva ai suoi occhi una rara creatura di una bellezza accecante, della quale non sapeva se sarebbe più riuscito a fare a meno.

Nonostante tutti i suoi sforzi per evitarlo, Katherine Wilson gli era entrata nel sangue e mentre decideva quali mosse compiere per impedire che il cugino infangasse il buon nome della loro famiglia, Edward Douglas Ashbourne riusciva a pensare soltanto a quanto avrebbe desiderato farlo lui stesso.




 


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