«Manca ancora molto?» chiedo nervoso, e tento di sbirciare fuori dal finestrino.
«Direi un paio d’ore, più o meno.» Greg si sistema meglio sulla poltrona, mi guarda beffardo. «Che c’è, boss? Sei nervoso?»
«Tu che dici? Non so che aspettarmi da voi e questo mi fa stare già sulle spine.» Osservo l’orologio, siamo su questo aereo da circa otto ore e adesso scopro che ne abbiamo addirittura due prima di atterrare. Non so che diavolo si siano messi in testa, questi pazzi, ma il mio stomaco comincia a protestare. «In più ho fame, quindi sì, sto iniziando a innervosirmi.»
«A quello possiamo rimediare subito» mi dice Nick divertito, e fa un cenno alla hostess che ci raggiunge in fretta. «Hellen, potresti portarci qualcosa da bere e da mangiare, per favore?»
«Certo, cosa preferite?»
«Vista l’occasione rigorosamente champagne, per il resto sbizzarrisciti tu.» Le fa un sorriso, che lei ricambia, e si allontana in fretta per esaudire le sue richieste. «Penso sia ora di iniziare come si deve questa giornata, che ne dite?»
«Direi che è un’ottima premessa.» Clark si frega le mani soddisfatto, e guarda gli altri due con complicità, che ridono divertiti.
Io, invece, sbuffo nervoso. Tento di sbirciare di nuovo fuori dai finestrini, ma senza esito. Le tende del jet privato di Nick sono a prova di curioso, non c’è che dire, impossibile capire la nostra meta.
«Be’, socio, se fossi in te non sarei così euforico» commenta Greg, attirando la mia attenzione. «Sai bene cosa ti aspetta.»
«O cosa aspetta te, socio» gli risponde Clark.
«Non illuderti, vincerò io. Già pregusto la scena, sarà indimenticabile.»
«Di cosa state parlando?» indago, sospettoso.
«Niente, un’innocente scommessa tra me e Clark, boss. Non preoccuparti.»
«Innocente?» ribatto, incredulo. «Niente è innocente quando si tratta di voi due, e mi auguro di cuore che non riguardi me!»
Loro due si scambiano uno sguardo d’intesa, Nick ride sotto i baffi. Evidentemente anche lui è al corrente.
«Non illudetevi, non tradirò Miki, se è questo che avete scommesso» li avverto.
«Uhm, sicuro?» mi sbeffeggia Clark. «Allora perché quando ti abbiamo proposto il tuo addio al celibato a sorpresa hai accettato, ponendo solo una condizione, categorica?»
«Niente donne!» esclamano tutti e tre in coro, scimmiottandomi.
«Perché hai paura di cadere in tentazione, ed è inutile che continui a negarlo a te stesso» continua Clark, divertito. «E francamente, sarebbe davvero interessante metterti alla prova.»
«Non ho paura di cadere in tentazione. E non perché è una cosa che non devo fare, ma perché semplicemente non mi interessa» dico deciso. «Solamente, ho chiesto niente donne, perché non mi piacciono le situazioni imbarazzanti e non vorrei mai che si creassero equivoci, di nessun tipo. Non voglio ferire Miki, la sua felicità e la sua serenità sono le cose a cui tengo di più, in assoluto.»
Mi accorgo che Nick sorride, mentre la hostess arriva proprio in quel momento con lo champagne e un vassoio stracolmo di amuse-bouche ricchi di crostacei, salmone e caviale. Accanto, tra il ghiaccio, trionfano anche delle splendide ostriche.
E il mio stomaco, inevitabilmente, gradisce, facendomi per un attimo accantonare i miei sospetti.
Quando le ruote dell’aereo toccano l’asfalto, però, i miei timori riaffiorano prepotenti e non posso fare a meno di preoccuparmi per quello che accadrà una volta arrivati a destinazione.
Prima di partire mi hanno detto di vestirmi elegante e leggero, di portarmi qualche cambio e soprattutto di mettere sotto i vestiti il costume da bagno; quindi, l’unica certezza che ho è che troveremo una spiaggia.
Mi auguro solo che non mi abbiano portato in qualche luogo esotico dove regnano massaggi sensuali e situazioni di un certo tipo, il solo pensiero delle conseguenze che potrebbero esserci mi fa rabbrividire.
Non voglio che ci siano malintesi con Miki.
Il pensiero vola a lei, che non sento da ieri sera.
Anche per lei è stato organizzato un addio al nubilato, anche se privo di sorprese. Michelle l’ha portata due giorni in una rinomata spa in Connecticut, insieme alle altre due donne che ormai non si separano più da lei e che hanno avuto la malaugurata idea di innamorarsi dei due disgraziati che ho davanti. Sì, perché se io li ho scelti per le loro competenze professionali, delle quali non posso certo lamentarmi, quelle due se li sono scelti per qualcosa come la vita, quindi non posso che preoccuparmi. Ovvio che sono identiche a loro, in tutto e per tutto.
E più ripenso a questo, più il sospetto che quello che le hanno organizzato non sia solamente un weekend in una spa si fa strada dentro di me.
E rabbrividisco al pensiero.
«Ehi, boss. Puoi slacciare la cintura, siamo arrivati» mi dice Greg, in piedi davanti a me. Mi accorgo che anche gli altri due si sono alzati e stanno prendendo i loro bagagli a mano, ero talmente immerso nei miei pensieri che non mi ero nemmeno accorto che l’aereo si era fermato.
Mi alzo anch’io e mi schiarisco la voce, nervoso.
«Che c’è, capo? Ti vedo teso» mi punzecchia Clark, divertito, poi si volta verso Greg. «Vedi? Non sentirti così sicuro, bello mio, io sento già il profumo della mia vittoria.»
Greg non gli risponde e non lo guarda nemmeno, sorride soltanto.
«Di che scommessa di tratta, me lo dite?» chiedo, sulle spine. «A questo punto ho la certezza che riguardi me, quindi vorrei saperlo se non vi dispiace.»
«No, altrimenti che scommessa è?» Greg afferra il mio bagaglio a mano e me lo porge, poi mi strizza l’occhio. «Tranquillo, boss. Capirai presto.»
Serro le labbra, irritato. Questa situazione non mi piace, so già che sarà una lenta tortura.
«Lasciatelo in pace, dai» li ammonisce Nick, divertito. «Oggi è la sua ultima uscita in libertà, prima del matrimonio del secolo, che si terrà sabato prossimo. Quindi è la sua festa e va celebrata come si deve.»
«Già, il matrimonio del secolo» dico tra me e me, pensieroso.
Riguardo la cerimonia e il ricevimento ho praticamente lasciato carta bianca a Miki, so che lei ama organizzare queste cose, a differenza mia. Le ho solo fatto una richiesta: che non fosse un evento troppo mondano. Lei sa che non amo lo sfarzo e avrei preferito addirittura una cosa intima, con pochi invitati, lontano da tutti, ma è ovvio che con il nostro lavoro e ruolo a Washington era praticamente impossibile. Per fortuna, però, ho almeno evitato il mega ricevimento in un ristorante rinomato o peggio, in una lussuosa sala d’hotel, perché Nick ci ha messo a disposizione la sua casa, con grande generosità.
Quindi se da una parte sono riuscito a evitare il peggio, dall’altra non ho potuto comunque evitare il diffondersi della notizia, perché la stampa si è fiondata su di noi e i giornali ne stanno parlando da settimane.
E devo ammettere che questa fuga lontana dalla realtà, organizzata dai miei amici, sotto un certo punto di vista non è poi così male. Perlomeno mi aiuterà a respirare un po’ e mi toglierà la pressione della maledetta notorietà.
Certo, tralasciando gli imprevisti che un addio al celibato organizzato da questi due sconsiderati comporta.
«Forza, andiamo» mi esorta Nick con una pacca sulla spalla, invitandomi verso l’uscita. «Stai tranquillo, non curarti di quei due.»
Gli annuisco grato e raggiungo la hostess che apre il portello. Mi fermo per un istante, inspiro ed esco all’esterno. La prima sensazione che ho sono il sole e il caldo che mi investono, muovo i primi passi sui gradini della scaletta e mentre scendo ho un’altra sensazione, non altrettanto piacevole.
Sì, perché se da un lato comprendo che non siamo affatto in una località esotica compromettente, dall’altro lato immagino che sarà comunque difficile destreggiarsi tra quello che si sono inventati i miei compagni di viaggio, perché le quattro bellissime donne sorridenti che ci stanno attendendo in fondo alla scalinata sono una premessa piuttosto inquietante.
Hanno tutte una carnagione olivastra e lunghi capelli corvini, una gonna color porpora e un reggiseno scuro, che lascia il ventre scoperto. I caratteristici fiori che portano tra i capelli e intrecciati in lunghe collane al collo, mi hanno fatto capire all’istante dove siamo.
«Mi avete portato alle Hawaii» dico a Nick, che sta scendendo la scalinata davanti a me.
Lui annuisce divertito, e mi fa segno di continuare a scendere. Con la coda dell’occhio noto la limousine scura che ci aspetta poco distante, davvero troppo grande per quattro persone e basta.
Dannazione.
«Non dirmi che loro vengono con noi» gli chiedo di nuovo, sospettoso.
Di nuovo, ride e non mi risponde, facendomi segno di continuare.
Giunti a terra le bellissime donne ci mettono al collo una ghirlanda di fiori a testa e ci baciano su entrambe le guance.
E con mio profondo orrore, infatti, subito dopo salgono sulla limousine insieme a noi.
«Ragazzi…» li ammonisco, mentre l’autista avvia il motore e parte. Greg prende la bottiglia di champagne dal piccolo frigorifero, Clark afferra otto calici di cristallo. «Avevamo accordi, mi pare. O sbaglio?»
«Quali accordi?» ribatte lui, mentre stappa lo champagne. Le quattro ragazze applaudono divertite.
«Avevamo detto niente…» Mi guardo intorno, cercando di far capire a loro la situazione senza imbarazzare le imbucate alla festa, che non c’entrano nulla. La colpa è di chi si è dato tanto da fare per averle qui.
«Tu lo avevi detto» puntualizza Clark mentre mi passa il calice con lo champagne. «Non noi.»
Stringo gli occhi a fessura, mentre afferro il bicchiere. Li guardo tutti e tre, osservo sospettoso i loro sorrisi stronzi e mi chiedo cosa ci sia sotto. Non credo che vogliano davvero che io commetta qualche cazzata, non sono così stronzi.
E quella scommessa di cui parlano? Che diavolo è? Anche perché Nick ne è al corrente, quindi mi fa intuire sia qualcosa di grosso.
«Allora, un brindisi al nostro Steve» inizia a parlare Nick, tutti avvicinano i calici al centro del salottino della limousine, lo faccio anch’io. «Un brindisi ai suoi ultimi attimi di libertà, prima di finire ingabbiato in un matrimonio. Iniziamo la festa, come si deve!»
Facciamo tintinnare i bicchieri e tutti esultano, bevo un sorso di champagne e nello spazio di un istante, prima che me ne renda conto, due delle quattro donne si stringono al mio fianco e mi abbracciano, accarezzandomi con delicatezza l’abito leggero di lino che ho scelto di indossare oggi.
«Ragazze…» dico imbarazzato, mentre con gentilezza cerco di togliermi da una situazione che sta diventando davvero, davvero imbarazzante.
«Steve, i tuoi amici ci hanno detto che ti chiami così» mi dice una di loro, con un sorriso dolce e sensuale. «Lasciati andare, non preoccuparti. Ci pensiamo noi a te.»
Guardo coloro che erano i miei amici, e che da questo momento non lo saranno più. Mimo con le labbra l’unica parola che mi viene in mente.
Bastardi.
Greg ride come un pazzo, Clark fa altrettanto e gli dice qualcosa all’orecchio che lo fa ridere ancora di più. Nick invece ha un sorriso strano e sorseggia piano il vino, senza lasciar trapelare nulla.
«E dai, boss! Rilassati!» mi canzona Greg, mentre con il braccio circonda le spalle a una delle donne, le dice qualcosa all’orecchio ed entrambi ridono. «È la tua festa, non ti piace la nostra sorpresa?»
Gli faccio un sorriso tirato, mentre le mani delle due donne al mio fianco mi accarezzano la camicia leggera, mi solleticano il torace. Quasi sudo freddo quando una delle due mi sfiora la coscia.
E durante tutto questo, quei tre cretini davanti a me - sì, tre, perché ora sta ridendo anche Nick - se ne stanno seduti comodamente sui sedili in pelle della limousine, bevono champagne, chiacchierano con le altre due donne e continuano, imperterriti, a ridere di me e della situazione.
Finalmente, la limousine si ferma e io tiro un sospiro di sollievo.
«Oh, finalmente ora viene il bello» si lascia sfuggire Clark, mentre l’autista ci apre le portiere e iniziamo a scendere.
«In che senso?» gli dico sospettoso.
«Guardati intorno» mi risponde lui, e mi dà una pacca sulla spalla.
Faccio ciò che mi dice e mi rendo conto che siamo davanti all’ingresso di un bellissimo albergo, circondato da un lussureggiante giardino. Le mie narici vengono investite dall'aroma di fiori e frutta, mi sembra persino di sentire anche il profumo dell’oceano e il rumore carezzevole delle sue onde.
È una sensazione a dir poco meravigliosa.
Noto un uomo in divisa elegante che ci sta aspettando, davanti a un maestoso ingresso circondato da colonne bianche. Ci avviamo verso di lui, che ci accoglie con gentilezza.
«Ben arrivati, com’è andato il viaggio?»
«Benissimo, abbiamo fatto un bel volo» gli risponde Nick, e si avvicina a lui. «Sono Nicholas Walsh, ci siamo sentiti al telefono. Lui è Stephen Marshall, il festeggiato» gli dice, e mi indica. Entrambi gli porgiamo la mano, lui ce la stringe con energia. «È stato tutto disposto come richiesto?» gli chiede poi.
«Sì, è tutto pronto. Vi stavamo aspettando» lo rassicura. «Prego, da questa parte.»
Ci fa strada nell’ampia hall dell’albergo, il pavimento lucido in legno contrasta con le pareti bianchissime dell’edificio, fiori coloratissimi sono disposti in ogni angolo della sala. L’arredamento è lussuoso, ma sobriamente elegante, i pochi clienti parlano piano e si fanno decisamente gli affari loro, cosa che mi piace parecchio.
Mentre ci avviamo verso un’ampia vetrata sul fondo della sala, l’uomo ci illustra i vari servizi dell’hotel: il ristorante, il bar, la spa con tanto di centro massaggi, sauna e jacuzzi. E immancabile, una grande e attrezzata palestra.
«Vedo che non ci faremo mancare nulla» dico ai miei organizzatori, mentre ci avviciniamo alla vetrata.
«Già, proprio nulla» commenta Clark evasivo, e mi incuriosisce. Soffoca una risata, Greg gli rifila una gomitata.
«Non è tutto qui, vero? Cosa mi aspetta davvero? A cosa si riferiva quando ha confermato che è stato tutto disposto come richiesto?» azzardo, ma lui fa finta di niente. Ed è in quel momento che me ne accorgo. Le quattro donne che hanno fatto il viaggio con noi sono sparite. «Dove sono finite le ragazze?» gli chiedo.
Lui mi risponde facendo finta di chiudersi una zip sulle labbra, guardo Greg, ma non lascia trapelare nulla. Nick, invece, è davanti a noi e parlotta piano con l’uomo che ci sta accompagnando e che si ferma proprio sulla soglia, invitandoci ad andare oltre.
Oltrepassiamo la vetrata e ci troviamo di colpo in una grande terrazza con tavoli apparecchiati e ricolmi di fiori, proprio davanti all’oceano. Il pavimento in legno è più opaco, qui, ma immacolato come tutto quello che ci circonda.
E allora sì che sento il rumore delle onde, e vedo la spiaggia candida, che sembra aspettare solo noi.
«Eccoci arrivati, signor Marshall. Dovete andare verso quelle due fiaccole accese, seguite il sentiero fino alla spiaggia» mi informa l’uomo, girandosi verso di me. «Prima dovete togliervi le scarpe, potete lasciarle qui a lato. Buona serata.» E si congeda, lasciandomi piuttosto perplesso e dannatamente curioso, ormai.
Facciamo quello che ci ha chiesto, ma prima di incamminarmi con loro li guardo, tutti e tre.
«Non so cosa vi siate inventati e cosa mi aspetta laggiù, ma sappiate che comunque vada vi ringrazio per tutto questo. Siamo in un posto che è di una bellezza sconvolgente, niente di quello che potete aver escogitato per mettermi in imbarazzo rovinerà tutto questo.»
«Sei sicuro?» mi chiede Clark, e mi guarda in un modo strano.
«Sì.»
«Hai messo il costume, vero? Come ti avevamo chiesto» interviene Greg, beffardo.
«Certo che l’ho messo.» Li guardo, tutti e tre. «E voi?»
«Io no» ribatte lui. «Anche perché è molto tempo che non faccio il bagno nell’oceano e vorrei farlo come si deve, almeno stasera.» Alza le spalle, con un’espressione da stronzo che mi fa intuire che forse ero troppo tranquillo. Troppo fiducioso. «A te invece l’ho consigliato, perché so che avrebbe potuto essere per te, diciamo… imbarazzante.»
Inarco un sopracciglio, li guardo e sembrano impassibili.
«Dove sono le quattro donne che erano con noi?»
«Be’, direi che sono andate a cambiarsi, no? Devono prepararsi per la… serata. Vero, Greg?» Clark si gira verso di lui, l’altro in risposta alza di nuovo le spalle.
«Cambiarsi, svestirsi… come preferisci tu. La sostanza è quella, alla fine» risponde.
Li guardo allibito.
Che cazzo hanno programmato, un bagno in mare nudi? Ma sono degli idioti?
«State scherzando, vero?»
«Andiamo, Steve» interviene Nick, e mi appoggia una mano sulla spalla. «Ti tocca l’ultima prova, ma stai tranquillo. Tutto quello che accadrà su quella spiaggia tra poco, resterà tra noi. L’abbiamo riservata apposta per te, l’hotel l’ha chiusa al pubblico, stasera, saremo lontani da occhi indiscreti, fidati.»
Merda.
«Siete degli stronzi» sibilo, mentre mi incammino verso le due maledette fiaccole che mi è stato indicato di oltrepassare. «Non ve lo perdonerò mai, potete starne certi!»
«Ma se hai appena detto che qualsiasi cosa succederà ci ringrazi comunque, che niente potrà metterti in imbarazzo!» ridacchia Greg, mentre ci incamminiamo.
«Io invece dico che qualcosa lo metterà non solo in imbarazzo, ma…» si lascia sfuggire Clark.
Io mi blocco, e mi volto a guardarlo. «Che cazzo significa?»
«Zitto!» lo ammonisce Greg, e mi spinge verso la spiaggia. «Vai, devi andare avanti!»
«No, non vale così! Ci deve andare da solo, non barare!» lo ammonisce Clark.
Quando i miei piedi toccano la sabbia tiepida so che devo andare avanti. Sono qui, ormai, non posso certo fare la figura dell’idiota che scappa come un adolescente davanti alle cose che non riesce a gestire.
Affronterò qualsiasi cosa sia, e cercherò di uscirne nel modo più corretto possibile.
Mi faccio coraggio, oltrepasso la vegetazione che mi copre la visuale e arrivo a quello che mi è stato preparato.
Lo vedo, finalmente.
E resto senza respiro.
Eccolo.
Quando mi hanno informata del loro arrivo, il mio cuore ha fatto un balzo.
Avrò preso la decisione giusta?
All’improvviso, ho paura.
Sì, perché lo vedo incredulo, quasi smarrito.
Ma dura un attimo, perché quando i suoi occhi si incatenano ai miei ho la certezza: la decisione è quella giusta.
Inizia a camminare tra la sabbia, sempre più veloce, il suo sorriso meraviglioso è solo per me.
Per noi.
Quando mi raggiunge mi accorgo appena che Michelle mi prende il bouquet dalle mani, un istante dopo sono tra le sue braccia. Mi stringe, forte, mi bacia i capelli, mi prende il viso e mi bacia sulle labbra, mille volte. I suoi occhi mi trasmettono tutto l’amore che prova, tutto il legame che ci unisce e che ci unirà per sempre.
Da oggi, finché morte non ci separi.
«Sei pazza.» Mi guarda a lungo, innamorato come non mai. «Lo sai che sei davvero pazza, vero?»
«Io lo so… e tu lo sai?» gli dico commossa, lacrime di gioia mi solcano le guance.
«Eccome. Per quello ti ho chiesto di sposarmi.» Con un dito mi asciuga una lacrima, poi mi accarezza la guancia piano. «Sei bellissima.»
«Anche tu.»
L’officiante si schiarisce la voce, mi volto a guardarlo divertita. «Direi che lo sposo ha preso bene il matrimonio a sorpresa» commenta, compiaciuto. «Possiamo procedere, allora?»
«Credo di sì» gli dico io, poi mi volto verso Steve. «Procediamo?»
«E me lo chiedi? Non so cosa stiamo aspettando, ancora» risponde, ride felice e mi stringe le mani, poi se le porta alle labbra. «Non vedo l’ora che tu sia mia moglie, Mikaela Moore.»
«Sì!» sentiamo dire da qualcuno, ci voltiamo verso i testimoni di Steve, che nel frattempo si sono posizionati al suo fianco. Vedo Greg che esulta, mentre Clark al suo fianco si porta una mano sulla faccia e Nick ride, come un pazzo.
«Che succede?» chiedo loro.
«Nulla di che, scusateci» Greg cerca di ricomporsi, ma il suo tentativo di trattenere le risate risulta nullo.
«Allora, dite che possiamo andare avanti?» interviene l’officiante, che guarda Greg e Clark di traverso.
Steve alza gli occhi al cielo, poi scuote la testa. Quei due non cambieranno mai, li conosciamo bene, è inutile spazientirsi. «Proceda pure» dice all’officiante, poi guarda me con gli occhi colmi di emozione.
Ci prendiamo le mani e tutto quello che accade dopo è come racchiuso dentro una bolla, per me, come se fosse tutto un sogno.
Sposo un uomo meraviglioso, un uomo che mi ama e a cui non importa di chi fossi e le scelte che ho fatto nel mio passato. Ama me. Per quella che sono e per quella che sarò.
E io amo lui, allo stesso modo.
Solo l’arrivo di Lucas, con le nostre fedi, mi riporta alla realtà.
Si è affezionato moltissimo a Steve, lui è meraviglioso con i bambini, l’ho visto con i suoi nipoti. Ma per mio figlio ha un amore profondo e incondizionato, e lo dimostra ogni giorno.
Sarà un ottimo padre, lo so.
«Ora può baciare la sposa» sento soltanto dire, prima di trovarmi di nuovo fra le braccia del mio compagno.
No.
Di mio marito, ora.
Ci perdiamo in un bacio appassionato, colmo d’amore e di tenerezza. Solo i fischi e gli applausi dei pochi presenti riescono a farci allontanare l’uno dall’altra.
«Solo perché ci sono sguardi indiscreti, signora Marshall» mi mormora lui all’orecchio, e il suo alito tiepido che mi solletica la pelle mi fa già rabbrividire dolcemente di aspettativa. «Più tardi prenderò con gioia tutto ciò che è mio, moglie.»
«Non vedo l’ora.» Gli sorrido compiaciuta e mi volto a guardare le persone che ci stanno già raggiungendo per congratularsi con noi. «Conterò i secondi.»
«Li conterò io, del resto come potrei non farlo con te che indossi un abito del genere?» Si avvicina di nuovo a me, mi parla all’orecchio. «Mi è venuto duro solo a guardarti, se volevi provocarmi ci sei riuscita.»
Sorrido, ripensando a quando l’ho scelto. Non si può certo definire un abito da sposa tradizionale, ma credo sia perfetto per il contesto: lungo e completamente bianco, con diversi inserti in pizzo, due spalline sottili, e molto, molto trasparente. Sotto, un costume bianco che non aspetta altro che di farsi abbracciare dall’oceano, e i piedi, scalzi. Ho messo tra i capelli alcuni fiori bianchi gentilmente offerti da quest’isola meravigliosa, gli stessi del bouquet e gli stessi che Steve e i suoi testimoni hanno appesi al collo, intrecciati in meravigliose collane.
«Non chiedo di meglio.» Lo guardo complice e mi lecco le labbra, gli strizzo l’occhio ma sono poi costretta a rivolgere le mie attenzioni altrove: i nostri invitati ormai ci hanno raggiunto.
Ricevo abbracci da tutti: i genitori di Steve e la sorella, con il marito e i loro due figli che sono praticamente ormai diventati la mia famiglia, il capitano Mitchell con la moglie, la segretaria di Steve con la sua famiglia e la cara Sophie con il suo ragazzo, che sono riuscita a far venire qui per l’occasione. Non poteva mancare la persona che si è preoccupata tanto per me a Detroit e che ha messo in gioco la sua stessa vita per aiutarmi. C’è anche la mia carissima amica Kendra, con suo marito, che è stata colei che mi ha aiutato moltissimo quando ero in difficoltà e che mi ha fatto assumere da John nel suo famigerato hotel. Allora ignoravamo di chi si trattasse. Lei mi ha poi aiutato a prendere contatti con l’FBI, e le devo tutto. Se non fosse stato per lei, oggi io e Lucas non saremmo qui.
Per ultimi, eccoli i tre testimoni di mio marito con relative compagne, che sono le mie damigelle.
E questo è tutto: un matrimonio molto ristretto e intimo, proprio come desiderava Steve.
E come desideravo anch’io, in fondo al mio cuore.
In una cornice da sogno, che di sicuro non guasta.
«Ora però qualcuno deve pagare pegno» esordisce all’improvviso Greg, soddisfatto. «C’era una scommessa, se non sbaglio, o ricordo male?»
Clark si rabbuia, lo guarda di traverso. «Fammi prima bere qualcosa, almeno mi farò forza con un po’ di alcool.»
«Te lo concedo» annuisce, e alza le braccia in segno di resa. «Non si nega l’ultimo bicchiere a un condannato.»
Clark è inviperito, ma si trattiene dal replicare, io e Steve non possiamo trattenerci dal ridere.
«Be’, vi do un’ottima notizia» esordisco, e mi rivolgo poi a tutti. «Sulla terrazza che dà sull’oceano c’è già pronto un buffet per noi, non ci resta che approfittarne.»
Ci incamminiamo verso l’hotel, Steve prende in braccio Lucas e me per mano, sento sotto le dita il cerchio di platino che gli ho appena messo all’anulare.
«Hai davvero studiato tutto, in ogni minimo dettaglio» mi dice compiaciuto, e scuote la testa. «Del resto, non potevo aspettarmi niente di meno da te.»
«Sono settimane che ci lavoro e mi destreggio tra l’organizzazione qui e il depistaggio per te a Washington» gli confesso, un po’ orgogliosa di me stessa. «Non è stato facile, lo ammetto, le cose a cui pensare erano tante. Per fortuna tu eri l’ultimo dei miei pensieri.»
«Perché?»
«Perché non hai sospettato nulla, mai. Ti fidi di me ciecamente e questo mi ha veramente commosso, sai? Ho fatto telefonate misteriose, mandato mail che ho nascosto sapientemente alla tua vista, ma tu non hai indagato su nulla, mai.»
«Io ti amo, Miki. Ti amo profondamente e so che tu provi lo stesso per me. Non c’è altro di cui preoccuparsi, è la nostra vita insieme, ormai. Siamo una cosa sola: io, te… e Lucas.»
«E una sorellina, no?» chiede il mio piccolo angelo, facendoci scoppiare entrambi a ridere.
«Tesoro, magari è un po’ presto per parlarne, ora… vedremo tra un po’ di tempo» cerco di dissuaderlo, con calma. Non voglio che Steve si senta in imbarazzo, non abbiamo ancora parlato seriamente di questi progetti.
«Be’, magari non facciamone passare troppo, che ne dici?» ribatte invece Steve e gli strizza l’occhio, lasciandomi di sasso.
«Sì!» urla lui, entusiasta, e proprio in quel momento arriviamo alla terrazza, che ci accoglie come un sogno. Steve posa a terra Lucas che raggiunge subito i suoi cugini, insieme si mettono a giocare e a rincorrersi, come sempre.
«Dicevi sul serio, con Lucas?»
«Certo che dicevo sul serio, Miki. Voglio una famiglia, con te, la voglio con tutto me stesso e la voglio il prima possibile, se tu sei d’accordo.» Mi porge un calice di champagne, e dopo un istante lo vedo che guarda pietrificato alle mie spalle. Spalanca gli occhi, come se avesse visto un fantasma, io mi volto e per poco non faccio cadere a terra il bicchiere, perché scoppio a ridere.
«Cioè, tu lo sapevi?» mi guarda torvo, cercando di capire cosa ci sia sotto.
Io annuisco, ma non riesco a smettere di ridere, la sua espressione stupefatta e disorientata allo stesso tempo è la cosa più esilarante che io abbia mai visto.
«Steve, non prendertela» la voce di Michelle ci raggiunge alle spalle, lo afferra per il gomito e gli fa un sorriso candido. «Da noi in Italia si usa moltissimo fare scherzi agli sposi, ai matrimoni. Direi che questo è riuscito in pieno, non credi?»
Osserviamo l’oggetto dei nostri discorsi, ovvero quattro bellissime ballerine hawaiane, che io stessa ho ingaggiato, che fanno il loro ingresso nella terrazza, accompagnate da alcuni musicisti con l’ukulele.
Iniziano a ballare in modo impeccabile, rivolgono sguardi divertiti a Steve che piano piano si scioglie, realizzando che alla fine non c’era nulla di compromettente in quelle ragazze che lo avevano accompagnato fin qui.
Non c’è mai stato.
Anche perché se quei due avessero osato combinare o organizzare qualcosa di compromettente, be’... non solo io stessa gli avrei fatto capire che non è bene fare arrabbiare una sposa, ma avrei chiamato in appoggio anche le mie due damigelle.
E loro lo sanno bene, molto bene, che è meglio non farci arrabbiare.
Nessuna delle tre.
Li osservo, insieme.
Greg con la sua compagna e Clark? Dov’è? Perché al momento c’è solo lei, in realtà.
«Clark dov’è finito?» chiedo a Steve.
«Uhm.» Si guarda intorno, sospettoso. «Purtroppo, non ne ho idea e vorrei non dovermi preoccupare, ma non posso. Non oso immaginare cos'abbiano architettato quei due, quel discorso della scommessa mi piace poco.»
Di colpo la musica si ferma e scoppia spontaneo un fragoroso applauso.
Ringrazio le ballerine che si avvicinano a noi e salutano Steve ammiccando, lui ride disteso.
Ma un’altra risata, molto più sonora e soprattutto improvvisa, attira la nostra attenzione.
Ci voltiamo e siamo catturati da Greg, che ripiegato su sé stesso non riesce nemmeno a respirare.
E dopo pochi istanti, arriva quello che immagino sia il frutto della loro misteriosa scommessa, che mi fa spalancare occhi e bocca stupefatta.
Sì, perché il signor Clark Kent, avendo perso, sta pagando pegno.
E tra tutti noi, vestiti eleganti e con in mano calici di champagne e cocktail alla frutta, svetta lui, fasciato in un costume di Superman.
Ma non un costume normale, no. Non come quello che ognuno di noi indossa sotto gli abiti, in attesa di un bagno al tramonto.
No.
Il suo è un costume di Superman in tutto e per tutto, con tanto di mantello.
«Oh, mio Dio» dico soltanto, prima di iniziare a ridere come tutti gli altri. «Ma che cosa avete combinato?»
Greg mi si avvicina, a malapena riesce ad articolare le parole, copiose lacrime gli solcano le guance.
«Avevamo scommesso che…» Fa un profondo sospiro, poi si asciuga le guance con il palmo della mano. «Che… il boss non avrebbe reagito così entusiasta alla tua sorpresa.»
«Ah no?» Inarco un sopracciglio, incuriosita. Anche Steve lo guarda, perplesso.
«Diciamo che conoscendo il boss e sapendo che lui è sempre stato maniaco della perfezione e del controllo e che odia gli imprevisti e le sorprese, be’... abbiamo scommesso sulla sua reazione.»
«Aspetta, cosa?!» esclama Steve, stupefatto. «Credevate che non avrei sposato Miki?»
«No, questo no! Mai e poi mai, sapevamo che lo avresti fatto, ma mentre io dicevo che tu avresti accolto con entusiasmo questa sorpresa, Clark diceva invece che no, nonostante comunque vi sareste sposati oggi tu avresti fatto storie, all’inizio. Ed è evidente che si sbagliava. Come sempre, del resto, no?»
La sua aria beffarda mi strappa un sorriso, mi volto a guardare Steve. «Tesoro, per caso ti ho messo a disagio? A me puoi dirlo, ora, non c’è nessun problema.»
«No, io…» Steve si blocca, poi comprende all’istante il mio tono complice e dove io voglia arrivare. «Be’, in effetti, se devo essere sincero, un po’ sì.»
Greg smette subito di ridere. «In che senso?»
«Nel senso che in tutta coscienza, ero teso e non mi sono sentito a mio agio in tutta questa situazione, ma per amore di Miki ci sono passato sopra, anche se avrei voluto prendermi un po’ di tempo per accettare la cosa.»
Clark vestito di tutto punto nel suo costume rosso e blu si avvicina. «Ho sentito bene?» Mette i pugni sui fianchi, mentre il mantello viene alzato dal vento. Per poco non gli rido in faccia.
«Non importa come ti sei sentito, boss» interviene Greg, e incrocia le braccia al petto. «Quello che è stato è stato, ormai è andata così.»
«Eh no bello mio, se aveva dei dubbi, ma non ha parlato per amore suo, è una forzatura. Non hai vinto, caro il mio furbetto» lo provoca Clark, e si avvicina a lui. «Io pagherò pegno, perché è andata così, ma lo farai anche tu.»
Greg sbianca in viso ed è la prima volta che lo vedo in quello stato. Era certo di vincere e il tranello in cui lo abbiamo tratto io e Steve lo ha letteralmente fregato.
«Stronzi, tutti e tre» esordisce all’improvviso, con un’espressione beffarda. «Ho capito che state facendo, ma cosa credete, che io abbia paura? Vi sbagliate di grosso, ed è peggio per voi.»
In mezzo alla veranda inizia a spogliarsi come se niente fosse e quando ha tolto l’ultimo vestito io ho la certezza di trovarmi di fronte all’immagine più ridicola che abbia mai visto.
Il costume che indossa è lo stesso che indossava Sasha Baron Cohen in “Borat”, seppur abbia deciso di abbinarlo a un paio di slip color nudo indossati sotto, che smorzano almeno un po’ l’effetto finale.
«No, non è valido!» Clark indica il suo capo d’abbigliamento aggiunto, e scuote la testa. «Hai barato!»
«Ci sono dei bambini, socio. E delle signore, sai com’è» si giustifica Greg con un sorriso e gli strizza l’occhio. Alza le spalle e fa un cenno verso l’oceano. «Forza, che aspettiamo? Chi arriva ultimo paga da bere. A tutti.»
«Vaffanculo» ribatte Clark, prima di scattare verso l’oceano.
Greg lo segue subito e non so chi dei due arriverà prima, francamente non me ne importa. Continueranno all’infinito a sfidarsi, a scommettere, a deridersi l’un l’altro. Ma so per certo che c’è una profonda amicizia che li lega.
E ne abbiamo avuto riprova spesso, in passato.
Ripenso ai tanti momenti bui che abbiamo vissuto, al dolore e alla sofferenza, ma anche alla felicità che ci ha uniti in questi mesi. Ne abbiamo passate tante insieme e passeremo anche questa, siamo sempre stati vicini e lo saremo sempre.
Quindi? Non possiamo lasciarli da soli proprio ora, no?
«Direi che il buffet non se ne va se andiamo a rinfrescarci un po’, che ne dite?» suggerisco ai nostri ospiti, Steve mi fa un largo sorriso.
«Pienamente d’accordo» ribatte, e inizia a spogliarsi anche lui, cosa che faccio anch’io, seguita praticamente da tutti gli altri.
Io e lui ci prendiamo per mano, ci avviamo verso le onde e veniamo superati dai bambini, che felici raggiungono quei due pazzi che sono già in acqua. La sorella di Steve e il marito sono subito dietro di loro, oggi mi hanno detto che si occuperanno loro di Lucas.
Solo per oggi, però.
E per stanotte.
«Visto che sono tutti impegnati a fare il bagno e a divertirsi, propongo di allontanarci un po’» mi mormora Steve, all’orecchio. «Che ne dici?»
«Dico che è un’ottima idea.»
Non appena i miei piedi toccano l’acqua, Steve mi trascina con lui, non posso che seguirlo e immergermi tra le onde, avvinghiata al suo corpo.
Sento le sue dita che in un attimo sono sotto il costume, già mi stuzzicano avide. Non posso non imitarlo, e quando le mie circondano la sua erezione gli strappano un gemito profondo.
«Vorrei che fosse già stanotte» mi confessa, le sue iridi azzurre si incupiscono, in quel modo che conosco bene e che mi fa impazzire. «Che voglia che ho di averti, di essere dentro di te. Non ne hai idea.»
«Mh, direi che una vaga idea ce l’ho» lo punzecchio, ironica, e stringo un po’ di più. Lui sussulta. «Tu, piuttosto… confessa: dicevi sul serio quando hai detto che eri a disagio? Dimmi la verità.»
«No.»
«Bugiardo.»
«Come potrei essermi sentito a disagio, amore mio? Hai realizzato un mio sogno, oggi, e francamente mi hai tolto il pensiero di tutti i curiosi che da settimane ci stanno addosso per sapere del matrimonio. Mi hai fatto un regalo meraviglioso, e dentro c’è tutto il tuo amore per me. Lo sento molto bene.»
La mia stretta si allenta, diventa una carezza sensuale che avvolge entrambi, come le limpide acque dell’oceano che ci circondano. «Era il minimo che potessi fare per te, per ringraziarti della meravigliosa vita che mi stai regalando e che mi regalerai ancora. Ti amo tanto, Steve.»
«Ti amo anch’io, Miki.» Mi prende il volto tra le mani e la sua bocca si posa sulla mia.
La sua lingua sa di sale, di sole. Di promesse mantenute e di speranze, di un futuro insieme e di una vita meravigliosa che ci attende, insieme a Lucas.
Sa di verità, limpida e grande come questo oceano.
E a me non serve più altro.
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