Aidan migliorava velocemente, e più migliorava il suo stato di salute, più aumentava il volume delle sue urla quando, a ogni richiesta, gli veniva negato di lasciare quella stanza.
Avevano trovato uno strano equilibrio insieme, fatto di piccoli riti quotidiani durante i quali Glenna lo lavava, lo medicava e poi si occupava dei suoi pasti, di rassettare la stanza e di tenergli compagnia.
Lui le stava insegnando a giocare a scacchi ma con scarsi risultati perché, a sentir lui, non aveva nessuna predisposizione alle tecniche di conquista e alle logiche di guerra.
Lei si era decisa a vestirsi con gli abiti della precedente Lady del castello che il barone le aveva messo a disposizione nell’alloggio che divideva con il figlio.
Il Laird aveva stabilito che, per avvalorare il loro matrimonio davanti alla comunità, Glenna avrebbe passato più tempo possibile con Aidan così, mentre lui riposava, lei riadattava i bei vestiti della sua defunta madre in modo da poterli indossare.
Aveva spostato il giaciglio nella camera del suo sposo e dormiva per terra accanto al baule, nonostante le sue costanti proteste.
Il letto era abbastanza grande da ospitare entrambi ma lei temeva di poter danneggiare in qualche modo le gambe del giovane nel sonno, quindi si rifiutava di condividerlo.
Quel giorno, seduta sotto la finestra, stava rammendando una bella tunica viola, della stessa sfumatura dell’erica di fine agosto. Piccole foglie d’edera erano ricamate intorno al collo e lungo le ampie maniche che arrivavano quasi a terra.
Glenna non credeva di meritare un simile vestiario ma sia Aidan che suo padre insistevano nel dire che doveva abituarsi a un abbigliamento diverso.
Soddisfatta delle modifiche apportate, terminò il suo lavoro di cucito e si alzò da terra per ammirarlo.
Lanciò uno sguardo a suo marito che dormiva tranquillo, con la luce calda del pomeriggio a incendiare i suoi capelli dorati.
Si tolse l’abito che indossava, molto più semplice, e si infilò la tunica viola sopra la leggera camiciola che indossava di sotto.
Le caviglie rimanevano scoperte perché Lady Aileen doveva essere stata un po’ più bassa, ma il corpetto e le spalle erano perfetti per lei.
Si abbandonò a un entusiasmo tutto femminile e fece un giro su se stessa, ammirando la stoffa leggera ondeggiare sui fianchi snelli e fasciarle le lunghe gambe.
«Sei bellissima.»
Glenna si girò di scatto a quelle parole e vide Aidan che la osservava con i suoi intensi occhi magnetici.
«La veste di vostra madre è bellissima» si schernì lei abbassando lo sguardo su quell’indumento così prezioso.
«Vieni qui» ordinò con voce profonda.
Lei obbedì raggiungendo il letto e appena gli fu abbastanza vicino, le afferrò il polso, facendola sedere accanto a sé.
Seguì con l’indice il tralcio di edera che le adornava la scollatura quadrata e sfiorò delicatamente la pelle bianca dei seni che ne spuntava tentandolo.
«L’abito è molto bello, ma scompare paragonato al tuo viso.»
Il cuore di Glenna fece un balzo a quelle parole.
La stava corteggiando.
Di colpo si accorse che faceva fatica a respirare. Il tocco di Aidan era troppo e troppo poco al medesimo tempo. Era indecoroso che lui seguisse con quel dito il bordo del ricamo e allo stesso modo quella lenta carezza sfiorava appena la sua carne intrappolata sotto lo scollo, senza arrivare a toccarla.
Deglutì mentre sentiva uno strano calore partire dallo stomaco e salire alle guance.
Il suo petto si alzava e si abbassava con un ritmo sempre più rapido e Aidan sembrava seguirne ogni palpito, come se ne fosse ammaliato.
La sua mano si mosse e sfiorò un po’ di più le morbide rotondità dei seni, prima di risalire lungo il collo e posarsi sulla mascella.
Le dita si insinuarono tra i capelli e una timida pressione le avvicinò il volto a quello di lui.
«Aidan…» lo ammonì, perché aveva capito ormai che intendeva baciarla.
«Sono tuo marito in fondo.»
L’azzurro fiordaliso dei suoi occhi ebbe un guizzo malizioso e non riuscì a evitare di sorridere, mentre lui non smetteva di fissarle la bocca.
Con il pollice ne sfiorò l’angolo esterno, avvicinandosi un altro po’.
«È da quando ho aperto gli occhi e li ho posati per la prima volta su di te che mi domando quale sapore abbiano.»
Poi si mosse lentamente andandole incontro finché le loro labbra si fusero e Glenna si sentì sciogliere dentro.
Il bacio fu gentile ma inesorabile.
Non pensò nemmeno per un attimo di sottrarsi, ma anche se avesse tentato di farlo, lui non lo avrebbe concesso.
La mano che prima l’aveva invitata ad avvicinarsi ora la teneva ferma contro la sua bocca e quel bacio che doveva essere un approccio delicato, divenne più profondo.
La sua lingua la invase accarezzando quella di Glenna e attizzando di colpo il languido fuoco che aveva acceso in lei, fino a farlo divampare.
Gli si abbandonò contro, allacciandogli le braccia al collo e affondando le mani in quei suoi lunghi capelli biondi, così morbidi e freschi tra le dita.
Non sapeva dire da quanto non respirasse quando lui alla fine si allontanò con un lamento.
«Buon Dio» esclamò stranito passandosi le dita sulle labbra. Rise come se avesse fatto una scoperta meravigliosa. «Hai il sapore dei lamponi maturi… e io che ho perso tutto quel tempo a insegnarti il gioco degli scacchi.»
Scosse la testa, osservandola come se avesse trovato un inaspettato regalo.
«Ma adesso sei qui» disse gettandosi di nuovo verso di lei.
Glenna sfuggì alla sua presa e si allontanò dal letto con una mossa fulminea.
Rimase a distanza ansimando, confusa.
Quel bacio l’aveva stordita, l’aveva ubriacata più del whisky che serviva ai tavoli nei banchetti durante le feste, e come quel whisky l’aveva lasciata intontita, ottenebrata dalle violente sensazioni che aveva suscitato in lei.
«Perché scappi?» chiese stupito e contrariato di non essere stato abbastanza svelto da bloccarla.
Si allungò sul letto e un braccio muscoloso scattò in avanti per cercare di agguantarla, ma la mancò, perché Glenna fu più veloce e si scansò di un altro passo.
«Forse non ti è piaciuto quanto è piaciuto a me?» le domandò sempre più adombrato.
Glenna si morse il labbro che ancora formicolava per le intense attenzioni di lui.
«Non è questo …» balbettò a disagio.
«E allora torna qui» ordinò in tono imperioso.
Si stava innervosendo, anzi sembrava sul punto di infuriarsi.
Il bacio le era piaciuto eccome, anzi aveva risposto alla sua passione con un’intensità che non credeva possibile.
Però, anche se non era una vergine riottosa, non era preparata all’incendio che lui aveva appiccato nel suo petto e nel suo ventre con un solo bacio.
Ne era scossa e spaventata, al punto che le venne l’impulso di fuggire via.
«Io… devo andare a occuparmi della cena» disse di getto cercando di attraversare la stanza per raggiungere la porta.
In quel momento successero due cose.
Lei si accorse che lui si muoveva e provò a correre, lui balzò fuori dal letto e l’agguantò prima che riuscisse a guadagnare l’uscita.
«Tu non vai da nessuna parte» ringhiò prendendola tra le braccia e calando nuovamente sulle sue labbra
Il bacio questa volta fu diverso.
Glenna aveva stuzzicato il suo lato predatorio e adesso la gentilezza che aveva inizialmente dimostrato era scomparsa, lasciando il posto a una potenza appena trattenuta.
In piedi era molto più alto di lei e il suo impeto fu tale che Glenna fu obbligata ad afferrarsi alla sua camicia per non cadere.
Ma le sue braccia furono pronte a cingerla e a sostenerla mentre godeva della sua bocca mugugnando soddisfatto.
Forse si aspettava che lo respingesse perché quando invece comprese che lo assecondava in quell’assalto, si chetò un poco e tornò ad accarezzarla più dolcemente, mordendole piano il labbro inferiore.
Quando aprì gli occhi incontrò quelli di lui, dilatati ed eccitati, sorridenti per la propria conquista.
«Aidan,» sussurrò scostandogli una lunga ciocca di capelli dalla fronte «siete in piedi.»
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