SPOSA PER UNA NOTTE
Capitolo 22 di 22

Scritto il 14/08/2026
da BARBARA RIBONI


EPILOGO
 

Il profumo del lago arrivava dalla riva, misto al sentore dei muschi e alla fragranza delle ninfee bianche che galleggiavano non lontano.

Al buio, Glenna ne osservava il lento e sinuoso ondeggiare e le sembrava quasi che lo specchio d’acqua la cullasse nelle sue grandi braccia, come un padre affettuoso.

Gli insetti cantavano le loro fantastiche storie alla notte e i gufi li smentivano rispondendo con lunghi richiami sdegnati.

Il freddo pungente dell’autunno sarebbe arrivato presto, ma per il momento lei riusciva ancora a godere del clima temperato di metà settembre e, appena ne aveva occasione, si concedeva una piccola fuga dal castello, per raggiungere il suo posto segreto, a ridosso di quelle acque scure.

Quando tutti dormivano, quando ormai i fuochi languivano e gli abitanti di Glenrock riposavano nei loro giacigli, Glenna si allontanava per raggiungere la grande quercia piegata, proprio di fronte al lago, la stessa quercia sotto le cui radici aveva riposto la sua speranza di diventare madre.

In inverno il ghiaccio avrebbe coperto il manto di morbido muschio sul quale lei si accucciava ora e fermato il dolce movimento dell’acqua che tanto la rilassava. Ma per il momento, ancora la temperatura riusciva a concederle quel piccolo lusso e Glenna ne approfittava ogni volta che il sonno stentava ad arrivare.

Una folata di vento la investì alle spalle e lei rabbrividì stringendosi le ginocchia al petto e sistemandosi i bordi dell’abito intorno alle gambe.

I piedi nudi erano gelati e in quel momento si rammaricò di non aver portato con sé il tartan di Aidan, ma un calore che sorgeva dal profondo le scaldava il cuore da qualche giorno e la rendeva sempre un po’ distratta.

Era certa di aspettare un figlio da lui, anche se ancora non glielo aveva detto.

Da qualche settimana si svegliava con un senso di nausea che l’abbandonava solo se si ingozzava degli shortbread di Mildred.

Faceva fatica a lasciare il letto la mattina e tendeva ad addormentarsi durante il giorno, cosa che non le era mai successa prima.

I seni erano più voluminosi e sensibili, al punto che a volte quasi le dolevano quando Aidan li accarezzava.

Erano tutti indizi di una gravidanza.

Ma se invece non fosse stato così?

Doveva aspettare di sentire il suo bambino muoversi nel ventre per essere sicura, prima di dirlo al marito?

La sua paura più grande era quella di deluderlo e non si decideva a confidargli i suoi sospetti per risparmiargli un dispiacere.

Ma se non si sbagliava, il loro bambino sarebbe nato alla fine di marzo, in tempo per l’equinozio di primavera.

Sarebbe stato l’inverno più dolce della sua vita.

Chissà se avrebbe preso i colori dorati del padre, i suoi straordinari occhi chiari e le sue spalle larghe, oppure sarebbe stata una bimbetta tutt’ossa con i capelli neri?

Desiderava tanto che fosse un maschio e quindi avrebbe intrecciato verbena, ruta e trifoglio, per poi bruciarli in un cerchio di pietre benedette, e vi avrebbe aggiunto i petali di papavero scozzese affinché trasmettessero ai suoi occhi la loro meravigliosa sfumatura di azzurro.

Un leggero fruscio alle spalle interruppe i suoi sogni ma, ancor prima di girarsi a controllare chi fosse arrivato, si sentì avvolgere in un caldo tartan di lana pesante.

Aidan si sedette dietro di lei circondandola con le forti braccia nude e allora si lasciò andare contro il suo petto rassicurante, con un sospiro.

Rimasero in silenzio a osservare il lago insieme per qualche minuto, ascoltando i grilli e le raganelle. Le baciò il capo massaggiandole il corpo per riscaldarla.

«Sei a piedi nudi» la rimproverò vedendo le piccole dita bianche spuntare dal bordo dell’abito.

«Detesto le babbucce» rispose Glenna imbronciata voltandosi a guardarlo. «Come hai fatto a trovarmi?»

«Saprò sempre come trovarti» rispose Aidan languido posando le labbra su quelle della moglie. «Sei la fiaccola nel buio della mia vita.» La avvolse meglio nel plaid stringendosela addosso «E poi lasci impronte sull’erba come un gregge di pecore.»

Scoppiò in una risata affondando il volto nei suoi capelli neri.

Lei picchiò un piccolo pugno su una delle cosce del marito fingendo indignazione per il paragone, ma sorrise e si rilassò ancora di più contro di lui.

«L’autunno sta arrivando,» continuò lui sussurrando le parole al suo orecchio «e non voglio che tu prenda freddo nei prossimi mesi. Quindi niente più fughe notturne al lago.»

Il cuore le fece una capriola nel petto.

Si girò nuovamente a fissare quei suoi incredibili occhi fiordaliso che al buio sembravano blu scuro, come il cielo sopra di loro.

«Tu lo sai » concluse stupita, realizzando che conosceva il suo segreto.

«Da un po’» ammise il marito sorridendo.

Le baciò la punta del naso e ricambiò lo sguardo con una dolcezza che la commosse fino a farle sorgere le lacrime.

«Dovresti essere felice Lady MacLellan invece di piangere, lo desideravi tanto.»

«Lo sono,» rispose lei asciugandosi una lacrima. Avrebbe avuto un figlio suo, avrebbe avuto una famiglia. Per la prima volta nella sua vita sentiva che non sarebbe mai più stata sola. «Sono talmente felice che a volte ho paura di svegliarmi da un sogno.»

«Torniamo a casa,» rispose Aidan rimettendosi in piedi e richiamandola a sé «mi occuperò io di svegliarti nel nostro letto, tra qualche ora, nel miglior modo possibile.»

Rise prendendola tra le braccia e si incamminò su per il promontorio, verso il castello e verso il loro radioso futuro.

FINE STORIA
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