Dillon lo guardò, inseguendo in una folle corsa il cuore che aveva iniziato a batterle all’impazzata nel petto. Non sapeva cosa rispondere a quella confessione che l’aveva lasciata senza parole.
Benché il tono di voce di Rafe fosse morbido, conteneva un rombo basso e profondo che lei riuscì a sentire fin dentro le ossa e, in quel silenzio che si stava protrando tra loro, Dillon si accorse che non stava respirando; il cuore quasi non le batteva.
Rafe le si avvicinò e, infilandole la mano tra i capelli, le spinse il capo all’indietro.
«Sei speciale, Crispy, e non passerà un singolo giorno senza che io te lo dimostri, o almeno che ci provi.»
Lo vide avvicinarsi con lentezza alle sue labbra e lei, mordendole, pregustò già il suo sapore. All’ultimo momento, però, Rafe deviò la direzione della sua bocca e, tracciando un sentiero immaginario, la leccò lungo il collo, succhiandola e mordendola.
«Cazzo, sei troppo bella per essere vera.» Il suo fiato caldo le solleticò il triangolo di pelle sensibile che aveva appena sotto l’orecchio. «Come puoi anche solo pensare che io sia interessato a Hellen, quando ho te, stretta tra le mie braccia.»
«Un tempo avevi scelto lei» disse Dillon in un bisbiglio strozzato, abbassando lo sguardo.
Rafe si scostò appena e prendendole il viso tra le mani glielo accarezzò con i pollici, creando piccoli cerchi perfetti.
«Ti ho già detto che all’epoca ero uno stupido.»
Lui le sfiorò il naso con il proprio per poi scostarsi, guardandola.
Dillon gli osservò la bocca imbronciata e sexy e desiderò ardentemente appoggiare le labbra sulle sue, impossessandosi del suo sapore, accalappiandolo.
Rafe indossava abiti sportivi firmati, ma in lui c’era una ruvidezza che nessun vestito mondano avrebbe potuto nascondere.
Gli occhi blu cobalto di lui la esaminarono, e a lei sembrò di sentire un bacio dolcissimo su ogni centimetro di pelle su cui si poggiavano.
«E ora, che farai?» gli chiese lei intanto che una sensazione fastidiosa le si fondeva addosso, come se schiacciasse sotto i piedi cocci di vetro e trucioli di barattoli arrugginiti.
«Niente.» Rafe le appoggiò una mano sulla clavicola e scendendo con lentezza le sfiorò un seno, delineandone il contorno. «Fino adesso sono solo sopravvissuto agli eventi impetuosi della mia vita, ma penso di aver vissuto davvero soltanto da quando sono qui con voi. Ora ho paura che non riuscirò più a vivere senza te e Didi.»
Dillon, con le farfalle nello stomaco, gli andò incontro di un passo, avvicinandosi fino a che gli finì addosso, aderendo al suo petto muscoloso.
Desiderò ardentemente che lui la toccasse di nuovo, perché quello che le aveva appena detto aveva spazzato via ogni dubbio e ogni rancore.
Fu in quell’istante, durante un battito di palpebre, che l’incantesimo fece la sua magia, e le sue paure vennero infrante. Dillon si sentì come se potesse affidare a Rafe i suoi sciocchi e confusi sentimenti, guarendo così le sue vecchie ferite.
Lui si piegò in avanti, poggiando le labbra sulle sue e baciandola avidamente, come se volesse divorarla. Sembrava che la sua sopravvivenza dovesse dipendere da lei e dalla sua bocca.
Sollevando le mani, Dillon gli percorse il petto, facendo risalire le dita fino all’altezza del collo per poi affondarle nei capelli soffici e riccioluti che Rafe aveva dietro la nuca.
Quel bacio impetuoso era uno scontro di lingue fameliche.
Era una tempesta di fuoco in grado d’incendiarla.
Poi, il trillo inconfondibile di un messaggio in arrivo sul telefono li costrinse a interrompersi.
Dillon si scostò appena dalla presa di Rafe, e sfilando il cellulare lesse il messaggio appena ricevuto.
Archer: Io e Didi stiamo andando a mangiare al pub giù in città, così voi avrete modo di parlare delle vostre cose e forse, se sarai una ragazza fortunata, ti potrai rilassare con una gran bella scopata.
Poi seguirono un sacco di emoticon di faccine sorridenti.
«A quanto pare, Didi e Archer sono andati a mangiare crocchette di pollo» disse lei intanto che sollevava lo sguardo su Rafe con un sorriso stampato in viso.
Un altro trillo la colse di sorpresa. Guardò lo schermo e vide un selfie di Didi che, con una faccia buffa, le mandava un bacetto.
Un sorriso sghembo piegò un lato della bocca di Rafe, rendendolo ai suoi occhi ancora più peccaminoso.
«Amo nostra figlia, ma ora adoro di più i pensieri che mi stanno attraversando la mente, e ringrazio Archer per questo.»
«Che tipo di pensieri?» gli chiese Dillon.
«Del tipo che ho una voglia matta di scoparti, Crispy» ringhiò lui mentre con le dita si agganciava ai passanti dei suoi pantaloni da lavoro, strattonandola appena in avanti e tirandosela addosso.
«Allora fallo» gli sussurrò lei a fior di labbra, iniziando a camminare all’indietro e raggiungendo la stalla poco distante.
Aprirono appena il portone e, una volta che se lo chiusero alle spalle, vennero raggiunti dall’odore inconfondibile di animali e fieno. Brando nitrì in lontananza, e il Signor Erre gli rispose dal suo box.
Rafe ricominciò a baciarla con insistenza, e lei lo ammirò, non chiudendo mai gli occhi nonostante lui le stesse riempiendo la bocca di baci umidi.
Una luce filtrava dal fondo della stalla e dai finestroni posti sul tetto; il pulviscolo che aleggiava nell’aria in controluce brillò simile a polvere di fata.
Dillon vide lo sguardo annebbiato dalla lussuria dipingere il viso di Rafe intanto che lui le infilava una mano sotto i glutei, sollevandola senza alcuno sforzo.
Lei gli agganciò le gambe ai fianchi stretti e sentì la sua eccitazione sfregarle addosso. Oscillò su quella protuberanza grossa e dura nel momento in cui lui la fece aderire con la schiena alla parete di legno su cui erano agganciate tutte le capezze.
Dillon sentì scorrerle nelle vene un fluido incandescente in grado di scardinarla.
Tante sensazioni intense la travolsero, trafiggendola al pari di tanti piccoli aghi.
Il suo corpo si accese sotto i baci e il tocco sensuale di Rafe; si sentì persa, come una barchetta senza timone che andava alla deriva.
Smaniando, Rafe le strappò la camicia, facendole saltare i bottoni, poi le prese i seni a coppa tra le mani, soppesandoli.
Li massaggiò e, con fare risoluto, le sganciò il reggiseno nello stesso istante in cui lei, gettando la testa all’indietro, ansimò.
Rafe si piegò in avanti, le soffiò lievemente sul bottoncino del suo capezzolo, facendole saettare addosso una sensazione di caldo e freddo, che si propagò dentro di lei quanto un brivido.
Un altro fremito la colse, quando la bocca di lui passò sull’altro seno e, questa volta, quel marasma di percezioni venne causato dal suo mento ispido che le strusciava sulla pelle accaldata.
Rafe, facendola ruotare su se stessa, la mise a terra e subito dopo si calò i pantaloni e i boxer fino alle caviglie.
Dillon abbassò lo sguardo e lo contemplò da sotto le sue lunghe ciglia, mordendosi il labbro.
Era bellissimo ai suoi occhi e, allungando il braccio in avanti, toccò la sua pelle di seta, tracciando il suo sesso lungo e pulsante.
Lui la guardò con gli occhi pieni di lussuria, lasciandosi sfuggire un verso di gola. Le sbottonò i jeans e glieli abbassò facendoglieli scorrere lungo le cosce.
Dillon, aiutandosi coi piedi, se li tolse poco prima di esser presa di nuovo tra le sue braccia. Rafe la depose su un rialzo improvvisato come il più prezioso tra i tesori.
Di lì a poco, Rafe le avrebbe detto una frase che si sarebbe impressa a fuoco nella sua mente, perché sentire quelle parole sulle sue labbra era al pari di ascoltare la più soave delle canzoni d’amore.
***
Il profumo che Dillon aveva addosso risvegliò i sensi di Rafe.
Era un misto di fiori e agrumi, che profumavano la sua pelle quanto una fresca giornata di primavera.
Quando Rafe aprì la bocca per parlare, era ancora inebriato da tutte quelle sensazioni che lo avevano bombardato non appena le aveva succhiato il seno. Mai nessun paio di tette gli aveva creato tutto quello scompiglio.
«Voglio che duri per sempre, Crispy» disse lui intanto che con lentezza scendeva con le mani lungo il suo corpo sinuoso.
Arrivò fino alla giuntura delle sue cosce morbide e levigate, gliele spalancò e, dopo averla guardata negli occhi, sorrise in maniera sfrontata prima di piazzarcisi in mezzo con la testa e le spalle.
Aveva appoggiato Dillon su una balla di fieno abbastanza alta da averla a un’altezza perfetta per la sua bocca.
«Tesoro, piega le ginocchia per me.»
Lei lo assecondò, e Rafe le spinse in su le gambe, notandole addosso i segni rossi causati dal fieno che la stava pizzicando.
Sentendo quanto fosse bagnata, le allargò le labbra gonfie con i pollici e le infilò la lingua dentro, leccandola.
Dillon, puntellandosi sui gomiti, sollevò le anche gemendo; quel suono fece emettere a Rafe un ringhio di possesso, perché una stilettata feroce gli era arrivata dritta all’inguine.
Scostando appena la testa all’indietro, soffiò sopra le sue pieghe tenere, stuzzicandole con la punta di un dito e quando le sfiorò il clitoride, lambendolo con un tocco leggero come una piuma, lo sentì gonfiarsi, simile a una piccola pesca, e allora lo succhiò, infilandoselo in bocca.
Il corpo di Dillon iniziò a tremare di passione e lui, appoggiandole le mani sul ventre, la sentì bruciare di desiderio, e paragonò il calore che lo investì a quello sprigionato da un falò sulla spiaggia.
La sollevò tra le braccia e, dopo che lei gli ebbe agganciato di nuovo le gambe ai fianchi, la impalò sulla sua erezione. Mentre con spinte regolari entrava e usciva da lei, qualcosa dentro Rafe scattò.
Era una sensazione ancestrale e primitiva.
«Crispy, sono senza preservativo dentro di te, però ti giuro che sono pulito» le disse con affanno, continuando a spingerle dentro, come se non ne avesse mai abbastanza.
Dillon sgranò gli occhi e, allungando una mano sul suo viso, gli appoggiò le dita sulle labbra.
«Da quando è nata Didi, prendo la pillola.»
Rafe la guardò con ardore e, infilando le mani tra i loro corpi uniti, le massaggiò il suo piccolo nocciolo carico di tensione.
«Voglio che veniamo insieme, Crispy.» Reclamò le sue labbra con bramosia, intanto che avvertiva piccole scariche di piacere condensarsi in fondo alla sua schiena. «Ti voglio come non ho mai voluto nessun’altra cosa in vita mia; ma, più di tutto, ti voglio perché sei il mio gioco perfetto» concluse Rafe bisbigliando sul suo viso arrossato.
Con un grido roco si riversò dentro di lei nello stesso istante in cui le sue pieghe strette lo serrarono in una morsa bollente.
Rafe cercò di riprendere fiato appoggiando la fronte a quella di Dillon, tenendola ancora stretta nel suo abbraccio.
«Venite a Boston con me questo fine settimana.»
I loro sguardi lussuriosi si incrociarono; una speranza fragile, simile a un fiocco di neve, gli si depositò sul petto, rischiando di squagliarsi se solo la sua Crispy avesse atteso troppo a lungo per rispondergli.
«Venite a vedermi giocare al Fenway Park e poi passate la domenica con me a Boston» concluse Rafe con un’aspettativa palpitante nel petto.
Dillon non gli rispose, gli prese però il volto tra le mani e, appoggiando le labbra alle sue, al pari della carezza di una piuma su una corda di violino, gli fece vibrare l’anima.
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