NON SMETTE DI PIOVERE
Capitolo 13 di 43

Scritto il 20/07/2026
da EMMA MEI


Mentre Logan avanza con un'espressione mista fra il desolato e il divertito, Mik ha la faccia di chi l'ha combinata grossa, sapendo di averla fatta senza pentirsene assolutamente.

«Stavamo facendo petting» esordisco, cercando di tenere il tono di voce basso e di non urlare come invece vorrei, con un acuto capace di frantumare i bicchieri di cristallo. «E ci hai interrotti sul più bello.»

Lo so, una ragazza non deve parlare in questo modo, ma accidenti!

Logan tossisce per l'imbarazzo e mi ammonisce con un piglio minaccioso, mentre Mikael gli dà una manata dietro la testa.

«Quante volte te lo devo dire che non puoi toccare mia sorella neppure con un dito?» sogghigna avvicinandosi alla tavola. «Dunque sono arrivato giusto in tempo per non obbligarvi a un matrimonio riparatore.»

«Mikael, che ci fai qui?» Inspiro per trovare la calma che è evaporata alla velocità della luce. «Mi sembrava di essere stata chiara quando ti sei presentato all'improvviso anche a casa mia, ieri sera.» Forse mamma e papà non mi hanno messa al corrente, ma ho due fratelli maggiori e sono gemelli. Uno è quello che mi ascolta e che mi tratta come una principessa, mentre l'altro è quello che sto fulminando con lo sguardo. «Cos'è, un tuo nuovo cazzo di passatempo per stabilire il record nel farmi ammattire?» strillo.

«In televisione non c'era nulla che mi interessasse, mi stavo annoiando e non mi andava di andare a ballare con i miei amici. Così ho preso la macchina per fare un giro in città.» Si accomoda a tavola, stappa la bottiglia che ha portato con sé. «Sarà l'abitudine ma, senza accorgermene, mi sono trovato davanti a casa di Logan e ho bussato.»

«E, guarda caso, sei venuto con una bottiglia di vino.» La indico con una mano, mentre lui se lo sta già versando in un bicchiere.

«È da maleducati presentarsi a casa degli altri a mani vuote.» Porta il bicchiere alla bocca e ne beve un sorso, senza staccare gli occhi dai miei, palesemente in modalità provocatoria.

Non devo cedere. Non devo cedere. Non devo cedere.

Stringo i pugni e mantengo le braccia rigide lungo il corpo. Spazientita, guardo Logan, che è combattuto fra cacciare di casa il suo migliore amico, o arrendersi e sedersi, riprendendo il suo posto. Decide per la resa e io, sbuffando, lo imito. Incrocio le gambe e riprendo a mangiare, senza gustarmi il cibo come poco prima.

Trascorrono alcuni minuti di mio silenzio, mentre continuo a masticare, fissando un punto dietro le spalle di Logan. Lui spilucca qualcosa dal piatto e si intrattiene con Mik su questioni inerenti al dojo. Con la coda dell'occhio becco, almeno tre volte, quel gran stronzo di mio fratello ridacchiare fra sé e sé mentre continua, imperterrito, a parlare con Logan.

Mi alzo sulle ginocchia e inizio a sparecchiare. Apro la bocca per suggerire a Logan di portare il dolce in tavola, così, per un certo verso, posso avere l'illusione di terminare la serata in dolcezza, ma Mik mi precede.

«Come ti senti?» domanda, allungando le gambe e appoggiandosi sulle braccia.

Mi volto per rispondergli a tono, però non si sta rivolgendo a me, bensì a Logan.

«Bene, grazie» risponde, sospirando profondamente. «Non è cambiato nulla da oggi pomeriggio, quando me l'hai chiesto al telefono.»

È deciso: lo ammazzo.

Sbatto la forchetta sul piatto. «Te ne devi andare. Subito.» Mi alzo in piedi e lo afferro per un braccio, facendogli rovesciare addosso il vino. Non m'importa. Sono così arrabbiata che, per la prima volta, potrei mollare uno schiaffo su quella faccia arrogante che si ritrova. Non mi intimorisce la differenza di altezza o la sua corporatura massiccia, non mi interessa se per lo sforzo nello smuoverlo potrei farmi male. Deve lasciarmi da sola con Logan e smetterla di darmi fastidio.

Questa è la nostra prima serata insieme, cazzo!

«Sei proprio uno stronzo!» lo aggredisco.

«Viktoria, ci penso io.» Logan appoggia una mano sulla spalla di Mik. «Vieni, amico mio, ti accompagno fuori.»

Capricciosamente non lo saluto e gli volto le spalle. Avvicino le mani alle fiamme del camino e le sfrego cercando di riattivare la circolazione. Ho il cuore che sta andando a mille e un leggero velo di sudore sta ricoprendo il mio corpo.

No, ti prego… non adesso.

Le gambe tremano e mi accascio sui cuscini con le lacrime che mi riempiono gli occhi.

Oddio… mi manca il respiro.

Cerco di rilassare le spalle, ma continuano a essere rigide, e il tremolio diffuso non mi sta aiutando. Con uno sforzo, porto una mano al petto e lo massaggio. Le labbra formicolano e la sensazione di freddo aumenta.

NON RIESCO A RESPIRARE…

«Sono qui.» La sua voce, dolce e preoccupata, mi colpisce e libera un pianto angosciato. «Piega le gambe verso il tuo petto e appoggia la testa fra le ginocchia.» Mi sento strana, percepisco i suoi movimenti, ma li registro come rallentati.

Sono in un incubo, il mio incubo di panico che non smette di darmi tormento. È già la seconda volta che Logan mi vede in questo stato.

HO BISOGNO D'ARIA…

Si accovaccia dietro di me, con le mani ai lati delle mie cosce, e la mia schiena che aderisce al suo petto. Nonostante il calore del suo corpo, e del camino, continuo a tremare e ad avere freddo. La testa gira sempre più e mi assale un senso di nausea. Mugugno angosciata.

«Vik, prova a respirare con me, è facile.» Inspira nel mio orecchio, trattiene il fiato e poi espira dalla bocca. Il suo petto si espande a ogni profondo respiro e mi aiuta a seguirlo. Non smette di sussurrarmi all'orecchio, e questo mi impedisce di perdermi nel buio della mia mente.

Sento il battito del mio cuore pulsare nelle orecchie e il torace si espande con più facilità. Chiudo gli occhi e mi abbandono sul suo petto, continuando a restare sincronizzata con il suo respiro.

Credo di essermi addormentata, sono raggomitolata e avvolta da una coperta. Logan è sdraiato accanto a me, con la testa appoggiata su una mano e lentamente mi accarezza un fianco.

«Ben svegliata. Riesci a mangiare un cioccolatino?»

Non ho la forza di parlare e mi limito a un cenno con la testa. Stiracchio le gambe e le braccia, spostando la coperta. Mi alzo e do una sistemata i capelli togliendoli dalla faccia.

Mi porge un pezzetto di cioccolato e un bicchiere d'acqua, che bevo con avidità.

«Che ore sono?» domando.

«Quasi mezzanotte.»

«Ho rovinato la nostra serata, mi dispiace.» Ma che dico? Correggo la mia frase. «No, è stato Mikael a rovinarla!» Irritata, mi muovo troppo in fretta e barcollo, ma vengo prontamente sorretta da Logan.

«Stai ferma qui e finisci di mangiare il cioccolato» ordina, aiutandomi a prendere posto sui cuscini. «In questo momento ci siamo solo noi due, non pensare a quell'idiota. Godiamoci il resto della nostra serata.»

Tolgo il broncio dal viso sostituendolo con un sorriso. «Hai sparecchiato» noto mordendo un altro pezzetto di cioccolato. Al centro della tavola c'è il piccolo giardino zen che io e Mik gli abbiamo regalato tempo fa.

«Mentre riposavi, non sapevo che fare.» Sfiora la guancia con la mano. «Hai ancora fame?»

«No, però se mi prepari la tua famosa tisana al tiglio, ne berrei volentieri una tazza.»

«Come la signorina Weber ordina.» Si alza e si prostra in un buffo inchino, lasciandomi da sola.

Appoggio la testa sul cuscino e, con il gusto del cioccolato fondente in bocca, chiudo gli occhi.

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