Salgo in fretta la piccola rampa di gradini, prima di entrare usando la copia delle mie chiavi. Apro la porta dell'armadio e ripongo il cappotto, portando con me solo la borsetta.
«Mamma» la chiamo ad alta voce. Mi dirigo in cucina, dove la trovo intenta a spennellare l'arrosto. Sul ripiano ci sono vassoi, ciotole e salsiere pronte per essere riempite con del cibo. Corrugo la fronte.
«Sei puntualissima.» Sorride. «Carino il tubino che indossi, forse è un po' troppo austero per la tua età.»
«Mi hai detto di vestirmi elegante, anche se non capisco quale sia l'occasione. Ho dimenticato una ricorrenza?» domando, ripassando mentalmente i compleanni e gli anniversari della famiglia.
«No, è una tranquilla cena fra amici.» Mi rivolge un'occhiata veloce e torna ai fornelli. «Puoi mettere sul tavolo i due candelieri di cristallo e accendere le candele? Trovi tutto dentro la vetrinetta.» Giro l'angolo, quando aggiunge: «Attenta a non far cadere la cera sulla tovaglia, è quella del mio corredo».
No, ci deve essere per forza un evento che non ricordo. Apro l'app del calendario sul cellulare e scorro anche le date successive a oggi, ma sono vuote.
Prendo i candelabri e mi blocco appena entro in sala da pranzo. La tavola è apparecchiata in maniera impeccabile e conto sette posti. Mi avvicino incuriosita. Il servizio di porcellana bianca è quello con le nostre iniziali dipinte sul fondo e che, solitamente, viene usato nelle feste. A lato, sulla sinistra, è sistemato il tovagliolo, mentre più in alto c'è il piattino per il pane. Il tumbler per l'acqua e il calice per il vino completano ogni singola postazione. Poso i candelabri alle due estremità della tavola e sistemo le candele rosa chiaro, in tinta con il centrotavola ovale composto da ranuncoli.
«Forse papà ha invitato un cliente e non mi ha detto nulla» dico fra me e me.
Però mamma ha detto cena fra amici.
«Ciao, piccola kreisel.»
Rispondo con un cenno della testa e sbatto le palpebre perché sono ancora più confusa. Mikael indossa un dolcevita scuro, un paio di pantaloni eleganti e sfoggia uno dei suoi sorrisi smaglianti. A differenza mia, sembra tranquillo e si aggira per la stanza con le mani in tasca.
«Perché è apparecchiato con tre posti in più?» Indico con una mano la tavola. «Mamma ha detto che ci saranno degli amici.»
«Non so nulla, si è raccomandata di farmi trovare puntuale alle sette e di comprare dello spumante. Tu che hai portato?»
«Un quintale di shock» rispondo esasperata. «Papà?»
«L'ho visto in camera sua intento a sistemarsi la cravatta.»
Gli lancio l'accendino facendogli capire di accendere le candele e torno da mamma.
«Mamma, chi viene a cena?»
«Puoi tagliare a dadini il tofu e aggiungerlo all'insalata di funghi dentro a quella ciotola?» Non mi risponde e impartisce ordini.
Un attimo! Tofu?
Io, Mikael, mamma e papà occupiamo quattro posti. Logan e… no, non si è azzardata a tanto! Non può averlo fatto.
«Mamma.» Trattengo a stento l'ansia. «Chi hai invitato a cena?»
Si ostina a non rispondermi e, prima che possa insistere, suona il campanello. Mi precipito all'entrata e spalanco la porta per trovarmi dinanzi ai signori Reyes e figlio.
Logan tiene fra le mani un mazzo di fiori e sorride imbarazzato.
«Buonasera, Viktoria» mi saluta il padre.
«Buonasera, prego, accomodatevi.» Mi sposto e li lascio entrare, prendo i loro cappotti e li appendo dentro l'armadio. Mik e papà fanno gli onori di casa e sento le esclamazioni felici di mamma con la signora Reyes. Sono ancora davanti all'armadio, mi appoggio con una mano allo sportello e con l'altra mi massaggio il centro del petto.
È folle, mia madre è indubbiamente una folle furiosa. Perché invitare i genitori di Logan? Quanto tempo è trascorso dall'ultima volta? Sei mesi? No, forse anche nove e si trattava di un invito per le feste del periodo natalizio.
«Sei bellissima» dice Logan a bassa voce. Traccia un'invisibile linea sul mio braccio con la punta delle dita. «Non hai freddo con questo vestitino?»
«No, sto bollendo dalla rabbia.» Non riesco a muovermi e continuo a dargli le spalle. «Perché non mi hai detto nulla, oggi, quando ci siamo sentiti per telefono?»
«Tua madre.» Non c'è bisogno che aggiunga altro.
«Ci dobbiamo lasciare. Adesso.» Mi volto verso di lui per guardarlo dritto negli occhi. «Non ridere. È una cosa seria. Se non rompiamo la nostra relazione, ci troveremo dentro ai preparativi nuziali in men che non si dica.»
«Piccioncini, la mamma sta aspettando voi per iniziare a mangiare» ci interrompe Mik.
Forse mi sto preoccupando per una sciocchezza, forse è solo una cena come è già accaduto in passato, o forse è una cena organizzata per qualcosa che riguarda il dojo di Mik e Logan.
La mano di Logan cerca la mia, ma la sfilo subito e inizio a grattarmi il dorso, precedendolo in sala da pranzo. Noto che i posti sono già occupati a eccezione degli ultimi due che, ovviamente, sono vicini. Faccio una smorfia di disapprovazione in direzione di mamma, ma lei continua a parlottare con la signora Reyes, ignorandomi in modo deliberato. Papà invita Logan ad accomodarsi e, come un perfetto gentiluomo, scosta la mia sedia per farmi sedere prima di farlo a sua volta.
Mantengo un'espressione tranquilla anche se sto ribollendo di rabbia, di preoccupazione e d'ansia che mi formicola sulla punta delle dita. Nascosto dalla tovaglia, Logan mi stringe leggermente la coscia, un gesto d'affetto che mi rilassa.
Il cibo servito accontenta tutti e mamma si è davvero impegnata per cucinare dei piatti vegani per Logan. Assaggio un po' di tutto e bevo poco vino, devo stare all'erta nell'eventualità che mamma dica qualcosa di imbarazzante. O anche Mikael.
Ma no, lui non lo farebbe davanti ai genitori di Logan. Spero.
Le nostre mamme si scambiano complimenti e frasi di poco conto, papà parla del prossimo Gran premio di Formula Uno con il signor Reyes, che si terrà a Minneapolis, spesso interrotto dai commenti di Mik e Logan, grandi fan della McLaren. Io mangio in un silenzio quasi totale, ascoltando quello che dicono, ma seguendo di più il lato dove siede la mamma. Ogni tanto becco Mik che ci lancia delle occhiate derisorie, ma faccio finta di nulla.
Logan approfitta di ogni momento per sfiorarmi con il ginocchio, o indugia più del dovuto con la mano sulla mia coscia. Più volte gliela sposto, ma sembra che si diverta a mettermi a disagio, aumentando di due livelli il mio stato d'agitazione.
«Sembra che la costruzione del nuovo albergo sul Lake Phalen sia ormai terminata e l'inaugurazione avverrà per la vigilia di Natale» dice la mamma, mentre porge la brocca dell'acqua alla madre di Logan. «Stanno già ricevendo delle richieste di prenotazione.»
«Hanno una posizione invidiabile» aggiunge la signora Reyes. «Non è vicino al padiglione cinese?»
«Ci siamo stati una volta per fare delle foto con i maestri del dojo, vero, Logan?» si intromette Mik.
Lungo il corridoio del dojo sono appesi i ritratti dei maestri nelle pose della loro disciplina. Non sono le classiche foto tipo quelle da passaporto, ma hanno dei colori caldi donati dalla tenue luce dell'alba che fa risaltare il colore dei loro immacolati karategi o, nel caso di Logan, il blu scuro del kendogi. Nella sua foto il volto è seminascosto dietro al vi men
e un raggio di sole si riflette su una delle barre metalliche, facendo risaltare il blu dei suoi occhi.
«E chi si dimentica il freddo delle cinque di mattina che ci hai costretto a subire?» risponde Logan, lanciandogli una frecciatina.
«Vi ho offerto la colazione, di cosa ti lamenti? Poi parli proprio tu, che spesso ti alleni fuori anche se nevica.»
Non voglio assistere ai loro battibecchi infantili e aiuto mamma con i piatti dei secondi, servendoli secondo il galateo. L'argomento sembra fossilizzato perché, mentre faccio avanti e indietro fra la cucina e la sala da pranzo, si continua a parlare del lago. Porgo a Logan le polpette di melanzane, prima di sedermi al mio posto.
«In primavera deve avere un aspetto incantevole. Chissà quante cerimonie saranno organizzate in quella stagione» continua e lancia uno sguardo d'intesa alla madre di Logan.
No… non l'ho visto per davvero. Ho le allucinazioni, basta vino!
«Io e William ci siamo sposati a maggio» esordisce la signora Reyes. «Non credi che sia un bel mese per sposarsi, Viktoria?» aggiunge con nonchalance.
Il boccone di asparagi mi si blocca in gola e inizio a tossire. Logan mi picchietta sulla schiena e mi porge un tovagliolo. Ho le lacrime agli occhi per lo sforzo e nella testa appaiono mille risposte, una più sbagliata dell'altra. Afferro il bicchiere d'acqua per berne un sorso.
«Voglio essere il tuo testimone, Logan. Ricordatevi tutti che se le famiglie si sono unite è merito mio» dice con enfasi Mik. «D'ora in poi chiamatemi Cupido.»
Resisto all'impulso di sbattergli l'acqua in faccia e lavare via quell'espressione compiaciuta. Perché Logan non lo stende sul pavimento con una mossa di judo?
«Va meglio?» mi domanda, abbassando il suo viso su di me. «Sembra che tu abbia una predisposizione nello strozzarti con il cibo.»
«Tu dici?» Schiarisco la gola e noto che sua madre ci sta osservando nello stesso modo della mia. Al posto delle pupille hanno dei cuoricini e, se potessi leggere nella mente, sicuramente staranno immaginando la location delle nozze, i fiori, le partecipazioni… Oddio!
«Signora Reyes…» inizio.
«Virginia» mi interrompe. «Chiamami Virginia, cara.»
Voglio piangere per la disperazione! E tanto, anche!
«Virginia.» Logan intreccia le nostre mani sotto il tavolo, per sostenermi senza mettermi ancora più a disagio. «Mi sembra un pochino affrettato fare programmi di quel genere.»
«Intendi restare per sempre fidanzata con il mio amico fraterno?» continua Mikael, con quella faccia da schiaffi che picchierei volentieri fino a non sentire più le mani.
Guardo supplichevole Logan, vorrei che mettesse fine a questa situazione assurda. Ma è intento a sorridere, di rimando, a quel gran stronzo di mio fratello. Slego le nostre mani e gli do un pizzicotto sulla coscia. Forte. Strabuzza gli occhi, ma non si lamenta. Avvicina la bocca al mio orecchio per sussurrare una minaccia: «Più tardi, a casa mia, ti farò pentire di questo gesto».
Come sono arrivata a trovarmi in una circostanza di questo tipo?
Fino ad alcune settimane fa la mia vita era relativamente tranquilla: lavoro, casa, viaggi di lavoro, yoga, impegni di lavoro, Rose, progetti di lavoro e famiglia. Da quando Logan mi ha baciata si è tutto scombussolato e tutto è accelerato alla velocità della luce. Ma quello che è peggio è che mia madre e Virginia sembrano intossicate dalla voglia di fiori d'arancio. Cerco la complicità di papà, ma né lui né il signor Reyes sembrano fare caso a ciò che sta accadendo. Continuano a parlare di auto. Assurdo!
«Mamma.» Ignoro la madre di Logan per non apparire maleducata. «Che stai cercando di fare? Non sono stata abbastanza chiara sul lasciarci in pace e non metterci fretta?»
«Non ho fatto nulla» risponde con fare innocente. «Ho solo organizzato una cena fra amici. Poi, se loro figlio è socio del mio ed è anche il tuo fidanzato, be'… sono piacevoli conseguenze.»
Piacevoli conseguenze?
Ok, sto affrontando la cosa con l'atteggiamento sbagliato. Devo ragionare come al lavoro, mettermi nella condizione di prevenire le richieste e proporre delle valide offerte a chi ho di fronte.
«È vero, ci conosciamo da tanti anni, ma siamo insieme da quanto?» Guardo Logan per una conferma. «Poco più di un mese e mezzo, giusto? Non sappiamo come andrà a finire. Magari Logan si potrebbe infastidire per il mio non rinunciare alla carne, oppure io non abituarmi agli allenamenti a cui mi sottopone di prima mattina.» Bevo un altro sorso d'acqua e mi accorgo che ho ottenuto anche l'attenzione di papà e il signor Reyes. «Siamo giovani e non vogliamo affrettare il corso degli eventi. In un senso o nell'altro, sarete i primi a sapere delle decisioni sul nostro futuro. Mettetevi nei nostri panni e domandatevi se vi farebbe piacere trovarvi in una situazione come questa.» Mi appoggio allo schienale della sedia, soddisfatta delle mie parole. Sovrappongo la mia mano a quella di Logan e l'accarezzo.
«Ti chiedo scusa se sono apparsa invadente» mi risponde Virginia, guardando di soppiatto Logan. «È che pochi giorni fa mi ha chiesto di duplicargli le chiavi di casa e ho pensato a un'imminente convivenza. Poi l'invito di tua mamma ha rafforzato la mia tesi.»
Sussulto e blocco il movimento sulla mano di Logan.
«Hai duplicato le chiavi di casa per me?» gli chiedo.
«Mi sembra pratico per quando devo uscire di mattina presto per andare al dojo, mentre tu sei ancora a letto. Non è sicuro lasciare la porta aperta» risponde alzando le spalle.
«Quindi devo annullare l'appuntamento dal sarto e cancellare la prenotazione delle spogliarelliste del night club?»
«Mikael, non è il momento di scherzare» lo riprendo, fulminandolo con lo sguardo. «Smettila di fare l'idiota!»
Bene è tutto chiarito: Virginia ha frainteso, ma il problema resta la mamma. Spero si sia convinta, al momento non ha ancora commentato. Per distrarla dalle mie questioni affettive, le metterò la pulce nell'orecchio che Mikael vorrebbe degli appuntamenti al buio con le figlie delle sue amiche, ma non sa come chiederglielo.
Ahhh… com'è dolce la vendetta!
«Giuro che non mi divertivo così da tanto tempo.» Affonda il naso fra i miei capelli. «Mia madre è ingenua, ma la tua è proprio machiavellica. C'è stato un momento in cui ho temuto che saltasse fuori un prete per sposarci stasera stessa.»
«Tu ridi, ma guarda che ne sarebbe capace. Mi sembrava di essere dentro a uno scherzo tipo Candid Camera.» Mi volto su un fianco così da guardarlo in viso. «Perché non mi hai aiutata? Hai riso alle battute idiote di Mikael.»
«Ho capito quasi subito del fraintendimento di mamma, ma non hai fatto attenzione alla tua. Le brillavano gli occhi e, piuttosto che riderle in faccia, ho preferito dar corda a Mikael.»
«Siete due idioti.»
«Però, questo idiota lo ami.» Mi avvolge fra le sue braccia e si avvicina. «Domattina, prima di uscire, ti lascio le chiavi sul mobiletto vicino alla porta. Il portachiavi ti piacerà, è a forma di margherita.»
Strofino il naso contro il suo e gli accarezzo i capelli, godendo del suo calore. Questo è uno dei momenti che preferisco, quando resto da lui. Sono le coccole stanche, fatte prima di addormentarci, ma anche tenere e che precedono di poco il sonno.
«Le terrò solo perché il portachiavi è una margherita. Grazie per il pensiero.»
«Posso farti una domanda, prima di augurarci la buonanotte?»
«Chiedimi pure tutto quello che vuoi.» Mi sfugge uno sbadiglio.
«Uhhh, attenta a quello che dici.» Prende un mio labbro fra i denti e lo tira leggermente. «L'addobbo floreale della chiesa e il tuo bouquet di nozze li vuoi con solo delle margherite o possiamo aggiungere altri fiori?» dice, imitando la voce di mia madre e facendo tremare il letto per le risate.
«Ribadisco, sei un idiota. Quasi quanto Mikael.» Lo bacio sulla bocca. «Notte, mio bel sensei.»
«Sogni d'oro, mia piccola kreisel.»
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