«Di la verità: stavi barando. E solo per avere l’ultima parola.»
Uscii da una cupa serie di elucubrazioni mentali per voltarmi verso Sean, seduto alla guida della Mercedes SLK decapottabile.
Filari di ulivi si alternavano lenti a campi di girasoli maturi, mentre scendevamo verso Castiglione della Pescaia, sulla via di casa. Il sole di mezzogiorno cadeva a picco sulle nostre teste, e l’aria salmastra mulinava alle nostre spalle giocando con il mio foulard.
«Scusa?» dovetti chiedere, disorientata. Fra di noi parlavamo in gaelico, ma ero assorta in pensieri miei e non ero sicura di aver capito.
«L’ipotesi. Era una balla. Stavi barando.»
«No, niente affatto. Ho avuto un flash mentre stavo discutendo con la strega.»
«Strega?» Sean mi regalò uno dei suoi meravigliosi sorrisi, di quelli che mi attorcigliavano lo stomaco. «Tu sei una strega, mia cara. Hai incantato il povero Carini. Domani troverai un tappeto rosso lungo il pavimento del cunicolo e la fanfara all’ingresso della stanza.»
Feci una boccaccia poco signorile.
«Non baravo, ti dico. Potrebbe essere una specie di camera funeraria.»
Lui meditò un attimo, poi cercò un metro di paragone.
«Come le tombe egizie?»
«Un lungo tunnel con un sacco di sgabuzzini vuoti, e una stanza affrescata e arredata nascosta dietro un ingresso murato. Il tunnel prosegue. Dove porta? E la stanza, che sembra allestita per una donna patrizia romana, che ci fa in quella posizione?»
«Intendi dire che se è l’unica stanza nel perimetro dei sotterranei, potrebbe essere stata edificata per uno scopo preciso?» suppose Sean, iniziando a seguire il filo dei miei pensieri contorti.
Annuii.
«Però hanno portato via i mobili» borbottai tra il serio e l’incazzato.
«Tra cui una vasca di marmo, che potrebbe essere invece un sarcofago. E la strega non vuole mostrartelo» concluse lui, provocandomi.
«No. Non ha intenzione di farlo.»
«Forse hanno trovato qualcosa di estremo valore, e non avendo un servizio di sicurezza adeguato, temono che divulgandone l’attuale deposito possa essere trafugato qualcosa.»
«Infatti!» esclamai, gesticolando esasperata. «Vedi che anche tu avvalori la mia testi?»
«Ossia, che possa essere una stanza dove sono stati accumulati tesori d’epoca romana, sullo stile di una camera mortuaria egizia? Con tanto di cadavere della padrona di casa?»
«Esatto!» gli puntai un dito al petto.
Sean distolse per un istante gli occhi grigi dalla strada, per rivolgermi uno sguardo sospettoso.
«Cosa ti fa pensare che in quella vasca ci sia una mummia?»
«L’ho sentita» mormorai.
Il suo sguardo divenne ancora più incerto. Sapevo che non gli sarebbe piaciuto quel mio commento.
«Incomincio a pensare che passi troppo tempo al Bureau. Avrei dovuto chiedere a Chris di concederti una vacanza più lunga.»
«Sean! Per favore!»
Sorrise di nuovo, il bastardo, senza concedermi il beneficio del dubbio sulla mia stanchezza lavorativa.
In realtà avevo chiesto io a Christian Sheridan, il mio referente al Bureau, quel periodo estivo per riordinare le pratiche burocratiche della mia eredità.
Sheridan era un agente investigativo della Arts & Antiques Unit, oltre a essere il fidanzato di Megan, sorella minore di Sean. Lavoravo per Chris, ossia eseguivo analisi sulle opere d’arte che riusciva a sequestrare a sedicenti proprietari o a recuperare al mercato nero. Spesso passavo più tempo con lui nei depositi del Bureau che con Sean, e questa situazione aveva creato un po’ di rivalità fra i due uomini, e fra me e Megan. Avevo chiesto quella vacanza anche per acquietare gli animi passionali dei due irlandesi, subito pronti a fare a pugni per un paio di begli occhi.
«Ma se ti sbagliassi? Ossia, se la prima ipotesi di una ‘villa’ romana sotterranea fosse vera?» tornò a chiedermi, preso dal gioco delle supposizioni.
Una fra tutte, sfatare la mia medianità con le ossa dei morti.
«Sarebbe comunque una scoperta eccezionale. Il valore artistico e archeologico degli affreschi pagherebbe l’intera operazione di scavo e recupero della villa, solo con i biglietti d’ingresso dei turisti.»
«In entrambi i casi, l’avresti vinta tu» concluse con una certa dose di divertimento.
«Guarda che non è una sfida a chi ha ragione.»
«Scusa, tesoro. A me sembrava un incontro di wrestling.»
Lo fulminai con un’occhiataccia, ma non ribattei.
Aveva dannatamente ragione, ma il mio sangue toscano amava i combattimenti verbali, che solitamente vincevo.
Tranne che con Sean, s’intende.
Era difficile tenere testa a un avvocato, per giunta irlandese e di madre scozzese.
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