TRA LE OMBRE DEL PASSATO - Capitolo 5 di 9

Scritto il 03/07/2026
da SCARLETT DOUGLAS SCOTT


Seduta su una sedia pieghevole da campo, fissavo ormai da più di quindici minuti la tazza di tè tiepido che tenevo stretta nelle mani, seguendo la spirale di schiuma che vorticava lentamente al seguito del cucchiaino di plastica.

Le mani avevano smesso di tremarmi, ma continuavo a piangere senza preoccuparmi dell’andirivieni di agenti di polizia, paramedici, urla, confusione, grida isteriche.

Un agente in borghese tentava di raccogliere su un blocchetto la mia deposizione, sopportando stoicamente il mio balbettio, la mia aria sconvolta, e la maglietta sporca di vomito che non mi avevano ancora permesso di cambiare.

Tenevo una borsa con qualche panno di ricambio nel baule della Mercedes, perché a volte ci fermavamo in spiaggia a fare il bagno, ma l’auto era nel parcheggio fuori le mura, e nessuno poteva lasciare il museo prima che la Polizia avesse raccolto tutte le prove.

Non sapevo dove fosse Sean. Doveva essere sceso di nuovo là sotto. Per conto mio non ci avrei rimesso piede se non con la forza.

«Qualcuno può confermare che siete usciti dal museo alle 11.30 e rientrati alle 18.45?»

Guardai con espressione ebete l’agente che scribacchiava sul suo taccuino.

«Tutto il museo... Ci hanno visto entrare e ci hanno visto uscire.»

«Dove siete stati tra le 11.30 e le 18.45?»

«A casa di mia nonna per il pranzo... poi dal mio notaio, il dottor Natale Arisi di Grosseto.»

«I vicini possono confermare l’ora di arrivo e partenza dalla casa di sua nonna?»

«No. Non abbiamo vicini.»

E questo ci catapultava, Sean e me, nel libro nero dei sospettati.

«Alcuni testimoni affermano che prima che lasciaste il museo, lei ha avuto una discussione con la dottoressa Orsini. Me lo conferma?»

«Sì... una discussione di lavoro...»

Il grembiule bianco, il completo di Prada azzurro, i capelli biondi fermati dalla matita...

«Su cosa verteva la discussione?»

...gli occhi celesti sgranati, le labbra perfette segate da una guancia all’altra...

... Il seno nudo, esposto alle sevizie di un’arma da taglio...

... La gonna strappata sul davanti, le viscere sfondate da uno squarcio e sparse in mezzo alle belle gambe spalancate in una posa oscena...

«Signorina, su cosa verteva la discussione?»

Lo guardai frastornata.

«Cosa?»

«La discussione. Di cosa stavate parlando con la dottoressa Orsini?»

... le braccia tese contro il muro, inchiodate al muro, con scalpelli da cemento piantati a mazzate nei polsi...

«Degli arredi... della stanza... non ricordo...»

«Faccia uno sforzo. Vuole un caffè? Qualcosa di forte?»

Negai lentamente con la testa.

... Schizzi di sangue colato dalle pareti, sulle maschere allegoriche delle ‘grottesche’... rosso sangue su rosso pompeiano...

Chiusi gli occhi, ma l’immagine non se ne andava. Dov’era Sean? Volevo andarmene da lì, prendere del sonnifero, cancellare l’orrore.

«Signorina? Ho bisogno che lei mi risponda.»

«Sì, lo so... Non voleva mostrarmi gli arredi... non lo riteneva utile alle analisi della stanza.»

«Che tipo di analisi?»

Dio! Portate via questo imbecille!

«Analisi chimiche dei colori, dell’intonaco... Datazione al carbonio 14...»

«E gli arredi?  A cosa servivano?»

... il lago vischioso di sangue sparso tra i mosaici... sui neon sfrigolanti... il puzzo di escrementi, ammoniaca, acidi organici, sangue...  sangue... sangue ovunque...

«Mi scusi... mi sento male...»

Mi alzai per spostarmi ma non riuscii a mantenere l’equilibrio. Gli vomitai addosso bile e quel poco di tè che avevo ingerito.

Lui scattò in piedi come una molla, biascicando insulti e bestemmie.

Crollai, credo, sul pavimento. Non ricordo altro di quell’istante.

 



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