E' UNO SCANDALO,
VOSTRA GRAZIA
Capitolo 5 di 12

Scritto il 22/06/2026
da JULIA LEE


Selene strinse le labbra. Non aveva idea di chi fosse quell’uomo, né se le sue allusioni fossero vere, ma doveva andarsene, e in fretta. Era giovane, ma non del tutto sprovveduta e aveva intuito di doversi allontanare quanto prima. Essere travolta da uno scandalo era l’ultima cosa che desiderava.

«Bene, appurato che né voi né io abbiamo nessuna voglia di sposarci, credo sia ora, per me, di rincasare. Buona giornata, milord.» Si piegò in quella che doveva sembrare una riverenza, ma appena fu abbastanza bassa, sgusciò di lato, prese la gonna nel pugno e corse via.

 

 

«Non vi ho dato il permesso di allontanarvi, milady.» Lucien l’aveva raggiunta con poche e veloci falcate, la afferrò per un braccio, fermando la sua corsa.

La stoffa leggera che le copriva la pelle non gli impedì di sentire il lieve tremore che la scosse. Allora un po’ mi teme, la piccola sfacciata, pensò mentre le labbra gli si incurvarono in un sorriso compiaciuto.

 

 

«Vi pregherei di lasciarmi andare.» Selene lanciò un’occhiata alla mano grande e forte dell’uomo, stretta attorno al suo braccio e le viscere le si contrassero in uno spasmo.

«Avete qualcosa che mi appartiene» mormorò Lucien a pochi centimetri dal suo orecchio. «Se mi date la lepre potrei chiudere un occhio, fingere di non avervi mai vista sulle mie terre e lasciarvi andare.»

«Quest’animale non finirà sulla vostra tavola, né ora né mai e ora vi prego di lasciarmi andare, signore» disse voltandosi ancora una volta verso di lui e fronteggiandolo.

Se c’era una cosa che non le faceva difetto, quello era il coraggio.

«Oh! E se non lo facessi?»

Lei sbatté un piede a terra, frustrata. Non gliela avrebbe data vinta. Poteva anche essere una fanciulla, ma era cocciuta e quando si metteva in testa una cosa, di solito la otteneva. Lo scrutò per un lungo attimo, trattenendo il fiato, valutando il da farsi.

Selene sentiva le dita dell’uomo serrate attorno al suo braccio e il suo fiato caldo le sfiorava il capo, era troppo vicino per essere tollerabile. Doveva trovare un modo per liberarsi e andarsene.

«Non rispondete?» la incalzò Lucien.

Lei, indispettita, gli piantò addosso i suoi occhi. «Mi state trattenendo contro la mia volontà, questo non è il comportamento di un gentiluomo. Vi prego di volermi lasciar andare, signore.»

«Avete ragione, non sono affatto un gentiluomo» rispose con voce calma e bassa. «Ma posso essere magnanimo, se mi si offre la giusta ricompensa.»

«Cosa state insinuando?»

«Mh… potrei lasciarvi andare e farvi tenere anche quel bocconcino, se mi ricompenserete adeguatamente.»

Selene si irrigidì. «Non ho denaro con me, ma potrei procurarmelo, ovviamente dovrei tornare a casa a prenderlo.»

«Il denaro non mi manca, milady, ma…» sollevò la mano libera e le sfiorò le labbra con la punta delle dita guantate. «Potrei accontentarmi di altro» insinuò passando ad accarezzarle una guancia con le nocche.

I loro volti erano a pochi centimetri l’uno dall’altro e Selene avvertì il suo fiato caldo solleticarle la pelle. Quelle parole solo sussurrate le avevano provocato un vuoto allo stomaco e nel basso ventre le si era acceso un fuoco che ora sembrava bruciarla da dentro.

«Come vi permettete?» trovò il coraggio di rispondere.

«Oh, suvvia, milady… quella in torto siete voi, o pagate pegno, oppure vi denuncerò per furto: quella lepre è sul mio terreno, quindi voi mi state derubando.»

Quello era un oltraggio!

La rabbia le si riversò nelle vene, strattonò il braccio cercando di liberarsi. Mai nessuno aveva osato minacciarla a quel modo.

«Nessuno crederà mai che la figlia del conte di Ashcroft sia una ladra! Volete denunciarmi? Fatelo! Ma a vostro rischio e pericolo.»

«Beh, immagino che la parola di un duca valga un po’ di più di quella di un semplice conte, milady» rispose abbassandosi ancora un poco su di lei.

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