CARTA BIANCA - UN LUNGO FATALE ULTIMO ADDIO
Capitolo 9 di 21

Scritto il 07/07/2026
da RAFFAELLA V. POGGI


Oscena scoperta

 

Se Valéry non si fosse recata a Bedlam, due giorni prima, probabilmente non avrebbe affrontato la serata a casa di Lady Victoria Baxton, la duchessa madre, con lo stesso spirito.

La ragazza, preoccupata delle minacce del dottor Morrison il giorno dell’aggressione, aveva deciso di tornare al manicomio per accertarsi delle condizioni di Lady Faith, scortata dalla signora Evans e da Sam.

L’aveva accolta un giovane medico, che si era presentato come il sostituto di Morrison, il quale era rimasto vittima di un incidente.

«Il dottor Morrison è stato investito da una carrozza, qualche sera fa. Niente di preoccupante, ma non potrà seguire le sue pazienti per almeno un mese», la informò il giovane.

“Un gradito dono della Provvidenza”, si disse Valéry, sollevata.

«Ho notato in vostra madre un lieve miglioramento, da che sono qui», continuò il dottore. «Trovo la cosa molto incoraggiante».

“Probabilmente è l’effetto della lontananza da Morrison”, rifletté Valéry.

La visita si svolse esattamente come tutte le altre volte, solo che, al momento dei saluti, la madre ricambiò il solito bacio della figlia con una carezza.

«Avete visto, Miss Valéry?», osservò Mrs Evans, una volta fuori. «Finalmente si sta ridestando».

«Sì, è proprio un buon segno».

 

Quella sera aveva indossato un suo vecchio abito bianco, anche questo troppo stretto sul seno. Le dava un’aria un po’ più procace di quanto avrebbe voluto, ma Valéry non avrebbe più corso il rischio di mostrarsi in pubblico con qualcosa che non le apparteneva.

“Intanto”, pensò, “siamo quasi alla conclusione di tutta questa storia. Tra poco finiranno le lezioni e, con esse, queste soirée sconfortanti e pericolose”, si disse, facendo una valutazione di tutto quel periodo. Charles si era rivelato molto superficiale e probabilmente, quella stessa sera, a casa della nonna, avrebbe annunciato a tutti il suo fidanzamento con Miss Olivia Benton, come le aveva preannunciato Amanda.

Quella notizia l’aveva raggelata. Ogni sua speranza era andata in frantumi. Aveva pensato solo a lui, per tanto tempo, e ora non aveva più nulla da sognare: si sentiva svuotata e tradita. Lui l’aveva illusa e non aveva scusanti.

“Forse ho ancora speranza… Ah no! Amavo l’idea che avevo di lui, non la persona che si è rivelata. Non lo voglio un uomo così, volubile e frivolo”. Rifletteva, ma il dolore era talmente intenso da impedirle di concentrarsi sui suoi doveri. In più, doveva guardarsi da David Baxton che la tormentava ogni volta e sembrava si fosse posto lo scopo preciso di sedurla. Solo l’amicizia con i conti di Westbury e la loro famiglia era la nota positiva di tutto quel periodo.

Comunque, quella sera cercò di presentarsi al meglio: era pur sempre una Guildford ed entrò fiera in quella che era la residenza londinese di Sua Grazia la duchessa madre. Si sarebbe limitata a fare il suo dovere di accompagnatrice delle sue allieve, in fondo era lì solo per quello.

Una cosa doveva ammetterla, però, tutti, tranne Olivia Benton e sua cugina, l’avevano trattata con la convenienza che si doveva al suo rango, non certo come un’istitutrice. Entrò pertanto nel salone, a testa alta, con un’espressione determinata negli occhi immensi.

I presenti si voltarono a guardarla, nessuno escluso: era davvero magnifica nella sua bellezza perfetta, un diamante di prima grandezza, che non ha bisogno d’altro che della propria luce per brillare, e tra l’altro del tutto inconsapevole dell’apprezzamento che era in grado di suscitare.

Anche Charles si voltò ad ammirarla, distratto per un attimo dalla corte alla signorina Benton.

Incurante di tutti, si posizionò in un punto strategico da dove poter osservare agevolmente le ragazze.

«Un’entrata trionfale, Miss Campbell», le disse Tristan Butley, che si era avvicinato.

«Staremo a vedere l’uscita, Lord Butley. È sempre stato quello il mio problema».

«Bella, colta, raffinata e ora vi scopro anche spiritosa. Quali altre qualità ci tenete nascoste?»

«Non sono le doti che tengo nascoste, bensì i difetti».

«E qualche segreto», udì dire a Lord Baxton, che era apparso all’improvviso alle sue spalle.

«Questo è ovvio, Milord», rispose pronta, con un sorriso forzato. «Anche se non saranno numerosi quanto i vostri. E voi, Lord Butley, avete segreti inconfessabili?»

«Ahimè no, mia cara, io sono un libro aperto».

«Fantastico! Sarà sicuramente una storia interessante e io adoro leggere», ammiccò Valéry civettuola. Flirtare non era nelle sue corde ma sperava che David Baxton si sarebbe allontanato subito, se avesse pensato di essere d’incomodo. Sfortunatamente non fu così, anzi, in quel mentre furono raggiunti dai conti di Westbury e da Amanda Quinlan.

«Lo sappiamo che adorate leggere, Miss Campbell», intervenne il conte, che aveva udito solo la fine della frase. «Anche mia moglie. Sai, David, non so se ti perdonerò di avermi soffiato l’intera biblioteca degli Harrinton. Avevo progettato di regalarla a Carolyn – le interessava qualche volume – ma ho saputo che gli eredi l’hanno ceduta a te per una vera miseria, canaglia».

«Sono solo seicento tomi, ma ci sono dei pezzi davvero notevoli. E pensare che quegli stolti non vedevano l’ora di liberarsene per trasformare la libreria in un salottino», spiegò David perplesso.

«È vero che c’è una copia autografa della prima edizione del Vicario di Wakefield?», chiese Carolyn Blackbourn curiosa.

«Sì, Milady», rispose lui, divertito dal genuino interesse della giovane. «Se vostro marito è d’accordo, potrei farvene omaggio».

«Non posso accettare: è un dono troppo prezioso», disse la signora.

«Va bene, vorrà dire che lo regalerò a lui. Adam non oserà rifiutare: è una passione che abbiamo sempre condiviso, vero, amico mio?».

Il conte non disse nulla e sorrise.

«Siete eccezionalmente gentile, David», osservò Carolyn.

«Non dovete sentirvi in imbarazzo, è solo un libro. Non parliamone più. Ve lo farò recapitare domattina».

«Voi amate leggere, Lord Butley?», chiese Amanda.

«Mi dispiace confessarlo, non sono come mia sorella. E voi, Miss Amanda?»

«Miss Valéry sa consigliarci romanzi davvero piacevoli, ma ammetto che preferisco tutt’altre attività».

«E quali sarebbero, queste attività?», domandò lui curioso.

«Mi piace cavalcare e… adoro giocare a carte. Whist, principalmente».

«È praticamente imbattibile», esordì lo zio, guardando con dolcezza la nipote.

«Bene, potremmo unirci a qualche tavolo, dopo cena», propose Lord Butley, sorridendole.

«Mia madre non perde occasione per una bella partita: è stata lei a insegnarlo ai suoi nipoti», spiegò David Baxton.

«Andiamo a informarci se possiamo giocare anche noi, questa sera», disse il conte e i quattro si allontanarono lasciando Valéry da sola, in compagnia di Lord Baxton.

«Avete cambiato l’oggetto delle vostre dolci attenzioni?», incominciò lui, non appena non poterono essere uditi da altri.

«Anche se fosse?», rispose Valéry placida. Ricacciò indietro la rabbia. Si era riproposta di assumere un atteggiamento distaccato, pertanto restò fredda, lo sguardo fisso avanti a sé.

«Siete sicura che vi contraccambi? Non sarebbe la prima volta che sbagliate», fece Lord Baxton, insolente.

«No, Milord, non sbaglio. Contraccambia sicuramente la mia semplice simpatia, così come non sbaglio se dico che l’interesse di vostro nipote è scemato grazie al vostro intervento. Anche se fosse vero che il mio scopo è di irretire un gentiluomo, potete stare tranquillo, non si tratterà mai di voi».

«Non sono preoccupato per me. Mi dispiacerebbe per voi, se il vostro cuore si spezzasse un’altra volta. Non so quanto, quel signore, sia pronto per un nuovo inizio».

«Io invece credo che sia pronto. Apprezzo molto la vostra solerzia, ma non è a me che dovreste indirizzare la vostra paternale, piuttosto dovreste fare un discorsetto ad Amanda. So bene che una giovinetta si lascia trasportare facilmente dai sentimenti. Se non lo farete voi, sarà mia cura parlare a vostra nipote».

David parve pensieroso. «È poco più di una bambina, che interesse può avere un uomo nei suoi confronti?», disse infine.

«Voi la vedete così, ma ormai è una donna e anche bella, dolce, comprensiva. È molto matura per la sua età».

«Vi pregherei di parlarle voi, non so quanto accetterebbe da me un discorso simile. Voi saprete senz’altro come prenderla», concluse serio.

«Tristan Butley ha solo venticinque anni – non molti più di lei – anche se è stato già pesantemente toccato dalla vita: è ciò che lo rende affascinante agli occhi di lei».

«Voi signorine trovate affascinate un uomo vissuto?», chiese perplesso.

«Dipende dall’uomo».

«Charles annuncerà il suo fidanzamento con Olivia Benton, dopo cena», disse lui, inaspettatamente.

«Lo so. Avete qualche ripensamento o me lo dite solo perché volete che eviti di fare una scena madre nel momento fatidico?»

«Credetemi, lei è la donna giusta per lui».

«Non lo metto in dubbio».

«Non era amore».

«Concordo. Sicuramente quello di Charles non era amore».

«Anche il vostro. Era più un dolce ricordo».

«Meno male che ci siete qui voi a spiegarmi ciò che provo, altrimenti sarei proprio confusa».

«Ha ragione Tristan, avete davvero la battuta pronta».

«Voi m’ispirate». Sorrise.

«Io non sono il mostro che credete».

«Non avete fatto nulla per dimostrarmi il contrario».

«Vorreste che lo facessi?»

«M’importa meno di niente. Mi basta solo che mi stiate lontano».

«Ora che abbiamo amici in comune, è un po’ più difficile. Non potete negare che Adam e tutti i Norwich siano una compagnia molto piacevole».

«Il fatto che abbiate almeno un amico di cui non dovervi vergognare, non fa di voi un gentiluomo».

«Allo stesso modo, il fatto che circolino tante voci a mio riguardo, non fa di me un demone», disse a sua discolpa.

«Do molto credito alle voci».

«Ne circolano alcune anche su di voi e sulla vostra famiglia…».

«E sono tutte vere», fece lei, caustica. Per un attimo si sentì un po’ in colpa: lo aveva messo a tacere la sola volta che lui aveva tentato una debole autodifesa. Lei non era così, ma l’odio che provava nei confronti di quell’uomo era tanto intenso che non riusciva a tenere a freno la lingua.

«Buonasera Miss Campbell, David…», Simon Butley con la moglie aveva interrotto quella che stava diventando una costante di quelle serate: un’altra spossante discussione con quel perfido Lord. «È un piacere per tutti noi che tu sia riemerso alla luce. A che cosa dobbiamo la tua gradita inversione di rotta?»

«Questa è un’occasione importante per la mia famiglia: verrà presentata una possibile futura duchessa. Mia madre non mi avrebbe perdonato se non fossi intervenuto», disse, eludendo la velata domanda dell’amico.

«Sì, è un’occasione importante, ma le cose sarebbero dovute andare diversamente, no?», chiese, ermeticamente, il visconte di Norwich.

«Meglio così, a conti fatti».

«Sai, David, in vita mia non ho incontrato mai nessuno che sia capace di accettare con più filosofia gli eventi di te. Fin da ragazzini», spiegò, rivolto alle signore, «David accettava le punizioni, i rimproveri con una stoicismo davvero stupefacente. Se ne stava dritto in piedi, le braccia lungo i fianchi, senza battere ciglio, a incassare le invettive degli insegnanti e degli anziani».

«C’era qualche soggetto davvero tremendo, al primo anno».

«Sì, ma sapevamo farci rispettare. Adam non correva rischi, era già grande e grosso come adesso, noi eravamo ancora dei bambini, un facile bersaglio, all’apparenza».

«Ma non era così».

«Sapete chi era l’unico che riuscisse a battere Adam a braccio di ferro? David. Allora sembrava impossibile e finiva sempre a essere sfidato da tutti».

«Mi è servito tutto quello che ho imparato in Accademia, anche se allora non ne capivo il senso».

«Sì, è stata dura. Lo studio e gli addestramenti erano estenuanti. Non avevamo insegnanti come voi, a Woolwich, Miss Campbell», osservò galante il visconte di Norwich.

«Neanche noi», intervenne Lady Annabelle. «Il solo compito del nostro collegio, a Bath, era perfezionare il cucito e farci studiare i corretti passi di danza: una vera noia per chiunque avesse un minimo d’intelligenza».

«Infatti mia madre ha saputo della scuola di Miss Langton ed è corsa a iscrivere Margareth alla St Andrew». Simon Butley gratificò Valéry con quel commento.

«Cerchiamo di fare del nostro meglio per dare alle ragazze un’educazione completa», disse Valéry, riferendosi al suo lavoro.

«E ci riuscite benissimo», osservò Lady Butley. «Stanno per servire la cena», proseguì poi.

David Baxton le offrì il braccio. Valéry lo guardò per un istante: stava per rifiutare, ma poi posò la mano sopra la sua.

Gli aveva concesso una tregua che avrebbe dovuto durare almeno per il tempo della cena, visto che erano stati fatti accomodare vicini.

Venne anche il temuto momento: tutti gli invitati furono radunati nel grande salone e il duca di Ragland fece l’annuncio del fidanzamento del figlio con Miss Olivia. Seguirono congratulazioni e complimenti.

Valéry si guardava in giro per tenersi il più possibile a distanza dal suo nemico. David sembrava più interessato al bicchiere che aveva in mano, così Valéry concentrò la sua attenzione sulle allieve, poiché erano iniziate le danze, il momento più spinoso, a causa dei delicati equilibri che si dovevano mantenere.

Era ancora assorta quando si sentì afferrare per la vita e si trovò, in un istante, al centro della pista tra le braccia di Lord Baxton, che la stava facendo volteggiare sulle note di un languido valzer.

«Come vi permettete! Non conta niente la mia volontà per voi? Non potevate chiedere?»

«Avresti rifiutato», rispose semplicemente.

«Allora non avreste dovuto farlo».

Valéry si ritrovò sulla fronte una ciocca di capelli, sfuggita dall’acconciatura.

«Non riesci proprio a domarli, vero?», osservò divertito e staccò per un istante la mano da quella di lei per risistemargliela.

«Mi avete toccato!». Lo guardò sconcertata.

«Ti sto tenendo tra le braccia…».

«Sapete cosa intendo. Non vi permetto certe libertà. Smettetela!», continuò poi. David, infatti, l’aveva stretta un po’ troppo a sé. «Come osate!», strillò, cercando di allontanarlo, ma aveva già sperimentato la prima sera che sarebbe stata una vera impresa. «Avete bevuto. Voi siete ubriaco».

«Non ancora o, per lo meno, non quanto vorrei, ma provvederò senz’altro».

«Perché vi accanite contro di me?», insistette lei. «Vi ho offeso in qualche modo? Ho fatto qualcosa per meritare le vostre ritorsioni?»

«Sta diventando un problema starti lontano. Questa sera sei di una bellezza da mozzare il fiato», disse lui dolente, stringendola ancora più a sé.

«Perché usate questo linguaggio con me?», chiese Valéry con la pena negli occhi. «Vi prego, ci guarderanno tutti, per favore!», lo implorò.

David si staccò un poco, sospirando. A Valéry sembrò di non toccare terra, e in effetti stavano girando sempre più velocemente. Poi, pian piano Lord Baxton rallentò, le sorrise beffardo e le sussurrò irriverente: «Eppure tu e io, prima o poi, rotoleremo nudi in un letto». Non le lasciò il tempo di replicare: la musica era finita e lei si ritrovò sola, ai bordi della pista, completamente sconvolta da quelle parole.

Sollevata, lo vide salire lo scalone con una bottiglia in mano. Aveva bisogno di riprendersi e cercò rifugio in giardino.

Amanda l’aveva preceduta.

«Miss Valéry», la accolse sorpresa la ragazza. «Giocavo sempre qui, da bambina, insieme ai miei fratelli e ai miei cugini. Mi dispiace tanto per voi», continuò qualche attimo dopo. «Charles non ha fatto una buona scelta, lei non lo ama e neanche lui: c’è di mezzo solo il danaro e il prestigio».

«Come nella maggior parte dei matrimoni», fece Valéry rassegnata.

«Ma l’amore…?»

«È il lusso più grande».

«Voi credete che si possa amare due volte?». Valéry sapeva a cosa Amanda si riferisse.

«Non so. Dipende dalla profondità dei sentimenti e dalle esperienze vissute da due persone, credo. E dipende da quanto si è disposti a concedere del proprio cuore». Decise di affrontare apertamente l’argomento: «So a chi ti riferisci. È mio dovere metterti in guardia. Ti dirò sinceramente ciò che penso come un’amica, non come la tua insegnante. Lui ha passato momenti terribili e deve occuparsi di un bimbo tutto da solo. È possibile che cerchi una persona con cui dividere le proprie responsabilità e la propria esistenza».

«A volte mi sembra di piacergli, poi improvvisamente fa di tutto per tenermi a distanza. Non capisco». Amanda le espose i suoi tormenti.

«Quello che voglio dirti è che devi comprendere i timori di un uomo che ha paura di essere ferito dalla volubilità della giovinezza e al tempo stesso non vuole tarpare le ali a una fanciulla che non ha ancora conosciuto nulla del mondo e sta muovendo i suoi primi passi in società. Potresti incontrare presto qualcuno che ti piaccia di più».

«No, non è possibile. Nessuno è meglio di lui».

«Io conosco la tua costanza, lui no. Dovrai convincerlo della durevolezza dei tuoi sentimenti, se lo vuoi veramente, ma sei pronta a dividerlo con gli strascichi della sua vita passata? Accetta un mio consiglio, sii paziente e discreta: vedrai, andrà tutto bene. Dagli tempo. Ho notato anch’io come ti guarda».

«Valéry, voi siete davvero preziosa. Ha fatto un grosso errore, mio cugino. Mi dispiace molto che non entriate a far parte della mia famiglia».

«Saremo ugualmente amiche e potrai sempre trovare in me qualcuno con cui confidarti».

«Grazie. Ora sarà meglio rientrare».

«Sapete dirmi dov’è Cassandra?», chiese impensierita Valéry alle ragazze, una volta ritornata nel salone, dopo aver notato l’assenza della sua allieva.

«Ha detto di non sentirsi bene, signorina, ed è andata di sopra, credo», rispose Berenice.

Valéry si diresse allo scalone che conduceva al piano superiore e chiese indicazioni a un valletto. Si ritrovò in un corridoio del primo piano e udì dei lamenti provenire da una delle camere. Preoccupata, aprì la porta. Non era preparata alla scena cui si trovò ad assistere nella stanza semibuia: Cassandra, con le vesti sollevate, era appoggiata alla parete e Lord Baxton, quel demone, la teneva premuta contro il muro e si muoveva con lei. Quello che stava accadendo era inequivocabile. Valéry non uscì, anzi entrò e, voltatasi dall’altra parte per non guardarli, chiuse la porta.

«Ricomponetevi!», ordinò.

«Miss Campbell…», balbettò Cassandra.

«Sistemati e poi fuori di qui!», intimò perentoria. «Sei impazzita! Non ti rendi conto del pericolo che corri? Se fosse entrato qualcun altro?», disse alterata, non riuscendo a trattenersi dal rimproverarla davanti a lui. «Che cosa pensavi, che questo depravato avrebbe provveduto a te, una volta scoperti? Esci! E di’ alle altre di prepararsi: andiamo via».

Attese che Cassandra fosse uscita prima di aggredire Lord Baxton.

«E voi, come avete potuto? È poco più di una giovinetta. Siete così ubriaco e degenerato al punto d’infischiarvene, di rovinarla per sempre, solo per… per… soddisfare i vostri lombi?», Valéry cercava di non gridare ma stava riuscendo a trattenersi a stento. «Avete a disposizione tutt’altro tipo di donna, per questo. E fosse accaduto l’irreparabile? Una creatura in più o in meno al mondo, che vale? Lo lascereste nelle mani di Dio? È così che agite?»

«Io non ho figli e non ne voglio: sto sempre ben attento», mormorò.

«Ah, questo mi conforta. Davvero! Mi rincuora sapere che non avete intenzione di moltiplicarvi. Avere la certezza che si perderà la vostra genia è per me di gran sollievo».

«Valéry, io…».

«Miss Campbell, per voi!», gli ruggì contro. «E poi non osate, non osate giustificarvi! Non voglio udire una sola parola uscire dalle vostre labbra!». Poi, più calma: «Mi aspetto il vostro totale riserbo, in merito a quanto è accaduto qui. Fatemi la cortesia di attendere qualche minuto prima di uscire da questa stanza».

«Valéry…».

Lei gli voltò le spalle e uscì a passi rapidi, sbattendo la porta. Udì dei colpi sordi provenire dall’interno della camera: non se curò e scese le scale.

 

«Ti devo parlare in privato, Cassandra». Valéry, scendendo dalla carrozza, aveva fermato la sua allieva prima di rientrare in casa. «Sali nella mia stanza, prima di coricarti».

«Entra e chiudi la porta», le disse categorica, poco dopo. «Quello che è accaduto questa sera è inqualificabile, ma non capiterà più perché d’ora in poi non uscirai dalla scuola finché sarai sotto la nostra tutela. La cosa resterà fra te e me, però sarai tu a dire a Miss Langton di non voler più partecipare ad alcuna serata, ci siamo capite?»

«Voi non potete…».

«Io posso! Preferisci che sia io a chiedere a Miss Langton di non mandarti più? Pretenderebbe spiegazioni, non credi?»

«Va bene, Miss Campbell», si arrese la ragazza.

Valéry stava per congedarla, ma era troppo arrabbiata e voleva farla ragionare.

«Non capisci che questa tua condotta può portarti alla rovina? Se rimanessi incinta? E non mi riferisco solo a ciò che è accaduto questa sera», puntualizzò Valéry.

«Sto sempre molto attenta», rispose pronta Cassandra.

Valéry stava fremendo. “Che cosa significa? Che cosa vuol dire che stanno tutti molto attenti?”, si domandò allibita e sbottò: «Gli orfanatrofi sono pieni di figli di donne attente! Tu saresti rovinata! Hai pensato che se scoppiasse uno scandalo o anche solo se girassero voci sulla tua condotta, potresti finire in mezzo a una strada, in balia di chissà chi? Io non voglio questo per te», disse scrollando il capo. «Capisco che tu sia angustiata a causa del matrimonio che hai contratto», fece Valéry comprensiva. «Non oso neppure pensare a come mi sentirei se mi trovassi nella tua situazione, sposata a un uomo così vecchio».

«Io non sono come voi, Valéry», la interruppe seria l’altra giovane. «L’età di mio marito è proprio ciò che mi ha invogliato a scegliere lui: ha più di sessant’anni, quanto potrà vivere ancora? Poi io sarò libera e ricchissima. Sarò ancora giovane e bella e potrò avere chi mi piace», continuò arrogante.

Valéry era allibita: come ragionare con una persona tanto diversa da lei? «Sì, posso comprendere, ma se tuo marito venisse a conoscenza di certi tuoi comportamenti, che cosa accadrebbe? È una persona molto in vista», obiettò.

«Non se ne accorgerà e poi saprei convincerlo», fece Cassandra, allusiva. «Io, Valéry», continuò sfrontata, usando un tono informale che la stupì, «non sono come te e non ho mai voluto esserlo. Fai da serva a tutte noi, quando ci sono molti uomini che pagherebbero una fortuna per averti».

«Non ti permettere…», Valéry la guardava sconvolta.

«Non ti sei accorta che lui ti desidera? Questa sera voleva te, ma a me piaceva e me lo sono preso. Era ubriaco e chiamava il tuo nome, mentre mi stringeva».

«Esci subito da qui!».

«Come volete, Miss Campbell», disse Cassandra, con un falso sorriso. «Quanto sei sciocca», mormorò uscendo.

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