Londra, 1826.
«Lady Baxton, un signore che chiede di parlarvi», annunciò, incerto, il maggiordomo.
«Fatelo accomodare, Tisdale», rispose Valéry.
«Madame, ha chiesto di vostro marito… Non ha detto il proprio nome… Scusate se mi permetto, Milady, ma sembra piuttosto… Io non so se…», farfugliò il composto domestico.
«Non preoccupatevi, sono nel salotto della mia casa, che cosa può accadere? Fatelo passare», sorrise lei, accomodante.
«Bene, mia signora».
Valéry comprese immediatamente le perplessità di Tisdale: l’uomo che era appena entrato e la stava salutando educatamente aveva il volto stravolto da una rabbia a stento trattenuta.
«Accomodatevi, signor…?», fece Valéry gentile.
«Non ha importanza, Milady», rispose lui, accogliendo l’invito della padrona di casa. Era un signore distinto, sulla cinquantina.
Non era la prima volta che qualcuno le puntava contro una pistola, pensò Valéry quando vide l’arma, ma questa volta, fra lei e il proiettile, c’era la creatura che portava in grembo. Si lasciò andare sul divano di velluto verde dietro di lei, letteralmente spinta a sedere dal terrore che le serpeggiava dentro, attanagliandole il ventre. Il brivido di paura contagiò il piccolo che si mosse e scalciò, non visto, contro la sua pancia.
«Che… che cosa volete da noi?», balbettò Valéry in un sussurro, la bocca improvvisamente asciutta per il panico.
«Vostro marito», abbaiò l’uomo, tirando indietro il cane della pistola, con un unico movimento del pollice. «Voglio vostro marito. Lo aspetteremo insieme. David Baxton è vostro marito, non è vero?».
Valéry annuì.
«Non capisco…», fece lo sconosciuto, scuotendo il capo. «Non capisco proprio come un uomo che aspetta un figlio da una signora tanto bella e raffinata come voi, possa anche solo desiderare di accostarsi a un’altra donna. Voi dovete essere informata di che razza di animale sia vostro marito», continuò quello alterato, giacché Valéry restava muta a fissarlo con gli occhi sbarrati, senza chiedergli spiegazioni. «O forse già sapete quali bassezze sia capace di toccare il padre dei vostri figli?». L’uomo la scrutò, stringendo gli occhi a fessura.
«Voi siete in errore, signore», obbiettò Valéry.
«No, nessun errore. David Baxton ha prima circuito mia figlia Cat…», s’interruppe prima di pronunciare il nome della giovane e proseguì, «…e quando lei si è rifiutata di accettare le sue attenzioni, l’ha presa con la forza. Una bambina di soli sedici anni!». Mantenne la voce bassa nell’urlare tutto il suo disprezzo per non attirare l’attenzione dei domestici.
«No, non David». Valéry scosse il capo convinta. «Vi ripeto, state sbagliando».
«Avete una figlia, Milady?»
«Ne abbiamo tre. Ribadisco, voi v’ingannate: non può essere stato mio marito», disse convinta, con il suo sguardo determinato.
L’uomo fece un gesto come se le parole di Valéry fossero irrilevanti e si accomodò meglio sulla poltroncina, poggiandosi allo schienale. «Mettiamoci comodi», propose, senza distogliere lo sguardo dagli occhi dilatati di Valéry. «Quando dovrebbe rincasare, vostro marito?», domandò, a un certo punto.
«Mio marito torna spesso a tarda sera, spesso non rientra affatto», mentì lei.
«Eh sì, posso comprendere che cerchiate di proteggerlo ma io ho tutto il tempo. Mi sono informato, so che si trova in città».
«Quali sono le vostre intenzioni?», chiese Valéry, con un fil di voce.
«Non sono abbastanza chiare?», rispose l’uomo, agitando la pistola che aveva in mano. Valéry tremò e chiuse gli occhi. «Laverò con il sangue il fango che Lord Baxton ha gettato sulla mia famiglia», concluse con un sorriso algido.
«Voi non potete… Non sapete…», Valéry s’interruppe. Aveva udito dei rumori familiari provenire dall’ingresso. “È tornato! Oh no, è già qui”, si disse preoccupata, mentre la porta si apriva.
David impiegò meno di un secondo a inquadrare la situazione. Il sorriso gli morì sulle labbra, il sangue gli si gelò nelle vene. «Valéry», mormorò, guardando la moglie negli occhi.
«Lord Baxton, suppongo», disse l’uomo.
«Sì, sono io. E voi? Con chi sto parlando, signore?», domandò con il suo sguardo di ghiaccio. «Gradirei che abbassaste quell’arma. M’inquieta non poco vedere qualcuno puntare un’arma contro mia moglie, in casa mia», ruggì, con la voce bassa e cavernosa.
«Credo sappiate chi io sia, Milord», rispose quello, con un sorrisetto.
«Siete in errore. Vi posso assicurare che non ne ho la più pallida idea. Sarebbe meglio per voi togliere di mezzo la pistola e darmi una spiegazione plausibile, prima che vi mostri il lato peggiore di me», sibilò Lord Baxton. “In effetti, a ben pensarci”, si disse, “ho ucciso per molto, molto meno”, e strinse gli occhi, pronto ad attaccare.
«Sono certo di aver già veduto il vostro lato peggiore, signore».
«Non so di cosa stiate parlando».
«Ho già spiegato a Milady, mentre attendevamo il vostro ritorno, la natura dei vostri rapporti con mia figlia. Non dovete sentirvi in imbarazzo». Fece una risata forzata.
David ebbe la conferma di ciò che aveva solo sospettato. Non era la prima volta che era costretto ad affrontare episodi analoghi. Restò un attimo in silenzio. Si strofinò le labbra con due dita, mentre riordinava i pensieri per misurare le parole. «Vostra figlia afferma di conoscermi», concesse. «Se ho ben compreso, è con me che voi volete sistemare i vostri conti. Permettete a mia moglie di andare. Non è con lei che dovete prendervela». David desiderava mettere Valéry al sicuro più di ogni altra cosa, allontanarla dalla traiettoria dell’arma che il visitatore continuava a puntarle addosso.
«Sembrate essere molto affezionato a Lady Baxton: non è bello quando qualcuno fa del male alle persone che amiamo, vero?», grugnì quello, con il volto deformato dall’ira. «No. Lady Baxton resterà, è un piacere per gli occhi averla qui».
«Se la lascerete uscire, potremo conversare».
«Non dobbiamo conversare! Dovete solo pagare, per tutte le vostre infamie! È ben conosciuta la vostra nomea e sarò io a farvi scontare le vostre colpe, tutte quante! Ma non qui, non davanti a testimoni, non davanti a vostra moglie: mi abbasserei al vostro livello! Voglio però vedervi chiedere perdono e voglio che confessiate davanti a lei i vostri osceni crimini. Vi dispiace che Lady Baxton conosca la vostra depravazione?», domandò con un ghigno.
«Mia moglie conosce tutto di me», rispose serafico. David aveva ben compreso la situazione: avrebbe dovuto mostrarsi calmo, poiché quello che aveva di fronte era un gentiluomo, probabilmente qualche signorotto delle campagne del nord. Non avrebbe fatto volontariamente del male a Valéry, se lui non fosse stato tanto avventato da fare qualche mossa sconsiderata. Sì, doveva farlo parlare, uscire al più presto di casa e sperare di convincerlo, in qualche modo. «Vostra figlia ha fatto il mio nome, se ho ben capito. Io sostengo di non conoscerla. Dovete darmi la possibilità di difendermi».
«Osate negare?», gridò lo sconosciuto. «Ho detto che pretendo che imploriate perdono e che strisciate come il verme quale siete, qui, davanti a vostra moglie». Agitò minacciosamente la pistola.
«Ti prego, David, diglielo. Diglielo che non sei tu, fallo per me», implorò Valéry deglutendo, con le lacrime trattenute. «Signore», disse poi lei, rivolta all’uomo, «se è vero ciò che sostenete e se siete un gentiluomo come credo, non potete negarci la possibilità di un confronto. Verrò con voi. E se vostra figlia riconoscerà mio marito, accetteremo di pagare, come voi riterrete…». Le parole le morirono in gola e abbassò le palpebre.
L’uomo fissò i grandi occhi di Valéry per un lungo istante. Aprì la bocca e la richiuse. Incrociò lo sguardo impassibile di David e disse: «E sia. C’è una carrozza chiusa, dietro l’angolo qua di fronte. Mandate un vostro domestico, fate venire qua i passeggeri e chiudiamo questa storia», concesse severo.
David aprì la porta, chiamò un valletto e diede ordine.
L’uomo fece alzare Valéry, sostenendola per il gomito poiché la gravidanza limitava ormai da un po’ la fluidità dei movimenti. La fece procedere davanti a sé, puntandole la pistola alla schiena e con un cenno comunicò a Lord Baxton di uscire per primo dal salotto. David chiuse gli occhi, inspirò forte per domare l’ira, strinse a pugno le mani abbandonate lungo i fianchi fino a farsi sbiancare le nocche. Superò la soglia a fatica e si ritrovò nell’ampio ingresso proprio mentre Tisdale stava facendo accomodare una fanciulla scortata da un giovane, la cui somiglianza con lo sconosciuto visitatore era evidente.
La giovinetta si guardava intorno smarrita. Guardò il proprio padre e abbassò lo sguardo. Tirò su gli occhi e guardò, una dopo l’altra, le persone presenti nell’ingresso, mentre quello che doveva essere il fratello maggiore continuava a stringerle il braccio attorno alle spalle. Posò gli occhi su Valéry, su David, sul maggiordomo e sui valletti con un’occhiata circolare. Li scrutò tutti, tornò di nuovo indietro con lo sguardo ed emise un sospiro di sollievo.
«Non siete riuscito a trovarlo, padre?», sussurrò tremante.
«Che cosa vuoi dire?», le domandò, aggressivo, il padre. «Non vedi Lord Baxton qui, in questa stanza?»
«No, signore. Lui non è qui».
Valéry, che aveva trattenuto il fiato per un tempo che non avrebbe ritenuto possibile, emise un rumoroso sospiro di sollievo.
«Hai detto che Lord David Baxton ti ha avvicinata… Così hai detto!», urlò l’uomo in direzione della figlia. «Vogliate anche solo pensare di perdonarmi, Milady», disse contrito, rivolgendo un profondo inchino a Valéry, che rispose condiscendente con un cenno del capo.
«Va’ su!», ordinò David perentorio alla moglie. Valéry rimase immobile, preoccupata della reazione del marito. «Ho detto di andare!», Valéry obbedì a malincuore e si avviò allo scalone.
«Questo signore è David Baxton», sbraitò, infuriato, l’uomo in direzione della figlia che scosse il capo.
«Padre, perdonatemi, così ha detto di chiamarsi. “Lord David Baxton”, è il nome con cui mi è stato presentato», singhiozzò la giovane.
«Sono più che mortificato», fece l’uomo mesto. «Non so che dire…».
«È meglio che non diciate niente. Posso comprendere i tormenti di un padre», disse David cupo con il suo sguardo più torvo. «Sarà meglio chiudere qui questa faccenda», propose ieratico, ma in cuor suo non vedeva l’ora di porre fine a quell’incontro.
Valéry, rimasta sul primo gradino dello scalone con la mano appoggiata al corrimano, guardava stralunata la scena. No, non poteva finire così, non un’altra volta. Non poteva accettarlo ancora.
«Ha dato il tuo nome», disse a voce alta, scandendo bene ogni parola, mentre le lacrime le bruciavano le palpebre.
David e le altre persone presenti nell’ingresso si voltarono a guardarla.
«Lui ha sempre usato il tuo nome, vero, David?».
Il marito la guardò serio. Annuì e fece cenno ai domestici di sparire.
«E come l’hai risolta, le altre volte? Hai pagato per mettere tutto a tacere?», strillò. David annuì ancora. «Ma non tutti avranno accettato… Hai dovuto affrontare qualcos’altro, David?». Attese un attimo prima di dar voce alle sue più cupe intuizioni. «Duelli?». David taceva, le mani lungo i fianchi. «Quante volte?», domandò incalzante. Era furiosa.
«Due», ammise David.
«Come?», chiese severa.
«All’arma bianca».
«E hai…». Valéry non mollò, voleva sapere.
«Per l’amor di Dio, no! Come avrei potuto andare fino in fondo?».
«Ora non mi ripetere la tua solita frase, che tanto non sarebbe servito a niente!», ruggì. «L’ha violentata, David! Questa volta l’ha violentata!». Valéry riusciva a parlare a stento per via del nodo che le stringeva la gola come un cappio. «Se fosse stata tua figlia? Se fosse stata Victoria?».
David non riusciva a staccare lo sguardo dagli occhi umidi della moglie: proprio non era in grado di sopportare di vederla piangere.
«Hai tre, anzi, quattro figli. Siamo noi la tua famiglia, adesso. È a noi che devi pensare». Finì la frase, afferrò il lembo del vestito e salì tanto in fretta le scale quanto il suo stato le permise.
David restò a fissarla mentre scompariva al piano di sopra, poi si voltò.
Fece un sospiro prima di parlare. «L’uomo che cercate è mio fratello: Edmund Baxton».
Un nome e il destino dell’ottavo duca di Ragland fu segnato.
* * *
Erano tutti radunati davanti alla porta chiusa, in attesa.
«Non t’illudere, caro, anche questa volta sarà femmina», disse l’anziana signora, rivolta al figlio. Nonostante il lutto recente, la duchessa madre non aveva perso il suo solito piglio ironico. «Un destino beffardo ti condanna a vigilare sulla virtù di tante fanciulle. Non è che il contrappasso per aver approfittato della generosità che l’altro sesso ti ha sempre dimostrato», continuò, sorridente, la nobildonna.
«Non chiedo di meglio. Ormai sono abituato a essere circondato da donne bellissime che mi trattano come un re». Aveva preso la mano della madre e se l’era portata alle labbra. «Faticherei a dividere tutte le vostre attenzioni con un altro uomo».
David, che teneva in braccio la piccola Charity, si era avvicinato allo stipite e aveva appoggiato l’orecchio per cogliere qualsiasi suono provenisse dall’interno della stanza.
«È un’eternità che sono chiusi lì dentro», osservò preoccupato. «Questa è la quarta volta ma non mi sono ancora abituato… Oh, Cielo!». Un urlo sommesso e prolungato lo aveva interrotto. «Ci siamo…». David porse la figlia alla balia, mentre la nonna fece scendere dalle sue ginocchia Faith, la secondogenita.
«Nanny, portate vie le piccole, non è posto per loro», ordinò David perentorio.
«Io voglio restare», disse decisa Victoria, la bimba più grande, rimasta seduta accanto alla nonna sul divano di cortesia che arredava l’ampio corridoio.
Alla fine la chiave girò nella toppa e la porta si aprì.
«È una femmina», disse la levatrice, facendo accomodare David. «È andato tutto benissimo, la duchessa sta ottimamente», lo tranquillizzò.
David si precipitò al capezzale della moglie per baciarla e conoscere la nuova arrivata, tallonato dalla madre e da Victoria.
«Ma…?». Lady Victoria restò interdetta guardando il musetto che spuntava dalle fasce, aveva già tenuto tra le braccia quella creatura, tanto tempo prima…
Lo sguardo eloquente della nuora la fece tacere.
«Ora sarà meglio andare, Victoria, lasciamo soli mamma e papà», disse la nonna soddisfatta, scortando fuori la nipotina.
«So che ho promesso di non mentirti mai», disse Valéry al marito, accarezzando con l’indice la minuscola guancina, non appena furono soli, «ma… non è tua figlia».
David, confuso, scrutò la moglie con aria interrogativa: no, non era possibile, non Valéry. E poi le era sempre stato vicino, nove, otto e anche sette mesi prima…
«La chiameranno Hope[1]?», chiese Victoria, curiosa, alla nonna, appena uscite dalla stanza.
«No, cara. Credo proprio che lo chiameranno George»[2].
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