MALEDETTA CENERENTOLA
Capitolo 19 di 28

Scritto il 03/08/2026
da TIZIANA IROSA


        Stavo guidando la mia Smart quando arrivò la telefonata di Janet.

«Adesso mi racconti tutto per filo e per segno.» La solita curiosa.

«Non c'è niente da raccontare.»

Cercai di riassumere al meglio la visita di Chris della sera prima, in sottofondo mia sorella annuiva.

«Credo che sia anche peggio di quanto pensassi.»

Mi allarmai. «Che vuoi dire?»

«Briciola è palese: lui è cotto di te.»

«Janet, credo che gli ormoni ti facciano brutti scherzi e vedi tutto rosa.» Doveva per forza essere così, la gravidanza stava facendo uno strano effetto a mia sorella.

«Quale uomo si fionderebbe a casa tua per risollevarsi il morale senza fare sesso?»

«Alberto lo farebbe.»

«Forse sì, ma solo perché vi conoscete da vent'anni.»

«Diciotto prego.»

«Diciotto, venti, non è questo il punto e tu lo sai.»

Era vero, lo sapevo e come. Volevo solo non illudermi. Sapevo come sarebbe finita. Lacrime e cuori spezzati, anzi cuore: il mio.

«Janet, devo lasciarti, sono arrivata in ufficio.»

«Promettimi che ci penserai.» Mia sorella era un caterpillar.

«Te lo prometto.»

La sua metamorfosi in ufficio mi destabilizzava sempre. Il tono duro davanti agli altri era una costante, fuori era diverso. Quale delle due persone era in realtà?

«Victoria!»

Mi alzai di scatto; oramai ero una campionessa, avrei potuto presentarmi alle olimpiadi per la corsa dei cento metri: alla partenza avrei sbaragliato tutti.

Usai un tono provocatorio. «Buongiorno capo.»

Alzò i suoi occhi su di me. La bocca era una linea dritta, ma il suo sguardo aveva una strana luce quella mattina.

«Chiudi la porta.»

Oh oh... guai in vista.

«Cosa ho fatto? Ho dimenticato di fare qualcosa?»

La sua espressione si addolcì di colpo.

«Perché pensi sempre che tu abbia fatto qualcosa?»

«Sarà dovuto a qualche trauma infantile», sparai.

Mi sorrise leggermente, mostrandomi le fossette ai lati del viso. In pratica irresistibile.

«Prenotami un tavolo al solito ristorante, porterò a pranzo i ragazzi della progettazione dopo la riunione.»

«Sarà fatto.» Andai verso la porta. La sua voce mi richiamò, mi bloccai e mi girai verso di lui.

«Grazie per ieri, ho dormito come un ghiro pensando al tuo pigiama.» Il sorriso beffardo gli uscì naturale.

Che bastardo!

Io non potevo dire lo stesso, la sua felpa aderente aveva popolato i miei sogni. Con il completo era sexy da morire, ma con i jeans e una semplice maglia era da infarto. Era così che lo preferivo, con l'aria sbarazzina, i capelli scompigliati e il sorriso sul volto.

Sorrisi ricambiando il ringraziamento. Si aspettava che gli dicessi qualcosa, ma non mi venne in mente niente.

* * *

Avevo appena finito di parlare con mia madre della novità del secolo. Lei e mio padre sembravano due fontane traboccanti. Chi lo avrebbe detto che la notizia di un nipotino in arrivo li avrebbe rincretiniti a quel modo? Il mio telefono squillò di nuovo. Per un attimo pensai a Christopher. La faccia di Alberto comparve sul display.

«A cosa devo l'onore?» Negli ultimi periodi Alberto era sparito a causa della nuova conquista.

«Devo raccontarti una cosa e non volevo che ci fosse Vivi a sentire.»

Mi drizzai sul divano. La cosa si faceva interessante. Io e lui eravamo amici da tantissimo tempo, mentre Vivi era arrivata dopo, tra me e Alberto c'era sempre stato un feeling diverso. Certe cose dell'altro le capivamo al volo.

«Come sai oggi siamo stati a pranzo con Winny e sai com'è, tra colleghi si parla di calcio, lavoro, ragazze, ma soprattutto colleghe.»

«Devo sorbirmi il riassunto dei vostri discorsi maschilisti?» Sbuffai scocciata. Non poteva aspettare l'indomani per raccontarmi i loro commenti misogini?

«Stai zitta e ascolta!» Il suo tono mi fece desistere dall'aggiungere altro. «Parlavamo delle tette di Laura, il culo di Lippa e di quello che avremmo fatto se le avessimo avute per le mani e così lo abbiamo fatto per tutte quelle passabili.»

Ok, a tutto c'era un limite. «Arriviamo al punto!»

«Ridevamo tutti e dico tutti, i soliti facevano le battute più sconce su posizioni e giochi erotici, per così dire, ma nel momento in cui è venuto fuori il tuo nome, alcuni hanno fatto chiare allusioni sulle tue labbra e sul tuo sedere.»

«Sono onorata di far parte delle vostre fantasie ma, preferivo rimanerne all'oscuro.»

«Il punto non è questo, ma quello che è successo dopo. Winny è andato su tutte le furie. Stringeva così forte il bicchiere che per un attimo abbiamo pensato che lo mandasse in frantumi. La sua faccia era livida.»

Reazione interessante. «Credo sia normale, lui è il grande capo e deve dare l'esempio.»

«Ma tu ci sei o ci fai?» Odiavo quella domanda. «Sveglia Victoria! Due secondi prima rideva insieme a noi e dopo sembrava che gli avessero insultato la moglie. Non so se mi sono spiegato.»

Certo che si era spiegato. Potevo essere ingenua, ma non scema. Era ufficiale, tutti stavano tramando alle mie spalle per spingermi a fare qualcosa di irresponsabile.

«Alby perché non vuoi che lo sappia Vivi?» Stette un attimo in silenzio sospirando.

«Vivi è sempre stata quella con i ragazzi più belli, il lavoro migliore, i complimenti di tutti, insomma la più fortunata tra noi e credo che lo sfatare le sue certezze da parte tua, non l'abbia presa proprio bene. Negli ultimi tempi ti guarda in modo strano e fa certi commenti non da lei.»

Non credevo alle mie orecchie, ma io, in tutto questo, dove vivevo?

Pensandoci bene forse non aveva tutti i torti, avevo notato che era un periodo che mi evitava, ma credevo che fosse dovuto al troppo lavoro. Come sempre non avevo capito una mazza.

* * *

L'indomani mattina ero a colazione con la mia amica. Ripensavo alle parole di Alberto e al cambiamento di umore di Vivi. Decisi di affrontare l'argomento.

«Ultimamente sei strana.» Iniziai il discorso prendendola alla larga.

«Dici? Forse sarò un po' stressata.» Si agitava sulla sedia; ci avevo visto giusto.

«Non so, secondo me c'è qualcos'altro. Ti ho forse fatto qualcosa?»

«Ma come ti viene in mente una cosa del genere?» Mi guardò sorpresa.

«Sei scostante nei miei confronti, e non sono l'unica a essersene accorta.»

Il suo sguardo diffidente mi trapanò. «Cos'è? Una congiura contro di me?»

«Vivi, io ti voglio bene e preferisco che tu mi dica in faccia quello che pensi.»

«Ok, ok, sono gelosa.»

La guardai interdetta storcendo la bocca. «Scusa e di cosa saresti gelosa?»

«Della piega che sta prendendo la tua vita. Sembra che la fortuna, da quando è comparso Winny, ti stia baciando di continuo.»

Nelle sue parole c'era un velato sottinteso che non mi piacque. Riflettei un attimo prima di rispondere. «Credi che non meriti quello che mi sta capitando?»

«Non ho detto questo, ma solo che è tutto così repentino da non poter fare a meno di chiedermi se ci siano state delle ingerenze.»

Cercai di nascondere l'ira imponendomi la calma, ma Vivi mi conosceva abbastanza da capire il mio disappunto.

«Vicky, tu hai lavorato duro per arrivare a questi risultati e davvero tu sei brillante e poi c'è lui che non fa che parlare del tuo ottimo lavoro alle riunioni.»

Era conclamato: era gelosa, c'era solo di capire bene di cosa.

«Cos'è che ti dà più fastidio la mia promozione o lui?»

Mi guardò impacciata, arrossendo. Cielo! Era lui. «Sei gelosa di Carter!» affermai.

«Ok, lui mi piace, a chi non piace. È così attraente con quell'aria da duro e gli occhi penetranti.»

«Ma se ti piace perché non gli proponi di uscire?»

La sua risata isterica invase l'ambiente. «Vicky non hai capito niente. Sì sono gelosa, ma solo perché tu sei così stupida da farti sfuggire un uomo stupendo che ti sbava dietro senza che faccia niente per cambiare la situazione. Non riflettere troppo e buttati, lui aspetta solo te.»

Di nuovo con quei discorsi, ma che diavolo avevano tutti in testa?

Sospirai. Perché la vita doveva sempre essere così complicata?

Si avvicinò a me abbracciandomi.

«Ti voglio bene e sono felice che ne abbiamo parlato insieme, adesso mi sento meglio.»

Lei si sentiva meglio, io un po' meno.

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