MALEDETTA CENERENTOLA
Capitolo 23 di 28

Scritto il 17/08/2026
da TIZIANA IROSA


Non riuscivo a crederci! A darci il benvenuto a bordo c'era la bambola scandinava della volta precedente.

Parlai a voce alta per farmi sentire da Christopher dietro di me. «Toh! Guarda chi c'è.»

«Oh my God!» esclamò.

La ragazza mi guardò di sfuggita e arrossì, ma bloccò lo sguardo sul mio uomo.

Lascia che mi sistemi e ci penso io a te.

Per la prima volta nella mia vita cedetti il posto lato finestrino.

«Vicky, sei sicura?»

«Zitto e siediti!» gli ordinai. Senza emettere un fiato si accomodò sulla poltrona con un sorriso eloquente in viso.

I miei occhi vagavano per l'abitacolo in cerca della sua chioma perfetta. La vidi in lontananza che si stava avvicinando, attesi che fosse solo a qualche passo da noi e mi fiondai su Christopher prendendolo per la giacca e tirandolo verso di me. Il bacio che ci scambiammo era degno di una scena di un film hard. Le nostre lingue si avvinsero parecchie volte. Con la coda dell'occhio la vidi oltrepassare i nostri posti. Mi staccai da lui mettendomi in ginocchio sulla poltrona spiando la reazione della tipa.

«Un comportamento molto maturo.»

Il sorriso divertito sul volto di Chris mi irritò all'istante.

«Non sono stata io a iniziare.» Sembravo una bambina che si discolpava per una marachella.

Continuava a prendermi in giro ridendo. «Ne sono sicuro...»

«Smettila!»

«Tu baciami ancora con quella passione, ma solo perché lo vuoi tu, non per dimostrare chissà che a qualcuno.»

«Scusami, ma non ho saputo resistere.»

Dodici ore di volo. Ore passate accanto a un uomo che faceva prendere fuoco al mio corpo come paglia d'estate. Ore passate a baciarci sempre più desiderosi l’uno dell'altra.

Eravamo come due adolescenti alle prime esperienze amorose, tanti baci e poco altro, ma di quelli che riuscivano a farti toccare il cielo con un dito.

La bambola era passata un paio di volte buttando lo sguardo curioso su di noi per cercare di capire cosa stessimo combinando, ma era difficile esserne sicura, non eravamo stupidi fino al punto di farci beccare.

«Tesoro sto per scoppiare, avrei bisogno di una doccia gelata, ma mi accontenterò di sciacquare il viso.»

«Vuoi aiuto?» La mia espressione innocente lo fece sorridere.

«Ti penserò intensamente.»

Si allontanò tenendo la felpa davanti a sé, sorrisi sotto lo sguardo della hostess che non la smetteva di fissarmi.

Strana la vita, per una volta la ragazza normale aveva vinto sulla bambola alta e magra.

* * *

Il suo appartamento era proprio come me l'ero immaginato: abbagliante ed essenziale come lui. Entrammo in un ampio ambiente dove la luce s'irradiava da una grande vetrata. Feci qualche passo all'interno e arrivai a un divano angolare; poggiai le mani sulla spalliera, le dita scorrevano lungo la pelle morbida. Mi voltai verso una libreria che si arrampicava fino al soffitto, mi avvicinai curiosa. Le mensole erano invase da libri e DVD, dai grandi classici della letteratura come Shakespheare e Agatha Christie fino a Dan Brown e Wilbur Smith, ai film di Hitchcock, Eastwood e Tarantino. Di fronte al divano, un grande schermo con accanto una consolle.

Mi guardavo intorno camminando in punta di piedi per non rompere l'armonia che aleggiava in quella casa. Il suo odore era prepotente. Chiusi gli occhi lui era ovunque intorno a me.

Mi prese per mano e mi trascinò dalla parte opposta della stanza. Dietro una grande porta a scomparsa si celava un'ampia cucina in acciaio. Riuscivo a immaginarlo dietro ai fornelli che mi preparava la colazione al mattino.

In un attimo, l'idea che quella sarebbe stata la mia casa divampò in testa. Il cuore stava esplodendo dentro il petto. Sarei andata a convivere con Christopher Carter. Se ripercorrevo all'indietro i mesi passati, non riuscivo a credere che stesse succedendo davvero. Meno di due settimane e mi sarei trasferita in una città incredibile, con un uomo fantastico che amavo più di qualsiasi altra cosa al mondo. Mi abbracciai a lui, mi strinse tra le sue braccia.

«Ti amo, Vicky.»

Incatenammo i nostri occhi, mi guidò verso quella che sarebbe stata la nostra camera.

Un grande letto attirò la mia attenzione, tirai Chris per il colletto e ci saltammo sopra. Mi stavo togliendo la camicia quando l'occhio mi cadde sul comodino a fianco. Incorniciata c'era una mia foto. Mi sedetti sul letto e l'afferrai di scatto. La bocca si spalancò. Ero di profilo che guardavo Paco negli occhi, sullo sfondo il lago di Como. Lo guardai sbigottita. Lui mi sorrideva. Non mi ero nemmeno accorta che mi avesse scattato delle foto quel giorno.

Ci alzammo dal letto dopo un paio d'ore, affamati di cibo, ma sazi di noi. Lui era euforico, non lo avevo mai visto così. Parlava in continuazione di quello che voleva mostrarmi della città e delle persone che voleva farmi conoscere. Innanzitutto il suo migliore amico Jonathan e la moglie Diana.

Il suo entusiasmo era travolgente, sembrava un'altra persona, molto diverso da quello schivo e burbero che avevo conosciuto a Milano. Era il suo ambiente, e poteva essere sé stesso insieme a me.

* * *

In fondo al pub una coppia si alzò in piedi sbracciandosi. Chris ricambiò alzando il braccio, e ci avviammo verso il tavolo.

Diana mi abbracciò come se ci conoscessimo da sempre. «Victoria! Sono mesi che sentiamo parlare di te.»

Mi girai verso Christopher sorpresa, lui alzò le spalle, salutò l'amico con una stretta di mano decisa e un abbraccio.

Jonathan mi baciò la guancia. «Devo dire che le foto non ti rendono giustizia. Dal vivo sei molto più bella.»

Arrossii.

«Basta! State imbarazzando la mia ragazza.» Chris mi abbracciò facendomi sparire tra le sue braccia, approfittò della situazione per tempestare le mie guance di baci.

«Scusaci Vicky, ma è come se ti conoscessimo da sempre. Non puoi capire da quanto tempo Chris ci sta torturando raccontandoci di te e delle cose che combini. Sei una specie di forza della natura.»

«Non so cosa vi racconti Christopher, ma vi posso assicurare che esagera.»

«L'avere quasi distrutto un archivio non mi sembra un'esagerazione.»

Fissai Jonathan sbigottita.

Il mio tono fu di rimprovero. «Chris!»

«Ho perso dieci anni di vita quando ho visto lo scaffale piegarsi e tu che non volevi mollare la presa. Mi hai fatto infuriare come un toro, non ti fidavi di me.»

«Mi stavi palpando il sedere. Ero imbarazzatissima.»

I suoi amici scoppiarono a ridere, noi li seguimmo a ruota.

La serata fu un susseguirsi di battute e aneddoti di quando erano ragazzi. Scoprii che Jo e Chris si conoscevano da bambini e insieme si erano trasferiti a Londra dopo la laurea. Gli uomini si allontanarono verso il bancone per prendere da bere e noi donne rimanemmo sole.

«Non puoi capire come sono felice di vedere Chris così raggiante, io e Jo ci siamo accorti subito che lui era cambiato già dalla prima volta che era ritornato da Milano. Quasi ogni sera chiamava per raccontarci tutto quello che faceva per stare insieme a te. Neanche con quella stronza di Karen è mai stato così felice.»

Karen? E chi era questa tipa? Forse la ex di cui mi aveva parlato Allegra, la guardai incuriosita.

«Non sai niente di Karen?» Scossi la testa. «È stata con Chris fino a prima che diventasse un uomo importante. Lui lavorava in una società d'intermediazione finanziaria piuttosto famosa nella City.» Mi drizzai sulla sedia. «Un giorno è rientrato prima da un viaggio d'affari e l'ha trovata inginocchiata davanti al suo ex capo e non stava pregando. È sempre stata un'arrivista che mirava in alto: una vera stronza.»

La guardavo basita, il mio povero tesoro aveva avuto una bella batosta.

«Per fortuna lui è sempre stato un tipo in gamba, dopo essersi licenziato ha iniziato a lavorare alla Bantor, lei è rimasta di merda quando ha visto la stella di Chris prendere il volo verso le vette più alte. Ha cercato di tornare con lui, ma ha sbattuto contro un muro, lui non le vuole neanche parlare. E adesso ci sei tu.» Mi stringeva le mani così forte che la circolazione si stava bloccando. «Non sai che darei per vederla entrare da quella porta e vedervi insieme.»

«Vedo che dopo tutto questo tempo la simpatia per lei non si è affievolita.»

«Voglio bene a Chris, con Jo sono come fratelli. Inoltre lui ci ha aiutato in un periodo difficile. Quando tutti ci sbattevano la porta in faccia è sempre stato lì, pronto a porgerci una mano senza chiedere niente in cambio.»

Da quello che Diana mi diceva di lui, ero sempre più convinta che Christopher fosse una persona speciale, una come poche al mondo. Celava il suo lato migliore per non farsi ferire dagli altri, come biasimarlo, anche la sua vita non era stata facile. Per quanto lui dicesse che il padre non gli era mai mancato, nel profondo era stato segnato.

«Ti sta riempiendo la testa di chiacchiere?» Christopher e Jo si erano appena seduti al tavolo poggiando dei boccali di birra.

«Le stavo parlando di Karen.»

L'espressione di Christopher cambiò diventando di ghiaccio. «Sono cose del passato.»

Jonathan la rimproverò guardandola con occhi duri. «Diana, fatti i fatti tuoi.»

Diana si difese. «Voi due smettetela di fare comunella, era giusto che sapesse.»

La tensione al nostro tavolo si tagliava con il coltello, mi avvicinai a Chris e con tono solenne annunciai ai nostri amici che saremmo andati a vivere insieme.

L'urlo di gioia di Diana ci assordò. Anche l'espressione di Chris diventò di giubilo.

La donna ammiccò nella mia direzione. «Adesso ci vuole un piccolo Carter.»

Christopher mi avvolse tra le braccia e poggiò una mano sul mio grembo. «Spero presto di riempire questo pancino.»

Panico! Respira!

«Per questo c'è tempo», dissi.

«Ma non troppo, io voglio tanti bambini con i tuoi splendidi occhi e non voglio che mi chiamino nonno.» Mi strizzò l'occhio dandomi una carezza.

Diana continuava con i suoi discorsi strampalati. «Prima la devi sposare...»

Sgranai gli occhi.

Chris doveva aver bevuto troppo, continuava a dare corda alla sua amica. «Tutto a suo tempo», rispose dandomi un bacio. «Ora basta! Altrimenti la faremo scappare.»

Scoppiammo a ridere.

* * *

I suoi baci mi destarono dai sogni. Aprii un occhio, Chris era seduto sul letto vestito di tutto punto, accanto a lui, un vassoio con la colazione.

«Buongiorno principessa.» I suoi occhi brillavano nella penombra, gli sorrisi avvolgendo le braccia al collo. Il suo profumo penetrò nelle narici. Mi strinsi a lui, mi sarebbe mancato tutto il giorno.

«Cerco di fare presto, a pranzo sono libero, ti farò venire a prendere dal mio autista.»

«Non preoccuparti, conosco bene Londra, verrò con la metropolitana.»

Le sue labbra erano sulle mie. «Lo so, ma ho deciso così.»

«Non siamo in ufficio che mi puoi tiranneggiare, posso anche mandarti a quel paese e fare di testa mia...»

Mi sorrise. «E quando non lo hai fatto?» Aprì la mia mano e dentro vi poggiò un mazzo di chiavi. «Mike ti aspetterà qui sotto dopo avermi accompagnato. Ti lascio la mia carta di credito, puoi cambiare quello che vuoi in casa.»

«Posso anche mettere delle tende rosa?» Gli feci l'occhiolino.

«Con me non attacca. Lo so che il rosa non ti piace.»

Dimenticavo che quell'uomo mi conosceva meglio delle sue tasche.

* * *

Eravamo sedute su delle poltrone in velluto rosso con i braccioli in legno intarsiati, attorno a un tavolino rotondo ricoperto da una candida tovaglia con dei ricami in rilievo. Allineate in maniera maniacale delle tazze in porcellane con dei fiori rosa. La sala era gremita da persone che si godevano un tè, pasteggiando con tartine e pasticcini. Con Allegra e la sua amica Miranda avevamo fatto del sano shopping; anzi, loro avevano fatto compere, io mi ero limitata a fare da consulente, e adesso ci stavamo rilassando. Quelle due erano più euforiche di me alla notizia che a breve sarei diventata cittadina londinese, di più all'idea che mi sarei trasferita da Chris.

Una donna mora seduta di fronte a me continuava a fissarmi con un'espressione altezzosa. Per un attimo pensai di alzarle contro il dito medio. In quel posto il comportamento della tipa stonava come un hamburger in mezzo a una torta.

Miranda guardò un punto alla sua sinistra e poi si girò verso di noi mormorando. «Ragazze non vi girate, dietro di noi c'è Karen che guarda Victoria.» Ecco chi era la bifolca.

Allegra, senza dare nell'occhio, si girò. «Hai ragione è proprio lei.»

Io e la tipa ci fissammo con aria di sfida. Lei continuava a guardarmi dalla testa ai piedi, io mi chiedevo come diavolo aveva fatto Christopher a stare con una dalla faccia di culo come lei. Bella era bella, ma il suo modo di atteggiarsi a primadonna era da schiaffi.

Le due davanti a me stavano architettando una piccola rivincita. «Andiamo a salutarla e presentiamole Victoria, sai come ci rimarrà di stucco.»

L'idea di poter vendicare l'onore del mio uomo mi solleticava parecchio. Allegra fece finta di voltarsi per caso verso Karen, la salutò sorpresa e la invitò al nostro tavolo.

«Karen, è un piacere vederti, conosci già Victoria, la fidanzata di Christopher?»

Fui felice di essere amica di Allegra, anche le donne più buone del mondo, quando vogliono, possono essere più velenose di un serpente corallo. L'espressione sul viso della ex già mi ricompensava, se avesse potuto mi avrebbe tirato il collo, le sorrisi affabile porgendole la mano. Lei la ignorò. Il suo sguardo disgustato mi percorreva dalla testa ai piedi. «Avete rifilato a Christopher una delle vostre amichette? Come se Londra avesse bisogno di un'altra italiana.»

L'acidità delle mie parole la colse di sorpresa. «Se le londinesi sono tutte come te, è normale che lui abbia cercato altrove, di sicuro non ha voluto correre il rischio di incontrare un'altra megera dalla faccia da culo.»

«Si è dovuto accontentare, non amerà mai un'altra quanto ha amato me.»

Scoppiai a ridere così forte che i presenti nella sala si girarono verso di noi.

«Questa è bella! Hai un grande senso dell'umorismo, anch'io non riuscirei a dimenticarti dopo averti vista inginocchiata a fare un servizio al mio capo.»

La sua faccia verde stava per scoppiare, se non fosse stato per la sua amica che la teneva per un braccio, credo che mi avrebbe schiaffeggiata.

Miranda si intromise. «Sai una cosa Karen? Christopher ha chiesto a Victoria di andare a vivere da lui solo dopo una settimana che stanno insieme, a te nemmeno dopo due anni, se non è questo amore...»

Anche la mia bocca si spalancò. Era il momento di tornare a casa prima che le cose ci travolgessero in un rovinoso finale. Con classe sarei uscita dal locale lasciandola senza parole. Il sorriso compiaciuto e la mia aria trionfante non mi fecero accorgere della sua gamba tesa davanti a me. Il mio volo d'angelo finì sopra il carrello dei dolci che mi si rovesciò addosso.

La sua risata diabolica echeggiava per il locale, due camerieri accorsero in mio aiuto. La mia faccia era completamente affondata in una meravigliosa torta con la panna e le fragoline di bosco. Il pan di Spagna non era stato inzuppato nel liquore, proprio come piaceva a me.

Riconobbi la voce di Miranda. «Sei una strega!»

Dietro di me erano iniziati i tafferugli tra le mie amiche e quelle due. A fatica mi alzai aiutata dai camerieri che si sforzavano di trattenersi dal ridermi in faccia. Sotto la pancia avevo spalmato quello che rimaneva di una profumatissima torta Sacher. Quelle macchie non se ne sarebbero mai andate dai miei vestiti, come la mortificazione che provai davanti a quelle persone.

La strega rideva di gusto. «Sei uno splendore! Vai e fatti ammirare dal tuo fidanzato. Stracciona mangia spaghetti!»

Mi passai un tovagliolo sul viso togliendo il grosso della torta. Mi girai verso quella vipera e le diedi uno schiaffone. «Questo è da parte mia e questo da parte del mio fidanzato.» L'altro schiaffo arrivò così ravvicinato al primo da lasciarla tramortita. L'idea era di darle un pugno su quel naso rifatto all'insù, ma non volevo correre il rischio di essere arrestata.

In un lampo le mie amiche mi avevano trascinata fuori dal locale e caricato nella macchina dove l'autista ci guardava sbigottito.

* * *

Gli occhi di Chris erano fissi sul viso, sui capelli impastati di panna e sui vestiti macchiati come l'arcobaleno.

Mi aspettava a casa quando rincasai. «Che diavolo ti è successo?»

«Preferirei non parlarne.» Mi spogliavo camminando verso il bagno.

Lui rideva sotto i baffi. «Hai fatto a pugni con un pasticciere?» Scoppiò a ridere. Io ero seria.

«Con una stronza di nome Karen. Ti dice qualcosa?»

Diventò di colpo serio. Aprii l'acqua calda nella doccia e la lasciai scorrere.

Mi prese per il mento costringendomi a guardarlo negli occhi. «Che c'entra Karen?»

«Come potevi essere innamorato di quella strega con la faccia da culo?»

I suoi occhi erano avidi di sapere cosa fosse successo tra noi, si spogliò e mi seguì dentro la doccia. Sotto il getto bollente gli raccontai dell'insistenza dei suoi sguardi, delle battute acide che uscirono dalle nostre bocche. Credevo che mi avrebbe fatto una sfuriata, invece, sorrideva compiaciuto.

«Quella vipera mi ha fatto lo sgambetto e sono finita diretta sul carrello dei dolci.»

Lui scoppiò a ridere mentre m'insaponava i capelli.

«Non ridere! Non mi sono mai sentita così imbarazzata in vita mia.» La sua risata mi contagiò.

«Mi dispiace tesoro. La chiamerò e le dirò di non avvicinarsi più a te.»

«Guai a te se la chiami! È proprio quello che vuole, così avrà una scusa per sentirti.»

Mi guardò annuendo. «Questa sfida l'avrà vinta lei, ma la guerra l'hai già vinta tu.»

Il bacio che mi diede era più dolce del sapore di panna che sentivo ancora in bocca.

«Sai di buono dolcezza.» Scoppiammo a ridere entrambi.

«La più grande consolazione è che per un paio di giorni non potrà uscire per la faccia gonfia.»

Mi guardò alzando un sopracciglio.

«Le ho dato due schiaffoni che non dimenticherà a vita.»

«Ho sempre saputo che eri pericolosa, la mia bella e passionale fidanzata italiana.»

Un bacio e fu tutto dimenticato, un abbraccio e fu come se nulla fosse accaduto. Il suo amore, era la più grande ricompensa al mondo.

FINE CAPITOLO
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