UN ANGELO PER ME - Capitolo 2 di 8

Mariangela Camocardi


Si era truccata e fatta bella per lui. Non era più sottile come un’acciuga e la taglia quaranta era ormai un ricordo, ma sapeva di essere molto attraente. I lunghi capelli ramati brillavano nel soffuso riflesso delle luci sistemate ad arte nello spiazzo esterno di quel sofisticato locale che era stato ricavato da un’antica osteria fuori città. Un tempo si chiamava Locanda dell’Orso  e in quello stesso cortile si posteggiavano diligenze e carrozze. Era una serata perfetta e se l’estate era agli sgoccioli, faceva ancora caldo quanto basta da godere della deliziosa brezza che le sfiorava la pelle. Si stava divinamente  all’aperto. I tavoli apparecchiati con cura erano occupati da una clientela  selezionata. Non tutti erano in coppia e l’abito nero che Lisa aveva scelto per l’occasione dava risalto alla carnagione lattea spruzzata di lentiggini dorate, lasciando scoperte le spalle tornite. Sentiva convergere sulla propria persona gli sguardi ammirati degli uomini che sedevano intorno a lei e al suo accompagnatore. Purtroppo per costoro, Lisa non aveva occhi che per il suo Damiano.  

  «Cosa festeggiamo?» indagò con un sorriso felice, concentrandosi su quel volto dalle linee marcate che avrebbe voluto accarezzare davanti a tutti.

  «Siamo talmente in simbiosi, tu e io, da non riuscire a nasconderti nulla, non è vero Lisa?» rispose lui con espressione compiaciuta.

  «Temo di sì, mio caro.»

   Un sorriso sornione aleggiò sulla bocca di lui. «Uhm… se ti dicessi che mi sono innamorato di una donna fantastica e che intendo sposarla?»

   Lisa esultò intimamente. Quel momento magico che scoccava dopo anni di paziente attesa, finalmente era alla sua portata concretizzando un sogno che aveva a lungo vagheggiato. «L’interessata ne è informata?»

  «A dire la verità ancora no.»

  «Davvero? E che diamine aspetti a dirglielo?» il cuore le batteva colpi convulsi mentre pronunciava quelle parole. L’emozione le chiudeva la gola e per un attimo Lisa ebbe paura di essere troppo sottosopra per proferire una qualsiasi frase coerente. Stupida, si rimproverò, che diamine ci vuole a dire:”Sì, accetto di sposarti.”

  «In effetti convengo con te che è assurdo tacere ancora le mie intenzioni alla diretta interessata» lui fece un cenno di approvazione. «Mi precipiterò da lei appena ti avrò riaccompagnata a casa.»

  Lei?! Lisa era impietrita. «Ma a chi ti riferisci, Damiano?»  

  «Accidenti, hai ragione, tu e Donata Bertani non vi conoscete ancora, e la colpa è mia. Il fatto è che lei fa la redattrice per una casa editrice di libri per ragazzi e frequenta ambienti diversi da quelli dell’alta moda.»

  «Damiano, io non immaginavo che tu…»

  «Avrei dovuto dirtelo, scusa,  ma rimedierò presto.»

  Lisa era ammutolita e a botta calda si rifiutò di accettare anche solo l’idea che fosse innamorato di un’altra. Poi il dolore le implose dentro, atroce al punto da pulsare come un’amputazione.  Si ferì con le unghie i palmi delle mani per riuscire a restare impassibile mentre contemplava le macerie delle illusioni crollate. Era Donata che lui voleva in moglie, non l’amica che lo aveva affiancato per anni senza pretendere nulla. Lisa afferrò il bicchiere e bevve il vino bianco ghiacciato che il sommelier aveva versato poco prima. Era stordita dallo shock e avvertiva la spiacevole sensazione che una parte di lei fosse morta definitivamente. Neppure quando si era resa conto di essere ormai out come modella e di aver imboccato il malinconico viale del tramonto era stata preda di un tale stato d’animo. Lo smacco di dover dire addio ai set di posa e tornare all’anonimato era un’inezia in confronto alla sofferenza inflitta da Damiano a qualcuno che si struggeva d’amore per lui. Le lacrime le punsero gli occhi ma l’orgoglio prevalse e riuscì addirittura a improvvisare un sorriso forzato.

  «Be’, nessun commento in proposito, Lisa?»

  «Sono tanto contenta per voi due, Damiano.»

  «Grazie, la tua approvazione conta molto. Sei come una sorella per me e Donata è la donna migliore in cui potevo imbattermi: semplice, pragmatica, una che detesta i fronzoli e la mondanità» lui estrasse dal portafogli una foto e la mostrò a Lisa con la fierezza di chi ostenta qualcosa di prezioso.

  «Tutto il contrario di me, insomma» mormorò, e osservando i lineamenti insignificanti della futura dolce metà si domandò come fosse possibile che lui potesse preferirle quella slavata smorfiosa dagli stopposi ricci castani.

  «Che c’entra? Tu sei tu» rimarcò magnanimo. «Ovviamente sarai la mia testimone di nozze e non ti ci provare neanche a rifiutare.»

  «Che premura c’è?» tergiversò di rimando, rimuginando tra sé se esisteva l’evenienza che lui ne avesse presto abbastanza di quell’anonima ragazzetta del tutto inadatta a un tipo brillante e presenzialista come Damiano.   

  «Ora che ho messo al bando gli induci non voglio procrastinare troppo. In dicembre taglio il nastro delle quarantotto primavere e mi intriga più di quanto supponessi la prospettiva di mettere su famiglia, marmocchi inclusi. Confesso di essere pronto al ruolo di principe consorte e la cosa anziché sgomentarmi e farmi scappare a gambe levate da Donata e dalla marcia nuziale, mi rende incredibilmente euforico.»

  «Allora hai la mia benedizione» il tono di lei era agrodolce.

  «Dovresti cercarti un marito anche tu, Lisa» suggerì Damiano. «O vuoi fare la single vita natural durante?»

  «Non ci ho mai pensato seriamente» mentì Lisa. «Ti ho detto che c’è uno che mi tampina incessantemente, e da parecchio tempo?»

  «No, non me ne hai neppure accennato. Chi è?»

  «Andrea Ruffini.»

  Damiano rimase con il braccio a mezz’aria, nell’atto di bere a sua volta il pinot grigio. «Alludi all’Andrea Ruffini che ha a che fare con la prestigiosa catena di Hotel Domus Princeps?»

  «Sì, proprio quell’Andrea Ruffini» gli confermò.

  Lui si lasciò sfuggire un basso sibilo di stupore. «E tu?»

  «Io che cosa?»

  «Sei solo una del suo affollato harem o provate entrambi qualcosa? Perché un riccone così deve unicamente far schioccare le dita per avere ogni donna che vuole. Unico erede, tra l’altro, di un patrimonio accumulato da nonno e dal padre. I genitori restarono coinvolti in un disastro aereo anni fa, il che significa che lui gestisce un’enorme ricchezza amministrandola come gli gira. Pare che la madre fosse incinta di un secondo figlio quando l’aereo si schiantò sui Pirenei. Dopo i funerali Andrea Ruffini spari per un paio di mesi e circolò la voce che si fosse rifugiato in una foresta americana, ospite di uno sciamano, allo scopo di smaltire il dispiacere.»

  «Non lo sapevo… che terribile disgrazia.»

  «Di recente ha creato la fondazione Rosa Ruffini, nome della madre di lui, per aiutare le donne vittime di violenza. Uno ricco come Creso non fa certo fatica a tirar fuori i soldi da devolvere in solidarietà.»

  Lisa si limitò a scrollare le spalle. «Almeno Andrea la fa la beneficenza, al contrario di altri che sono benestanti ma non solidarizzano con chicchessia. Per ciò che mi riguarda il denaro non rappresenta un’esca per me, lo sai. Le cronache rosa dei giornali le leggo anch’io dal parrucchiere e conoscendo la sua fama di tombeur de femmes, per adesso non mi sbilancio. È un uomo pieno di fascino che incanta le donne e non voglio entrare nella categoria di quelle che si sono fatte abbindolare, per poi essere scaricate senza rimpianti da lui. Ha disseminato cuori infranti sull’intero pianeta, o quasi.»

  «Scommetto che Ruffini persevera a correrti dietro imperterrito.»

  «Esatto, lui non demorde.»

  «Vorrei ben vedere: sei uno schianto e solo un eunuco non perderebbe la testa per te, Lisa.»

  Un eunuco e anche tu, pensò con tristezza lei, dissimulando il disappunto oltre un’ammirevole compostezza.

  «Be’, mi congratulo con te» proseguì Damiano senza notare quanto fosse avvilita. «Presumo che farlo cuocere a fuoco lento sia un’ottima tattica.»     

  «Vedremo» si limitò a ribattere Lisa. Andrea rappresentava una specie di rivincita, a quel punto, e respingerlo era controproducente e insensato. Damiano non doveva sospettare che era innamorata di lui e dall’indomani si sarebbe data da fare per sfoggiare Andrea ovunque ci fossero comuni conoscenti che andassero poi a riferirglielo. E chissà che nel frattempo la scialba Donata Bertani non venisse a noia all’infatuato neo fidanzato, si augurò. Già, perché dopotutto poteva essere una semplice, estemporanea infatuazione, no?  La speranza, dicevano, è l’ultima a morire.