TOUCH - RESTAMI ADDOSSO - Capitolo 8 di 8

FRANCESCA REDEGHIERI


La sauna era immersa in una luce soffusa, e Ivy si sentì avvolgere da un calore che sembrava sciogliere ogni tensione residua che aveva sulle spalle. Il vapore si sollevava in onde leggere, saturando l’aria; sentì il cuore battere più forte, sia per il calore che per la vicinanza di Rhett, ad appena un misero metro da lei, seduto sulla panca, di fronte.

Un profumo di legno e spezie aromatizzava l’aria e lei lo riconobbe come l’aroma che lui aveva sempre sulla pelle, mentre si allenavano.

Ivy aveva un asciugamano a coprirle la biancheria intima mentre Rhett con naturalezza aveva addosso solo un paio boxer aderenti e un petto nudo che minava costantemente il suo sguardo.

Da oltre dieci minuti lui era in silenzio con gli occhi chiusi e il capo inclinato all’indietro, come se si stesse rilassando, godendosi quel calore disarmante. Ivy, tuttavia, non riuscì a fare come lui, lo sguardo le cadeva costantemente sulle gocce di sudore che gli scivolavano lungo il torace massiccio. Ognuna di quelle stille bagnate attraversò i rami intricati pieni di spine, scivolò sul tatuaggio che gli decorava la spalla e il braccio e sembrò voler disegnare la forza dei suoi muscoli, accentuando ogni linea di quel corpo allenato.

Era un’immagine magnetica che le tolse il fiato e le annebbiò i pensieri, come se il calore della sauna fosse divenuto insostenibile.

«Tutto ok?» le chiese Rhett, rompendo la cortina dei suoi pensieri. Scattando con gli occhi nei suoi si accorse dello sguardo divertito di lui.

L’aveva beccata mentre lo fissava e Ivy si sentì avvampare dalla vergogna.

«Si, io…» balbettò a disagio, quasi annaspando.

«Ti piace quello che vedi, Piccola Ape?» le domandò scanzonato, e per un attimo, non ci fu altro suono che quella domanda provocatoria.

La voce ruvida di Rhett le scivolò addosso e lei avvampò per l’ennesima volta.

«Io stavo solo guardando... Si insomma…» mormorò Ivy, quasi balbettando, incapace di mascherare l’imbarazzo nella voce, anche se sperava che lui non notasse quanto fosse disarmata.

Rhett la fissò ancora, un lampo di complicità negli occhi, e per un istante la sauna parve riempirsi di un silenzio denso e avvolgente, dove ogni goccia di sudore, ogni respiro, ogni gesto, anche il più piccolo, sembrava amplificato.

Il calore soffocante rese l’aria quasi palpabile e Ivy sentì la sua pelle rispondere alla vicinanza di Rhett, un battito più forte sotto la superficie.

«Rilassati, Ivy. Stavo solo scherzando» disse lui con voce roca. «Piuttosto, devo dirti una cosa importante.»

«Quale?» chiese lei inclinando il capo da un lato e sentì i capelli appiccicarsi al collo.

La luce soffusa della sauna disegnò ombre profonde sulle spalle muscolose di Rhett e Ivy si sentì disarmata.

«Tra poco meno di un mese ho un incontro importante.»

«Davvero? E come mai lo so solo adesso?»

«Perché non volevo che pensassi che non avrei avuto tempo per te.» Rhett si sollevò e facendo un passo in avanti le andò a sedere di fianco.

Ivy si sentì confusa, si voltò sulla panca e lo guardò dritto negli occhi, scontrandosi con quel bellissimo tatuaggio che sfoggiava sulla spalla.

«Ce l’avevi davvero il tempo per insegnarmi?»

«Certo che sì. Devi sapere che non sono un uomo come tutti gli altri e posso essere multitasking.» Una risata gli increspò le labbra.

«Ma piantala.» Ivy gli diede un buffetto sul braccio e quel nuovo contatto sembrò spingerli più vicini, sciogliendo ogni barriera tra loro.

«Ci tenevo a fare questo per te, Piccola Ape.» Rhett alzò una mano sfiorandole con la punta di un dito la fossetta che aveva sulla guancia.

Uno sciame impazzito di farfalle iniziò a svolazzarle nello stomaco e lei sporgendosi in avanti sembrò cibarsi di quel tocco.

Le parole restarono sospese nell'aria calda, mentre lo sguardo che lui le rivolse si fece improvvisamente intenso, quasi volesse rivelarle qualcosa di nascosto.

Ivy sentì il cuore accelerare, e quel silenzio intorno a loro divenne ancora più denso, come se la sauna stessa trattenesse il respiro insieme a lei.

Lui era lì, talmente vicino da poter vedere ogni sfumatura nel blu dei suoi occhi, un riflesso che le ricordava la calma ingannevole di un mare profondo, e prima ancora che potesse fare chiarezza tra i suoi pensieri, Rhett sporse appena il capo, colmando quella distanza che li separava. Le prese il viso tra le mani e senza indugiare la baciò, strappandole in un solo istante la ragione.

Le loro labbra si incontrarono con una delicatezza che contrastava l’intensità di quell’attimo, come se quel contatto fosse qualcosa di atteso e al tempo stesso inaspettato, un brivido nascosto sotto strati di ardente autocontrollo.

Il calore della stanza sembrò nulla in confronto a quel bacio. Ivy sentì il mondo dissolversi, riducendosi solo alla pressione morbida delle labbra di Rhett, al battito irregolare del suo cuore, alle mani di lui che le sfioravano il volto con la stessa cura di un segreto sussurrato.

Il tempo si fermò e nulla sembrò più importare, né il passato né il futuro, tantomeno la sua maledetta fobia. C’era solo quell’istante e la certezza che ogni sua difesa stava crollando per quel contatto.

«Posso baciarti, Ivy Sloane?» le chiese senza staccare mai le labbra dalle sue.

«Lo stai già facendo… Credo che sia tardi per chiedere il permesso» ansimò lei, sorridendogli.

Lentamente, Ivy si lasciò andare e, senza quasi rendersene conto, si ritrovò seduta sul suo grembo, il suo corpo, coperto dall’asciugamano, aderì a quello di lui.

Sentì sotto le cosce la forza dei muscoli di Rhett, tesi e possenti, che sembravano fatti per sostenerla.

Il calore che emanava era travolgente, e un fremito la scosse quando percepì la sua eccitazione crescere e sfiorarle le parti più sensibili, risvegliando in lei desideri che non provava da tempo.

Rhett era sulla sua pelle, nel suo respiro e nel desiderio bruciante che le scaldava il sangue.

«Ivy» sussurrò lui scostandosi appena e prendendole il viso tra le mani glielo inclinò all’indietro. Occhi negli occhi si guardarono intensamente «Credo che tuo fratello potrebbe uccidermi» disse con un leggero sorriso, come se cercasse una maniera per stemperare quello che stava succedendo tra loro.

«Lasciamo mio fratello a Manchester…» ansimò lei e muovendosi appena gli oscillò sull’inguine, risvegliando una Ivy che non credeva esistesse più, celata da troppo tempo dietro una fobia che lui aveva messo al tappeto.

Il suo cuore galoppò, e ogni respiro si fece più breve, più denso, mentre Rhett continuava a guardarla come se fosse l’unica persona al mondo.

«E se ti dicessi che nelle ultime settimane non ho pensato ad altro che a questo…» le disse, un attimo prima di succhiarle il labbro inferiore.

Il cuore di Ivy perse un battito, poi accelerò quando sentì le mani di lui risalirle lungo i fianchi, lentamente, come se volesse prolungare ogni istante.

Le dita callose e calde di lui le scivolarono sulla pelle nuda, e lei non poté fare a meno di chiudere gli occhi, abbandonandosi a quella carezza.

Era come se Rhett volesse abituarla alle sue mani.

«È tutto ok» mormorò Ivy inclinando il capo e mentre i capelli le scivolavano davanti agli occhi si sentì libera di vivere il tocco di lui senza alcuna paura.

Ogni centimetro del suo corpo sembrò rispondere a quella connessione, come se finalmente, in quell’istante, tutte le paure potessero dissolversi.

Sentì le mani sicure di Rhett aprirle piano l’asciugamano, e quando le sfiorò il seno, ancora costretto nel reggiseno, Ivy sentì un’onda di desiderio e confusione, un calore che le si diffuse ovunque.

Desiderò le sue labbra addosso e con un ansimo glielo disse.

«Toccami» lo supplicò mentre gli appoggiava le mani sul petto, dove l’intricato dedalo di spine dipingeva i suoi muscoli sodi.

E lui lo fece. La accarezzò attraverso il pizzo del reggiseno e Ivy avvertì i loro corpi sfiorarsi in un contatto elettrico. Ogni movimento sembrò voler superare quello precedente, come un crescendo che lasciava entrambi senza fiato.

Rhett non distolse mai, nemmeno per un istante, lo sguardo dal suo, e Ivy non riuscì a pensare a nient’altro che a quella connessione incredibile, intensa, che li stava avvolgendo.

«Dimmi che è tutto ok?» ringhiò lui mentre le succhiava il collo, come se stesse faticando per trattenersi. «Dammi il permesso per…»

«Rhett» ansimò lei, sgranando gli occhi per poi mettergli le mani sulle guance. «Sono eccitata e accaldata e voglio che tu faccia di me quello che fai con qualunque altra ragazza che…»

«Non posso» ringhiò lui, scuotendo appena il capo.

«Perché no?» disse lei con un ansimo strappatole dalla gola.

«Perché tu, Ivy Sloane, sei diversa, sei speciale.»

Gli occhi di lei si sgranarono mentre un tuono le echeggiava nel petto.

Tu sei diversa. Sei speciale.

Un brivido rincorse quei pensieri e un’audacia che non credeva di possedere le diede coraggio per piegarsi su di lui e morderlo.

Non riuscì a fare altro che succhiare e affondare i denti nella spalla di lui, ma durò appena il tempo di un respiro, perché Rhett, sollevandosi dalla panca le mise le mani sotto i glutei, facendo in modo che gli avvolgesse le gambe attorno alla vita e marciò fuori dalla sauna.

«Cazzo, mi serve un preservativo» grugnì, nello stesso istante che andava verso gli armadietti e ce la appoggiava contro.

La pelle accaldata di Ivy si schiantò contro il metallo freddo sulla schiena e una quantità infinita di brividi la colsero impreparata.

Rhett armeggiò con il suo borsone fino a quando, portandosi la bustina del condom alle labbra la strappò e dopo averlo indossato le spostò le mutandine di lato, insinuandosi dentro di lei un centimetro alla volta, mentre la baciava sul collo.

«Sei una dannata droga, Piccola Ape.»

Ivy gemette così forte che quasi si sorprese del suono che le uscì dalle labbra, quasi avesse lasciato andare ogni freno e si fosse persa in quel momento.

Ogni movimento di Rhett, lento e deciso, le risuonò dentro, mentre lo sentiva spingersi sempre più in profondità, con affondi che la facevano sciogliere, come cera sotto il calore intenso delle fiamme.

E Rhett era quel fuoco implacabile in grado di fonderla.

Le succhiò un seno, spingendosi ancora e ancora dentro di lei e Ivy, stordita da quello che stava succedendo, si sentì un’onda che si infrangeva contro la riva. Il corpo che si apriva a lui in una danza silenziosa, e un piacere senza freni le travolse ogni pensiero.

Ogni muscolo si tese per poi cedere. Corde pizzicate e poi lasciate vibrare. Si sentì vulnerabile e allo stesso tempo incredibilmente viva, come se tutto quello che aveva intorno fosse diventato di luce e calore.

Sentì l’orgasmo travolgerla, un’ondata di puro piacere che la lasciava senza fiato, mentre il ringhio profondo di Rhett le risuonava contro la pelle del collo, attraversandola come una promessa ardente.

In quell’istante, tra il brivido del piacere e la dolcezza dell’abbraccio di Rhett, Ivy capì di essere esattamente dove voleva essere, più felice di quanto avesse mai immaginato possibile.

Era grata a quel destino imperscrutabile che l’aveva spinta proprio in quella palestra nascosta di Camden Town, tra le braccia di Rhett.

Non sapeva cosa il futuro avrebbe riservato loro, ma una cosa era certa: Rhett Lawson era entrato nella sua vita con la forza di un pugno ben assestato, un tocco potente, abbattendo ogni paura e frantumando ogni sua insicurezza. Le aveva distrutte con la tenacia di un campione che non si arrende fino all'ultimo round.

Il loro era stato un magico e fatale incontro, uno di quelli che il fato si ostina a orchestrare fin nei più piccoli dettagli, cambiando tutto per sempre.