Sunningdale, contea di Berkshire
Estate 2023
«Sbrigati Emily, saranno già tutti seduti ai tavoli a quest’ora.»
Il passo svelto della nonna faceva scricchiolare la ghiaia sul sentiero che conduceva all'ingresso dell’Hanbury Manor Marriot.
Emily era estasiata dal lussureggiante giardino all'inglese che circondava l'elegante Hotel, dai roseti in fiore e dalle siepi perfettamente curate che fiancheggiavano un dedalo di vialetti fino al lago.
«Ma hai visto quelle rose?» chiese stupefatta dalla loro bellezza. «Sono Pierre de Ronsard!»
Avvolta nel tulle leggero del suo vestito color lavanda, la figura sottile della nonna sembrava fluttuare verso la facciata di mattoni rossi ed edera dell’elegante Hotel.
«Sono soltanto rose, tesoro. Coraggio, non gingillarti, non voglio arrivare per ultima» la spronò senza darle soddisfazione.
Era una serata importante, alla quale la nonna teneva molto. L’aveva tormentata per settimane ricordandole quell’appuntamento inderogabile.
Quel pomeriggio si erano incontrate, come ogni primo sabato del mese, nella hall del Rosewood Gardens, la casa di riposo che ospitava ormai da un paio d’anni nonna Margaret e che distava circa un'ora di macchina da Londra, dove Emily viveva e lavorava.
Di solito, passavano il pomeriggio insieme nell’antica villa trasformata in residenza per anziani, passeggiando, chiacchierando e partecipando a varie attività organizzate all’interno della struttura o nei suoi splendidi giardini. Quel sabato invece, la nonna aveva insistito affinché si recassero a un ballo di beneficenza organizzato dal Lions Club di Londra che si teneva non lontano, sulle rive del Virginia Water Lake.
Emily la raggiunse alla porta d’entrata, arrancando sui tacchi alti e fasciata in un lungo abito a sirena verde smeraldo che la nonna aveva insistito per farle indossare.
La musica le investì nell'elegante ambiente allestito per l'evento.
Un vasto spazio dai soffitti alti, con enormi finestre ad arco affacciate sui giardini e lampadari di cristallo che pendevano dal soffitto, illuminando tutto di una luce calda e dorata.
I tavoli rotondi erano disseminati ovunque e una grande apertura su un lato della sala dava accesso alla pista da ballo del giardino già gremita di gente. Un piccolo gruppo di musicisti suonava dal vivo melodie classiche.
«Ecco il nostro tavolo» additò nonna Margaret, dirigendosi verso una zona piuttosto centrale. Sembrava assolutamente a suo agio, come se andasse a simili eventi ogni giorno, mentre Emily era frastornata e si guardava intorno con un misto di curiosità e disagio.
«Mr Dawson» cinguettò, riconoscendo qualcuno. «Che gradita combinazione, siamo allo stesso tavolo!»
Raggiunta la meta, trovarono due persone sedute al posto che avrebbero probabilmente condiviso quella sera.
L’uomo più anziano si era alzato subito e aveva già provveduto a spostare la sedia per offrire assistenza alla nonna mentre quello più giovane, che forse lo accompagnava, era rimasto in piedi un po’ a disagio, come lei d’altronde.
«Mrs Bale, che piacere vedervi! Anche voi al ballo di beneficenza?» chiese cortese il vecchio, tornando ad accomodarsi al suo posto.
«Non me lo sarei perso per niente al mondo» confermò la nonna, sistemandosi sulla comoda seduta di velluto color crema. «Emily, ti presento Mr Dawson, anche lui ospite di Rosewood Gardens. Lei è mia nipote, la figlia di mia figlia.»
«È un piacere conoscerla, signorina Thompson. Sua nonna parla spesso della sua amata Emily.»
Mr Dawson era un uomo piacente, sulla settantina, vestito con gusto e con intelligenti occhi azzurri che la scrutavano con curiosità.
Accettò la mano che le porgeva e in automatico rivolse lo sguardo all’ultimo componente della tavolata.
«Lui è mio nipote, l'avvocato William Dawson. Vive anche lui a Londra e mi ha fatto il grandissimo favore di essere presente qui questa sera.»
L’avvocato Dawson alzò gli occhi al cielo e si sporse dal proprio posto per stringerle la mano.
La sua stretta era ferma e calda, mentre gli occhi, celati appena dietro sottili occhiali di metallo nero, erano dello stesso azzurro intenso di quelli del nonno, ma privi della vivace briosità che lei aveva scorto nell’altro.
«Mio nonno si diverte a mettermi a disagio e a farmi apparire negligente, ma sa benissimo che gli sono molto affezionato» spiegò mentre entrambi riprendevano posto.
«Ho dovuto implorarlo per convincerlo a lasciare Londra e a concedersi un’intera serata lontano dal suo studio» si schernì Mr Dawson.
«Il mio lavoro mi assorbe molto. È una realtà che lui fa fatica ad accettare.»
Un cameriere si avvicinò al tavolo per le ordinazioni e domandò cosa gradissero da bere per iniziare.
«Un Manhattan con doppia ciliegia, grazie» ordinò nonna Meredith con disinvoltura.
«Due analcolici per noi, la ringrazio» corresse Emily con un sospiro.
«Posso offrire una bottiglia di Champagne da condividere insieme, signore?» propose Mr Dawson senior con un sorriso disarmante.
«Mia nipote crede che l’alcool possa uccidermi più velocemente della vecchiaia» borbottò contrariata la nonna, lasciandosi andare contro lo schienale della sedia.
«Mi preoccupo per la tua glicemia, visto che sembro essere l'unica a farlo.»
«Un bicchiere di Champagne mi sembra un giusto compromesso» suggerì l'avvocato per mediare la situazione.
«E sia» accettò Emily con un sorriso condiscendente.

