San Antonio, Texas, oggi
Paige non era riuscita a chiudere occhio per tutta la notte, come del resto le due precedenti. Si era girata e rigirata nel letto per ore, tentando di dormire, ma Morfeo non aveva voluto saperne di accoglierla tra le sue braccia. Alla fine aveva rinunciato e, non appena era spuntata l’alba su il Lone Star Ranch, di proprietà di suo padre, John Kendall, e della loro famiglia da diverse generazioni, aveva indossato un paio di jeans, una camicia, e aveva calzato gli stivali ormai consunti.
Era uscita di casa diretta alle scuderie, situate a un centinaio di metri dalla casa padronale.
Il ranch, ancora deserto e tranquillo, sembrava un’oasi di pace, non faceva nemmeno troppo caldo.
Man mano che Paige procedeva verso i box, vide il sole illuminare gli immensi campi aperti e i paddock, dalle bianche staccionate, che si estendevano fino all’orizzonte. Ogni cosa prese vita, come se una mano invisibile avesse acceso un interruttore.
Le mucche, nei pascoli più lontani, fecero sentire il loro cupo muggito, i cani cominciarono ad abbaiare e i cowboys, dopo una sostanziosa colazione, lasciavano i loro alloggi preparandosi a un’altra lunga e dura giornata di lavoro.
E da fare al Lone Star Ranch ce n’era sempre in abbondanza, visto che vantava il più grande allevamento di bovini e di cavalli dell’intero Texas.
«Buongiorno, signorina Kendall! Siete più mattiniera del solito, oggi» la salutò Horace quando si incrociarono, toccandosi la falda del cappello.
Horace Cooper era uno dei lavoratori più anziani alle dipendenze di suo padre, un uomo dal fisico asciutto e dalla barba curata, con l’immancabile Stetson calcato sulla testa e le gambe leggermente arcuate per il troppo stare in sella.
«Buongiorno a te» ricambiò il saluto Paige con un sorriso. «Voglio portare Belle a fare una galoppata. Sono giorni che non la monto e ha bisogno di sfogarsi un po’.»
«Immagino. Con la marchiatura dei vitelli c’è stato un bel po’ da fare e l’avete trascurata, vero?»
«Già» annuì. «Ehm, Horace» aggiunse poi ostentando una noncuranza che non provava, «Chayton è tornato dalla fiera a Georgetown?»
«Sissignora» assentì l’uomo. «Ieri sera tardi, ma è già di nuovo operativo. Quel benedetto ragazzo ha una tempra d’acciaio. L’ho lasciato che parlava con vostro padre per metterlo al corrente dei nuovi acquisti per il ranch. Pare che il nuovo toro che arriverà nei prossimi giorni sia un demonio con un gran brutto caratteraccio» ridacchiò divertito, grattandosi la tempia.
Dopo qualche altra parola, Horace le augurò una buona cavalcata, congedandosi, così Paige proseguì per la propria strada.
Le scuderie erano immerse in una piacevole penombra quando ne varcò l’ingresso, e subito l’odore pungente del fieno, del cuoio dei finimenti e dei cavalli, le solleticò le narici.
Senza indugio si diresse verso il box di Belle, che l’accolse con un nitrito, strofinandole il muso sul petto. Accarezzò il manto bianco, pezzato da macchie scure, della sua Appaloosa di quattro anni, e tirando fuori dalla tasca della camicia una piccola mela rossa e lucida, gliela porse sul palmo della mano.
Un rito che ripeteva ogni mattina da quando suo padre gliel’aveva comprata, un anno prima. Era stato un regalo per il suo diciottesimo compleanno e da quel momento erano diventate inseparabili.
Belle divorò il frutto in un istante, agitando la coda come una frusta, avanti e indietro. Paige si diede da fare per ripulire il cubicolo dal letame, sostituì la paglia sporca con quella pulita e si assicurò che ci fossero ancora abbondante fieno nella mangiatoia e acqua pulita nell’abbeveratoio. Solo dopo aver espletato quei doveri, prese la striglia e cominciò a spazzolare lo splendido manto dell’animale, fino a quando non divenne lucido e brillante. Quella era un’operazione che le era sempre piaciuta e che la rilassava, permettendole di entrare in simbiosi con la sua giumenta, ma da qualche giorno i suoi pensieri erano da tutta un’altra parte.
Si erano fermati alla notte della festa che aveva segnato la fine della marchiatura dei vitelli, un evento molto sentito, al Lone Star Ranch, al quale avevano partecipato tutti i dipendenti con le loro famiglie.
Da allora non era riuscita a pensare ad altro, perché Chayton Chaudhary, il braccio destro di suo padre, l’uomo per il quale aveva una cotta da più di due anni, l’aveva baciata.
Rivisse quel momento come aveva fatto infinite volte, in quei giorni, e come ogni volta sentì milioni di farfalle agitarsi nello stomaco.

