Amelia venne svegliata da un trapezio di luce sul cuscino. Filtrava dalle imposte e attraversava la camera da letto, lasciando danzare al suo interno sottili granelli di polvere.
Si stiracchiò pigramente, il corpo caldo e soddisfatto tra le lenzuola aggrovigliate, e allungò una mano verso l’alto lato del letto.
Toccò il vuoto.
Spalancò gli occhi di scatto e il suo primo pensiero fu: Se ne è andato.
Si tirò a sedere, mandandosi indietro con il dorso della mano una ciocca ribelle. La sveglia sul comodino segnava le dieci passate. Di solito era una persona mattiniera, che adorava svegliarsi presto per sbrigare con calma tutte le faccende.
Ma quella passata era stata una nottata molto, molto impegnativa.
Sorrise al ricordo, mentre si infilava la vestaglia di seta e passava lo sguardo sulla camera. I vestiti di John non c’erano. Doveva essersi rivestito, prima di sparire mentre lei continuava a dormire beata.
Forse doveva lavorare in pasticceria.
Forse.
Ciò non toglie che poteva almeno salutarla.
Affranta, e infastidita di esserlo - mai permettere a un uomo di farci soffrire, era il motto di Carol -, si affacciò al corridoio per andare farsi una bella doccia. Subito sentì dei rumori provenire dalla cucina.
Entrò e trovò John davanti ai fornelli, a torso nudo. Indossava di nuovo i pantaloni, ma aveva lasciato la camicia sulla sedia.
Quando la vide arrivare alzò lo sguardo scintillante come pezzi di cielo.
«Buongiorno» esclamò versando il caffè in due tazze. «Stavo proprio per venire a svegliarti, la colazione è pronta.»
Amelia abbassò gli occhi sulla penisola imbandita. Nei piatti campeggiavano omelette, toast con burro, biscotti di cioccolato e caramello e focaccine con marmellata. Il loro profumo si spandeva nell’aria stuzzicando le narici.
«Hai... cucinato tu?»
«Sì, mi sono arrangiato con quello che ho trovato in frigo» rispose John, per poi sembrare imbarazzato. «Scusami, avrei dovuto chiedere prima il permesso.»
«No, no, va benissimo» lo interruppe lei. «Anzi, più che bene, grazie. È stato molto carino da parte tua.»
Il volto di John si distese. Le porse una tazza piena di caffè fumante. «Beh, in fondo cucinare è il mio lavoro.»
«Credevo dovessi andare in pasticceria.»
«Stamani è il turno di mia sorella. Ho diritto a una mattinata libera ogni tanto.»
Amelia rise e si sedette sullo sgabello, dritta di fronte a lui, cominciando a servirsi di tutto quel ben di Dio e cercando di non fissare il suo petto nudo e muscoloso. John la imitò, dimostrando un discreto appetito.
«Lavori tutti i giorni?»
«Quasi, e spesso devo alzarmi nel cuore della notte per aiutare Greta al forno.»
«Cavolo» commentò Amelia, addentando un biscotto. Era delizioso. «Non credevo che il lavoro del pasticciere fosse così faticoso.»
«Quando avevamo la pasticceria a Berlino preparavamo anche il pane, quello sì che era duro.»
«Siete nati in Germania, vero?»
John si passò una mano tra i capelli, con un mezzo sorriso. «Si sente così tanto?»
«Un po’. Ma mi piace il tuo accento» si affrettò ad assicurare.
Mi piace tutto di te.
«E mi piacciono un sacco i tuoi biscotti.»
Ne afferrò un altro e lo gustò mentre si scioglieva in bocca. Forse perché era affamata, ma le sembrava la cosa più squisita del mondo.
«Come fai a renderli così buoni?»
«Ricetta segreta.»
Amelia sollevò lo sguardo e vide che lui stava ridacchiando.
«Scherzo. Il trucco è la giusta dose di cioccolato, burro, caramello, e un pizzico di cannella» affermò, per poi tornare a fissarla serio. «Sono io che devo ringraziarti per la bella serata che abbiamo trascorso.»
Lei giocherellò con un biscotto, umettandosi le labbra. Bruciava dalla voglia di chiedergli se gli era piaciuto quanto era piaciuto a lei, ma non ne aveva il coraggio.
«Immagino lo dirai a tutte le donne a cui hai preparato la colazione.»
«Non è una cosa che mi capita spesso.»
«La cosa mi sorprende.»
«L’unica cosa che sorprende qui sei tu.»
Amelia avvertiva il suo sguardo intenso dall’altro lato del tavolo, più afrodisiaco di qualunque ingrediente potesse esser contenuto in un biscotto. «Non pensavo che avessi un fisico così...».
Lei alzò lo sguardo per incrociare i suoi occhi.
«Così mozzafiato» terminò John. Poi si alzò dallo sgabello, girò intorno alla penisola e la raggiunse, poggiandole una mano sulla coscia nuda.
Amelia sussultò, ma non si mosse. Non voleva muoversi. Il respiro che si faceva più veloce, lasciò che lui le aprisse la vestaglia e si chinasse per succhiarle i capezzoli, mentre la mano scivolava lenta verso l’inguine.
Un gemito le sfuggì dalle labbra.
«A che ora devi entrare di turno in pasticceria?» ansimò.
«Abbiamo tempo» rispose l’uomo contro la sua pelle.
Poi la sollevò in braccio e la riportò in camera.

