SORPRESE INASPETTATE - Capitolo 11 di 11

IRENE GRAZZINI


Amelia balzò in piedi di scatto. Senza che se ne accorgessero Greta era entrata nella stanza, e dietro di lei venivano della sagome caracollanti.

Riconobbe il maggiordomo Alfred.

E un altro maggiordomo Alfred.

E un altro ancora.

Un esercito di maggiordomi dagli occhi vacui e i movimenti rigidi.

John si scagliò contro le sbarre, stringendole nei pugni. «Greta, per favore, facci uscire di qui.»

La sorella lo fissò con sguardo duro. «Per farti combinare altri guai? Caro Hansel, sei rimasto il bambino immaturo che era rimasto rinchiuso in quella gabbia tanti secoli fa. Se non ci fossi stata io a proteggerti, la strega ti avrebbe mangiato quel giorno in un sol boccone.»

«Forse sarebbe stato meglio» ribatté lui. «Non ti rendi conto che siamo diventati come lei?»

«Io non attiro bambini indifesi per divorarli.» Greta si strinse nelle spalle. «A dire il vero, sei tu che negli anni hai attirato giovani fanciulle nella nostra casa, poverette!»

«Io non ho mai...». John si interruppe. Sgranò gli occhi. «Sei stata tu, vero?»

«A farle sparire?» Greta rise. «Puoi provare a cercarle ancora, tra le ceneri del forno. Ma di’ la verità, lo sospettavi già da un po’ di tempo, eh? Per questo non volevi che la tua ultima smorfiosetta non venisse a casa nostra.»

Amelia ascoltava quella conversazione con il cuore che le martellava nel petto. Adesso capiva la reticenza di John a parlare di sé, la sua ansia ogni volta che accennava al fatto di andare a casa sua.

La fronte dell’uomo era imperlata di sudore. «Quand’è di preciso che sei impazzita, sorella?»

«Non sono pazza. Ma nel tempo ho capito che spettava a me proteggere il nostro segreto. E proteggere te. Hai cercato di toglierti la vita quando è morta quella vecchia decrepita di tua moglie, ricordi?»

John annuì, cupo. «E tu ricordi cosa significa amare qualcuno?»

Greta liquidò la domanda con una scrollata di spalle. «Ti amo, fratellino, e sono l’unica che può proteggerti, anche da te stesso. E da quella smorfiosa che vuole portarti via da me.»

Schioccò le dita e, animati da un comando invisibile, i maggiordomi si mossero come un sol uomo. Raggiunsero la gabbia, spalancarono il battente e sciamarono all’interno.

John si frappose tra loro e Amelia e sferrò un violento pugno al primo, staccandogli la testa. La creatura non si fermò, non rallentò nemmeno. Gli fu addosso insieme ad altri tre compari e gli afferrò le braccia, bloccandogliele dietro alla schiena. Gli altri la circondarono in silenzio.

«È inutile combattere contro i miei golem di marzapane» sogghignò Greta. «Non avvertono né dolore né fatica. Allora, streghetta, vuoi rendere le cose facili o difficili?»

Amelia guardò John che si dibatteva selvaggiamente mentre i golem lo tenevano bloccato e, quando la afferrarono, si lasciò trascinare fuori dalla gabbia senza opporre resistenza.

«Bene, hai più buon senso di quello che pensassi» approvò Greta. «Le altre si sono fatte trascinare urlanti e in lacrime fino alla fine. Delle scene così penose.»

Lei deglutì, il cuore che batteva così rapido che sembrava sul punto di fuggirle dal petto, il sudore freddo che le scivolava lungo la spina dorsale. Tuttavia trovò il coraggio di ribattere.

«L’unica cosa penosa che vedo è una stronza che ha ucciso una strega per diventare a sua volta una strega, e per più dal cattivo gusto in fatto di arredamento e make-up.»

Il volto di Greta si contrasse, poi le sue labbra si curvarono in un ghigno feroce. «Bella freddura. Tranquilla, tra poco potrai scaldarti tra le fiamme.»

Al suo ordine i golem trascinarono Amelia verso la bocca del forno e la lasciarono lì, in piedi, inerme, limitandosi a circondarla per tagliarle ogni via di fuga mentre la loro padrona incedeva in mezzo a loro.

Greta la raggiunse e la fronteggiò con un sogghigno trionfante, guardandola dall’alto in basso. La sovrastava di una spanna abbondante e aveva il fisico molto più grosso del suo, oltre a essere spalleggiata da creature magiche praticamente immortali. Il chiarore delle fiamme si riverberò negli occhi di ghiaccio.

«Lasciala stare!» gridò John. «Ti prometto che non la vedrò più, ma ti prego, non farle del male.»

Greta non si voltò nemmeno e continuò ad avanzare, costringendo Amelia a indietreggiare di un passo. Il calore adesso era asfissiante: sembrava bruciarle la pelle del viso e delle mani, e il respiro nei polmoni. Oltre il crepitio del fuoco, udì la voce di John che invocava disperatamente il suo nome.

La sorella sorrise, trionfante. Poi la spinse dentro al forno.

Lei agì d’istinto: l’istinto di anni passati in palestra, prima come allieva, poi come istruttrice del corso di difesa personale. Quel lavoro che Carol tanto criticava, e di cui lei un po’ si vergognava perché non era per niente femminile. Perché pochi uomini trovavano attraente una donna apparentemente minuta, eppure parecchio muscolosa.

Non in quel momento.

Tecnica di braccia. Te-waza.

Afferrò il braccio di Greta con entrambe le mani e, sfruttando il suo stesso impeto, le passò sotto con la spalla e il dorso e ruotò su se stessa, eseguendo una perfetta mossa da judoka. Del tutto colta alla sprovvista, l’altra non poté reagire: si trovò a volare proiettata sopra di lei, finendo nella bocca spalancata del forno.

Le fiamme eruttarono come nel cratere di un vulcano. Amelia si gettò indietro, proteggendosi il volto con le mani, senza riuscire a evitare di strinarsi le punte dei capelli e le sopracciglia. L’urlo disumano di Greta si ridusse allo sfrigolio del fuoco, mentre l’aria si riempiva dell’odore di carne bruciata.

Ben ti sta, stronza!

Quando si risollevò, le lingue di fiamma si erano placate, e intorno a lei i golem di marzapane erano immobili come statue di sale.

«Amelia!»

John la raggiunse di corsa e lei gli si gettò tra le braccia. Solo allora si accorse che stava tremando.

«Stai bene?»

«Sì. Ma Greta è, Greta è....».

John serrò la mandibola. «Mia sorella è morta molti anni fa, quando ha dimenticato l’amore e la pietà. Adesso era solo una strega nella sua casa di marzapane, e ha seguito il destino di quella che l’ha preceduta.»

La strinse forte a sé e lei si lasciò cullare dal calore del suo abbraccio, mentre la paura si smorzava pian piano. Era stata a un passo da una morte orribile, e ancora non si capacitava di essere ancora viva.

Tutto perché, vedendomi così minuta, mi ha sottovalutato. Ha vissuto secoli, e non ha imparato che non si giudica dall’apparenza.

Infine si staccò da John. Adesso si sentiva di nuovo calma, di nuovo padrona di sé.

E triste.

«John» cominciò, con un sospiro. «Tu mi piaci, davvero, ma...». Tacque, non sapendo come proseguire.

Lui lasciò ricadere le braccia lungo i fianchi. Aveva un’aria sconfitta che le fece male come una stilettata.

«Capisco» mormorò lui. «Ora che sai la verità, non posso biasimarti se hai paura di me. Ma sappi che non è mai stata mia intenzione metterti in pericolo. Il mio solo errore è stato innamorarmi di nuovo, innamorarmi di te.»

Anch’io ti amo, avrebbe voluto dirgli, invece scosse la testa. «Non è questo. Ma da un certo punto di vista Greta aveva ragione. Non so come funzioni esattamente questa vostra magia, ma se tu vivrai per sempre io invece invecchierò, fino a morire davanti ai tuoi occhi.» Deglutì. «Sarebbe solo una sofferenza per entrambi.»

John la fissò per un lungo istante. «Tutto qui?»

Amelia inarcò un sopracciglio. «Tutto qui?» ripeté. «Mi pare un problema non da poco in una coppia.»

«Non è più un problema» ribatté lui, e indicò i maggiordomi di marzapane.

Immobili, rigidi.

Non sapeva perché, ma lei si aspettava che si sbriciolassero o almeno crollassero a terra, alla morte della loro creatrice. Ciò l’avrebbe fatta sentire molto più tranquilla rispetto alla loro presenza silenziosa quanto inquietante.

«Prova a dar loro un ordine.»

«Cosa?»

«Dai, prova.»

Amelia sospirò. Adesso era John che pareva uscito di testa. Decise comunque di assecondarlo.

«Portate questi vassoi nella sala da pranzo» ordinò dicendo la prima cosa che le venne in mente.

Subito i golem scattarono sull’attenti e, dopo un breve attimo di rigidità, presero a muoversi. Sotto i suoi occhi attoniti, presero i vassoi e si avviarono verso il piano superiore, obbedienti e docili.

Quando tornò a voltarsi verso John, lui stava sorridendo. Quel suo sorriso misterioso e disarmante che l’aveva conquistata fin dal primo giorno che l’aveva visto dietro il bancone della pasticceria.

«Un’altra strega è stata gettata nel forno, e la sua magia viene ereditata» si limitò a commentare.

Amelia aveva la mente in tumulto. «Non capisco.»

Per tutta risposta, John le tese la mano. Era calda e solida quando lei gliela strinse.

«Ho tutta l’eternità per spiegartelo.