Il Patto
Kier non si muove, forse non si aspettava un sì. Mi fissa con quei suoi occhi ipnotici e mi tende una mano. Ne osservo le dita fumose e gli artigli affilati che sembrano fatti di ossidiana lucente.
«Posso toccarti?»
Per quanto il timbro della sua voce sia gutturale e spaventoso, c’è una nota di incertezza che lo rende molto umano.
Il cuore mi batte così forte che sono sicura lui possa sentirlo.
Con dita tremanti gli sfioro la punta di un artiglio, poi mi faccio coraggio e risalgo fino al dorso della mano spettrale. Kier serra le labbra, tutta la sua attenzione è rivolta al punto in cui la mia pelle accarezza la sua. È come se il mio tocco gli donasse consistenza. Gli prendo la mano tra le mie e la osservo con un certo stupore. Il fumo è stato sostituito da qualcosa di più denso, nero e duro. Gli artigli si ritraggono sotto il mio sguardo incredulo.
«Sbaglio o si stanno rimpicciolendo?»
Kier non sbatte neppure le palpebre, eppure il suo aspetto appare più umano: le corna sono la metà di prima, il corpo meno imponente.
«Kier?»
«Posso toccarti?» ripete, ma questa volta il suo tono è urgente, più che una domanda sembra un ordine.
Gli guido la mano sulla mia guancia. Kier spalanca gli occhi così tanto che sembrano due pozze enormi di oro liquido. Emette un verso stridulo che mi fa sobbalzare. Lascio andare la mano, ma lui con un gesto troppo rapido per un umano, la riafferra. Gli artigli mi sfiorano con attenzione, una scia gelida che segue il contorno del mio polso, risale lungo il braccio e si ferma sul collo, là dove le pulsazioni del mio cuore sono più intense.
«Sei così calda.» Kier passa la lingua sul labbro inferiore. Il contrasto tra il rosso vivo dell’una e il nero scuro dell’altro mi fa accelerare ancora di più i battiti e lui se ne accorge. Si china su di me, la punta del naso sfiora la pelle sotto il mio orecchio. «Così viva.»
Tremo di paura ed eccitazione. Avere i suoi denti affilati così vicini a un punto che mi rende vulnerabile mi spaventa, eppure una parte di me va su di giri.
Kier mi osserva con curiosità, le palpebre leggermente abbassate, lo sguardo attento. Immerge gli artigli nei miei capelli e li lascia scivolare tra le dita come fiamme guizzanti che gli ardono nel palmo.
«Sei fatta di fuoco.»
L’adorazione nella sua voce mi imbarazza ma solletica anche la mia autostima. Scuoto il capo, dandomi della sciocca. Sono davvero così disperata da aver bisogno del complimento di un demone per sentirmi felice? No, mi rispondo, eppure qualcosa si accende lo stesso nel basso ventre. Il mio corpo se ne frega di tutti i pensieri caotici che in questo momento si stanno dando battaglia nella mia testa. Lui risponde a un linguaggio più semplice.
«Posso toglierti questo?» Kier indica la maglietta del mio pigiama.
L’insicurezza mi piomba addosso come un macigno e io incrocio le braccia al petto per proteggermi e nascondermi al suo sguardo.
«Fidati di me.»
Mi infiammo, non di desiderio, ma di furia. Continua a ripetermi che devo fidarmi, come se fosse facile, come se potessi cancellare anni di delusioni e tradimenti solo perché lo dice lui. Mi sporgo in avanti, la mascella serrata, lo sguardo fisso nel suo. «La fiducia va guadagnata. Non puoi aspettarti che mi fidi di te solo perché me lo ordini tu.»
Kier fa un ghigno, i lunghi denti affilati sono spariti e il suo volto acquisisce un aspetto ancora più umano.
«Bene,» esclama compiaciuto.
«Bene?» Gli premo una mano sulla spalla nuda e lo spingo via. Il sorriso di Kier si fa più ampio.
«Bene, sì, perché sembri molto più a tuo agio con me. Sbaglio?»
Sbatto le palpebre e mi fermo a riflettere. «Non sbagli,» confesso in un sussurro.
«Quindi posso spogliarti.» Non aspetta una risposta, mi afferra la maglia del pigiama e me la sfila.
L’aria fredda della stanza mi fa venire la pelle d’oca. D’istinto mi copro con le braccia. Ho indosso solo il reggiseno e mi sento troppo esposta. Il grugnito di disapprovazione di Kier mi fa sollevare un sopracciglio. Non mi fermo a riflettere, porto indietro le braccia e slaccio i gancetti del reggiseno. L’indumento mi cade in grembo con un lieve fruscio. Kier emette un sibilo, la temperatura della stanza precipita di colpo, nuvolette di vapore mi fuoriescono dalle labbra e dal naso.
«Sei impazzito?» gli chiedo stizzita. Afferro la maglia del pigiama, ma non faccio in tempo a portarmela al petto che Kier mi trattiene per i polsi con una presa che non ha niente di gentile.
«No!»
«Lasciami.» Gli artigli, che pensavo si fossero ritratti del tutto, premono sulla mia pelle in una muta minaccia. La temperatura della stanza sale all’improvviso e a me sembra di essere passata da un congelatore a un forno.
«Non rivestirti. Ho solo… perso un attimo il controllo» confessa Kier. Una punta di imbarazzo nella sua voce.
«Fa troppo caldo adesso, vuoi abbrustolirmi?»
Lui si acciglia, prende un profondo respiro e finalmente la temperatura della camera si assesta su un piacevole tepore.
«Va meglio così?»
«Passabile.» Mi elettrizza avere questo potere su di lui. Mi ha ascoltato, ha fatto ciò che gli ho chiesto senza battere ciglio. Questa è una novità a cui non sono abituata. Il mio compiacimento deve essere evidente perché Kier sembra piuttosto soddisfatto, come se avesse appena ricevuto un regalo inaspettato.
Mi fa abbassare le braccia, però non lascia andare i miei polsi. I suoi occhi seguono un percorso che va dal mio viso fino alla vita e poi si soffermano sul seno.
«Sei perfetta.» La sua voce vibra di un desiderio così intenso che non ho il coraggio di smentirlo. «Sei fatta per essere toccata,» conclude. Il suo più che un complimento sembra una constatazione e per la prima volta nella mia vita credo davvero che io possa essere perfetta, anche se solo per lui.
Si china e mi sfiora un capezzolo con le labbra, attento a non ferirmi con gli spuntoni di corna che ancora possiede. I morsi delicati che mi lascia sulla pelle fanno sbocciare macchie rossastre che svaniscono troppo in fretta e un calore inaspettato dal basso ventre risale fino in gola, facendomi gemere di piacere.
«Così,» mormora contro la mia pelle. «Fammi sentire la tua voce.»
Le sue mani mi accarezzano il ventre e poi scivolano più in basso. Kier insinua le dita sotto l’elastico dei pantaloni, scosta gli slip e nel momento in cui accarezza la mia pelle delicata avvengono due cose: le sue mani sono del tutto prive di artigli, e il mio cervello, il mio più grande nemico, tace per la prima volta da che ne ho memoria.
«Posso?» chiede anche se ha già un dito in profondità dentro di me.
«Ipocrita,» ribatto.
«Sono un demone, non un santo.» La sua risposta sfacciata e l’aggiunta di un secondo dito mi strappa una risata roca.
Kier mi sfila i pantaloni, mi strappa via gli slip e mi lascia nuda, del tutto esposta al suo sguardo. La luce della luna, che filtra dalla tenda, mette in risalto ogni forma, ogni imperfezione. Dovrei sentirmi vulnerabile e invece l’unica emozione che mi travolge è il senso di frustrazione dovuto alla totale immobilità di Kier.
«Kier?» lo chiamo, ma lui non si muove, non risponde, non sembra neppure respirare.
Agito i fianchi, frustrata dal bisogno che ha acceso in me, dal desiderio del suo tocco, dalle sue dita che si muovono sul mio corpo.
«Kier, non farti pregare.»
«Sei bellissima,» sussurra, prima di premere le sue labbra sulle mie, di invadermi la bocca con la lingua, di togliermi il fiato e farmi impazzire.
Quando prende ad accarezzarmi con movimenti circolari il clitoride, stringo le lenzuola tra le dita e inarco la schiena. Disperata, bisognosa di averne di più.
«Kier,» ansimo. «Io...»
Non finisco la frase. L’orgasmo mi travolge, mi frantuma in mille pezzi per ricompormi in una forma che non riconosco del tutto, ma che mi sembra giusta e soprattutto mia.
Dimentico Sloane. La festa. L’umiliazione.
Esiste solo questo: una luce che mi acceca anche a occhi chiusi e un piacere che invece di placarsi, mi infiamma ancora di più.
Sbatto le palpebre e il cuore perde un battito, quando scorgo Kier accucciato tra le mie cosce, lo sguardo rapito, le labbra schiuse. Le corna sono sparite, la pelle non è più fatta di scaglie di un nero intenso, ma è di un colore roseo che gli conferisce un aspetto delicato. Il volto ha perso qualsiasi durezza: niente spigoli sporgenti, solo un naso dritto e delle labbra piene. Gli occhi, tuttavia, mantengono il colore dell’oro fuso e lo rendono… unico, splendido.
«Stai diventando umano,» sussurro.
«Sto tornando me stesso,» mi corregge. «Il tuo piacere mi trasforma. La tua accettazione mi libera.»
Si solleva sopra di me. Morbide ciocche di capelli neri gli cadono sulla fronte e io non resisto alla tentazione di toccargliele. La pelle al tatto ha ancora una consistenza innaturale, è più dura di quella di un umano, ma non c’è più nulla di terrificante in Kier.
«Ho bisogno di te,» mormora, prima di rubarmi di nuovo il fiato con un bacio. «Voglio stare dentro di te, ma solo se lo vuoi anche tu.» C’è qualcosa di vulnerabile nel suo sguardo. «Dimmi che mi vuoi.»
Titubante, gli poggio una mano sulle labbra e lui la bacia.
Ho accettato il patto perché volevo essere bella, volevo liberarmi di questo corpo ingombrante e assumere un’altra forma. Eppure adesso non sono sicura di cosa voglia davvero… a parte lui. Che io voglia Kier non è in discussione.
«Ti voglio.»
Il suo sorriso mi toglie il fiato. C’è sollievo, ma anche un compiacimento tutto maschile. Kier si stende accanto a me, con la mano disegna arabeschi sul mio ventre. Corruccio lo sguardo, confusa. «Non mi vuoi più?» La domanda che vorrei davvero porgli è: hai giocato con me? Mi hai piegato solo per spezzarmi? Kier scuote il capo, la mano che dal ventre si sposta sul seno. «È la tua prima volta,» precisa, mentre con le dita risale lungo il collo per afferrarmi il mento. «Ci andremo piano.»
Non so cosa mi prenda. È come se un peso soffocante mi fosse appena stato tolto dal petto. Gli occhi si riempiono di lacrime e prima che possa fermarle scoppio a piangere. Non mi ero resa conto di quanto fossi esausta di essere in guerra con me stessa, ed è stranamente più facile ammetterlo qui, al buio, accanto a una creatura che non capisco, che davanti a qualsiasi persona reale.
Kier non dice nulla, si limita a stringermi di più a sé. Non mi chiede alcuna spiegazione, non riempie il silenzio con parole vuote. Aspetta che i singhiozzi si plachino da soli.
«Va meglio?»
Annuisco e nascondo il viso nella piega del suo collo. La sua pelle odora di erica selvatica e fumo. Un odore dolce e oscuro insieme, come un incendio in una brughiera.
«La prima volta che ho usato i miei poteri,» dice Kier dopo un po’, «ero così giovane ed emozionato che ho quasi dato fuoco a mezzo bosco davanti a tutta la mia comunità.»
Mi scappa da ridere nonostante tutto. «Perché non sono sorpresa?»
Per ripicca, Kier mi morde il labbro inferiore, suscitando le mie proteste.
«Capita a molti giovani demoni,» precisa con tono risentito, ma il suo sguardo luminoso, mi conferma che è divertito.
«Cosa è accaduto dopo?»
«Abbiamo riso tutti e i miei genitori mi hanno incoraggiato a riprovare. Sono stato un demone fortunato, almeno fino a che non ho abusato della mia buona sorte.»
«Cosa intendi?»
«Sono sempre stato il più bello della mia comunità e me ne vantavo con tutti. Non ti nascondo che il mio aspetto mi ha fatto ottenere più di ciò che meritavo.» Con un sospiro stanco mi accarezza il capo. «Ma prima o poi la vita ci presenta il conto.»
Buffo che si siano incontrate due persone punite per motivi opposti, una perché si sentiva troppo bella, l’altra troppo brutta.
«Vuoi ancora fare l’amore con me?» gli chiedo a bassa voce.
Kier mi afferra la mano e se la porta sull’erezione. «Tu che dici?»
«Sarà doloroso?»
«Un po’, ma andrò piano. E se vorrai fermarti, ti basterà dirlo. Hai tu il controllo.»
Ho io il controllo, mi ripeto e quella presa di coscienza si deposita dentro di me come un balsamo a curare ferite vecchie di anni. Annuisco e gli cingo il collo con le braccia.
Kier mi bacia ancora una volta, poi si stende sulla schiena e mi attira sopra di sé. «Così puoi stabilire il ritmo,» mi spiega.
Ho io il controllo, mi ripeto.
Mi muovo, piano, in modo goffo. A ogni mio irrigidimento, Kier smette di inarcarsi e spingere, e con i pollici mi accarezza i fianchi, per rassicurarmi. Sospesa sopra di lui, inizio a muovermi, nel tentativo di accoglierlo tutto dentro di me.
Fa male, non lo nascondo. È una sensazione così strana, un misto di piacere, dolore, fastidio, pienezza. Il mio punto fermo resta Kier, le mani grandi che mi accarezzano la schiena, la bocca che preme sulla mia, i muscoli contratti che si adattano ai miei movimenti.
«Respira,» sussurra. «Guarda solo me.»
Il dolore sfuma a poco a poco, spinta dopo spinta e io annego in un mare di piacere sconosciuto.
Kier ribalta le nostre posizioni, tira indietro i fianchi e poi si lancia in un ritmo costante, selvaggio.
Ogni volta che il mio corpo cede, qualcosa nel suo aspetto si addolcisce.
Ogni volta che gemo, lui diventa più umano.
«Liberi!» ringhia prima di venire dentro di me. Fiotti caldi che mi colano lungo le cosce, la mente dispersa nella beatitudine.
Facciamo l’amore per ore, il tempo perde di significato. Kier continua a cambiare sotto i miei occhi, diventando sempre più umano. Gli occhi dorati svaniscono quasi del tutto, sostituiti in buona parte da un nocciola caldo. Alla fine crolliamo sul letto, sfiniti, i corpi intrecciati, il respiro affannoso.
«Grazie,» mormora. «Non puoi immaginare cosa rappresenti questa notte per me.»
Gli sorrido, ma non rispondo, perché sto cercando di capire cosa invece rappresenti per me. Non lo so ancora. Qualcosa è cambiato, ma non sono sicura di cosa e questa incertezza, stranamente, non mi spaventa.
Prima di cedere al sonno, avvinghiata a lui, mi ripeto di non essere egoista, di non desiderare l’impossibile.
Kier non può restare. Il patto era chiaro. Solo una notte, la notte di Samhain.
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