6_Mi hanno rubato lo pseudonimo: che fare?

S.M. MAY (Amarilli)


Cosa accade quando un autore inizia a utilizzare un nome/pseudonimo simile al vostro, generando confusione nel mercato e agli occhi di potenziali lettori?

Oltre al caso del vostro nome vero (per il quale mantenete ogni diritto di tutela), occorre chiedersi cosa fare se anche voi usate un nom de plume di fantasia.

In realtà, anche gli pseudonimi possono ricevere protezione, purché si tratti di segni riconoscibili o registrati, e soprattutto potenzialmente confondibili.

Non si tratta di una tutela automatica, ma di una tutela che si acquisisce di fatto o di diritto.

In primo luogo, se un autore pubblica utilizzando in modo stabile lo stesso pseudonimo, quel nome acquisisce una certa protezione di fatto perché diviene un segno distintivo dell’autore, attraverso cui egli viene identificato e riconosciuto a livello artistico dal pubblico.

Serve dunque una pubblicazione diffusa (più libri o un anche un unico libro best seller), continuata nel tempo, in grado di raggiungere un bacino vasto (ad esempio, grazie a una forte presenza sui social o agli eventi).

Nel momento in cui c’è la prova che il pubblico identifica e associa il nome a un autore preciso, si può cercare di tutelare lo pseudonimo: se pubblico da anni romance come “Paola Rossi Pedrotti” e Paola la Furbona esce nello stesso genere come “Paola Rossa Pedrotto”, potrebbe creare confusione commerciale.

Se pubblico da anni fantasy come Camila Drake e una nuova autrice inizia a pubblicare come Camilla Drago, è inevitabile che i lettori si confondano credendo che l’autrice sia la stessa.

Il rischio di confusione è, dunque, il punto centrale.

I due segni saranno comparati e valutati per vari indici di somiglianza (grafica, fonetica, stesso genere narrativo, tipo di editoria, pubblico di riferimento, ecc.). Più il genere coincide, più il rischio confusorio cresce.

Accanto alla protezione di fatto, esiste pur sempre quella giuridica, data dal marchio.

Registrando lo pseudonimo come marchio, il nome diviene un segno che distingue prodotti e servizi specifici (ad esempio, i libri, ma anche contenuti digitali e, soprattutto, il merchandising, dalle candele alle tazze, alle borse).

La data di deposito serve anche a dimostrare quando ho iniziato a usare un nome in modo ufficiale e il titolo dato dalla registrazione garantisce la possibilità di diffidare in forza non di un uso pubblico e continuato (tutto da dimostrare), ma di un marchio registrato.

Questo ci fa capire, al contrario, che le chance di difesa calano drasticamente se lo pseudonimo è piuttosto generico, non è conosciuto dal grande pubblico, risulta simile ad altri nomi di autori che scrivono in generi del tutto differenti: se pubblico fantasy e mi chiamo come un economista che pubblica saggi finanziari, non c’è un reale rischio di confusione.

Il suggerimento migliore, prima di pubblicare, è quello di fare una ricerca personale in rete (Amazon, Goodreads, social, nomi di dominio, siti letterari, ecc.) per individuare se qualcuno possa vantare già un diritto di priorità sullo pseudonimo prescelto.

Alcune piattaforme come Amazon KDP e le stesse case editrici potrebbero bloccare o contestare nomi troppo simili a quelli di autori già presenti in banca dati e sul mercato.

Dopo la pubblicazione, bisogna insistere sul carattere della stabilità e della diffusione: usare sempre lo stesso pseudonimo, aprire un sito web o dei profili social collegati allo pseudonimo, conservare più prove possibili dell’utilizzo del nome (es. locandine di eventi, fiere, cataloghi, presentazioni in giro per l’Italia, premi e concorsi) purché le date siano verificabili.

Come detto, registrare un marchio o un nome di dominio è un elemento davvero utile in caso di contestazioni: se ci si dovesse imbattere in un autore con uno pseudonimo identico o molto simile, la prima cosa sarà controllare chi ha priorità temporale, ovvero chi ha iniziato a usare per primo il nome.

In conclusione, ecco i suggerimenti:

  1. Scegliere un nome non comune, orecchiabile, facile da cercare on line (se il nome è troppo difficile, i lettori potrebbero non riuscire a memorizzarlo);
  2. verificare che non sia simile ad autori famosi o comunque già presenti sul mercato e con pubblico, altrimenti il comportamento potrebbe essere considerato ingannevole e diretto a sfruttare la notorietà degli autori già noti;
  3. verificare che non ci siano già marchi registrati o nomi di dominio identici anteriori e valutare se registrare il proprio pseudonimo;
  4. rafforzare la diffusione, l’identificazione commerciale e artistica, il riconoscimento da parte del pubblico del proprio pseudonimo.

 

*Nota: questo articolo ha finalità divulgative e non costituisce consulenza legale. Eventuali esempi riportati sono frutto di fantasia e non si riferiscono a soggetti o casi reali.



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