Lucien Farleigh, duca di Ravenshaw, era a caccia. Arrivato nella sua tenuta di campagna solo il giorno prima, reduce da un lungo viaggio in Scozia, si era fermato tra i grandi e rigogliosi cespugli di felci quando aveva visto avanzare tra gli alberi la fanciulla. Era rimasto immobile a scrutarla, cercando di capire perché si muovesse con tanta circospezione e cosa diavolo stesse combinando nei suoi possedimenti. Si chiese anche chi potesse essere, dato che non l’aveva mai vista prima.
Fu così che, inaspettatamente, divenne spettatore della rocambolesca cattura. Non gli era mai capitato di vedere prima una giovane nobildonna gettarsi a terra a quel modo per afferrare uno stupido leprotto. Le fanciulle di nobili natali, perché lei doveva esserlo, non erano per natura inclini ad andare a caccia, men che meno a mani nude. Aborrivano la violenza e sporcarsi le mani.
Inarcò un sopracciglio vedendo le gonne sollevarsi e mostrare una ben cospicua porzione di gambe, non che lo spettacolo non fosse di suo gradimento, tutt’altro, era solo spiazzato da quel che stava osservando. Doveva essere davvero una sconsiderata, per comportarsi in quel modo inusuale e anche sfrontata, visto che si era introdotta nelle sue terre senza chiedere nessun permesso. Ma se pensava che le avrebbe concesso di tenersi quel succulento bocconcino solo perché gli aveva fornito uno spettacolo fuori dall’ordinario si sbagliava di grosso, nessuno doveva osare catturare animali nelle sue proprietà.
Si sistemò il fucile sulla spalla e a grandi passi si avvicinò alla giovane che nel frattempo si era seduta a terra e si era ricomposta. «E voi chi siete? E che ci fate sulle mie terre?»
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