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C’È UN TEMPO PER TUTTE LE COSE
UN TEMPO PER CERCARE, UN TEMPO PER PERDERE.
La vita è costellata da scelte: alcune difficili, altre ponderate, altre ancora impossibili da rinunciare. Le ultime sono le peggiori perché, anche se sei consapevole che ti potrebbero ferire, non puoi evitare di farle.
Ryan è una di queste: una scelta inevitabile che comporta un rischio immenso per il mio cuore.
Ma andiamo per gradi: mi chiamo Zoe Reese e sono nel bel mezzo di uno scompenso mentale.
Ho ottenuto una borsa di studio per la NY University e domani partirò alla volta di New York. Così, presa dalla pazzia più totale e armata di un coraggio che mai avrei pensato di avere, ho deciso che oggi confesserò i miei sentimenti all’uomo che, da qualche anno ormai, alberga nel mio cuore: Ryan Anderson, il mio vicino di casa e migliore amico.
Lo conosco da quando sono nata. I Reese e gli Anderson sono amici dai tempi del college. Loro non si sono più separati e noi siamo cresciuti insieme.
Non ricordo quando è nata questa mia devozione nei confronti di Ryan, ma so che devo smettere di perdere tempo e uscire allo scoperto. Non c’è nessun’altra persona al mondo che mi faccia battere il cuore come quando i suoi occhi incrociano i miei. Ryan, per me, è come un cavaliere dall’armatura scintillante, sempre pronto a proteggermi da ogni pericolo. Come quando, a scuola, tutti mi prendevano in giro per il mio abbigliamento da maschiaccio e lui mi difendeva a spada tratta. O come quella volta, a una festa, quando un cretino mi aveva derisa per il mio maglione extra large e lui lo aveva quasi preso a pugni. Lo ricordo ancora come se fosse successo ieri.
«Zoe sei sicura di voler indossare quel maglione?» Lucy sembra essere una tortura questa sera, mi ha fatto provare degli abiti del suo armadio come se io potessi indossarli, come se il mio fisico fosse paragonabile al suo. Il solo pensiero di mettere qualcosa di attillato mi fa sudare freddo.
«Basta Lucy, io verrò a questa dannata festa vestita così e non intendo cambiare idea.»
«Okay, ma…»
«Sai bene che non mi importa di ciò che dicono quelle gatte morte o chiunque pensi che il mio abbigliamento sia inappropriato» la interrompo. Per fortuna non insiste e mi permette di godermi il nostro tempo insieme.
Arrivate alla festa lei corre a salutare il gruppetto delle cheerleader. Ha da poco stretto amicizia con una di loro, Pamela, una tipa che non mi va per nulla a genio. Non riesco nemmeno a nascondere il mio disgusto quando la vedo. È fottutamente volgare nel linguaggio e, soprattutto, nel modo di vestire. Non lascia nulla all'immaginazione, ha proprio scritto in fronte “sono una troia e ve la tiro con la fionda”.
Mentre lascio che la mia amica si diverta, fisso la porta d’ingresso in attesa dell’arrivo di Ryan. Sono così persa nei miei pensieri che non mi accorgo di essere stata circondata da un gruppetto di sciacquette e due giocatori della squadra di football.
«Reese, sei pronta per andare in campeggio?»
«Peccato che hai dimenticato di toglierti il sacco a pelo!» Ridono alle loro battute idiote, ma non mi interessa, ormai ci sono abituata. Li oltrepasso e decido di infischiarmene di loro. L’amore della mia vita ha appena fatto il suo ingresso e io voglio godermi la serata. Indossa la camicia bianca, quella che gli ho regalato il natale scorso. L’idea che apprezzi sempre ciò che prendo per lui e gli doni così tanto mi fa traballare il cuore.
Sto per raggiungerlo quando qualcuno cerca di sollevarmi il maglione. Urlo e mi divincolo tra le risate di quei mentecatti che mi strattonano.
Due braccia mi afferrano e mi ancorano al corpo che mi manda in fibrillazione. Ryan è davanti a me, come uno scudo. Con una mano mi stringe il fianco e con l’altra stringe la maglia di quell’idiota che mi ha preso di mira.
«Toccala un'altra volta e sei finito.» La sua voce è minacciosa e forte. La mascella contratta e, se potesse uccidere solo con uno sguardo, il malcapitato sarebbe finito.
«Ryan, lascia perdere. Non ne vale la pena rovinarsi la serata per dei mentecatti.» Lo tiro per il braccio e lui si lascia trasportare. Ho piani ben diversi per noi due, tipo ballare e divertirci invece che sprecare tempo.
Averlo vicino mi ha sempre reso più forte e forse è stato proprio in quell’occasione che ho capito che non ci sarebbe stato nessun altro al di fuori di lui.
Passeggio per la mia camera da ore, credo che ormai ci sia il solco davanti allo specchio. Ripasso il discorso che ho preparato per rivelargli i miei sentimenti e continuo a ripetermi che andrà tutto bene.
Posso farcela, devo farcela.
Non ho nemmeno mangiato per il nervoso, sono a digiuno da questa mattina! Spero di non incappare in una delle mie solite brutte figure se il mio stomaco dovesse brontolare all'improvviso.
Nel caso non l'aveste capito, se le figuracce fossero una disciplina olimpica ne sarei la campionessa indiscussa. Ma questa è un’altra storia.
Sono sicura che, non appena avrò confidato a Ryan i miei sentimenti, lui mi dirà che mi ama da tanto e che gli mancava il coraggio di dichiararsi, ci abbracceremo e vivremo felici per sempre. Potremo finalmente andare avanti come una vera coppia e il mio stomaco darsi una calmata.
Sì, perché Ryan sarà mio.
So che può sembrare inquietante come affermazione, tuttavia ne sono certa. Il mio cuore lo è!
Nella mia testa la scena è perfetta. L’ho immaginata un milione di volte in questi mesi e nulla è mai andato storto. La mia insicurezza mi ha sempre fatto rimanere chiusa nella mia stanza, continuando a fingere che mi potessi accontentare semplicemente della sua amicizia. Tuttavia ho capito che si tratta di una bugia e non posso più vivere nella menzogna. Da domani la mia vita cambierà e io desidero che sia meravigliosa. Me ne andrò al college, sarà tutto più bello e pretendo anche lui nel pacchetto.
Ho anche un piano B, all’occorrenza: se non prova le stesse cose -per uno strano scherzo del destino-, avrò modo di sbollire la rabbia e le lacrime quando sarò lontana da qui, visto che non sarò costretta a vederlo per un po' di tempo.
Mi blocco e decido che è giunto il momento.
Inspiro ed espiro.
Un'ultima occhiata allo specchio.
Più mi guardo e più vorrei battermi il cinque da sola. Questo abito è perfetto, riesce a valorizzare il mio punto vita e accentua la mia figura in tutti i posti giusti. Io che non mi vesto mai elegante, che ho passato quasi tutta la mia esistenza a lottare con il problema del peso senza mai riuscire a sentirmi bella e desiderabile. Adesso sono stufa di rimanere in un angolo, ho capito che piangersi addosso non porta da nessuna parte, ho voglia di rimettermi in gioco con la consapevolezza che non esiste solo un bel corpo a rendere bella una donna, ci sono tanti altri valori che un uomo ama. Il mio Ryan mi apprezza per come sono e non saranno di certo i miei chili di troppo a tenerlo lontano da me.
Oggi è il mio giorno fortunato, me lo sento.
Ci siamo, trucco a posto, capelli perfetti, tacco dodici e incrociamo le dita. Non vorrei mai rotolare lungo le scale o inciampare da qualche parte. Se per sfiga rompessi queste scarpe la mamma mi ucciderebbe, sono le sue preferite.
Esco dalla mia stanza e mi dirigo verso quella di mia sorella perché, anche se sono convinta della mia decisione, ho bisogno di rassicurazioni. I Coldplay suonano “True Love” ed esito un attimo prima di bussare.
“Dimmi che mi ami. Se non lo fai, allora menti. Mentimi” recita la canzone. Prendo un respiro profondo e mi ripeto, per l’ennesima volta, che non sarà così anche per me. Ryan mi ama, è destino.
Busso alla porta di Chloe, che non risponde. Apro appena e faccio capolino con la testa. «Ehi, Chloe, sei impegnata?» Lei solleva lo sguardo dal portatile e lo rivolge verso di me, abbassa il volume dello stereo e mi dona il suo splendido sorriso.
«No, vieni pure, che succede?»
«Ho bisogno di un consiglio.» Muovo un passo avanti e, appena arrivo al centro della stanza, mi cimento in una giravolta. Lo sguardo di mia sorella è indescrivibile.
«Oh mio Dio, sei uno schianto Zoe! Dove sei diretta?»
«Dici sul serio?» Mi ha sempre spronato a mettere abiti del genere però non l’ho mai assecondata. Odia il mio abbigliamento ed è solita deriderlo.
«È bellissimo questo vestito. Ti sta d’incanto. Ora mi dici dove devi andare?»
«Da Ryan, voglio parlargli prima di partire.»
«Sei sicura Zoe? Hai pensato a tutte le conseguenze? Hai valutato i pro e i contro?» La sua espressione muta e nei suoi occhi vedo solo l’affetto che prova per me. Lei è sempre dalla mia parte e, prima di ogni cosa, non vuole che io soffra.
«Non preoccuparti, sono pronta a tutto. Se non dovesse ricambiare me ne farò una ragione, in fin dei conti domani partirò e avrò tutto il tempo per poterlo dimenticare. New York mi aspetta con una nuova vita!»
Si alza dalla poltroncina, mi raggiunge e mi abbraccia forte.
«Ti voglio bene sorellina, ricordati che mi mancherai tanto e che dovrai sempre tenermi aggiornata.» Mi bacia la fronte e poi si scansa quel tanto che basta per puntarmi l’indice contro. «Inoltre, tieni bene a mente che in due ore di treno posso essere lì da te
a sorvegliarti, quindi vedi di rigare dritto. Intesi?»
«Non preoccuparti, chi vuoi che mi si fili.»
«Beh, se continuerai a vestirti così ci sarà la fila fuori dalla tua porta.» Mi prende per mano e mi fa fare una giravolta. Rido felice e, quando mi lascia andare, prendo l’ennesimo respiro profondo e mi allontano.
E adesso, si va in scena.
Indosso il cappotto ed esco di casa. Attraverso il viale e suono il campanello degli Anderson.
Tremo dalla testa ai piedi e non per il freddo anche perché oggi, nonostante la neve dei giorni scorsi, si sta meravigliosamente bene.
«Buongiorno Ester, come sta? Ryan è in casa?»
Ester è la domestica degli Anderson, praticamente una seconda mamma per Ryan e Philip, e anche per me e Chloe.
«Madre de Dios, chica eres una maravilla1.» Nel suo splendido spagnolo esterna l’apprezzamento per il mio abbigliamento. «Grazie, sei sempre troppo gentile» replico. Poi le ripeto
la domanda. «Ryan è in casa?»
Cerco di mantenere la calma perché se non si dà una mossa potrei svenire e diventare il nuovo zerbino.
«È in camera sua, sta studiando para un examen, 2vuoi che te lo chiamo?»
«Vado su e gli faccio una sorpresa» dichiaro con un occhiolino. Ester risponde al mio gesto, sussurrando nella sua lingua che
ormai ho imparato ad amare: «Te deseo mucha suerte, me corazón.3»
Ho proprio bisogno di tanta fortuna, sì!
“Venticinque gradini per la cima, dodici passi avanti, svoltare a destra, dieci passi avanti… boom tana per Philip. Quattro passi ancora, porta a sinistra e boom, tana per Ryan.”
Questo era il nostro giochino preferito quando veniva a mancare la corrente. Avevamo imparato il percorso dalla cucina alle scale, dalle scale alle camere, contando i passi che le separavano. L’ho rifatto perché, se dovesse andare storto qualcosa, non
avrò più un'altra occasione per ripeterlo.
Il mio cuore sta per esplodere e mi blocco sull’ultimo gradino.
E se stessi sbagliando? Se la mia idea scellerata rovinasse tutto? Lui non è solo il ragazzo per cui ho perso la testa, è anche il migliore amico che abbia mai avuto. Se mi rifiuta tutto questo andrebbe perso e io non sono niente senza di lui.
Calma.
Respira.
Com’era? Ah, sì: andrà tutto bene. Mica ho imbastito questo casino per tornare a casa sconfitta!
Colmo la distanza, alzo la mano e busso decisa. Silenzio. Riprovo ancora una volta. Silenzio.
Ma perché oggi le porte ce l’hanno con me?
Starà mica dormendo? O peggio.
Afferro la maniglia e apro lentamente facendo capolino con la testa. Sospiro quando lo vedo da solo alla scrivania. Mi dà le spalle, ha le cuffie ed è chino su un libro. Entro e chiudo la porta. Vorrei dire qualcosa, ma resto in silenzio ad ammirarlo,
a imprimere nella mente ogni dettaglio.
È bellissimo, ogni cosa in lui è perfetta. Anche in tuta è fichissimo e vorrei tanto passare le dita tra quei capelli neri che tiene rigorosamente corti. Vorrei che mi sovrastasse con la sua altezza e puntasse i suoi occhi verdi -che donano al suo sguardo un’aria decisamente affascinante da “strappati le mutande”-, nei miei e poggiasse la sua bocca carnosa sulla mia.
Beh, anche se restasse seduto potrei sempre ammirare per ore il suo fondoschiena al quale non resisto, e che mi ritrovo a seguire con lo sguardo finché non lo perdo di vista. In poche parole l’ottava meraviglia del mondo.
Avvampo al solo ricordo di quante volte mi sono toccata pensando a lui. Credo sia sull’ordine dei milioni! Ho pensato anche alla sua barba in mezzo alle mie gambe e all’effetto che farebbe nel farmi godere solleticando la mia pelle nel mio punto più sensibile, succhiando avidamente ogni piccola parte di me. E quelle dita lunghe e sinuose…
Okay, stop ai film a luci rosse. Contegno, serve contegno!
Anche per questo ho deciso di confessare, non potrò più fare terra bruciata attorno a quelle ochette che in questi anni hanno cercato di portarmelo via. Una volta mio non sarà più sulla piazza e io potrò partire tranquilla perché avremo tutta la notte a disposizione per recuperare il tempo perso.
Mi avvicino a lui e cerco di attirare la sua attenzione tossendo, tuttavia non mi sente. Gli appoggio la mano sul braccio e salta dalla sedia come un grillo. A momenti grido anch’io dallo spavento.
«Zoe che ci fai qui? Ti sembra il modo di entrare?»
«Io-io… non volevo spaventarti. Ho bussato più volte e non hai risposto così sono entrata. Scusa.» Mi viene da ridere ma cerco di evitare, il mio piccolino si è spaventato davvero tanto.
«Non hai pensato che magari non volessi essere disturbato? Se fossi stato nudo o con una donna?» continua a inveirmi contro, arrabbiato, mentre io sono rimasta all’opzione “nudo”. Sospiro e mostro l’espressione più dispiaciuta che
posso. Accipicchia, la paura gioca davvero brutti scherzi.
«Mi dispiace averti spaventato, però non è il caso che mi urli contro. Se fossi stato nudo o con una donna avresti chiuso la porta a chiave, come sempre. Quindi, cerca di tornare in te e smettila di accampare scuse.» Si blocca e mi guarda con quel suo sguardo da cane bastonato. Colpito e affondato.
Dio come vorrei tanto prendergli il viso tra le mani e baciare quelle labbra, sentire il suo sapore, inebriarmi del suo profumo.
Concentrati diamine!
Rimette a posto la sedia, si accomoda sul letto e mi guarda. «Wow! Zoe sei bellissima» dice lasciandosi sfuggire un
fischio di ammirazione. «Hai intenzione di darti alla pazza gioia la tua ultima notte a Philadelphia?»
Finalmente si è accorto di me e credo che tutte le sinapsi del mio cervello, in questo preciso istante, mi abbiano abbandonata nel momento in cui ha detto “bellissima”. Le mie guance vanno a fuoco, non so cosa ribattere e lui è qui che mi sta radiografando in attesa di una mia risposta.
«Ehm… io al dire il vero… non saprei. Lo spero ma… Ecco, sono venuta per parlare con te.»
Okay, l’ho detto. Adesso sparo il resto ed è fatta. Prendo fiato… Tanto fiato e…
«Ryan io…»
«Non vieni a sederti qui con me come sempre?»
Proprio ora dovevi interrompermi?
Avanzo verso di lui, tremante. Ho le gambe molli e, cavolo, non mi sono mai sentita così in vita mia! Prendo posto accanto a lui che, al solito, mi mette un braccio intorno alla vita e appoggia il mento sulla mia spalla.
«Lo sai che mi mancheranno le nostre lunghe chiacchierate? Mi chiamerai? Oppure troverai un bel newyorkese e ti dimenticherai di tutti noi?» Posa un bacio sulla mia guancia e vado a fuoco!
Mio Dio, come può pensare che io mi innamori di qualcun altro che non sia lui? Devo vuotare il sacco, adesso, immediatamente. Altrimenti rischio la combustione e addio! Au revoir
4!
«Devo di-dirti una cosa mo-molto i-importante» balbetto mentre mi alzo. Con lui vicino non riesco a connettere. Cammino avanti e indietro per la stanza, attorcigliando le
dita delle mani e cercando di dire qualcosa di sensato.
Dio, perché è così difficile?
«Zoe che succede? Sai che puoi dirmi qualsiasi cosa.» Mi viene incontro e prende le mie mani nelle sue. «Avanti, sputa il rospo.»
Pensa alla ceretta Zoe: uno strappo e via.
«Io ti amo, Ryan» butto fuori d’un fiato guardandolo negli occhi.
Il suo sorriso si spegne. Il suo sguardo diventa un misto di confusione e sconcerto.
Fa che sia solo sorpreso della mia confessione. Che stia cercando le parole giuste.
Boccheggia invece. Mi lascia le mani.
Perché non risponde? Perché non mi ha sollevata da terra e baciata affermando che prova anche lui lo stesso sentimento?
«Ryan?» Lo scuoto appena. «Hai sentito? Io ti…»
«Non dirlo, ti prego!» Sbotta mettendomi un dito sulle labbra. Mi guarda infine e leva la mano come se scottassi.
«Ma è la verità. Sono innamorata di te, credo di esserlo sempre stata» confesso nella speranza che il messaggio sia più chiaro e anche lui possa trovare il coraggio di dichiararsi. Il suo sguardo, però, torna a puntare verso il basso, come se
nel pavimento ci fosse qualcosa di più interessante di quello che ho appena detto.
Tra i milioni di scenari che mi ero immaginata, questo non lo avevo proprio considerato.
«Ryan? Dì qualcosa, ti prego.»
«Non so cosa dire.» La sua risposta mi trapassa il cuore, mentre inizia a camminare avanti e indietro passandosi le dita tra i capelli.
«Che mi ami anche tu?»
Lui si ferma e mi guarda. Quel prato lussureggiante che mi ha stregato mi incanta ogni volta che si posa su di me.
«Tantissimo» esclama, e credo di aver perso mille battiti. «Io ti voglio tanto bene Zoe, sei l’amica più dolce e favolosa che io abbia mai avuto» continua, mandando in frantumi il cuore. «Mi dispiace se a volte il mio comportamento nei tuoi confronti ha alimentato altri pensieri. Ti voglio davvero bene, ma come la sorella che non ho mai avuto.» Un singhiozzo sfugge al mio controllo come le lacrime che sento solcare silenziose il mio viso.
«Mi dispiace Zoe» dice tentando di abbracciarmi, ma io mi allontano. Non ho bisogno della sua compassione. Mi dirigo alla porta non prima di guardarlo un’ultima volta.
Lo so, sono masochista, ma dopo tutto non lo rivedrò più.
«Dispiace anche me. Addio Ryan, abbi cura di te.» A testa alta esco dalla sua stanza e, lasciando libero sfogo alle lacrime, scendo le scale che mi portano verso l’uscita da questo incubo.
«Zoe, aspetta.» Sento la sua voce lungo le scale, tuttavia non ho nessuna intenzione di ascoltare parole buttate lì per addolcire la pillola.
La cruda verità è che Ryan Anderson non è innamorato di me, e quello che fa più male è che non lo è mai stato.
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