Ricordate quando, in Orgoglio e Pregiudizio, Lizzie deve andare a trovare Jane e la madre l’avverte che non avrà a disposizione la carrozza perché i cavalli servono per la fattoria? Ebbene, questo a un aristocratico o a un gentiluomo di città non sarebbe mai accaduto.
Il gentiluomo con mezzi non poteva possedere una sola vettura o una sola pariglia di cavalli, condizione considerata espressione di scarsa disponibilità economica. Nella sua scuderia, avrebbero trovato posto il Brougham, adeguata agli impegni quotidiani per la città, o il Clarence, la sua versione più spaziosa, molto adatta a trasportare una famiglia. Poi c’erano il Landau, carrozza di alta rappresentanza, e il Baruche, la vettura estiva più prestigiosa, vero segno distintivo di appartenenza ai ranghi più alti della nobiltà. E non dimentichiamo i calessi: il Tilbury o Gig era un calesse a due ruote, leggero e veloce, perfetto per gli spostamenti rapidi e informali, considerato il mezzo dei giovani scapoli e degli sportivi.
La vettura preferita dai giovani gentiluomini, però, era il Phaeton, nelle sue diverse varianti. Era il mezzo per farsi vedere, ideale per le parate pomeridiane nei parchi. La versione Stanhope Phaeton era considerata il massimo dell'eleganza sobria e della precisione tecnica, era la scelta del conoscitore, di colui che apprezzava la qualità costruttiva e la maneggevolezza sopra ogni altra cosa. Inconfondibile, era il sedile posteriore dedicato al giovane stalliere, il tiger, detto così per il panciotto a righe nere e gialle. Era spesso una struttura piccola e sospesa, che sembrava quasi galleggiare dietro il corpo principale della carrozza. Questo permetteva al gentiluomo di viaggiare da solo o con un amico sul sedile principale, mantenendo il servitore a portata di mano, pronto a balzare giù e reggere i cavalli non appena la vettura si fosse fermata, ma in una posizione che non disturbava la privacy o l'estetica del mezzo.
Un giovane gentiluomo scapestrato e desideroso di attirare l’attenzione, con uno spiccato gusto per il pericolo – un dandy o un buck – però, avrebbe di sicuro scelto il modello estremo del Phaeton: l’High–Flyer.
l'High-Flyer era costruito con un telaio altissimo. Il sedile del guidatore era posizionato sopra l’asse anteriore, spesso a un'altezza tale da superare i due metri da terra. Il tiger, sul retro, si trovava in una posizione ancora più precaria. Il baricentro era così alto che la carrozza era notoriamente instabile. Una curva presa troppo velocemente o un sasso sulla strada potevano causare un ribaltamento spettacolare e spesso fatale. Le Ruote erano enormi e sottili, progettate per la velocità e per dare quell'aspetto slanciato e aereo.
Tra il 1780 e il 1820, il periodo d'oro della Reggenza, l'High-Flyer divenne il simbolo di una gioventù dorata che disprezzava la prudenza. Non era raro che i gentiluomini si sfidassero in corse clandestine lungo le strade verso Brighton o nei parchi di Londra, mettendo a rischio la propria vita e quella dei passanti.
Ognuna di queste carrozze richiedeva di montare dei cavalli specifici, rigorosamente identici nel mantello. Sbagliare l’abbinamento dei cavalli era un errore imperdonabile, sia per una questione estetica che di meccanica animale. Per un gentiluomo, i Grigi erano considerati estremamente eleganti ma difficili da mantenere puliti (richiedevano una scuderia impeccabile). I Morelli (neri) erano d'obbligo per le occasioni formali o i funerali. I Bai (marroni con criniera nera) erano la scelta universale di buon gusto.
Ma un gentiluomo non si sarebbe limitato a possedere e usufruire delle carrozze, un gentiluomo avrebbe cavalcato. Cavalcare era un'abilità che si apprendeva nell'infanzia e che definiva la propria prestanza fisica e il proprio coraggio.
Il Park Hack (o Luxury Hack) era il cavallo destinato esclusivamente alle passeggiate nei luoghi d'élite, come Rotten Row a Londra. La sua andatura, il Canter (piccolo galoppo), doveva essere fluida così che il gentiluomo potesse cavalcare senza scomporre minimamente la piega dei pantaloni o il posizionamento del cilindro.
Il gentiluomo di campagna, o che possedesse una tenuta, non poteva fare a meno di un cavallo da caccia, spesso un incrocio tra un Purosangue Inglese (per la velocità) e una razza locale più robusta come l'Irish Draught (per la forza e l'ossatura).
Molti gentiluomini erano anche ufficiali di cavalleria. Il Charger era il cavallo da guerra o da parata militare. Solitamente più imponente degli altri, doveva mostrare una disciplina ferrea. Doveva rimanere immobile tra spari e fanfare, ma rispondere istantaneamente a un comando impercettibile.
Prima della diffusione capillare delle ferrovie, per coprire lunghe distanze tra le sue proprietà o verso la capitale il gentiluomo usava il Road Hack o English Roadster. Questo cavallo era resistenza allo stato puro. Doveva saper trottare per ore senza affaticarsi ed essere capace di affrontare il fango o le strade dissestate.
Per un gentiluomo, non era importante solo cosa cavalcava, ma come lo faceva. Tirare le redini o maltrattare la bocca del cavallo era considerato un segno di bassa estrazione sociale. Inoltre, doveva apparire come se non stesse facendo alcuno sforzo. La schiena dritta, le gambe ferme e un'espressione di serena indifferenza erano i segni distintivi di un vero cavaliere.
E le vetture pubbliche? L’Hackney Coach era spesso una vecchia vettura nobiliare venduta a un gestore di carrozze pubbliche. Poteva ospitare fino a sei persone ed era trainata da due cavalli. I gentiluomini avrebbero cercato di evitarla, se possibile, usufruendone solo se strettamente necessario. Negli anni ’20, fece la sua comparsa il Cabriolet, più leggero e veloce. L’Hansom Cab fu introdotto nel 1834 e divenne la vettura pubblica tipica di Londra. Era una carrozza a due ruote con il cocchiere seduto in alto sul retro. Disraeli la definì ‘la gondola di Londra’ in un suo romanzo.
Un gentiluomo che non avesse la propria carrozza in città poteva ricorrere alle Livery Stables, dove poteva noleggiare una carrozza di qualità superiore, con buoni cavalli e un cocchiere in livrea pulita, pagando una tariffa giornaliera o mensile. Questo permetteva di mantenere le apparenze senza i costi immensi di una scuderia privata permanente a Londra.
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